A Lugo di Romagna, Luca Minardi e Claudia Perelli hanno unito i fornelli e la musica in un locale che festeggia i suoi primi tre anni
Ci sono ristoranti che si ricordano per un piatto, e altri che si ricordano per come ci si è sentiti a tavola. Soul Kitchen, a Lugo di Romagna, punta dichiaratamente alla seconda cosa. Lo dice il nome, lo dicono le persone che lo mandano avanti, lo dice l’idea stessa da cui è nato: mettere insieme due passioni che quasi mai coincidono per caso, la cucina e la musica, e provare a farle funzionare sotto lo stesso tetto. Il risultato è un locale che in poco tempo si è ritagliato uno spazio preciso nel panorama gastronomico della zona, frequentato da chi cerca qualcosa che vada oltre l’ordinazione e il conto.
Dietro il progetto c’è una coppia: lo chef Luca Minardi in cucina e Claudia Perelli in sala. Due ruoli, due competenze, una direzione comune. È da qui che conviene partire per capire cosa rende Soul Kitchen diverso da tanti indirizzi che aprono e chiudono nel giro di una stagione.
Un casale in campagna, e il tempo che rallenta
Il locale si trova dentro la storica Locanda Gagliardi, un casale romagnolo immerso nella campagna di Lugo. Ci si arriva facilmente, c’è ampio parcheggio, e già l’arrivo predispone bene: pietra, spazi ampi, quel senso di accoglienza che in queste terre appartiene alla tradizione contadina più che al marketing.
“Offriamo scelte di carne, pesce e tipico romagnolo, di qualità e gusto, con un sottofondo di ottima musica, in una cornice molto bella sia all’interno che nel nostro giardino sul retro”, racconta Claudia Perelli. La frase riassume bene la filosofia della casa: l’esperienza non si esaurisce nel piatto, ma comprende l’ambiente, l’atmosfera, il suono. Nella bella stagione il giardino sul retro diventa il posto giusto per una cena che duri, senza fretta, con la sensazione — sempre più rara — di essersi presi una pausa vera.
C’è un criterio dietro ogni scelta, e Claudia lo sintetizza senza giri di parole: la cucina e l’impegno per far sentire bene i clienti. Non è uno slogan appeso alla parete. È il metro con cui si decide tutto, dal menù alla playlist, da come si apparecchia a come si accoglie qualcuno sulla soglia. Un dettaglio che colpisce chi ci mette piede la prima volta: la musica non è un tappeto sonoro qualsiasi, ma una scelta che accompagna il servizio e ne diventa parte.
Trent’anni di cucine vere alle spalle
Il motore di Soul Kitchen è l’esperienza dello chef, e non si tratta di un particolare da poco. La costanza che si assaggia nei piatti viene da un percorso lungo, fatto in cucine dove si impara la disciplina prima ancora della creatività.
Minardi arriva a questo progetto dopo vent’anni trascorsi in un hotel Best Western a quattro stelle superior. Chi conosce l’alta ristorazione alberghiera sa cosa significa: gestire numeri importanti senza mai abbassare l’asticella, tenere la stessa qualità il lunedì sera come il sabato di ferragosto, non deludere chi si siede a tavola indipendentemente da quante coperti ci siano quella sera. È una scuola dura, che forma il carattere oltre che la mano.
Ma il suo percorso ha radici anche in insegne che in Romagna hanno fatto storia. Il Casali di Cesena, e lo storico Tino a Massa Lombarda, “quando era il migliore”, come si ricorda con un pizzico d’orgoglio. Sono nomi che a chi mastica di ristorazione romagnola dicono molto, perché indicano un tipo di apprendistato che non si compra e non si improvvisa.
Questo bagaglio spiega parecchio della filosofia del locale. Chi ha attraversato cucine di quel livello ha imparato sulla propria pelle che l’eccellenza non arriva per fortuna, ma per accumulo: errori corretti, tecniche affinate, gesti ripetuti finché diventano naturali. E ha capito che il talento, da solo, non regge alla distanza senza la costanza che lo sostiene giorno dopo giorno.
Il ritorno di chi ha già cenato lì è forse il termometro più onesto. Tra i clienti ci sono persone che seguono lo chef da tempo, che riconoscono in ogni portata quella cura per l’equilibrio dei sapori che è la firma di chi il mestiere lo conosce davvero. Sapori bilanciati, materie prime fresche, dolci fatti in casa, una carta dei vini ampia: sono gli elementi concreti di una proposta pensata in ogni passaggio.
Due persone che si migliorano a vicenda
C’è un aspetto di questa storia che merita attenzione, perché tocca il tema della guida di un’impresa da un’angolazione poco battuta. Dietro Soul Kitchen non c’è un protagonista solo, ma una coppia che condivide la vita e insieme la responsabilità del locale. Chiunque abbia provato a lavorare fianco a fianco con il proprio partner sa quanto sia difficile: le tensioni della cucina non si spengono quando si chiude, e i ruoli rischiano continuamente di sovrapporsi.
“Siamo una coppia con anni di esperienza nel settore, ci miglioriamo a vicenda”, spiega Claudia. In poche parole c’è un principio di management che nessun corso insegna così bene: la crescita non è un percorso solitario, ma il frutto di un confronto costante, di uno sguardo esterno che corregge e stimola. Lo chef porta la sua esperienza tra i fornelli; Claudia presidia la sala, l’accoglienza, quel rapporto con il cliente che trasforma una cena in un ricordo. Due competenze distinte che si incastrano.
È una dinamica che chi ha guidato un gruppo di lavoro riconosce subito. Le squadre migliori non sono fatte di persone identiche, ma di differenze che diventano risorse. Minardi e Perelli lo praticano ogni sera, in un dialogo continuo che tiene in piedi il locale nei momenti di pressione, quando i margini di errore si riducono a zero e avere accanto qualcuno di cui fidarsi ciecamente fa la differenza tra reggere e cedere. Nella ristorazione, dove una serata storta può rovinare la reputazione costruita in mesi, questa fiducia reciproca vale più di qualsiasi strategia scritta.
La formazione non finisce mai
Se c’è un tratto che accomuna chi guida davvero, in qualunque campo, è la convinzione di non essere mai arrivato. Alla domanda se sentano di trovarsi ancora in un percorso di crescita, la risposta è secca: “Sì, siamo sempre in crescita, grazie anche ai corsi che ci propone spesso la Federazione Italiana Cuochi.”
Vale la pena soffermarsi. Uno chef con trent’anni di mestiere e un curriculum di tutto rispetto potrebbe legittimamente sentirsi appagato, convinto di sapere ormai il necessario. Invece continua a formarsi, frequenta corsi di aggiornamento, resta agganciato all’evoluzione del proprio lavoro. Nel mondo dell’impresa lo chiameremmo growth mindset: la disponibilità a rimettersi in discussione, a considerare l’esperienza accumulata come una base da cui ripartire e non come un traguardo.
Questa umiltà professionale è probabilmente l’insegnamento più utile che offre la storia di Soul Kitchen. In un’epoca che celebra il successo rapido e il talento istantaneo, Minardi e Perelli ricordano che l’eccellenza è una disciplina quotidiana. Che si può avere alle spalle una vita intera in cucina e continuare, ogni giorno, a voler diventare migliori. È questa fame di crescita a impedire a un progetto di adagiarsi.
Il piatto, alla fine, è quello che conta
Torniamo alla tavola, perché per quanto la storia umana sia interessante, è nel piatto che si decide tutto. E qui la proposta è pensata per accontentare gusti diversi senza scendere a compromessi.
La scelta spazia dalla carne al pesce, con un occhio di riguardo alla tradizione tipica romagnola — quella che sa di casa e di pranzo della domenica. Accanto ai piatti del territorio convive un menù “soul”, più personale e creativo, che porta la firma dello chef. È la doppia natura del locale: rispetto per le radici e voglia di sperimentare, che convivono nello stesso servizio. Una combinazione che chi l’ha provata descrive come “particolare, per tutti i gusti”.
La promessa è semplice: ingredienti di qualità trattati con cura. Materie prime fresche, sapori equilibrati, dolci preparati in casa, una carta dei vini all’altezza. E poi la musica, che dà il nome al locale e accompagna ogni servizio. L’obiettivo dichiarato resta uno solo, far sentire bene chi si siede a tavola: un proposito elementare a dirsi e difficilissimo da mantenere, perché richiede attenzione a ogni singolo dettaglio e la capacità di mettere davvero la persona al centro.
Tre anni, e una festa con i dj della Baia
Il 2026 è un anno importante per Soul Kitchen, che festeggia i primi tre anni di attività. Nella ristorazione è un traguardo tutt’altro che scontato: le nuove aperture che non superano i primi tempi sono tantissime, e resistere è già di per sé un risultato. Aprire un ristorante è la parte facile; farlo camminare, radicarlo in un territorio, convincere i clienti a tornare è tutta un’altra faccenda.
Minardi e Perelli hanno scelto di celebrare il compleanno con un tocco che li racconta bene: per i festeggiamenti hanno chiamato i dj della storica Baia Imperiale, un nome che a chi ha vissuto le notti della riviera romagnola evoca subito un pezzo di leggenda. È la conferma di quell’intreccio tra cucina e musica che è la cifra del locale. Non una festa qualsiasi, ma un evento che tiene insieme il gusto della tavola e l’energia del suono, in linea con lo spirito “soul” del progetto.
C’è qualcosa di rivelatore in questa scelta. Festeggiare tre anni chiamando i dj di un’icona del divertimento romagnolo è un modo per dichiarare la propria identità ad alta voce: qui la buona tavola incontra il piacere di stare insieme. Ed è anche un ringraziamento a una comunità che in questi tre anni ha scelto e sostenuto il locale, tornando abbastanza spesso da farne un punto di riferimento.
Cosa insegna una piccola grande impresa
La storia di Soul Kitchen, a suo modo, dice qualcosa che vale ben oltre i confini della ristorazione. C’è la competenza costruita in decenni di lavoro, che ricorda quanto pesi la sostanza rispetto all’apparenza. C’è la collaborazione tra pari, dove due persone diverse si rafforzano invece di ostacolarsi. C’è l’umiltà di chi, pur avendo molto da insegnare, sceglie di continuare a imparare. E c’è una visione chiara: mettere il benessere del cliente al centro, facendo di ogni cena un momento da ricordare.
Sono principi che qualunque imprenditore o manager farebbe bene a tenere a mente. Perché dietro l’apparente semplicità di un buon piatto e di una bella serata c’è un lavoro rigoroso, una dedizione totale e una passione che non si può fingere. Ed è proprio quella passione — per il cibo, per la musica, per le persone — la ricetta che tiene in piedi il progetto di Luca Minardi e Claudia Perelli.
Un invito a scoprirlo di persona
Se siete in Romagna, o se avete semplicemente voglia di regalarvi una serata diversa, Soul Kitchen vi aspetta a Lugo, in Via Provinciale Felisio 110, all’interno della storica Locanda Gagliardi. Qui potete assaggiare i sapori della tradizione romagnola e le creazioni personali dello chef, accompagnati dalla buona musica che dà il nome al locale, in una cornice accogliente sia all’interno sia nel giardino sul retro.
Per scoprire il menù, conoscere le proposte del giorno e restare aggiornati sugli eventi — a partire dai festeggiamenti per i tre anni — potete consultare il sito soulkitchenristorante.it. Per prenotare un tavolo basta una telefonata al numero 320 1925513. Come dicono a Lugo, provare per credere: certe esperienze, quelle che nutrono il corpo e l’anima allo stesso tempo, si raccontano fino a un certo punto. Poi bisogna viverle.

