Da un piccolo laboratorio sul lungocanale di Riccione a un punto di riferimento che i clienti hanno scelto di seguire, il racconto di un gelatiere che ha fatto della coerenza e del lavoro di famiglia la sua vera ricetta
Ci sono attività che si raccontano da sole, con le insegne luminose e le file fotografate per i social. E poi ci sono quelle che si raccontano attraverso le persone che tornano. Panna&Cioccolato, la gelateria di Antonio Vandi a Riccione, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non sta nel cuore della movida, non punta sull’effetto scenografico, non insegue le mode dell’estate. Eppure, quando ha cambiato sede spostandosi in una zona più defilata, i clienti l’hanno cercata, raggiunta, ritrovata. E questo, in un mestiere dove la posizione è tutto, dice già molto su chi c’è dietro al banco.
il gelato lo giudicano i clienti
La prima cosa che colpisce, parlando con Antonio, è la sua reticenza a parlare di sé. Gli chiedi cosa renda speciale la sua gelateria e lui, invece di elencare gusti e primati, gira la domanda. “Ciò che ci rende speciali bisognerebbe chiederlo ai clienti abituali, a quelli occasionali e che poi ritornano volentieri, ai clienti stagionali che tornano ogni anno perché è rimasta loro la voglia di gustare nuovamente il nostro gelato.” Poi, quasi sottovoce, arriva la parte che conta: “A tutti loro che danno a noi tanta soddisfazione e orgoglio per quello che facciamo.”
Non è una schermata di falsa modestia. È un modo preciso di intendere il lavoro. Antonio non stabilisce da sé quanto vale ciò che fa: lascia che sia il ritorno delle persone a dirlo. In un’epoca in cui chiunque si autoproclama “il migliore”, questa scelta di affidare il giudizio a chi paga il conto è quasi rivoluzionaria. E, a ben vedere, è anche la forma di controllo qualità più spietata che esista: i clienti, se un gelato non li convince, semplicemente non tornano. Loro, invece, tornano.
Chi conosce Riccione sa dove cercarlo. La gelateria si trova sul viale Emilia, quello che dalla celebre rotonda delle vele — sulla statale — scende dritto verso il mare, in zona Alba, tra le piscine e i campi sportivi. Parcheggi liberi in strada, proprio davanti all’ingresso: un dettaglio che sembra minimo ma che chiunque abbia cercato posto d’estate sulla riviera sa quanto pesi. Antonio queste cose le sa, perché il suo mestiere lo conosce da dentro, da moltissimi anni.
a bottega da un vecchio maestro
Per capire da dove arriva bisogna tornare al 1992, a Bologna. Antonio non ha imparato il mestiere a un corso weekend né guardando tutorial. L’ha imparato nel modo antico: mettendosi a bottega da un anziano esperto del settore, uno di quelli che il gelato lo facevano prima che diventasse di moda. Osservare, sbagliare, correggere, ripetere. L’apprendistato vero, quello che ti entra nelle mani e non se ne va più.
E qui c’è già un primo insegnamento, che Antonio racconta senza nemmeno rendersene conto. Tra quell’anno di apprendistato e l’apertura del suo primo negozio passano quattordici anni. Quattordici. Non è indecisione, è preparazione. C’è chi apre un’attività al primo colpo di entusiasmo e chi, come lui, aspetta di essere davvero pronto. La pazienza, in fondo, è una forma di rispetto verso il mestiere e verso i clienti che verranno.
Il primo Panna&Cioccolato apre a dicembre del 2006, in zona porto, sul lungocanale. Un locale piccolo. Piccolo per davvero, tanto che “ben presto è diventato troppo piccolo”, ricorda Antonio. Ed è uno di quei problemi che ogni imprenditore vorrebbe avere: lo spazio non basta più perché il lavoro cresce. Così, a febbraio del 2009, il trasferimento a pochi passi, sopra la ferrovia, sempre in zona lungocanale. Ed è lì che Antonio mette radici per quattordici anni, fino a novembre del 2023.
Li liquida con tre parole, “con grandi soddisfazioni”, ma dietro quel pudore c’è un pezzo enorme di vita. Quattordici estati sulla riviera, con il ritmo forsennato che chi lavora in Romagna d’agosto conosce bene. Migliaia di coni, di coppette, di torte gelato consegnate per compleanni e comunioni. Bambini che entravano tenendo la mano ai genitori e che oggi, cresciuti, entrano da soli a comprare lo stesso gusto di allora. Un’attività di quartiere, nel senso più bello del termine: un pezzo del paesaggio quotidiano delle persone.
la scommessa di ricominciare
Poi, nel novembre del 2023, la decisione che avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque: chiudere. Chiudere un locale avviato da quasi quindici anni, con la sua clientela affezionata e la sua visibilità conquistata metro dopo metro, per ripartire altrove. La nuova sede, in via Emilia 38, apre a marzo del 2024. Completamente nuova. E in una zona più decentrata rispetto a prima.
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza col commercio sa cosa comporta un passo simile. Cambiare indirizzo significa rimettere sul tavolo tutto quello che hai costruito: le abitudini dei clienti, il passaparola, la certezza di essere trovato. Non è un trasloco, è una scommessa. E Antonio la affronta con i piedi per terra, senza illusioni. “La zona è decentrata e pensavo di lavorare comunque bene soprattutto con l’asporto”, racconta. Le previsioni, insomma, erano caute: mi accontenterò dell’asporto, mi organizzerò così.
Poi è successo qualcosa che nemmeno lui si aspettava. “Non immaginavo che tanta clientela comunque ci seguisse e tanta nuova ne arrivasse allo stesso tempo.” Lo dice ancora oggi con una nota di stupore che non ha smesso di essere sincera. I clienti di sempre non l’hanno lasciato al vecchio indirizzo: si sono spostati con lui, hanno cambiato tragitto, hanno cercato il nuovo civico. E nel frattempo ne sono arrivati di nuovi, come se la voce si fosse sparsa da sola.
C’è poco di casuale in tutto questo. Quando le persone modificano le proprie abitudini pur di continuare a comprare il tuo gelato, significa che negli anni hai costruito qualcosa che va oltre il prodotto: un rapporto. La fedeltà, quella vera, non si compra con le promozioni. Si guadagna una stagione dopo l’altra, un cono alla volta, e Antonio se l’è guadagnata onestamente. Il che non vuol dire che sia stato facile — e lui è il primo a metterlo in chiaro. “Tutto ciò naturalmente non è stato un percorso sempre facile, al contrario con tanto sacrificio e fatica.” Il sacrificio, nel suo racconto, non è un dettaglio da nascondere sotto il tappeto delle storie di successo: è la sostanza stessa di ciò che ha costruito.
la scelta di restare uno solo
C’è un punto in cui Antonio prende una strada opposta a quella che il manuale dell’imprenditore di successo suggerirebbe. Il manuale dice: cresci, apri il secondo punto vendita, poi il terzo, moltiplica, scala. Lui ha deciso di no. E l’ha deciso non per pigrizia o per mancanza di ambizione, ma per una convinzione maturata sul campo.
“Mi considero una persona che vuole rimanere aggiornato sulle richieste del mercato per cercare di offrire sempre il massimo”, spiega, “ma senza espandermi perché ho capito che è meglio concentrarsi su un lavoro e farlo bene, senza disperdere energie.”
Vale la pena rileggerla, questa frase, perché contiene una filosofia intera. In un momento storico in cui la parola d’ordine è “scalare”, Antonio rivendica il diritto di rimanere concentrato su un unico luogo. Sa che le mani di un artigiano sono due, che le ore di una giornata sono ventiquattro, e che spalmare la propria attenzione su più fronti significa quasi sempre abbassare l’asticella su tutti. Ha scelto la profondità invece dell’estensione. Un solo posto, fatto come si deve.
Attenzione, però: concentrarsi non vuol dire fermarsi. Antonio si tiene aggiornato, ascolta cosa chiede il mercato, adatta la propria proposta. La gelateria oggi conta trentaquattro gusti tra gelato, semifreddi e granite, ma non finisce lì. C’è un ampio menù di preparazioni al banco per uno spuntino, un pranzo goloso o una merenda sfiziosa, con alternative vegane e senza lattosio per chi ha esigenze particolari. E ci sono tre vetrine piene di proposte collaudate: torte gelato, monoporzioni di gelato e di semifreddo, gelati e stecchi da passeggio, biscotti con gelato, fruttini e ghiaccioli. Un’offerta pensata perché nessuno, entrando, resti a mani vuote.
A fare la differenza, più ancora dei numeri, è il modo in cui Antonio sta dietro al banco. “Offro un’attenzione alle esigenze e richieste particolari della clientela”, racconta, “cercando anche di consigliarle secondo la mia esperienza.” Chi entra da Panna&Cioccolato non trova qualcuno che si limita a riempire una coppetta: trova uno che ti chiede cosa ti piace, che ti orienta, che ti suggerisce l’abbinamento a cui non avevi pensato. Trent’anni di mestiere messi a disposizione di chi ha davanti, gratis, dentro il prezzo di un gelato.
un lavoro che sa di casa
Se si dovesse indicare l’ingrediente che tiene insieme tutta la storia, non sarebbe un gusto né una tecnica. Sarebbe la famiglia. E non nel senso da brochure, ma in quello concreto delle giornate passate a lavorare fianco a fianco. Antonio lo dice senza giri di parole: “Quello che ho creato e che sto portando avanti è un progetto con e grazie alla mia famiglia.”
Le materie prime, selezionate una a una, vengono lavorate “da me e dalla mia famiglia”. È un mestiere condiviso, in cui i legami di sangue diventano legami di lavoro e i ruoli si intrecciano. C’è qualcosa di antico in questa scelta — la bottega di una volta, dove il sapere passava di mano in mano — e insieme qualcosa di sorprendentemente moderno, in un tempo che ha smontato tante piccole imprese familiari.
Del resto la stessa presentazione dell’attività parla chiaro: la passione per i prodotti, il calore della terra di Romagna e l’amore per la famiglia sono descritti come gli “ingredienti segreti” che danno a ogni creazione quella genuina esplosione di gusto e freschezza. Sono ingredienti che non compaiono su nessuna etichetta, ma che chi assaggia percepisce. Perché un gelato fatto da chi ci tiene ha un sapore diverso da uno fatto da chi timbra il cartellino, e alla lunga la differenza si sente.
Lavorare con i propri familiari non è sempre una passeggiata, e chiunque l’abbia provato lo sa. Ma è anche una delle forze più autentiche che un’attività possa avere. Vuol dire che dietro al banco non c’è un dipendente qualsiasi, ma qualcuno che tiene al risultato quanto il titolare. Vuol dire continuità, fiducia, una direzione condivisa senza bisogno di riunioni. E vuol dire che i tre valori che Antonio stesso mette al centro — umiltà, qualità, gentilezza — non sono scritti su un cartello, ma vissuti ogni giorno da tutti quelli che ci lavorano.
quando anche il Financial Times si accorge di te
La qualità di quel laboratorio, va detto, non è rimasta un segreto tra riccionesi. Nel 2016 Panna&Cioccolato si è ritrovata protagonista di un intero capitolo del libro di Gianluca Spadoni “Dai che ce la facciamo! Storie di quelli con la fila di fuori”: sei pagine dedicate ai primi dieci anni dell’attività, tra aneddoti e personaggi noti passati di lì. E il titolo del libro, a pensarci, è già una recensione: la fila fuori dalla porta è il riconoscimento più onesto che esista, impossibile da truccare, deciso ogni giorno dalla gente comune col portafoglio in mano.
Ma la vetrina dei riconoscimenti non finisce qui. C’è un encomio dell’Associazione Consumatori di Santarcangelo di Romagna. E c’è, soprattutto, una menzione che fa sgranare gli occhi: un articolo sul Financial Times nel 2022. Che una delle testate economiche più autorevoli del pianeta si accorga di una gelateria artigianale di Riccione è il tipo di dettaglio che, da solo, racconta il livello di ciò che esce da quel banco.
Antonio queste cose le nomina di sfuggita, quasi imbarazzato, com’è nel suo carattere. Non le tiene incorniciate come trofei. Per lui il riconoscimento che conta davvero resta un altro, più silenzioso e più quotidiano: il turista che ogni anno, tornando in vacanza sulla riviera, si presenta di nuovo alla porta con la voglia precisa di quel gelato lì. Quello, più di qualsiasi giornale, è il premio che lo fa alzare la mattina.
cosa insegna un gelatiere a chi vuole guidare
Verrebbe da chiedersi cosa c’entri tutto questo con la leadership, tema attorno al quale ruota questa rivista. C’entra, eccome. Perché la storia di Antonio Vandi è un piccolo trattato di leadership travestito da storia di gelato, e le sue lezioni valgono ben oltre i confini di una gelateria.
C’è la coerenza, prima di tutto. In oltre trent’anni di mestiere Antonio non ha mai spostato la sua bussola: materie prime scelte, lavorazione curata, cliente ascoltato. Ha cambiato sede, rinnovato i locali, aggiornato il menù, ma quei principi sono rimasti immobili. Ed è proprio questa costanza a generare fiducia — la merce più difficile da produrre e la prima a mancare in tante imprese che pure crescono in fretta.
C’è l’umiltà, il valore che apre il titolo di questa storia. Un’umiltà che non è arrendevolezza: Antonio sa benissimo quanto vale il suo lavoro, semplicemente non sente il bisogno di sbandierarlo. Ed è la stessa umiltà che, dopo trent’anni, lo porta ancora a voler “rimanere aggiornato sulle richieste del mercato”, come uno che non ha mai smesso di considerarsi un allievo. I leader migliori, in ogni campo, sono spesso quelli che non credono di essere arrivati.
C’è il coraggio delle scelte scomode. Dire no all’espansione quando tutti spingono nella direzione opposta. Chiudere un locale che va bene per scommettere su uno nuovo. Puntare tutto su un solo progetto fatto per bene invece di inseguire la crescita a ogni costo. Servono nervi saldi e idee chiare per remare controcorrente, e Antonio ha dimostrato che si può vincere anche così.
E poi c’è la gentilezza, che chiude il titolo e in un certo senso tiene insieme tutto il resto. È quella disposizione a mettere la persona prima della vendita, a consigliare invece di limitarsi a incassare, ad accogliere chiunque entri — chi è vegano, chi non tollera il lattosio, chi ha un desiderio strano da soddisfare. In un lavoro di servizio la gentilezza non è un optional: è ciò che trasforma un passante in un cliente e un cliente in qualcuno che, un giorno, cambierà tragitto pur di ritrovarti.
un invito, meglio ancora un assaggio
La storia di Antonio e di Panna&Cioccolato dimostra una cosa semplice e spesso dimenticata: l’artigianato, quando è alimentato da passione vera e portato avanti con serietà, non ha nulla da invidiare alle grandi catene. Anzi, possiede qualcosa che le catene di solito perdono per strada. Ha un volto, ha un nome, ha una famiglia dietro. Ha un’anima.
Se capitate a Riccione, il tragitto è facile: dalla rotonda delle vele imboccate il viale Emilia verso il mare, direzione zona Alba, e al civico 38 troverete la gelateria, con i parcheggi liberi proprio davanti e le tre vetrine cariche di ogni golosità. Troverete trentaquattro gusti tra cui perdervi, un menù pensato per ogni ora del giorno, un’alternativa per ogni esigenza. Ma soprattutto troverete Antonio e la sua famiglia, pronti a consigliarvi il gusto giusto con quella competenza cordiale che si respira solo nei posti fatti col cuore.
Panna&Cioccolato è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 a mezzanotte; il lunedì è il giorno di riposo. Per scoprire tutte le proposte, sfogliare il menù completo o ordinare comodamente il gelato a domicilio potete visitare il sito www.pannaecioccolato.net, oppure chiamare direttamente.
Perché certe storie fatte di dedizione, sacrificio e amore per il proprio mestiere non basta leggerle: bisogna assaggiarle. E quella di Antonio Vandi, un cucchiaino alla volta, merita di essere gustata fino in fondo.

