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Una storia di generazioni: il sogno di nonno Pilade rivive nelle mani di Giulia Arduini

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Un casale colonico, gli ulivi, il mare: benvenuti a casa Arduini

C’è un punto dell’Isola d’Elba dove il profumo degli ulivi si mescola a quello della salsedine e dove, da quasi sessant’anni, una stessa famiglia accoglie ospiti come se fossero parenti in visita. È il Country Hotel & Residence Pilade, a Capoliveri, ricavato da un vecchio casale colonico che si affaccia sulla baia di Mola, ai piedi del promontorio che guarda verso il golfo di Porto Azzurro, oggi nelle mani di Luca e Giulia Arduini. Non è la classica struttura turistica costruita per l’occasione: è una casa vera, che nel tempo si è aperta al mondo senza mai smettere di essere, prima di tutto, casa.

A raccontarcela è Giulia Arduini, nipote più piccola del fondatore, che porta con naturalezza il peso e insieme il privilegio di un cognome che sull’isola significa qualcosa. “La storia della nostra attività e della nostra famiglia racchiude quanto amore e sacrificio ci sia in questa realtà che per noi è casa,” dice, senza cercare parole più grandi di quanto serva. “Sono generazioni che si intrecciano per affrontare le sfide del futuro con i valori e gli affetti del passato.”

Frase che potrebbe sembrare di circostanza, se non fosse che a pronunciarla è una donna che quella casa l’ha lasciata, ci è tornata, e ha scelto di restarci per lavoro, non solo per affetto.

Un pioniere negli anni in cui l’Elba non era ancora una meta

Bisogna tornare al 1965 per trovare l’inizio di questa storia, anche se in realtà comincia prima, negli anni Cinquanta, quando Pilade Arduini — il nonno — capì qualcosa che allora in pochi vedevano: che quell’isola stretta tra pesca, agricoltura e miniere avrebbe potuto diventare una meta turistica. “Siamo una struttura ricettiva nata nel 1965 per volontà di nonno Pilade, pioniere del turismo elbano negli anni Cinquanta,” racconta Giulia.

Va detto senza retorica: scommettere sul turismo in quegli anni, su un’isola che viveva ancora di miniere di ferro e di mare per lavoro più che per svago, non era una scelta ovvia. Era un atto di fiducia in un futuro che nessuno poteva garantire. Il casale colonico che oggi ospita gli appartamenti del residence, il ristorante e la piscina nacque proprio da quella scommessa, e da lì non si è più fermato, passando di mano in mano dentro la stessa famiglia.

Oggi la struttura si trova a Capoliveri, vicino alla baia di Mola, e propone diverse formule di soggiorno: camera e colazione o mezza pensione in hotel, oppure monolocali, bilocali e trilocali nel residence, tutti circondati da un parco a ulivi che non è un semplice elemento di arredo paesaggistico, ma parte integrante del Podere Arduini, l’azienda agricola di famiglia di proprietà di Luca Arduini, fratello di Giulia.

Sette anni fa, il ritorno a casa dopo aver girato il mondo

Chi cresce in un posto piccolo, spesso, sente il bisogno di andarsene per capire chi è. Giulia non fa eccezione. “Mi chiamo Giulia Arduini e sono la nipote più piccola di Pilade Arduini,” si presenta, per poi arrivare al punto che più conta nel suo racconto: “Da sette anni a questa parte, dopo innumerevoli giri per il mondo, ho riscoperto la mia isola come la mia vera casa e sono entrata a lavorare a tempo pieno nell’azienda di famiglia.”

Non c’è nostalgia di circostanza in queste parole, ma la constatazione di chi ha avuto bisogno della distanza per misurare il valore di ciò che aveva lasciato. È una vicenda che tanti figli e nipoti di famiglie imprenditoriali conoscono bene: il mondo chiama, si parte, si vede altro, e poi — non sempre, ma a volte — si torna con occhi diversi, capaci di apprezzare quello che da vicino sembrava scontato.

Oggi il suo lavoro nell’azienda di famiglia tocca praticamente ogni aspetto della gestione. “Mi occupo del booking dell’albergo, di operazioni di front desk e back office, curo i rapporti con la clientela,” spiega. Ma si ferma poco su questo, perché la parte che sembra davvero appassionarla è un’altra: “Il mio lavoro spazia dall’ospitalità della struttura ricettiva ai corsi professionalizzanti delle figure del ristorante: da qui la mia passione per il mondo del vino.” Una passione che ha portato avanti fino a diventare sommelier, e che oggi si traduce in un compito molto concreto: “Essendo sommelier curo la carta dei vini del nostro ristorante e la gestione della cantina.”

Le chiedo se non sia faticoso muoversi tra ruoli così diversi — booking, ospiti, vino, gestione — e la risposta arriva senza esitazione: “Questa dinamicità e coesistenza tra mansioni diverse mi stimola molto e non mi fa mai annoiare!” Non è la frase di chi recita una parte, ha il tono di chi davvero si diverte a fare cose diverse nella stessa giornata.

La gavetta prima di tutto, anche portando un cognome pesante

C’è un dettaglio che colpisce più di altri in questa storia, ed è il modo in cui Giulia descrive il proprio percorso di formazione. Avrebbe potuto, per usare un’espressione comune, “saltare la fila”: nascere Arduini, nell’azienda degli Arduini, avrebbe potuto bastare. Non è andata così. “Mi ritengo una persona molto umile e con i piedi per terra,” dice lei stessa. “Non si nasce in grado di saper gestire un’azienda a 360 gradi, ci si arriva con il tempo.”

E infatti il tempo se l’è preso, cominciando dal basso. “Da piccola ho sempre fatto le stagioni come cameriera in sala durante l’estate, sia a casa mia che all’estero, per mettermi qualche soldino da parte.” Vassoi, tavoli da apparecchiare, ospiti da servire: il mestiere imparato con le mani, prima ancora che con la testa.

Ma la cosa più interessante viene dopo, quando Giulia racconta di essersi accorta, guardando altre strutture più grandi della propria, che c’era ancora molto da imparare sul piano gestionale. “Ero attratta da tutti i software con cui venivano gestite strutture più articolate e attrattive della mia, per questo ho svolto stage in alberghi a quattro stelle per poter imparare da chi il lavoro lo sapeva fare meglio di me.” È una frase che vale la pena rileggere due volte: non “per imparare qualcosa di nuovo”, ma “da chi il lavoro lo sapeva fare meglio di me”. Un’ammissione che richiede una certa dose di sicurezza personale, oltre che di umiltà.

“L’innovazione tecnologica supporta le capacità umane, non le sostituisce”

Da questo percorso — gavetta in sala, stage in alberghi più strutturati, studio da sommelier — è nata in Giulia una visione abbastanza precisa di come tecnologia e ospitalità debbano convivere. “Sono fermamente convinta che non si smette mai di imparare e che l’innovazione tecnologica sia a supporto delle capacità umane, ma non le sostituisca.”

Detta da chi gestisce booking e back office di una struttura ricettiva, non è una frase scontata. Sarebbe facile, in un settore sempre più automatizzato, lasciarsi tentare dall’idea che software e piattaforme possano fare tutto da soli. Giulia sembra pensarla diversamente: gli strumenti servono, e lei stessa li ha cercati attivamente andando a studiarli altrove, ma restano strumenti. Il resto — l’accoglienza, la cura del dettaglio, il rapporto con l’ospite — resta compito delle persone.

In cucina, Elio e Luca raccontano la Toscana e il mare

Se l’accoglienza porta anche la firma di Angelo Arduini, che vi si dedica con la stessa cura riservata agli ospiti di sempre, la cucina del ristorante Da Pilade parla soprattutto attraverso la griglia, dove babbo Elio Arduini lavora fianco a fianco con il figlio Luca, in un ambiente rustico affacciato su una terrazza circondata dalla vegetazione mediterranea, con una proposta a metà tra il mare e la Toscana più autentica e un’attenzione alla stagionalità delle materie prime che si sente in ogni piatto.

Il menù racconta bene questo doppio registro: si parte con un antipasto di mare caldo o con un carpaccio di angus, si prosegue con fettuccine al nero di seppia, tripolini ai molluschi o gnocchi fatti in casa al sugo di pesce. Ma è la griglia la vera regina indiscussa del locale: crostacei e pesce bianco alla brace, una tagliata di angus particolarmente tenera, una fiorentina cotta alla brace davanti agli ospiti, il tutto accompagnato dalle verdure del loro orto, che arrivano in tavola direttamente dalla loro terra. Chi cerca il dolce trova la tipica schiaccia briaca, la schiacciunta e altri dessert fatti in casa, magari accompagnati da un bicchiere di aleatico dell’isola d’Elba.

Quello che rende speciale questa proposta gastronomica, però, non è solo la qualità dei piatti, ma la filiera che li sostiene. Gli appartamenti del residence sono letteralmente immersi nelle olivete del Podere Arduini da cui viene prodotto l’olio extravergine servito in tavola — tre varietà diverse, da olive di cultivar pendolino, moraiolo, frantoio e leccino, raccolte a ottobre e spremute a freddo. C’è anche un orto, da cui ogni mattina vengono raccolte le verdure che la sera arrivano fresche sui tavoli, un ciclo a chilometro zero che pochi resort possono davvero permettersi di raccontare con altrettanta credibilità.

E poi c’è la cantina, curata personalmente da Giulia: oltre duecentocinquanta etichette selezionate, la prova più concreta di come una passione personale — quella per il vino — sia diventata parte integrante dell’offerta della struttura, senza bisogno di essere delegata a qualcun altro.

Il frantoio del 2019 e l’olio nuovo da assaggiare in azienda

Nel 2019 la famiglia ha fatto un investimento che dice molto sul rapporto tra questa struttura e il proprio territorio: l’inaugurazione di un nuovo frantoio aziendale. Non solo produzione, ma anche esperienza per gli ospiti: ogni ottobre, nel mese della raccolta delle olive, chi soggiorna al Pilade può assistere alle tecniche di lavorazione e assaggiare l’olio nuovo appena franto, direttamente in azienda.

È un dettaglio piccolo ma indicativo: la famiglia Arduini non si limita a vendere un soggiorno, condivide un pezzo del proprio lavoro quotidiano, in un momento dell’anno — l’autunno elbano, fuori dalla stagione affollata — che ha il suo fascino silenzioso.

I dettagli che fanno la differenza, giorno dopo giorno

Chi soggiorna al Pilade trova anche una serie di attenzioni pratiche che, messe insieme, spiegano perché tanti ospiti tornano anno dopo anno: una piscina di acqua dolce al centro della proprietà, il wifi gratuito su tutta l’area, lavatrici a gettoni, un parcheggio ombreggiato per le auto e una tettoia per le moto, biciclette e una piccola officina a disposizione gratuita per chi vuole esplorare l’isola su due ruote, e convenzioni con le principali compagnie di navigazione per chi arriva in traghetto.

C’è spazio anche per gli amici a quattro zampe: gli animali sono benvenuti in tutta la struttura, tranne in piscina per ovvie ragioni igieniche, senza alcun supplemento, e i monolocali della zona Country, dotati di recinzioni esterne, sono pensati apposta per chi viaggia con il proprio cane.

Quello che resta, oltre il fatturato

Parlando con Giulia, si capisce presto che il vero filo conduttore di questa storia non è la crescita del business — pure importante, ovviamente — ma la trasmissione di qualcosa che va oltre i numeri. Nonno Pilade ci aveva visto lungo quando ancora nessuno scommetteva sul turismo elbano; Giulia, tornata dopo anni di viaggi, ha scelto di ripartire dal servizio in sala prima di arrivare a occuparsi di booking e cantina; e oggi guarda già oltre se stessa, verso chi verrà dopo. “Vorrei trasmettere al mio bambino e alle mie nipotine tutto l’amore che si respira, i valori con cui siamo cresciuti,” confida, “e pensare che un domani loro siano davvero felici a portare avanti questa bella avventura della famiglia Arduini.”

Non lo dice come un obbligo che grava sulle nuove generazioni, ma come un augurio genuino, quasi un desiderio più che un piano aziendale. Ed è forse proprio questa la cifra più autentica dell’intera vicenda: un’azienda di famiglia che non chiede ai propri figli di continuarla per dovere, ma spera che lo facciano perché, semplicemente, ci si sono trovati bene.

Ci sono famiglie imprenditoriali in cui il passaggio generazionale è un campo di battaglia, fatto di aspettative non dette e di eredità vissute come pesi. In questa storia sembra funzionare diversamente: chi ha fondato ha lasciato spazio, chi è arrivato dopo ha scelto di restare senza sentirsi obbligato, e chi verrà — un bambino, delle nipotine ancora piccole — troverà, se vorrà, una porta aperta e non un destino già scritto.

Un’eredità che continua a dare frutti, come gli ulivi intorno alla proprietà

Non è un’immagine forzata, quella degli ulivi che circondano la proprietà: piantati generazioni fa, continuano a dare frutto ogni autunno grazie alla cura costante di chi se ne prende carico, proprio come l’intuizione di nonno Pilade continua a dare i suoi risultati grazie all’impegno quotidiano di chi, come Giulia, ha scelto di raccoglierne l’eredità senza darla per scontata.

In un momento in cui molte attività di famiglia faticano a trovare chi le porti avanti con motivazione vera, la storia della famiglia Arduini racconta qualcosa che vale la pena notare: i valori di chi ha iniziato e le competenze di chi arriva dopo non devono per forza scontrarsi. Possono, semplicemente, sommarsi.

Andateci a trovare, come dice Giulia

Se cercate un soggiorno che unisca l’accoglienza familiare, la cucina toscana ed elbana più autentica e uno degli scorci più suggestivi dell’Isola d’Elba, il Country Hotel & Residence Pilade vi aspetta a Capoliveri, in Località Mola. Lo dice Giulia stessa, con la schiettezza di chi non ha bisogno di troppe parole: “Vi invito a venirci a trovare!”

Per informazioni e prenotazioni potete contattare direttamente lo staff della struttura, che saprà indicarvi la soluzione più adatta — hotel, residence o semplicemente una cena al ristorante Da Pilade — magari scegliendo proprio il mese di ottobre, quando è possibile assistere alla spremitura delle olive e assaggiare l’olio nuovo appena franto. Una storia di generazioni che continua a scriversi un ospite alla volta, e che aspetta solo di essere vissuta.

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