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Pasticceri per passione: Claudio Parodi e il dolce coraggio di chi ha iniziato a diciassette anni

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Quando la farina era già un destino

Ovada, provincia di Alessandria, Monferrato. Una di quelle cittadine piemontesi che sembrano piccole finché non ci entri davvero — finché non scopri che hanno una storia gastronomica più lunga di molte metropoli, che i loro artigiani vengono cercati da mezza Italia, che le loro specialità viaggiano in scatole di carta velina fino ai destinatari più lontani. In questo contesto, la Pasticceria Claudio non è semplicemente un negozio di dolci. È una delle storie più belle che il commercio artigianale italiano del secondo Novecento abbia da raccontare.

Claudio Parodi ha aperto la sua pasticceria nel 1971. Aveva diciassette anni. Non è un dettaglio biografico secondario: è il cuore di tutto, il punto da cui si capisce chi è quest’uomo e perché quello che ha costruito ha resistito per più di mezzo secolo. A diciassette anni, la maggior parte delle persone sta ancora cercando di capire cosa vorrà fare da grande. Claudio aveva già deciso. Anzi: stava già facendo.

C’era però un problema pratico, di quelli che avrebbero scoraggiato chiunque fosse meno determinato. A quell’età non si possono firmare contratti, non si possono compiere atti di commercio in piena autonomia. La legge, in questo, è precisa. Ma Claudio non si è fermato davanti a questo ostacolo: ha richiesto e ottenuto l’emancipazione straordinaria, lo strumento giuridico che all’epoca consentiva ai minori di operare come se fossero maggiorenni in ambito commerciale. Un atto formale, certo. Ma anche un atto di volontà che dice molto sulla determinazione di chi lo ha compiuto.

Le scuole della Liguria e della Toscana

Prima di Ovada, c’erano stati gli anni della formazione. Non accademica — Claudio è un uomo di bottega, nel senso più nobile del termine — ma profondamente seria, costruita sul campo, giorno per giorno, osservando, imitando, sbagliando, correggendo. Le pasticcerie in cui aveva lavorato tra la Liguria e la Toscana erano luoghi in cui il mestiere si insegnava ancora come si insegnava una volta: con poca teoria e moltissima pratica, con le mani dentro l’impasto molto prima di capire le reazioni chimiche che lo governavano.

“Ho imparato molto,” dice Claudio con quella sobrietà tipica di chi non ha bisogno di amplificare ciò che ha vissuto perché i fatti sono già sufficientemente eloquenti. E in effetti bastano così: ho imparato molto. In quelle tre parole ci sono anni di levatacce, di forni già caldi quando fuori era ancora notte, di decorazioni rifatte perché la prima versione non era abbastanza precisa, di maestri esigenti che non accettavano il “quasi bene” come risposta.

È da quella formazione che nasce il Claudio imprenditore: non dal caso, non dalla fortuna, ma da un apprendistato serio, vissuto con la consapevolezza che ogni cosa imparata altrove sarebbe diventata un mattone della casa che avrebbe costruito a Ovada.

Una famiglia come impresa: il modello Parodi

Una delle caratteristiche più singolari — e più belle — della storia della Pasticceria Claudio è il suo carattere familiare. Non si tratta di un’etichetta commerciale, di quelle che si mettono sulle confezioni per evocare calore e tradizione. Si tratta di qualcosa di letteralmente vero: nel tempo, attorno a Claudio si sono raccolti i suoi cinque fratelli, tutti maschi, poi il padre, la madre, la zia. La pasticceria è diventata progressivamente un affare di famiglia nel senso più concreto e profondo.

Gestire un’impresa familiare è una delle forme di leadership più complesse che esistano. Le dinamiche sono diverse da quelle di un’azienda strutturata: i ruoli si sovrappongono alle relazioni personali, le decisioni di lavoro si intrecciano con la vita quotidiana, i conflitti professionali rischiano di diventare conflitti familiari e viceversa. Chi riesce a tenere insieme tutto questo — e a farlo per decenni — dimostra qualcosa che non si trova nei manuali di management.

“Mi ritengo fortunato per il grande supporto della mia famiglia,” dice Claudio. “Insieme guardiamo al futuro cercando di migliorarsi sempre.” La parola “fortunato” colpisce, perché potrebbe sembrare una sottovalutazione del proprio ruolo. Ma forse è il contrario: forse è la dimostrazione che Claudio sa benissimo che nessun imprenditore costruisce da solo, e che riconoscere il contributo degli altri non è debolezza ma intelligenza.

Ancora oggi, a distanza di più di cinquant’anni dall’apertura, Claudio coordina il lavoro della sua famiglia con impegno e passione. Non si è ritirato, non ha delegato tutto, non ha trasformato la propria esperienza in una rendita. È ancora lì, presente, con le mani nel lavoro. E quella presenza ha un valore che va ben oltre l’operatività: è un messaggio continuo, ogni giorno, a chi lavora con lui.

La Polenta di Ovada: come si crea un’istituzione

Nel 1971, lo stesso anno in cui apriva la pasticceria, Claudio Parodi creava la Polenta di Ovada. Una torta — il nome potrebbe ingannare, ma si tratta di un prodotto di pasticceria — che lui stesso aveva ideato, e che nel giro degli anni sarebbe diventata qualcosa di molto più grande di un semplice dolce di produzione.

Più di cinquant’anni dopo, la Polenta di Ovada è ancora richiesta. La chiedono gli ovadesi, che ci sono cresciuti, che la associano a ricordi precisi, a occasioni specifiche, a un sapore che per loro ha il significato di una parola della propria lingua madre. La chiedono i turisti, che arrivano in Monferrato per i paesaggi, per il vino, per l’aria — e poi trovano questa torta e capiscono che c’è un altro motivo per tornare.

Creare un prodotto che dura cinquant’anni senza perdere la propria identità è una delle imprese più difficili nel mondo alimentare. Il mercato cambia, i gusti evolvono, le mode culinarie si succedono a velocità sempre maggiore. Rimanere riconoscibili attraverso tutto questo non è immobilismo: è una forma di coerenza che richiede una fiducia profonda in ciò che si fa. Claudio quella fiducia l’ha sempre avuta, e la Polenta di Ovada ne è la prova più eloquente.

Tartufini e Amaretti: il passaporto del Monferrato

Accanto alla Polenta di Ovada, la Pasticceria Claudio ha costruito nel tempo altri due punti fermi della propria offerta, che insieme alle torta formano quello che la pasticceria stessa definisce il “passaporto per chi vuole portare un dolce ricordo di Ovada.”

I Tartufini sono cioccolatini di prima scelta — al latte, fondente, con nocciole Piemonte IGP — che rappresentano forse il prodotto in cui si vede più chiaramente la filosofia di Claudio riguardo alla materia prima. La scelta di utilizzare nocciole a indicazione geografica protetta non è un dettaglio da brochure: è una posizione, una scelta di campo. Significa che quando il mercato offre alternative più economiche, Claudio dice no. Significa che la qualità dell’ingrediente non è un lusso ma una condizione, che non si può parlare di artigianato se poi si baratta la materia prima per risparmiare qualcosa sul costo.

Gli Amaretti di Claudio — con mandorle, leggeri, friabili — completano questo trittico con una semplicità che è, in realtà, il risultato di anni di lavoro. Fare una cosa semplice in modo perfetto è infinitamente più difficile che fare una cosa complicata in modo accettabile. Un buon amaretto è un equilibrio sottile: troppo secco e diventa duro, troppo umido e perde la sua struttura, troppo dolce e copre il sapore della mandorla. Claudio questo equilibrio lo conosce, e lo ripete ogni giorno con la costanza di chi sa che l’eccellenza non si improvvisa.

Questi tre prodotti viaggiano in tutta Italia. Non sono distribuiti attraverso canali industriali, non hanno una rete commerciale strutturata nel senso aziendale del termine: viaggiano perché chi li ha assaggiati li vuole di nuovo, perché chi li riceve in dono vuole sapere dove comprarli, perché il passaparola — la forma più antica e più affidabile di marketing — funziona ancora quando il prodotto lo merita davvero.

Il catering nei castelli: una visione che anticipava i tempi

C’è un capitolo della storia della Pasticceria Claudio che, a guardarlo con gli occhi di oggi, ha quasi del visionario. Nel 1971 — l’anno zero dell’impresa, quello in cui tutto comincia — Claudio non si limita ad aprire il negozio: inaugura anche la linea catering, portando i propri prodotti nelle location più prestigiose del Monferrato. Castelli storici, ville padronali, residenze nobiliari immerse nelle colline tra Alessandria e Asti.

Bisogna capire cosa significava questo nel 1971. Il catering come servizio strutturato e di qualità era ancora una realtà pionieristica in Italia, soprattutto fuori dalle grandi città. L’idea che una pasticceria artigianale potesse — e dovesse — portare i propri prodotti all’interno di eventi di alto livello, in contesti di eccellenza architettonica e paesaggistica, era tutto tranne che scontata.

Claudio la scontata non l’ha mai trovata. L’ha vista, invece, come un’estensione naturale di ciò che stava costruendo: se i prodotti erano buoni, meritavano i contesti migliori. Se il Monferrato aveva castelli e ville che ospitavano eventi di rilievo, quei castelli e quelle ville meritavano una pasticceria all’altezza. Non c’è arroganza in questo ragionamento — c’è semplicemente rispetto per il proprio lavoro.

“Siamo stati i primi nel 1971 ad inaugurare questa linea,” ricorda l’azienda. E quella priorità storica conta, non come vanto vuoto, ma come testimonianza di una capacità di guardare avanti che avrebbe poi caratterizzato tutto il percorso di Claudio.

Il Caffè Trieste e la crescita silenziosa

Nel corso degli anni, la Pasticceria Claudio ha cresciuto anche fisicamente. Claudio ha acquistato nuovi locali, ha esteso la presenza sul territorio, ha costruito quello che oggi si potrebbe definire un piccolo gruppo imprenditoriale radicato nel tessuto commerciale e culturale di Ovada.

Il passo più significativo in questa direzione è stato probabilmente l’acquisizione del Caffè Trieste, locale storico della città, che oggi è gestito da due dei fratelli di Claudio. Il Caffè Trieste non è un negozio qualunque: è uno di quei luoghi che nelle città di provincia custodiscono la memoria collettiva, che hanno ospitato generazioni di clienti, che sono parte integrante dell’identità urbana di un posto.

Portare il Caffè Trieste nella famiglia Parodi significa anche assumersi una responsabilità nei confronti di quella storia. Significa non limitarsi a gestire un locale ma prendere in custodia un pezzo di Ovada. È un atto che richiede sensibilità, rispetto per ciò che era prima di te, volontà di continuare qualcosa piuttosto che semplicemente sfruttarlo.

Il fatto che Claudio abbia affidato questa gestione ai propri fratelli dice molto sul modello di leadership che ha costruito nel tempo: non centralizzazione, ma distribuzione della responsabilità. Non controllo totale, ma fiducia nelle persone che lavorano con te.

Attenzione al mercato: la dote più rara

Claudio Parodi si descrive come “una persona attenta ai cambiamenti del mercato, cercando di stare al passo delle esigenze sempre mutevoli dei clienti.” È una definizione modesta, quasi tecnica, che rischia di far sembrare questa capacità una competenza ordinaria. Non lo è.

Il mercato alimentare degli ultimi cinquant’anni è stato uno dei terreni più instabili e competitivi dell’economia italiana. Sono cambiati i modelli di consumo, le abitudini di acquisto, la sensibilità verso gli ingredienti, la percezione del valore, i canali attraverso cui si raggiungono i clienti. Molte piccole imprese artigianali non ce l’hanno fatta: non perché i loro prodotti fossero cattivi, ma perché non hanno saputo — o voluto — adattarsi a un contesto in continua trasformazione.

La Pasticceria Claudio è sopravvissuta e prospera. E lo ha fatto senza tradire la propria identità, senza inseguire mode passeggere, senza trasformarsi in qualcosa di diverso da ciò che era. Questo equilibrio — tra adattamento e coerenza, tra apertura al cambiamento e fedeltà a se stessi — è probabilmente la forma di intelligenza imprenditoriale più difficile da coltivare, e Claudio la pratica da mezzo secolo.

Volontà, costanza, qualità: tre parole che durano

“Volontà, costanza, qualità.” Sono le tre parole d’ordine che Claudio Parodi indica come guida della propria impresa. Tre parole semplici, quasi elementari — eppure, messe insieme e vissute davvero, sono la formula più rara che esista nel mondo del lavoro.

La volontà è quella di un ragazzo di diciassette anni che chiede l’emancipazione straordinaria pur di aprire la sua pasticceria. È la spinta iniziale, l’energia che fa partire tutto, il rifiuto di aspettare che le condizioni siano perfette perché le condizioni perfette non arrivano mai.

La costanza è ciò che trasforma quella spinta iniziale in qualcosa di duraturo. È il lavoro di ogni mattina, la disciplina di chi sa che la qualità non si improvvisa, che un buon prodotto è il risultato di mille scelte piccole e precise prese ogni giorno, spesso quando nessuno guarda. La costanza è la virtù meno spettacolare e più necessaria: senza di essa, la volontà si consuma in fretta.

La qualità, infine, è il risultato di tutto questo. Non come slogan, non come posizionamento di marketing, ma come pratica quotidiana, come standard che non si abbassa mai, come rispetto per il cliente che entra nel negozio e sceglie di fidarsi di te. Ogni Tartufino, ogni Amaretto, ogni fetta di Polenta di Ovada è una promessa rinnovata: che il lavoro fatto dietro le quinte vale il prezzo che si paga al banco.

Un’eredità che appartiene a una città intera

La storia di Claudio Parodi e della sua pasticceria non è solo la storia di un’impresa di successo. È la storia di un uomo che ha costruito qualcosa che appartiene, nel profondo, alla comunità in cui vive e lavora. I prodotti della Pasticceria Claudio sono parte del patrimonio gastronomico di Ovada e del Monferrato: la Polenta di Ovada, gli Amaretti, i Tartufini sono forme di memoria collettiva oltre che eccellenze artigianali.

In un momento storico in cui l’artigianato alimentare italiano è celebrato — e spesso imitato — ovunque nel mondo, storie come quella di Claudio ricordano da dove viene tutto questo: da persone concrete, con le mani sporche di farina, che hanno scelto un mestiere e lo hanno praticato con dedizione assoluta per tutta la vita.

Se siete in Monferrato, se passate da Ovada, la Pasticceria Claudio merita una visita — non solo per i dolci, che già da soli giustificherebbero il viaggio, ma per il racconto che quegli stessi dolci sanno fare. Per informazioni e prenotazioni per il servizio catering, o semplicemente per sapere cosa troverete in negozio, potete contattare direttamente Claudio in pasticceria, dove risponde di persona. Perché anche questo, in fondo, è coerente con tutto il resto: dopo più di cinquant’anni, è ancora lì.

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