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Dodici donne, un solo bar: la storia di Tiziana e del Titti Café di Fiorano Modenese

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Dieci anni fa era una dipendente come tante. Oggi guida una squadra di dodici donne in uno dei locali più frequentati del paese

Un bancone, due dipendenti, un’idea

Quasi undici anni fa, quando Tiziana ha aperto per la prima volta la saracinesca del Titti Café, dietro al bancone c’erano lei e due dipendenti. Tutto qui. Nessun socio, nessun capitale importante alle spalle, nessuna esperienza pregressa da imprenditrice. “Io ho sempre fatto la dipendente, mi sono messa in proprio dieci anni fa e sono partita da zero,” racconta, senza cercare parole più complicate di così.

È una frase semplice, ma dietro c’è un salto che in pochi hanno il coraggio di fare: lasciare la busta paga fissa per scommettere su un bar in un paese dell’entroterra modenese, con l’incognita di riuscire o meno a portare avanti l’attività. Oggi, a Fiorano Modenese, il Titti Café non ha più bisogno di presentazioni. Ci si va per il caffè della mattina, per il pranzo veloce prima di tornare in ufficio, per l’aperitivo del venerdì. E dietro a ogni servizio, oggi, non ci sono più due persone ma dodici.

Da due a dodici: la crescita di una squadra

Il numero, di per sé, racconta già molto: da due dipendenti a dodici in un decennio abbondante. Ma quello che colpisce parlando con Tiziana non è tanto la cifra, quanto il modo in cui la descrive. Non parla di “personale” o di “organico”, parla di persone con nome e cognome, ognuna con un compito preciso: chi prepara i cocktail dell’aperitivo, chi cura la linea delle brioches al mattino, chi sta in cucina, chi consegna i pasti nelle aziende della zona.

“Le mie donne sono tutte fantastiche. Ognuna ha il suo ruolo e lo fa benissimo,” dice, e lo dice con la naturalezza di chi lavora fianco a fianco con loro ogni giorno, non di chi guarda i numeri da un ufficio. Barista, cameriera, chef, aiuto chef, sandwich lady, addetta alla sala: sono le stesse persone che chi frequenta il locale finisce per conoscere per nome, tanto quanto conosce il menù del giorno.

Il Titti Café è, di fatto, un locale gestito quasi interamente da donne, un dettaglio che a Fiorano Modenese non è passato inosservato. Non è una scelta dichiarata a tavolino, un manifesto da esporre sulla vetrina: è semplicemente il modo in cui Tiziana ha costruito la sua squadra, assumendo persona dopo persona, anno dopo anno, fino ad arrivare a un gruppo che oggi conta un solo uomo, il rider che consegna i pasti a domicilio.

Crescere da due a dodici dipendenti, in un decennio, ha significato anche imparare a delegare. Chi apre un bar da solo, all’inizio, fa un po’ tutto: prepara i caffè, cucina, serve ai tavoli, tiene i conti. Con una squadra di dodici persone questo non è più possibile, e Tiziana lo racconta come un passaggio naturale più che come una scelta sofferta: ogni volta che il lavoro superava le forze disponibili, arrivava una nuova assunzione, e con lei un pezzo di responsabilità che si spostava su qualcun altro.

La colazione che apre la giornata

Al mattino il Titti Café si riempie di brioches e croissant appena sfornati: quelli classici, ma anche le varianti al pistacchio, ai frutti di bosco, quelle salate e quelle vegan. Ogni giorno cambia la torta esposta al bancone — può capitare la cheesecake ai frutti di bosco, un’altra volta la crostata, un’altra ancora il pasticciotto leccese o la torta di riso. Chi arriva presto trova anche muffin, mini crostatine, pane e marmellata.

Non è un dettaglio da poco per un bar di paese: significa organizzare ogni giorno una produzione fresca, decidere in anticipo cosa proporre, gestire tempi e forniture. Dietro a quella vetrina che sembra semplicemente invitante c’è un lavoro quotidiano di pianificazione che raramente si nota da fuori, ma che chi ci lavora conosce bene.

Chi arriva al Titti Café tra le sette e le nove del mattino trova quasi sempre la stessa scena: qualcuno che ordina il solito cappuccino senza nemmeno dover specificare come lo vuole, qualcun altro che si siede cinque minuti con il giornale prima di andare al lavoro, i tavolini vicino alla vetrina occupati per primi. Sono piccole abitudini che si costruiscono negli anni, e che raccontano quanto il locale sia entrato a far parte della routine di chi vive in zona.

Il pranzo che arriva in azienda

A metà giornata il locale cambia ritmo. Il Titti Café ha stretto diverse convenzioni con le aziende della zona, un servizio che va oltre l’accoglienza al tavolo: la squadra prepara e consegna pasti caldi direttamente nelle imprese vicine, per chi in pausa pranzo non ha il tempo di spostarsi. “Da noi, non mangerai mai due volte la stessa cosa, a meno che non lo decida tu,” si legge nella presentazione del locale, e in pratica significa un menù che cambia ogni giorno: poke e insalatone con avocado, salmone, gamberetti e tonno fresco, farro, primi della tradizione, secondi di carne e di pesce, e il gnocco fritto, intramontabile nella cucina emiliana.

Ci sono anche delle specialità fisse legate ai giorni della settimana, che i clienti abituali ormai si segnano in agenda: il martedì è il giorno della cotoletta e del poke con salmone, il giovedì tocca alla gramigna, al gnocco fritto e al poke con gamberetti, il venerdì è il turno della frittura di pesce. Un modo semplice per dare un ritmo alla settimana lavorativa di chi frequenta il locale, e allo stesso tempo per organizzare meglio il lavoro in cucina.

Tiziana lo riassume così: “Sono sempre di corsa, per cui il personale ti accoglie con un sorriso appena entri e ti serve immediatamente.” La rapidità del servizio, in un locale che gestisce contemporaneamente sala, asporto e consegne aziendali, non è un dettaglio estetico. È organizzazione pura, ed è probabilmente uno dei motivi per cui le aziende della zona hanno scelto di affidarsi al Titti Café per il pranzo dei propri dipendenti.

L’aperitivo, tra relax e lavoro

Dalle 17.30 alle 20 circa, il locale si trasforma di nuovo. È il momento dell’aperitivo, con cocktail e vini scelti con cura e accompagnati da stuzzichini. “Amo vedere le persone che rilassano da noi dopo il lavoro,” dice Tiziana, e in effetti il Titti Café in quella fascia oraria diventa un luogo ibrido: da una parte chi si ferma con i colleghi per staccare dalla giornata, dall’altra chi organizza lì un piccolo meeting aziendale o un incontro con un cliente.

Non è scontato che un bar di paese riesca a coprire bene entrambe le esigenze — il relax informale e l’occasione più professionale — senza far sentire fuori posto nessuno dei due pubblici. Al Titti Café sembra funzionare, complice anche l’ambiente: colorato, curato, con un tocco che il locale stesso definisce glamour, pensato per essere al tempo stesso informale e accogliente.

Un’atmosfera pensata per sentirsi a casa

Chi entra per la prima volta al Titti Café nota subito che l’ambiente non è pensato solo per far sedere le persone e servirle in fretta. C’è un’attenzione all’arredamento, ai colori, ai dettagli che rende il locale riconoscibile rispetto ad altri bar della zona. “Entrare al Titti Café è un po’ come stare in famiglia: entri, ti siedi e ti fai coccolare dal nostro team,” si legge nella presentazione dell’attività, ed è un’espressione che rende bene l’idea di un posto pensato per far sentire a proprio agio chi lo frequenta, che sia lì per cinque minuti o per un’ora.

Questa cura per l’accoglienza ha aperto al Titti Café anche un’altra strada: quella degli eventi. Feste a tema, compleanni, addii al celibato e al nubilato, business meeting. Il locale si presta bene a occasioni diverse tra loro, senza dover stravolgere ogni volta la propria identità: resta lo stesso bar, con lo stesso menù e la stessa squadra, semplicemente organizzato per accogliere un’occasione speciale.

Resilienza, la parola scelta da Tiziana

Se le si chiede di riassumere in una parola il proprio percorso, Tiziana non esita: resilienza. Un termine che oggi si sente citare spesso, a volte anche a sproposito, ma che nella sua storia ha un significato molto concreto. Vuol dire aver aperto un’attività da sola, senza esperienza pregressa nella gestione di un bar. Vuol dire aver attraversato dieci anni di mercato, di cambi di abitudini dei clienti, di difficoltà quotidiane che chi lavora nella ristorazione conosce bene, e continuare comunque a investire nel proprio progetto.

Vuol dire, soprattutto, essere passata da due dipendenti a dodici senza fermarsi mai, adattando l’offerta del locale — dalla colazione al pranzo aziendale, dal delivery all’aperitivo — man mano che cambiavano le esigenze di chi frequentava il bar. Non è un percorso fatto di svolte improvvise o di occasioni fortunate capitate per caso. È la somma di tante piccole decisioni prese negli anni: assumere una persona in più quando il lavoro lo richiedeva, aggiungere un servizio quando c’era una domanda concreta da parte dei clienti, curare ogni giorno lo stesso dettaglio fino a farlo diventare un’abitudine per chi entra al bar.

Cosa racconta questa storia a chi guida un’azienda

Chi si occupa di leadership, in qualsiasi settore, troverà in questa vicenda alcuni elementi che vale la pena isolare. Il primo riguarda il modo in cui Tiziana parla del proprio lavoro: non come un merito personale, ma sempre attraverso le persone che ha intorno. In dieci anni di interviste a imprenditori e imprenditrici capita raramente di sentire qualcuno citare per nome i ruoli di ogni singola collaboratrice con la stessa naturalezza con cui si racconta il proprio menù.

Il secondo elemento è la costanza. Un bar che resiste undici anni, in un paese di provincia, non è un dato scontato. Il settore della ristorazione ha tassi di chiusura molto alti nei primi anni di attività, e superare quella soglia richiede una gestione quotidiana fatta di attenzione ai conti, ai fornitori, al personale, ai clienti — tutte cose che raramente fanno notizia, ma che nel tempo fanno la differenza tra un locale che chiude e uno che cresce.

Il terzo riguarda la capacità di leggere il territorio. Le convenzioni aziendali, la consegna dei pasti nelle imprese vicine, la scelta di variare il menù ogni giorno per non far annoiare chi torna spesso: sono decisioni pratiche, prese probabilmente senza troppa teoria alle spalle, ma che dimostrano un’attenzione concreta a cosa serve davvero a chi lavora e vive in quella zona.

Un modello tutto al femminile, senza troppi proclami

Vale la pena tornare su un punto: il Titti Café è oggi composto quasi interamente da donne, in ruoli diversi e con responsabilità diverse, dalla cucina al servizio in sala fino alla gestione dell’attività stessa da parte di Tiziana. Non è presentato come un progetto a tema, non ci sono slogan appesi al muro. È semplicemente accaduto, assunzione dopo assunzione, nel corso di un decennio.

Eppure, in un settore dove le storie raccontate sono spesso quelle di chef e ristoratori uomini, un locale gestito in larghissima parte da donne, che dà lavoro stabile a dodici persone in un paese di poche migliaia di abitanti, meriterebbe più attenzione di quanta gliene sia stata data finora. Non per una questione di quote o di rappresentanza astratta, ma perché racconta un modo concreto di fare impresa: assumere in base alle competenze, valorizzare chi lavora bene, costruire un gruppo che regge nel tempo.

Un invito a passare dal Titti Café

Chi si trova a Fiorano Modenese, di mattina, a mezzogiorno o al calar della sera, troverà al Titti Café un locale capace di adattarsi a ogni momento della giornata senza perdere la propria identità: colazioni curate nei dettagli, pranzi pensati anche per chi lavora nelle aziende della zona, aperitivi che mettono d’accordo il relax e gli incontri di lavoro. Dietro ogni servizio, una squadra di dodici donne che negli anni ha reso questo bar un punto fermo per chi vive e lavora in paese.

Per chi vuole scoprire il menù della settimana, le proposte per feste ed eventi o semplicemente prenotare un tavolo, il Titti Café si può contattare tramite il proprio sito web o via email, con tutti i riferimenti disponibili direttamente sui canali del locale. Una storia nata da zero, dieci anni fa, che oggi continua a crescere un giorno alla volta.

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