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Un sogno che iniziò nel 1951: la storia di Tenuta Neri e della filosofia che guida ogni calice

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Tre generazioni, una vigna e un insegnamento che non è mai cambiato: “il vino si fa in vigna”

Dove le colline incontrano il mare, nasce il Residuo Zero

A Carpineta, sulle prime colline di Cesena, a poche centinaia di metri sopra il livello del mare e a un tiro di schioppo dall’Adriatico, la terra racconta una storia che dura da settantacinque anni. Qui, tra sessantadue ettari in cui si alternano filari di Sangiovese, Albana, Bombino Bianco, Barbera, Montepulciano e Merlot, ha sede Tenuta Neri, azienda vitivinicola a conduzione familiare che oggi rappresenta uno dei nomi più autentici del panorama enologico romagnolo. Non è un caso che la sua storia meriti di essere raccontata anche fuori dal mondo del vino: quella di Tenuta Neri è, prima di tutto, una lezione di visione, coerenza e leadership tramandata di generazione in generazione.

Tutto comincia nel 1951, quando Luigi Neri, bisnonno dell’attuale generazione alla guida dell’azienda, decide di investire nella terra proprio mentre l’Italia del dopoguerra spingeva intere famiglie verso le città. “Ho intravisto del potenziale e ho deciso di provarci,” racconta oggi Federico Berti, pronipote di Luigi e voce dell’azienda verso il mondo esterno, riprendendo quasi involontariamente le stesse parole che, settant’anni prima, avevano guidato la scelta del bisnonno. Una coincidenza che in realtà non è affatto casuale: è la dimostrazione più concreta di come un’intuizione, se coltivata con costanza, possa attraversare intere generazioni senza perdere forza.

Le radici di una famiglia romagnola

Mentre l’economia italiana degli anni Cinquanta spingeva verso l’urbanizzazione, Luigi Neri scelse la direzione opposta. Vide, in quella terra collinare affacciata sulla Romagna e sul mare, un potenziale che altri non erano disposti a vedere. Fu una scommessa, certo, ma anche un atto di fiducia profonda verso il territorio in cui era nato. Da allora Tenuta Neri non ha mai smesso di essere un’azienda di famiglia: prima Luigi, poi le generazioni successive, fino ad arrivare a oggi, quando alla guida dell’azienda ci sono tre figure che si dividono compiti e responsabilità con un’armonia che è essa stessa parte della filosofia aziendale.

Valeria segue tutto ciò che avviene in cantina, dalla vinificazione all’imbottigliamento. Giovanni si occupa della cura del terreno, dei vigneti, di quel lavoro quotidiano e spesso invisibile che è la vera radice di ogni buon vino. Federico, figlio di Valeria, ha scelto invece di raccontare Tenuta Neri al mondo, di costruire il ponte tra la vigna e chi, da fuori, vuole conoscerne la storia. Tre ruoli diversi, un’unica direzione: la stessa che settant’anni fa aveva indicato Luigi.

La filosofia che non è mai cambiata

Se c’è una frase capace di riassumere l’intera identità di Tenuta Neri, è quella lasciata in eredità da nonno Luigi: “il vino si fa in vigna.” Un principio semplice, quasi disarmante nella sua chiarezza, ma che nella pratica quotidiana si traduce in un’attenzione rigorosa, quasi maniacale, per ogni fase della produzione. Dalla cura della vite alla raccolta delle uve, effettuata rigorosamente a mano per preservarne l’integrità, fino alla vinificazione, realizzata esclusivamente con le uve provenienti dai vigneti aziendali: nulla, in Tenuta Neri, è lasciato al caso.

È da questa filosofia che nasce uno degli elementi più distintivi dell’intera azienda: la scelta di seguire il disciplinare di lotta biologica nei vigneti, tutti collocati all’interno delle zone DOP e DOCG di Romagna, supportati dal lavoro di tecnici specializzati che affiancano la famiglia in un percorso di miglioramento continuo. È una filosofia che non guarda alla scorciatoia, ma alla sostanza: un approccio che negli anni ha permesso a Tenuta Neri di distinguersi non per proclami, ma per risultati concreti.

Residuo Zero, un traguardo che non ha eguali in Italia

Ed è proprio dalla filosofia di Luigi, applicata con costanza e rigore per decenni, che è nato il progetto più identitario dell’intera azienda: Residuo Zero®. Un marchio che Tenuta Neri ha registrato per prima in Italia, e che ancora oggi resta l’unico applicato al mondo del vino nel nostro Paese.

Il percorso che ha portato a questo risultato è cominciato nel 2010, con la volontà di ridurre progressivamente l’impatto dei trattamenti in vigneto. La vendemmia del 2014, particolarmente complessa e ricca di sfide climatiche, si è rivelata il banco di prova decisivo: nonostante le difficoltà, l’azienda è riuscita a produrre vini senza residui chimici rilevabili, un risultato che ha spinto la famiglia Neri a registrare ufficialmente il marchio l’anno successivo. Dal 2015, dunque, ogni etichetta Tenuta Neri porta con sé il bollino Residuo Zero®, sinonimo di un impegno che va ben oltre l’aspetto commerciale.

I numeri raccontano meglio di ogni altra cosa il livello di rigore raggiunto: i vini di Tenuta Neri rispettano una soglia di 0,01 mg/l, lo stesso valore indicato dal Decreto del Ministero delle Politiche Agricole come riferimento per l’agricoltura biologica, e presentano valori di MRL (Maximum Residue Limit) ben inferiori a quanto previsto dal Regolamento CE n. 396/2005. Ogni parametro viene verificato attraverso analisi di laboratorio accreditate a livello nazionale. Non si tratta, insomma, di un’etichetta ad effetto, ma di una garanzia costruita su controlli continui e trasparenti, che pone la salute del consumatore e il rispetto per l’ambiente al centro di ogni scelta produttiva.

“Per noi Residuo Zero non è solo un marchio,” spiegano dall’azienda, “ma una certezza: è eccellenza, frutto di una filosofia produttiva basata su controlli rigorosi e grande attenzione a ogni fase del processo.” Parole che, unite ai numeri, restituiscono la misura di un impegno raro nel panorama vitivinicolo italiano.

Alma, l’anima della terra in un calice

Se Residuo Zero rappresenta il rigore della filosofia Tenuta Neri, Alma ne è il cuore pulsante. Il Merlot dell’azienda nasce dall’incontro tra la famiglia Neri e l’enologo Vito Piffer, professionista di esperienza internazionale che negli anni ha affiancato Valeria, Giovanni e Federico in un percorso condiviso di ricerca e affinamento della qualità. Non un semplice rapporto di consulenza, ma una vera collaborazione fondata sulla stessa visione: rispettare il territorio, valorizzarlo, non tradirlo mai.

Il nome scelto per questo vino non è casuale. Alma, in dialetto romagnolo, significa “anima”. Ed è esattamente questo che il vino vuole rappresentare: l’anima di una terra che guarda il mare dalle colline di Cesena, e l’anima di una famiglia che da tre generazioni continua a lavorarla con le stesse mani, lo stesso rigore, la stessa dedizione. Non stupisce che un vino nato con un’identità così precisa e così radicata abbia saputo conquistare riconoscimenti anche fuori dai confini italiani: quando un prodotto racconta davvero qualcosa di autentico, il pubblico — ovunque si trovi — lo riconosce.

Il coraggio di prendere in mano un’eredità

C’è un passaggio, nel racconto di Federico, che merita di essere riportato quasi per intero, perché dice qualcosa di prezioso non solo sul vino, ma sulla leadership in generale. “Sono una persona che, quando vede anche solo un piccolo potenziale in qualcosa, decide di provarci,” racconta. “Non mi tiro indietro davanti alle difficoltà e credo fermamente che un tentativo vada sempre fatto.” Parole che potrebbero sembrare scontate, se non fosse per il contesto in cui sono state pronunciate: quello di chi ha scelto di prendere in mano un’attività di famiglia, sapendo di dover portare avanti un’eredità pesante, fatta di storia, aspettative e tradizione.

“Anche quando esporre le proprie idee significa rischiare di essere giudicati o considerati inesperti, penso che bisogna andare avanti e credere nelle proprie convinzioni,” continua Federico. “Perché, finché non si arriva fino in fondo, non si può davvero sapere se un’idea può funzionare oppure no.” Non tutti, all’interno e intorno all’azienda, hanno creduto fin da subito nelle sue scelte. Ma è proprio in questo che si riconosce un tratto distintivo della vera leadership: la capacità di andare avanti anche quando il consenso non è immediato, fidandosi della propria visione senza per questo diventare sordi al confronto.

E poi c’è il tema, forse ancora più prezioso, dell’errore. “Un errore non deve essere visto come qualcosa di negativo, ma come un punto di partenza,” afferma Federico, “un’occasione per imparare, crescere e diventare una persona sempre più preparata ad affrontare questo mondo.” Una filosofia che, applicata a un’azienda agricola dove ogni vendemmia è diversa dall’altra e ogni annata porta con sé variabili imprevedibili, assume un valore ancora più concreto: in vigna, più che altrove, si impara accettando che la natura non sempre segue i piani, e che la vera competenza si costruisce annata dopo annata, errore dopo errore.

Tre persone, una sola direzione

Ciò che colpisce, osservando da vicino il modo in cui è organizzata Tenuta Neri, è quanto la divisione dei ruoli tra Valeria, Giovanni e Federico non sia soltanto una scelta pratica, ma una vera e propria strategia di leadership condivisa. In un settore in cui spesso una singola figura accentra decisioni e responsabilità, la famiglia Neri ha scelto un modello diverso, fondato sulla fiducia reciproca e sulla valorizzazione delle competenze specifiche di ciascuno.

È un modello che richiama, per certi versi, quello delle aziende più solide e longeve: nessuno fa tutto, ma ognuno fa la propria parte con la massima cura, sapendo che il risultato finale — il vino nel calice — è sempre il frutto di un lavoro collettivo. Una lezione che vale tanto per chi guida una cantina quanto per chi guida qualsiasi altra organizzazione: la vera forza di una squadra non sta nell’accentrare, ma nel distribuire responsabilità a chi sa portarle meglio.

Lezioni di leadership dai filari

La storia di Tenuta Neri, se osservata con gli occhi di chi si occupa di leadership e di management, offre spunti che vanno ben oltre il mondo del vino. Il primo insegnamento è quello della visione di lungo periodo: Luigi Neri scelse di investire nella terra in un momento storico in cui tutti guardavano altrove, e quella scelta, apparentemente controcorrente, si è rivelata negli anni la base di un’eredità solidissima. Chi guida un’organizzazione — un’azienda agricola come un’impresa di qualsiasi altro settore — sa quanto sia raro, e prezioso, avere il coraggio di guardare oltre le mode del momento.

Il secondo insegnamento riguarda la coerenza. In settant’anni, la filosofia di Tenuta Neri non è mai cambiata: “il vino si fa in vigna” resta oggi il principio guida esattamente come lo era nel 1951. Ma coerenza non significa immobilismo: il progetto Residuo Zero dimostra come sia possibile restare fedeli ai propri valori evolvendo costantemente il modo in cui li si mette in pratica, con studio, innovazione e rigore scientifico.

Il terzo insegnamento è quello del coraggio di prendere posizione, anche quando non tutti sono d’accordo. Le parole di Federico su questo punto sono un manifesto applicabile a qualsiasi contesto professionale: credere nelle proprie idee, portarle avanti, accettare che l’unico modo per sapere se funzionano sia davvero provarci.

Infine, l’ultimo insegnamento è forse il più importante: quello della squadra. Nessuna storia di successo, per quanto radicata in una singola visione fondatrice, si costruisce da soli. Valeria, Giovanni e Federico ne sono la prova più concreta: tre persone, tre competenze diverse, un’unica direzione.

Un invito a scoprire l’anima di Tenuta Neri

Ci sono storie che si raccontano bene sulla carta, ma che meritano di essere vissute di persona. Quella di Tenuta Neri è certamente una di queste. Tra le colline di Carpineta, con vista che arriva fino all’Adriatico, è possibile prenotare una degustazione guidata, scoprire da vicino il lavoro che si nasconde dietro ogni etichetta e, naturalmente, assaggiare Alma, il Merlot che racchiude l’anima della famiglia e del territorio romagnolo.

Chi desidera conoscere più da vicino la storia di Luigi Neri, la filosofia che continua a guidare l’azienda e i vini nati da settant’anni di dedizione può visitare il sito tenutaneri.com, dove è possibile scoprire l’intera gamma di etichette, il progetto Residuo Zero® e prenotare una delle esperienze di degustazione organizzate direttamente in cantina. Ma il consiglio più sincero, per chi vuole davvero comprendere cosa significhi “il vino si fa in vigna”, resta uno solo: andare a Carpineta, camminare tra i filari e lasciarsi raccontare, calice dopo calice, una storia di famiglia che dura da tre generazioni e che, con ogni probabilità, ne vivrà molte altre ancora.

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