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San Glicerio Uno: La Puglia a Milano, Una Storia di Tradizione e Passione Familiare

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Il locale pugliese che da oltre cinquant’anni porta i sapori del mare Adriatico nel cuore di Milano, oggi guidato con grinta e visione dalle sorelle Daniela e Cristina Arcieri

Da rivendita Motta a tempio del pesce crudo

Quando scendo dal taxi in via San Glicerio 6, periferia nord-est di Milano, la prima cosa che noto è l’insegna sobria ma elegante. Sembra quasi un monumento a un santo sconosciuto, invece è l’ingresso a uno dei segreti meglio conservati della ristorazione milanese.

“Questo posto non era niente di che quando il nonno Mauro lo rilevò nel ’72”, mi racconta Daniela Arcieri mentre mi accompagna all’interno. “Era una semplice rivendita Motta, poi diventata pizzeria con cucina. Chi l’avrebbe mai detto che saremmo arrivati fin qui?”

È giovedì sera e il locale è già pieno. Un mix di clienti abituali che salutano Daniela per nome e nuovi avventori che guardano curiosi i piatti dei vicini. Mi colpisce subito l’assenza di quella freddezza tipica di tanti ristoranti milanesi. Qui sembra davvero di essere entrati in casa di qualcuno.

Mi accomodo a un tavolo d’angolo, il migliore per osservare la sala. Da qui posso vedere il viavai dalla cucina e la parete con le foto di famiglia che raccontano visivamente la storia del locale. C’è un uomo che compare in molte di esse – scoprirò presto che è Gianni Arcieri, il padre delle attuali proprietarie.

L’eredità di Gianni: un maestro autorevole ma pieno di amore nel suo lavoro

“Papà era un vero artista in cucina”, mi dice Daniela mentre sfogliamo insieme un vecchio album di fotografie che ha portato appositamente per l’intervista. “Autorevole ma pieno di amore nel suo lavoro. Oggi lo ringrazio per ogni insegnamento.”

Gianni Arcieri, pugliese trapiantato a Milano, aveva un sogno: far conoscere i sapori autentici della sua terra d’origine ai milanesi. Settimo di 11 fratelli (dettaglio non da poco che spiega forse la capacità di farsi valere), era arrivato in città con tanta determinazione.

“Papà diceva sempre che il pesce doveva sapere di mare, non di frigorifero”, interviene Cristina, la sorella minore, che nel frattempo si è unita a noi dopo aver sistemato alcuni dettagli con lo chef. “E ancora oggi la nostra prima regola è questa: se non è freschissimo, non entra in cucina.”

Mentre parlano di loro padre, noto come le due sorelle si scambino sguardi complici. C’è una sintonia palpabile tra loro, frutto evidentemente di anni passati fianco a fianco tra i tavoli e in cucina.

Il passaggio del testimone: una sfida tutta al femminile

“Prendere le redini del locale dopo papà? Un salto nel vuoto”, ammette Daniela con un sorriso che tradisce l’orgoglio di chi ce l’ha fatta. “Era il 2020, periodo non proprio ideale per lanciarsi… ma quando mai le cose arrivano al momento giusto?”

La pandemia, paradossalmente, è stata per loro l’occasione di ripensare l’attività e imprimere la propria visione al locale storico. “Non volevamo stravolgere tutto, sarebbe stato un errore. Ma nemmeno rimanere ancorati al passato”, spiega Cristina.

“‘Volere è potere, e per due donne ha un valore aggiuntivo’ – questo è diventato il nostro mantra”, aggiunge Daniela. “Lo abbiamo ripetuto nei momenti più duri, quando sembrava che tutto stesse per crollare.”

E si percepisce chiaramente, osservandole mentre si muovono tra i tavoli, che di “volere” queste due donne ne hanno da vendere. Daniela, la maggiore, ha un’energia più contenuta ma determinata. Cristina è una scintilla vivace, sempre in movimento. Personalità diverse che si completano perfettamente.

Due personalità, un unico obiettivo

“Io sono la rigorosa, lei la creativa”, ride Daniela indicando la sorella. “Sono introversa ma il mio lavoro è in mezzo alla gente e non in cucina. Mi piace la cucina ma lavoro in sala. Ho imparato a superare i miei limiti, affrontando sfide come l’ampliamento del locale. Ci sono voluti tanta determinazione e sacrificio.”

Cristina annuisce e aggiunge: “Io mi occupo degli acquisti, del marketing e dei social. Sono la più estroversa, mi piace parlare con i clienti, ascoltare le loro storie. Le recensioni positive che vedi online? Spesso nascono da relazioni costruite tavolo dopo tavolo.”

Mi mostrano il cellulare con l’account Instagram del ristorante: foto di crudi coloratissimi, riprese della sala durante le serate più affollate, video della cucina in azione. “Prima di noi, il San Glicerio esisteva solo per il passaparola. Oggi abbiamo clienti che arrivano da fuori Milano dopo aver visto le nostre foto sui social”, dice orgogliosa Cristina.

Mentre parliamo, un cameriere si avvicina con un plateau di crudi. “Le faccio assaggiare la nostra specialità”, sorride Daniela. “Questo è il nostro biglietto da visita.”

Un viaggio di sapori dal mare Adriatico

Il piatto che mi presentano è un tripudio di colori e consistenze: gamberi rossi di Mazara, scampi dell’Adriatico, carpaccio di ricciola, tartare di tonno. Tutto condito con semplicità: olio extravergine pugliese, limone, un tocco di sale.

“Il segreto è la qualità del prodotto”, spiega Daniela mentre osserva la mia reazione al primo assaggio. “Non serve mascherare il sapore con salse elaborate quando la materia prima è eccellente.”

E ha ragione. Il gambero rosso si scioglie letteralmente in bocca, lasciando quel retrogusto dolce e minerale che solo i crostacei appena pescati possono avere.

“Ogni mattina seleziono personalmente il pescato”, continua. “Niente di congelato, niente di allevato. Solo pesce selvaggio, scelto con cura. Costa di più, certo, ma i nostri clienti sanno riconoscere la differenza.”

Un cliente al tavolo accanto intercetta il nostro discorso e interviene spontaneamente: “Vengo qui da vent’anni, prima con mio padre e ora porto i miei figli. Il pesce è sempre stato il migliore di Milano.”

Questo commento improvviso conferma ciò che avevo intuito: il San Glicerio non è solo un ristorante, è un luogo dove si tramandano tradizioni, sia per chi ci lavora che per chi lo frequenta.

Tra i tavoli: un’atmosfera da casa pugliese

La sala è ampia ma non dispersiva, può ospitare fino a 50 persone. Il locale nel complesso contiene 120 posti comodi. L’arredamento è elegante senza essere pretenzioso, con richiami sottili alla Puglia: ceramiche colorate, qualche fotografia in bianco e nero della costa adriatica, un angolo con bottiglie di olio extravergine pugliese in bella mostra.

Mentre parliamo, osservo il personale muoversi con precisione tra i tavoli. C’è Michela che serve con un’agilità sorprendente. “Lavora con noi da 20 anni, ha 44 anni. Conosce i gusti dei clienti abituali meglio di noi”, spiega Daniela con affetto.

Questa continuità nello staff è un altro elemento che contribuisce all’atmosfera familiare. Non è solo marketing, è realtà vissuta. “Siamo uno staff di ragazzi giovani”, conferma Cristina.

I principi di una leadership al femminile

Quando chiedo quali siano i segreti per mantenere un’attività di successo per così tanto tempo in un settore difficile come la ristorazione, Daniela risponde senza esitazioni.

“Rimanere saldi ai valori e agli insegnamenti che ci hanno accompagnato fino a qui. Papà ci ha insegnato che la qualità non è negoziabile. Mai scendere a compromessi sugli ingredienti, anche quando i costi aumentano.”

Fa una pausa, poi aggiunge: “Allo stesso tempo, bisogna seguire e aggiornarsi al passo con il periodo che si vive economicamente e professionalmente. Il mondo cambia velocemente, e o ti adatti o chiudi.”

“E soprattutto”, conclude alzando lo sguardo come per sottolineare l’importanza di ciò che sta per dire, “guardare sempre avanti, perché solo così si può puntare in alto.”

Cristina annuisce e aggiunge: “Essere donne in questo settore non è sempre facile. Ancora oggi alcuni fornitori preferiscono parlare con il nostro chef piuttosto che con noi. Ma questo ci ha reso più determinate. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, ma lo facciamo comunque ogni giorno.”

Il futuro: tra tradizione e innovazione

Mentre ci avviamo alla conclusione dell’intervista, chiedo alle sorelle Arcieri quali siano i loro progetti per il futuro.

“Vogliamo continuare a essere un punto di riferimento per la cucina di mare autentica a Milano”, risponde Daniela. “Non inseguiamo le mode, non ci interessa comparire nelle guide dei locali trendy. Preferiamo che i nostri clienti tornino perché qui trovano sempre la stessa qualità, lo stesso calore.”

Cristina è più specifica: “Stiamo pensando di ampliare l’offerta dei crudi, che è la nostra punta di diamante. E poi c’è il progetto di una piccola linea di prodotti gastronomici tipici pugliesi, ma è ancora in fase embrionale.”

È evidente che le due sorelle hanno le idee chiare: evolversi senza snaturarsi, guardare al futuro mantenendo solide radici nel passato.

Prima di congedarmi, faccio un ultimo giro in sala. È quasi mezzanotte ma il locale è ancora pieno. C’è un’atmosfera di convivialità genuina, lontana anni luce da quella di tanti ristoranti alla moda che popolano Milano.

Alla porta, Daniela mi saluta con una stretta di mano decisa. “La prossima volta deve assolutamente provare i nostri spaghetti con i ricci di mare”, mi dice. “Li prepariamo solo quando i ricci sono nel loro periodo migliore. È una questione di rispetto per il prodotto.”

Un angolo di Puglia nel cuore di Milano

Se siete amanti del pesce autentico e cercate un’esperienza gastronomica che va oltre il semplice pasto, il San Glicerio Uno è un indirizzo da segnare. Non aspettatevi fusion food o impiattamenti instagrammabili, ma preparatevi a un viaggio nei sapori genuini del mare Adriatico e nella calorosa ospitalità pugliese.

Che sia per una cena romantica, una riunione di lavoro o una serata con amici, questo storico locale saprà accogliervi con la professionalità e il calore che lo contraddistinguono da oltre mezzo secolo.

Per prenotazioni, potete contattare il ristorante al numero 02 6424710, oppure inviare una mail a prenotazioni@sangliceriouno.it. Per scoprire di più sulla storia del locale e dare un’occhiata al menu, visitate il sito www.sangliceriouno.it.

Un consiglio? Fidatevi delle raccomandazioni del personale e lasciatevi guidare in un percorso gastronomico che, ne sono certa, vi farà tornare più e più volte in questo angolo di Puglia nel cuore di Milano.

E per gli amanti della cucina giapponese, vale la pena menzionare che la tradizione culinaria della famiglia Arcieri si estende anche attraverso Azabu 10, guidato dal fratello delle due sorelle, che ha continuato con una punta di innovazione la raffinata cucina Omakase.

Un’esperienza gastronomica complementare che potete scoprire visitando il sito web: https://azabu10byarcieri.com/home.html

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