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Quando l’Hummus Diventa Rivoluzione Sociale

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

La Storia di Shaza Saker e del Sogno che Ha Trasformato Roma in una Città Più Umana

Dalla Siria ai Navigli: come una cooperativa di catering ha ribaltato ogni pregiudizio sui rifugiati

C’è un momento preciso in cui Shaza Saker ha capito che doveva fare qualcosa. Era il marzo 2017, i telegiornali parlavano ancora ogni sera dei rifugiati siriani, e lei – nata a Damasco ma romana da quarant’anni – non riusciva più a sopportare quella sensazione di impotenza. “Ne avevo abbastanza di sentirmi triste, frustrata e impotente,” racconta oggi dalla cucina industriale di HummusTown, la cooperativa sociale che ha fondato e che oggi dà lavoro a quindici rifugiati.

La sua non è stata una decisione improvvisa, ma il risultato di una consapevolezza maturata nel tempo. Vivendo a Roma da una vita, Shaza aveva visto da vicino le difficoltà di integrazione, i pregiudizi, le opportunità sprecate. Ma soprattutto aveva capito una cosa che molti sembrano dimenticare: “Nessuno di loro è qui perché è contento di aver lasciato la sua famiglia e la sua casa.”

Una Rivoluzione Che Sa di Casa

HummusTown nasce nel 2018 con un’idea semplice quanto rivoluzionaria: trasformare la cucina siriana in un ponte tra culture, offrendo ai rifugiati non la carità, ma un lavoro dignitoso. “HummusTown vuole fornire un reddito dignitoso ai rifugiati siriani in cerca di asilo in Italia,” spiega Shaza, ma dietro questa dichiarazione d’intenti c’è molto di più.

La cooperativa opera su più fronti: catering per eventi, delivery che ha spopolato durante il lockdown, e una rete di bistrot che hanno conquistato i palati romani. Ma ogni piatto servito porta con sé una storia, una dignità restituita, un pregiudizio abbattuto.

Il successo è arrivato quasi subito. I romani si sono innamorati dell’hummus cremoso, dei falafel croccanti, della pizza siriana che non ha nulla da invidiare a quella napoletana. E dietro ogni ordinazione c’era la consapevolezza di partecipare a qualcosa di più grande di un semplice pasto.

Le Sfide di Chi Vuole Cambiare le Cose

Non è stato tutto rose e fiori, naturalmente. Shaza non nasconde le difficoltà iniziali: “La navigazione di una burocrazia sconosciuta, l’ottenimento di finanziamenti e il superamento delle barriere culturali” sono stati ostacoli enormi. Immaginatevi di dover spiegare a un funzionario dell’ufficio del lavoro che volete assumere persone che magari parlano a malapena l’italiano, ma sanno preparare piatti che potrebbero conquistare anche Cracco.

Oggi le sfide sono diverse ma non meno complicate. Il mercato della ristorazione romana è spietato, la concorrenza feroce. “Mantenere una domanda costante in un contesto economico fluttuante e garantire salari equi al team rimangono ostacoli significativi,” ammette Shaza con quella onestà che caratterizza chi ha i piedi ben piantati per terra.

Ma è proprio questa capacità di guardare in faccia la realtà senza perdere l’ottimismo che rende speciale questa storia. Quando il flusso di rifugiati siriani è diminuito, invece di chiudere baracca, HummusTown ha allargato i propri orizzonti: oggi supporta “altre comunità vulnerabili, inclusi rifugiati provenienti da paesi diversi dalla Siria, vittime di abusi domestici e italiani economicamente emarginati che hanno subito il peso maggiore della pandemia.”

Verde Come la Speranza

C’è un dettaglio che la dice lunga sulla mentalità di Shaza: l’ossessione per la sostenibilità ambientale. “Niente di ciò che faremo avrà un impatto negativo sul pianeta,” dice con la determinazione di chi non fa promesse a vuoto. Imballaggi biodegradabili, zero plastica, raccolta differenziata maniacale. E ora il sogno è un furgone elettrico per le consegne.

“Vogliamo assicurarci che quando ti diamo il nostro cibo, non sia solo sano e buono, ma anche a impatto zero. Prodotto con amore, consegnato con energia rinnovabile.” Suona un po’ hippie, ma quando vedi la passione nei suoi occhi capisci che è serissima.

I Numeri del Successo

I giornali se ne sono accorti presto. La Repubblica, il Corriere, Gambero Rosso, persino Rai News: tutti hanno raccontato questa storia che sa di riscatto sociale. Non è solo cronaca rosa, è la dimostrazione che un’idea giusta, portata avanti con determinazione, può davvero cambiare le cose.

“Un piccolo locale con un bel dehors dove fermarsi a mangiare falafel squisite, pizza siriana, wrap, hummus, mutabbal e tante altre specialità saporite,” ha scritto un giornalista dopo aver provato il loro cibo. Ma dietro quelle “specialità saporite” c’è molto di più: c’è la storia di Mahmoud che ha imparato l’italiano tra i fornelli, di Fatima che ora riesce a mandare qualche soldo alla famiglia rimasta in Siria, di Hassan che ha riscoperto la dignità del lavoro.

La Ricetta del Cambiamento

Quello che colpisce di più di Shaza è la sua capacità di non perdere mai di vista l’obiettivo principale: dimostrare che “i rifugiati possono essere anche una fonte di cultura, empatia, resilienza e tanta buona volontà.” Ogni volta che un cliente si complimenta per un piatto, ogni volta che qualcuno chiede la ricetta dell’hummus, ogni volta che si crea quel momento di connessione umana intorno a un tavolo, l’obiettivo è centrato.

Non è beneficenza, è business. Non è assistenzialismo, è integrazione vera. “Hummustown vuole essere un progetto di umanizzazione del rifugiato siriano che cerca integrazione dalla porta principale,” come ha scritto un osservatore. La porta principale, non quella di servizio. La differenza è enorme.

Il Crowdfunding Come Abbraccio Collettivo

Due anni fa hanno lanciato una campagna di crowdfunding per la cucina industriale. L’obiettivo è stato raggiunto in tempi record. “Grazie alla generosità della gente, abbiamo raccolto abbastanza soldi per ottenere una cucina industriale che ora è la nostra casa e il cuore di HummusTown,” racconta Shaza con gli occhi che si illuminano.

Ora puntano al furgone elettrico. Non è solo una questione pratica – le consegne sono il loro tallone d’Achille – ma anche simbolica. Vuol dire guardare al futuro, investire in tecnologie pulite, dimostrare che si può fare impresa sociale senza compromessi.

Le Lezioni di Una Pioniera

Parlando con Shaza emergono alcuni ingredienti fondamentali per chiunque voglia fare la differenza nel sociale. Prima di tutto, l’autenticità: non fingere di essere quello che non sei, ma trasformare le tue radici in un punto di forza. Poi la resilienza: accettare che non tutto andrà come previsto, ma non mollare mai la presa sull’obiettivo finale.

E poi c’è la capacità di raccontare la propria storia. Shaza è bravissima in questo: ogni intervista, ogni post sui social, ogni incontro con un potenziale cliente diventa un’occasione per spiegare che dietro ogni piatto c’è una persona, una storia, una dignità.

Il Futuro Ha Il Sapore della Diversità

I piani per il futuro sono ambiziosi: corsi di cucina siriana per i romani, prodotti confezionati da vendere nei supermercati, partecipazione a fiere ed eventi. Ma l’obiettivo rimane sempre lo stesso: “Coinvolgere la comunità locale, i clienti e i sostenitori in attività che rafforzino il legame con la cooperativa.”

Non è solo questione di business, è costruzione di una comunità. Ogni cliente che diventa affezionato, ogni azienda che sceglie HummusTown per i propri eventi, ogni persona che passa parola sui social diventa parte di un progetto più grande.

Un Piatto Alla Volta

Alla fine, la storia di HummusTown dimostra una cosa semplice ma potente: che il cambiamento sociale può iniziare da un piatto di hummus. Che l’integrazione vera passa attraverso la condivisione del cibo, la scoperta di sapori nuovi, la curiosità per culture diverse.

“Ogni acquisto contribuisce a fornire ai rifugiati un’occupazione significativa, l’indipendenza finanziaria e un percorso verso un futuro migliore a Roma,” spiega Shaza. Non è retorica, è la realtà di quindici persone che ogni giorno vanno al lavoro, guadagnano i loro soldi, costruiscono il loro futuro.

E noi, da clienti, abbiamo il privilegio di far parte di questa storia. Ogni volta che ordiniamo da HummusTown, ogni volta che scegliamo il loro catering per un evento, ogni volta che consigliamo il loro hummus a un amico, stiamo partecipando a una piccola rivoluzione quotidiana.

Il Coraggio di Credere

Shaza Saker ha dimostrato che con un po’ di coraggio, una buona idea e tanta determinazione si può davvero cambiare il mondo. Un piatto alla volta, una storia alla volta, una persona alla volta. La sua HummusTown non è solo una cooperativa sociale, è la dimostrazione vivente che l’integrazione è possibile, che i pregiudizi si possono abbattere, che la diversità è una ricchezza da valorizzare.

In un’epoca in cui spesso prevalgono paura e chiusura, storie come questa ci ricordano che un altro mondo è possibile. Un mondo dove il sapore dell’hummus sa di casa per tutti, dove la cucina siriana diventa parte della tradizione romana, dove ogni rifugiato può diventare ambasciatore della propria cultura.


Volete essere parte di questa rivoluzione? Visitate il sito www.hummustown.com, ordinate i loro piatti straordinari, scegliete il loro catering per i vostri eventi. Non è solo cibo eccezionale – è il modo più gustoso per contribuire a costruire una società più inclusiva e umana. Perché HummusTown non è solo un ristorante: è un progetto di umanità che cresce grazie al contributo di ognuno di noi. E fidatevi: dopo aver assaggiato il loro hummus, non riuscirete più a farne a meno.

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