A Grottaferrata, tra le colline dei Castelli Romani, c’è un locale che ha smesso da tempo di essere soltanto un posto dove mangiare. Si chiama Officina del Cibo, e chi lo frequenta con una certa regolarità sa che dietro quel nome, apparentemente semplice, si nasconde un progetto costruito con pazienza da Vanessa Battistelli: chef, imprenditrice, e Presidente di Slow Food Frascati e Terre Tuscolane APS.
Non è un caso che il locale accompagni diversi momenti della giornata — dalla colazione alla merenda, fino all’aperitivo — con una cucina che cambia seguendo le stagioni. È una scelta precisa, che riflette il modo in cui Vanessa intende il proprio mestiere: “Non vogliamo semplicemente vendere qualcosa da mangiare, ma creare un luogo nel quale il cibo diventi occasione di incontro, conoscenza e scoperta.”
Un nome scelto con cura
Chiedere a Vanessa perché ha chiamato la sua attività “Officina” significa ricevere una risposta che va oltre il marketing. “Il nome nasce proprio da questa idea,” spiega, “un luogo in cui si lavora, si sperimenta, si trasforma e si costruisce ogni giorno qualcosa di nuovo, senza perdere il legame con il territorio e con le persone che lo abitano.”
Dietro il bancone, questa idea si traduce in scelte concrete: pane fatto internamente, materie prime selezionate tra piccoli produttori del territorio, un menu che privilegia la stagionalità piuttosto che la ripetizione di piatti fissi tutto l’anno. Il risultato è un locale che, pur mantenendo un’identità riconoscibile, non si è mai fermato a una formula unica.
Dal pane all’aperitivo: la cura per i dettagli quotidiani
Chi entra a Officina del Cibo lo nota subito: qui gran parte di ciò che viene servito è preparato internamente, dal pane alla pasta, fino ai dolci per la colazione. Non è una scelta scontata, soprattutto per un locale che copre più momenti della giornata e che quindi deve organizzare la produzione su ritmi molto diversi tra loro — la colazione del mattino non ha nulla a che vedere, in termini di logistica, con un aperitivo serale.
Vanessa lo spiega partendo da un principio semplice: anche le cose più modeste devono avere dignità. “Anche le cose apparentemente più semplici, dal pane a una colazione, da un piatto di pasta a un aperitivo, per noi devono avere una storia e una qualità riconoscibili,” racconta. È un’attenzione che si estende anche alla gestione degli scarti: “Raccontiamo i produttori, cerchiamo di ridurre gli sprechi attraverso il recupero e la trasformazione degli ingredienti e proviamo continuamente nuove proposte mantenendo un legame con la tradizione.” Un pane raffermo che diventa un altro impasto, un ortaggio meno bello esteticamente ma perfetto per una salsa: piccole pratiche quotidiane che, sommate, disegnano un modo di lavorare in cucina molto lontano dagli sprechi tipici della ristorazione tradizionale.
Il legame con Slow Food e il valore dei piccoli produttori
C’è un dettaglio che aiuta a capire davvero il percorso di Vanessa, ed è il suo ruolo all’interno di Slow Food. Oggi è Presidente di Slow Food Frascati e Terre Tuscolane APS e fa parte dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi, la rete che mette in contatto cuochi e piccoli produttori impegnati nella tutela della biodiversità alimentare. Non un titolo da citare a margine, ma un’attività che occupa una parte reale del suo tempo e che ha finito per plasmare il modo in cui gestisce la cucina.
“Questa esperienza mi permette di essere costantemente a contatto con produttori, agricoltori, artigiani e realtà del territorio,” racconta, “e ha inevitabilmente influenzato il mio modo di essere chef e imprenditrice.” Lo spiega con un esempio concreto: molte delle scelte fatte in cucina — un fornitore piuttosto che un altro, un ingrediente recuperato invece che scartato — nascono dalla conoscenza diretta delle persone che stanno dietro un prodotto, prima ancora che dal prodotto stesso.
Per Vanessa, cucinare significa “conoscere la materia prima, rispettarla, trasformarla e soprattutto sapere chi c’è dietro ciò che utilizziamo ogni giorno”. È un approccio che richiede tempo — visitare produttori, informarsi sulle tecniche, costruire rapporti di fiducia che durano anni — e che difficilmente si concilia con la logica della grande distribuzione o dei fornitori generici.
Nei Castelli Romani, del resto, la materia prima non manca: dagli ortaggi delle campagne circostanti ai vini della zona di Frascati, il territorio offre un bacino di piccoli produttori con cui costruire relazioni dirette. È proprio su questa rete di rapporti personali, più che su un semplice elenco di fornitori, che Vanessa ha costruito la propria proposta gastronomica, privilegiando chi lavora secondo pratiche sostenibili e chi custodisce varietà locali altrimenti a rischio di scomparire dai campi.
Le difficoltà di una piccola impresa indipendente
Quello che colpisce, parlando con Vanessa, è la mancanza di reticenza nel raccontare la parte più faticosa del lavoro. Non c’è la tentazione di mostrare solo il locale pieno o il piatto ben fotografato: c’è, piuttosto, la volontà di raccontare cosa significhi davvero tenere in piedi un’attività indipendente giorno dopo giorno.
“Aprire e far crescere Officina del Cibo è stata, ed è ancora, una sfida,” dice senza mezzi termini. “Gestire una piccola attività indipendente significa confrontarsi ogni giorno con costi, organizzazione, personale, cambiamenti nelle abitudini dei clienti e imprevisti.” E aggiunge un punto che spesso viene taciuto da chi comunica solo i propri successi: “Significa anche imparare a riconoscere quando qualcosa non funziona e avere il coraggio di cambiare strada senza perdere la propria identità.”
La difficoltà più grande, ammette, è stata trovare l’equilibrio tra i propri principi e la sostenibilità economica dell’impresa. Non si tratta di un nodo sciolto una volta per tutte: si ripresenta a ogni stagione, a ogni nuovo fornitore, a ogni scelta di menu. “Trovare un equilibrio tra ciò in cui credo e ciò che serve perché un’impresa possa essere economicamente sostenibile” è, nelle sue parole, la sfida più grande che ha dovuto affrontare.
La sua risposta a questa tensione è arrivata con il tempo, ed è tutt’altro che scontata: coerenza non vuol dire restare fermi. “Ho imparato che essere coerenti non significa essere immobili,” spiega. “Al contrario, bisogna continuare a osservare, sperimentare e correggere. Officina è cambiata molte volte e continuerà a cambiare.” Quello che invece Vanessa non ha mai messo in discussione è il principio di partenza: dimostrare che anche una piccola attività può scegliere qualità, territorio e rapporti diretti con i produttori, mantenendo al tempo stesso la capacità di stare sul mercato.
Cucinare bene non basta: la scuola dei numeri e degli errori
Uno degli aspetti più interessanti del racconto di Vanessa riguarda il momento in cui ha capito che le competenze da chef, per quanto solide, non erano sufficienti a far funzionare un’impresa. “Una delle sfide più importanti è stata comprendere che avere una buona idea e saper cucinare bene non sono sufficienti per far funzionare un’attività,” racconta.
Da lì è arrivata la parte più pratica del suo apprendimento: leggere i numeri, organizzare i turni, gestire i costi delle materie prime, coordinare le persone in cucina e in sala, comunicare con chiarezza cosa rappresenta Officina del Cibo per chi non la conosce ancora. Un percorso fatto anche di modifiche continue: orari cambiati, proposte riviste, formule sperimentate e talvolta abbandonate. “Alcune idee hanno dato risultati, altre meno,” ammette Vanessa. “Ma anche quelle che non hanno funzionato sono state importanti, perché mi hanno costretta a osservare l’attività con maggiore lucidità.”
Quando le si chiede un consiglio per chi vuole avviare un percorso simile, la risposta arriva senza esitazioni: “Direi innanzitutto di non innamorarsi così tanto della propria idea da smettere di ascoltare ciò che accade intorno. Avere una visione è fondamentale, ma bisogna essere disposti a cambiare il modo con cui la si realizza.” Nella pratica quotidiana di un locale, questo si traduce in gesti molto concreti: rivedere un turno che non funziona, togliere dal menu un piatto che i clienti ordinano poco anche se piace a lei, ascoltare un commento lasciato al tavolo invece di liquidarlo come un’eccezione.
Vanessa è la prima ad ammettere che la formazione, nel suo mestiere, non passa solo dai corsi professionali. “Mi considero assolutamente una persona in continua crescita,” racconta. “Credo che nel nostro lavoro non si finisca mai di imparare e che la formazione non avvenga soltanto attraverso corsi o percorsi professionali, ma anche attraverso l’ascolto, il confronto con altri cuochi, con i produttori, con i clienti e, soprattutto, attraverso gli errori.”
Il modo in cui Vanessa guida chi lavora con lei
Parlando di come gestisce le persone che lavorano con lei, Vanessa descrive un’idea di leadership che si è affinata negli anni, lontana da modelli più autoritari. “Non credo significhi semplicemente dire agli altri cosa devono fare,” afferma. “Significa essere i primi ad assumersi le responsabilità, saper ascoltare, valorizzare le capacità delle persone con cui si lavora e riuscire a trasmettere il perché delle proprie scelte.”
C’è poi un elemento che ricorre spesso nel suo modo di raccontarsi, ed è la capacità di ammettere i propri limiti davanti al gruppo. “Significa anche avere l’umiltà di riconoscere quando qualcun altro può avere un’idea migliore della nostra,” dice, ed è un’affermazione che in un settore spesso dominato da ego ingombranti in cucina suona quasi controcorrente. Per Vanessa, però, è proprio questo tipo di apertura a permettere a un piccolo gruppo di lavoro di crescere insieme, senza che ogni decisione debba passare esclusivamente da chi ha in mano l’attività.
Coerenza e rigidità: una distinzione che guida ogni scelta
Se c’è un principio che Vanessa applica quotidianamente nella gestione di Officina del Cibo, è la distinzione tra restare fedeli a un valore e restare fermi su un metodo. “Posso cambiare un piatto, un servizio, un orario o persino una parte del modello di business senza rinunciare ai miei valori,” spiega. “Credo che la vera crescita professionale stia proprio qui: sapere cosa può cambiare e avere molto chiaro, invece, ciò che non si vuole perdere.”
È una logica che, applicata al giorno per giorno di un locale, significa poter rivedere un menu stagione dopo stagione, modificare gli orari di apertura, testare nuove formule per l’aperitivo o la colazione, senza però mai scendere a compromessi su qualità delle materie prime, trasparenza verso i clienti e rapporto diretto con i piccoli produttori. Sono questi ultimi, per Vanessa, i cardini davvero non negoziabili del progetto.
Un’impresa che produce anche relazioni, non solo reddito
C’è un ultimo aspetto della visione di Vanessa che merita spazio, perché va oltre la gestione quotidiana del locale e tocca il senso stesso di fare impresa oggi. “Credo che un’impresa debba certamente produrre reddito per poter vivere,” dice, “ma possa contemporaneamente produrre valore per il territorio e per le persone con cui entra in relazione.”
È questo l’orizzonte a cui guarda quando parla del futuro di Officina del Cibo: un’attività in grado di reggersi economicamente, ma anche un luogo capace di raccontare produttori, recuperare conoscenze quasi dimenticate e generare idee nuove attorno al cibo. Un equilibrio che richiede attenzione costante e che, ammette lei stessa, non è mai definitivamente raggiunto.
“Mi sento ancora dentro un’officina anch’io,” racconta parlando del proprio percorso personale. “Continuo a imparare, a mettere in discussione ciò che faccio e a costruire ogni giorno un pezzo nuovo del progetto.” Chi la conosce da anni conferma che questa non è una frase di circostanza: il menu di Officina del Cibo cambia davvero, i rapporti con i produttori si allargano, e persino l’organizzazione interna del locale è stata rivista più volte negli anni, mano a mano che l’attività cresceva.
Un buon motivo per andarci
La storia di Vanessa Battistelli racconta qualcosa che va oltre la ristorazione: dimostra come sia possibile costruire un’impresa solida senza rinunciare ai propri principi, e come la coerenza, se intesa correttamente, non sia un freno ma uno strumento per orientare le scelte più difficili. Officina del Cibo, a Grottaferrata, nel cuore dei Castelli Romani, è il risultato concreto di questo percorso: un locale che accompagna la giornata dalla colazione all’aperitivo, con una cucina artigianale che cambia con le stagioni e che porta sempre con sé una storia da raccontare.
Chi si trova nei Castelli Romani troverà in Officina del Cibo un motivo in più per fermarsi. Basta sedersi a colazione con il pane fatto in casa, oppure passare la sera per un aperitivo, per capire quanto lavoro quotidiano si nasconda dietro un menu che cambia con le stagioni e dietro una chef che, dopo anni di attività, continua a mettere in discussione ciò che fa.

