La risposta era già pronta in seconda elementare
Mirco Mollo non ha mai avuto dubbi. Quando i suoi compagni di seconda elementare sognavano di fare i calciatori o gli astronauti, lui aveva già la risposta pronta: cuoco e ristoratore. Non era una fantasia passeggera. Era una direzione, precisa e ostinata, che nel corso degli anni ha resistito agli ostacoli, agli errori, alle partenze false e ai ricominciamenti. Oggi, a Roreto di Cherasco, in una palazzina affacciata sulle colline del Cuneese con una terrazza da cui si vedono la Cantina Montuosa e il Monviso, quella risposta ha trovato la sua forma definitiva: Astro Fusion Lab, un ristorante che mette nel riso del sushi la salsiccia di Verduno e il vitello tonnato, e che da quando ha aperto ha smesso di passare inosservato.
Incontrare Mirco significa incontrare uno di quegli imprenditori che non amano molto raccontarsi, ma che quando iniziano a parlare della cucina cambiano registro. Le parole diventano più precise, il ritmo più sicuro. Si capisce subito che non sta recitando un copione, ma che sta descrivendo qualcosa che conosce dall’interno, nei dettagli, nelle sfumature, nelle difficoltà che nessuno vede da fuori. E si capisce anche un’altra cosa: che Astro Fusion Lab non è il frutto di un’intuizione improvvisa, ma di vent’anni buoni di lavoro nei posti giusti, con le persone giuste, a guardare e imparare senza mai smettere di farlo.
Neive, il grissinificio di suo padre e i primi impasti
La formazione di Mirco parte da un territorio che, in fatto di materie prime, non ha molto da invidiare a nessuno. Cresce in un ambiente dove il rispetto per il cibo non è un valore astratto ma una pratica quotidiana: suo padre gestisce un piccolo grissinificio, e in casa si conosce già da piccoli la differenza tra una farina buona e una mediocre, tra un impasto lavorato con cura e uno tirato via. Quando arriva il momento di scegliere le superiori, Mirco opta per la scuola Arte Bianca di Neive, e subito inizia a fare stage come panettiere. Non è uno studente che aspetta la campanella per andare a casa: alterna la scuola alle esperienze pratiche, si sporca le mani, capisce che in questo mestiere la teoria da sola non porta lontano.
Il percorso non è privo di scossoni. In quinta superiore, Mirco interrompe gli studi. “Non riuscivo più a trovare la giusta motivazione,” racconta, senza abbellire la cosa con giustificazioni di comodo. È un passaggio che potrebbe avere segnato la fine di una traiettoria, ma invece segna l’inizio di quella vera. Trova lavoro come cuoco a Pollenzo, riprende il diploma, e quasi contemporaneamente inizia a lavorare come extra in un ristorante dove aveva già svolto uno stage. È lì che incontra Enrico Bertolini — non il celebre chef stellato omonimo, tiene a precisare, ma un cuoco e mentore che gli trasmette qualcosa che le scuole raramente riescono a dare: disciplina, passione, rispetto per la cucina come atto di cura verso chi si siede a tavola. “Ancora oggi cerco di portare nei miei piatti qualcosa dei suoi insegnamenti,” dice Mirco. Poche parole, ma pesanti.
Dieci anni tra Barolo e Alba: quando il territorio diventa lingua
Per oltre un decennio, Mirco lavora nelle cucine delle Langhe. Barolo, Alba, le realtà gastronomiche di una zona che al resto d’Italia non ha nulla da spiegare in termini di qualità e identità culinaria. Sono anni fondamentali, non tanto per le tecniche acquisite — che pure contano — quanto per qualcosa di più difficile da trasmettere e da misurare: il senso del prodotto, la capacità di riconoscere una materia prima eccellente, la consapevolezza che un piatto ben fatto inizia molto prima che si accenda il fuoco sotto la padella.
In questi anni, Mirco si confronta con cuochi che vengono da culture e formazioni diverse. Ogni incontro aggiunge qualcosa alla sua visione. Ma ce n’è uno, in particolare, che cambia le coordinate del suo modo di pensare la cucina: l’incontro con uno chef giapponese, che gli apre un mondo fondato sulla precisione, sull’equilibrio, sull’attenzione quasi maniacale al dettaglio. Non è un’influenza che Mirco subisce passivamente: la assimila, la filtra, la fa propria. E da quel momento in poi, nella sua testa inizia a prendere forma qualcosa che non esiste ancora, ma che sa già che prima o poi dovrà esistere.
Il primo ristorante, le cose che non vanno e le lezioni che restano
Prima di Astro Fusion Lab c’è un capitolo che Mirco racconta con una franchezza che fa onore alla sua intelligenza. Insieme a un amico, apre un ristorante di cucina tipica e banchetti. L’esperienza, dice, “non è andata proprio come volevamo.” Nessuna drammatizzazione, nessuna ricerca di colpevoli. Solo la constatazione lucida che una prima attività imprenditoriale porta con sé errori che, quasi sempre, si possono riconoscere solo dopo averli commessi. E che quegli errori, se si ha la maturità di guardarli in faccia, diventano le lezioni più preziose di tutte.
Chiudere un ristorante e aprirne subito un altro richiede una dose di coraggio che va oltre l’ottimismo. Richiede la capacità di separare il dolore della sconfitta dalla valutazione fredda di ciò che si è imparato. Mirco ha quella capacità. “Con determinazione, pazienza e lucidità è possibile superare anche i momenti più complessi,” dice, e non suona come una frase fatta perché viene da chi quei momenti li ha attraversati davvero, non da chi li descrive in astratto.
C’è anche un’altra cosa che Mirco ha imparato dalla sua storia, e che condivide con una generosità che non è scontata in chi fa questo mestiere. In passato ha messo il lavoro davanti a tutto, sacrificando equilibri personali, trascurando le persone accanto a lui, e questo ha avuto conseguenze che non è disposto a ripetere. “Se dovessi dare un consiglio a chi vuole intraprendere questo mestiere,” dice, “direi di non perdere mai l’equilibrio tra ambizioni professionali e vita personale.” È un consiglio che suona semplice, ma che viene da un prezzo pagato sulla propria pelle. E proprio per questo vale doppio.
Astro, Fusion, Lab: tre parole che sono già un programma
Il nome del ristorante non è una trovata pubblicitaria. È un manifesto in tre parole, ciascuna delle quali racconta un pezzo dell’identità del posto.
Astro, perché il locale ha una terrazza dove si mangia con il cielo sopra la testa. Nelle sere d’estate, con la Cantina Montuosa e il profilo del Monviso che si stagliano all’orizzonte e la luce che cambia colore, mangiare all’aperto ad Astro Fusion Lab è un’esperienza che va oltre il cibo. È quella combinazione di luogo, cibo e tempo che trasforma una cena in un ricordo.
Fusion, ma non nel senso logoro e generico che ha assunto negli ultimi anni. La fusion di Mirco Mollo è una cosa specifica: è il sushi che incontra la tradizione culinaria piemontese e decide di non tornare indietro. È la carne cruda di fassona che entra in un roll. È il vitello tonnato — uno dei grandi classici della cucina del Piemonte — che si fa avvolgere dal riso. È la salsiccia di Verduno che trova una forma nuova senza perdere la propria identità. Non è imitazione, non è ibridazione forzata: è una cucina che ha trovato il proprio linguaggio, costruito su anni di studio e di incontri.
Lab, perché da Astro Fusion Lab si sperimenta davvero. Ogni piatto è un test. Il test finale è il palato di chi si siede a tavola. È un approccio che presuppone umiltà — la disponibilità a rimettere in discussione anche ciò che sembra funzionare — e al tempo stesso una sicurezza di fondo, quella di chi sa di lavorare su basi solide e può permettersi di spingersi oltre.
La cucina: quando la fassona entra in un roll e non torna più indietro
Il menu di Astro Fusion Lab è la sintesi pratica di tutto quello che Mirco ha imparato e incontrato nel corso della sua carriera. I roll all’italiana sono il cuore dell’offerta: carne cruda, fassona, vitello tonnato, salsiccia di Verduno. Ingredienti che chiunque sia cresciuto in Piemonte conosce bene, reinterpretati con una tecnica che viene da tutt’altra parte del mondo. Il risultato non è un compromesso — non è né sushi né cucina piemontese a metà — ma qualcosa di nuovo, con una propria coerenza e una propria identità.
Accanto ai roll, i bao al vapore. Sofficissimi, farciti con ripieni che escono completamente dalla logica dello street food orientale standard per proporre qualcosa di più elaborato e sorprendente. E poi gli antipasti, pensati per aprire il pasto nel modo giusto, e una selezione di vini curata per accompagnare ogni portata senza sovrastarla.
L’aperisushi merita una menzione a parte, non solo per la qualità dell’offerta ma anche per i nomi con cui vengono proposti i diversi format: Lo Zitello, La Vastità del…, Libidine, L’Armstrong. Nomi che fanno sorridere e che comunicano il carattere del posto prima ancora che arrivi il cibo: Astro Fusion Lab è un luogo serio nella sostanza ma leggero nel tono, dove si mangia bene e ci si diverte a farlo.
Un ambiente pensato per far stare bene le persone
Mirco descrive il suo locale con una frase che dice molto più di tanti comunicati stampa elaborati: “Un luogo dove l’aperitivo si trasforma in cena, la cena in una serata tra amici e ogni dettaglio è pensato per creare un’esperienza autentica.” Non è uno slogan. È una precisa intenzione progettuale, che si ritrova in ogni scelta fatta per il locale.
Astro Fusion Lab accoglie sia chi arriva in compagnia rumorosa sia chi cerca una sera più tranquilla. La terrazza con vista sulla Cantina Montuosa e sul Monviso regala una dimensione di spazio e respiro che pochi ristoranti della zona possono offrire. Il servizio è pensato per essere presente senza essere invadente, caldo senza essere informale al punto da perdere professionalità. È quell’equilibrio difficile che si raggiunge solo quando chi gestisce un posto ha capito, davvero, cosa vuol dire far sentire una persona benvenuta.
Uno staff giovane, ma con le idee chiare
C’è un passaggio di quello che Mirco racconta di sé e del suo progetto che vale la pena sottolineare, perché è raro trovarlo espresso con questa chiarezza: “Siamo uno staff giovane che ha voglia di migliorare e crescere, ma sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare.” È una distinzione che conta. La giovinezza di un team può essere un punto di forza o un punto di debolezza, a seconda di come viene gestita. Da Astro Fusion Lab è chiaramente un punto di forza: c’è energia, c’è voglia di fare bene, c’è quella disponibilità al cambiamento che spesso si perde con gli anni. Ma c’è anche consapevolezza: dell’identità del locale, della direzione da seguire, dei valori su cui non si transige.
Mirco guida questo team con lo stesso approccio con cui ha guidato se stesso nel corso della carriera: mettendosi in discussione, cercando di imparare, non accontentandosi mai del risultato già ottenuto. “Nella ristorazione, come nella vita, non si smette mai di crescere,” dice. È una convinzione autentica, che si vede nel modo in cui il menu evolve, nel modo in cui il locale si prende cura dei propri ospiti, nel modo in cui Mirco parla del futuro di Astro Fusion Lab: non come qualcosa di già definito, ma come qualcosa di ancora in costruzione, con tutta la vitalità che questo comporta.
Venire a Roreto di Cherasco vale il viaggio
Astro Fusion Lab si trova a Roreto di Cherasco, in provincia di Cuneo, ed è aperto il lunedì, giovedì e venerdì a partire dalle diciotto, mentre il sabato e la domenica è aperto anche a pranzo. Per chi non riesce a fermarsi, il locale offre anche l’asporto — stessa qualità, stesso rispetto per gli ingredienti, da gustare dove si vuole.
La storia di Mirco Mollo è, alla fine, la storia di qualcuno che non si è mai fermato al primo ostacolo, né al secondo. È la storia di un bambino di seconda elementare che sapeva già cosa voleva fare, e che ha avuto la pazienza e la tenacia di costruire le condizioni per farlo davvero, senza scorciatoie. Astro Fusion Lab è il risultato di quel percorso: un posto con radici solide e uno sguardo aperto, dove il sushi di fassona non è una provocazione ma una proposta seria, elaborata nel tempo e portata avanti con convinzione.
Se siete curiosi di capire dove arriva la cucina quando smette di imitare e inizia a inventare, Astro Fusion Lab vi aspetta. Trovate tutte le informazioni per prenotare e raggiungere il locale su astrofusionlab.it.

