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Il Palace Viareggio si racconta: passato, presente e futuro

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Un viaggio nella storia di un hotel storico della Versilia, tra tradizione Liberty, cultura del territorio e una leadership che guarda al futuro

C’è un momento, sulla passeggiata a mare di Viareggio, in cui la luce del tardo pomeriggio si accende di arancione e disegna sulle facciate Liberty un profilo quasi teatrale. È in questo scenario che sorge il Palace Hotel Viareggio, edificio costruito nel 1913 e custodito, dai primi anni Sessanta, dalla famiglia Marcucci. Da tre anni alla guida della struttura, e da un anno e mezzo anche Consigliere Delegato, c’è Maurizio Lavetti, un manager che parla di ospitalità con la stessa naturalezza con cui altri parlerebbero di famiglia.

Da Firenze alla Versilia, un percorso costruito passo dopo passo

Lavetti, padre di due figli, non arriva all’hotellerie per caso né per scorciatoie. La sua formazione parte da studi in Ragioneria, un bagaglio che a molti potrebbe sembrare distante dal mondo dell’accoglienza, ma che si è rivelato invece la chiave per leggere un albergo nella sua interezza. “Grazie agli studi in Ragioneria ho maturato esperienze sia nell’area amministrativa sia nella gestione delle risorse umane,” racconta, ripercorrendo gli anni in cui ha ricoperto il ruolo di Responsabile Amministrativo e HR in un noto cinque stelle di Firenze, dove ha lavorato per sette anni fin da giovanissimo.

È lì, tra bilanci e turni di lavoro, che Lavetti ha costruito quella visione d’insieme che gli avrebbe permesso, ad appena 29 anni, di diventare Direttore d’albergo. Da allora sono passati oltre vent’anni, spesi in gran parte all’interno di importanti catene alberghiere e, in particolare, nel Gruppo UNA Hotels & Resorts, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità crescente. Un curriculum solido, certo, ma che raccontato da lui perde ogni retorica da manuale di management e diventa qualcosa di più semplice: la storia di uno che ha sempre voluto capire come funzionano davvero le cose, prima di provare a cambiarle.

Oggi, alla guida del Palace, quella doppia natura, tecnica e umana, si traduce in una filosofia precisa. “La mia più grande passione è creare valore attraverso tre elementi fondamentali: la soddisfazione degli ospiti, la crescita professionale delle persone che lavorano con noi e l’applicazione delle nuove tecnologie,” spiega. E aggiunge, quasi a voler chiarire il senso profondo del proprio lavoro: “Credo che un hotel debba essere gestito come un’impresa capace di coniugare qualità dell’accoglienza, innovazione e sostenibilità economica.” Parole che, ascoltate mentre si cammina tra le sale del Palace, suonano meno come uno slogan aziendale e più come una descrizione onesta di ciò che si vede intorno.

Un palazzo Liberty che ha scelto di non tradire se stesso

Raccontare il Palace significa raccontare una scommessa fatta controcorrente. Quando tra il 2018 e il 2023 la proprietà ha avviato il grande restyling della struttura, la scelta non è stata quella di stravolgere, ma di custodire. Nelle camere è stato ricostruito da zero soltanto il bagno; materassi, cuscini e televisori sono stati sostituiti con soluzioni moderne, ma il letto, la mobilia e, dove possibile, persino il parquet sono stati restaurati mantenendo i pezzi originali risalenti agli anni Sessanta. La stessa attenzione ha guidato il recupero degli spazi comuni, dove pavimenti e arredi d’epoca convivono ancora con la vita quotidiana dell’hotel: il bar è quello originale del 1960, e sopra le teste degli ospiti pendono ancora i celebri lampadari di Murano a goccia, sopravvissuti a sei decenni di storia.

Non è un dettaglio da poco, in un settore che spesso rincorre il nuovo come unico segno di qualità. Al Palace hanno scelto la strada opposta, quella più difficile: rimettere a nuovo senza cancellare, restaurare senza sostituire, e il risultato è un albergo che profuma davvero di storia, non di imitazione della storia.

La struttura offre oggi 72 camere, suddivise tra le tipologie Classic, le Superior con vista mare frontale e le Deluxe con vista mare laterale, alcune delle quali dotate di balcone, altre di una vera e propria terrazza privata. Completano l’offerta tre appartamenti, ciascuno con due camere da letto, due bagni, una zona living con cucina e un balcone, pensati per chi cerca l’autonomia di una casa senza rinunciare ai servizi di un quattro stelle.

Terrazza, bistrò e la cucina che racconta la Versilia

Chiunque abbia soggiornato al Palace sa che il cuore pulsante della struttura si trova al quarto piano, sulla terrazza affacciata direttamente sulla storica passeggiata a mare. Da lassù la vista non conosce ostacoli: verso ovest il Mar Tirreno, con il profilo dell’Isola della Gorgona che emerge all’orizzonte nelle giornate più limpide; verso nord-ovest il litorale che si allunga fino al Golfo dei Poeti; verso est le Alpi Apuane, con i marmi di Carrara che secoli fa hanno ispirato Michelangelo, Bernini e Canova.

Su questa terrazza, aperta da maggio a settembre, vive il Blu Bar Terrazza: un luogo dove sfogliare un libro nel pomeriggio, concedersi un tè, o brindare al tramonto con un cocktail firmato. Da giugno ad agosto lo stesso spazio si trasforma in un ristorante a cielo aperto, dove lo Chef Gianluca Grosso guida la cucina insieme al proprio staff, proponendo piatti radicati nella tradizione versiliese e toscana. “L’interpretazione che diamo ai piatti è basata su un abbinamento degli ingredienti in modo da esaltarne i sapori di ognuno di essi,” raccontano dallo staff di cucina, un principio semplice ma non scontato, che pone la materia prima al centro di ogni scelta: gli ingredienti sono selezionati dando priorità ai prodotti freschi locali, senza scorciatoie.

Quando le temperature si abbassano, la scena si sposta al piano terra. Da ottobre ad aprile è il Blu Bar Bistrò, ambientato in uno stile retrò con un bancone originale dei primi anni Sessanta, ad accogliere gli ospiti, mentre il Ristorante Decò resta aperto tutto l’anno, portando avanti la stessa filosofia gastronomica anche fuori stagione. La colazione, servita nella raffinata Sala Belle Époque, propone un buffet ampio e curato, capace di andare incontro a esigenze diverse, dai prodotti halal a quelli senza glutine, senza lattosio, fino alle opzioni vegane.

Ciò che colpisce, più della singola proposta gastronomica, è la coerenza dell’insieme: al Palace il cibo non è mai scollegato dal contesto in cui viene servito, e la vista, l’atmosfera, la memoria dell’edificio diventano parte integrante dell’esperienza a tavola.

La sostenibilità raccontata come cura delle persone

Chiedere a Lavetti cosa significhi sostenibilità porta a una risposta che si allontana volutamente dai luoghi comuni sull’impatto ambientale. Al Palace il concetto viene declinato prima di tutto come legame con le persone: la maggior parte dello staff dell’hotel vive a Viareggio, e i principali fornitori con cui l’albergo lavora sono versiliesi. Anche nella scelta dei prodotti destinati alla ristorazione, la priorità va sempre alla valorizzazione del territorio, un criterio che garantisce freschezza agli ospiti e, allo stesso tempo, sostiene l’economia locale.

C’è poi una dimensione culturale che l’hotel non considera accessoria: il Palace promuove e ospita manifestazioni legate alle tradizioni locali, contribuendo a mantenere viva un’identità che il turismo di massa rischia sempre di appiattire. E c’è, infine, un tema più delicato ma non meno importante, quello dell’inclusione: la struttura ha ricevuto un riconoscimento proprio per l’attenzione riservata alle donne che viaggiano sole, un dettaglio che racconta più di tante dichiarazioni ufficiali quanto l’accoglienza, qui, sia pensata davvero per tutti.

Ascoltando Lavetti si capisce che la sostenibilità, al Palace, non è un capitolo del bilancio o un’etichetta da esibire sui materiali di marketing, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno nel rapporto con chi lavora in hotel e con chi lo circonda.

Tecnologia sì, ma senza perdere la stretta di mano

Un altro tema su cui il Direttore si sofferma con convinzione è la digitalizzazione, non intesa come rincorsa alle mode del momento, ma come strumento al servizio dell’accoglienza. “Adottiamo tutte le opportunità digitali sia nella vendita che nelle analisi commerciali, che nelle relazioni con gli ospiti, pur mantenendo saldo il rapporto umano,” spiega Lavetti, e in questa frase si legge un equilibrio che non tutte le strutture riescono a trovare.

Il rischio, in tanti alberghi, è che la tecnologia finisca per sostituire il contatto umano invece di rafforzarlo. Al Palace la strada scelta è diversa: i dati aiutano a leggere meglio il mercato, a rendere più mirata la comunicazione con gli ospiti, a semplificare i processi di prenotazione, ma resta compito del personale costruire relazioni autentiche, quelle che un algoritmo non potrà mai replicare. A questo si aggiunge un investimento costante nella formazione e nella cultura del servizio, due elementi che per Lavetti restano il vero motore di un’esperienza capace di distinguersi.

Le fatiche di un mestiere che non si vede dalle vetrine

Dietro le luci della terrazza e il fascino dei lampadari di Murano, c’è un mestiere fatto anche di difficoltà quotidiane, e Lavetti non le nasconde. “Nel nostro settore la formazione non è un’opzione, ma una necessità: il mercato cambia rapidamente e bisogna evolversi con lui,” dice, per poi elencare le sfide che hanno segnato più da vicino il suo percorso: l’adattamento continuo ai cambiamenti del mercato e alle nuove abitudini di prenotazione degli ospiti, la pressione di aspettative sempre più alte a cui rispondere con un servizio costante, e, sopra ogni altra cosa, la difficoltà crescente di trovare e trattenere personale qualificato.

“L’ospitalità soffre di una crescente carenza di personale qualificato,” osserva senza mezzi termini. “Gli orari di lavoro sono impegnativi, spesso incidono sulla vita sociale e familiare e, in molti casi, le retribuzioni non sono ancora pienamente adeguate all’impegno richiesto.” A complicare il quadro c’è anche la natura multiculturale dello staff, con lingue e abitudini diverse che convivono ogni giorno sotto lo stesso tetto, una ricchezza che però richiede un lavoro costante per essere incanalata verso una cultura del lavoro condivisa.

È da qui che nasce, forse, la parte più sincera della sua riflessione: “Credo che oggi sia fondamentale investire nella formazione, nella crescita professionale e nel benessere delle persone, perché sono loro il vero valore di un hotel.” Non una frase di circostanza, ma un principio che si traduce, giorno dopo giorno, in scelte organizzative pensate per trattenere i talenti e rendere sostenibile il lavoro di chi, al Palace, ci passa gran parte della propria giornata.

Ascoltare, decidere, lasciare spazio

Chiedere a un manager con oltre vent’anni di esperienza quale consiglio darebbe a chi si affaccia oggi alla leadership è quasi un esercizio di stile, eppure Lavetti risponde senza cercare formule a effetto: “Ascoltare, decidere con coraggio e investire nelle persone.” Tre verbi che, messi in fila, raccontano bene il suo modo di stare a capo di una struttura che conta decine di collaboratori e centinaia di ospiti ogni stagione.

C’è una convinzione, in particolare, che torna più volte nel suo discorso, ed è quella secondo cui un buon leader non debba limitarsi a risolvere i problemi al posto degli altri. “Un buon leader non si limita a gestire i problemi, ma crea le condizioni perché il team trovi le soluzioni,” dice, ed è una frase che vale la pena rileggere due volte, perché ribalta il modello più tradizionale di comando dall’alto, sostituendolo con qualcosa di più faticoso da costruire, ma molto più solido nel tempo: la fiducia.

Guardando al Palace, questa idea di leadership sembra trovare conferma proprio nella capacità della struttura di tenere insieme cose apparentemente distanti, gli arredi di sessant’anni fa e gli strumenti digitali più moderni, la tradizione culinaria versiliese e l’attenzione a chi viaggia da solo, la conservazione del passato e la voglia di continuare a crescere. “Innovazione, tecnologia e attenzione agli ospiti sono oggi gli elementi chiave per costruire un’azienda solida e competitiva,” conclude Lavetti, e in questa sintesi si ritrova tutto il filo che tiene insieme la sua storia professionale, da Firenze fino alla passeggiata a mare di Viareggio.

Un’esperienza da vivere, non solo da raccontare

La storia di Maurizio Lavetti e del Palace Hotel Viareggio dimostra come si possa fare impresa nell’ospitalità senza sacrificare l’anima di un luogo, tenendo insieme il rispetto per la memoria di un edificio storico e una visione manageriale che guarda avanti, attenta alle persone, al territorio e all’innovazione. È la prova che la vera leadership, anche in un settore fatto di stagioni, turni e imprevisti, si misura nella capacità di ascoltare, di credere nel valore di chi lavora ogni giorno al proprio fianco e di costruire un’identità che non abbia bisogno di alzare la voce per farsi notare.

Chi vuole vivere questa storia da vicino non deve far altro che salire su quella terrazza al tramonto, con il Golfo dei Poeti da un lato e le Alpi Apuane dall’altro, oppure sedersi al Ristorante Decò per assaggiare la cucina dello Chef Gianluca Grosso, o ancora scegliere una delle camere che custodiscono ancora gli arredi degli anni Sessanta, per un soggiorno che sa di storia autentica più che di ospitalità di facciata. Il Palace Hotel Viareggio si trova in Via Flavio Gioia 2, sulla storica passeggiata a mare della città, pronto ad accogliere chi cerca qualcosa di più di una semplice vacanza: un pezzo di Versilia da vivere e da ricordare.

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