Come Federica Lazzara ha trasformato Frary’s in un laboratorio di integrazione e solidarietà attraverso la ristorazione mediterranea
Quando entri da Frary’s, in Fondamenta dei Frari, la prima cosa che colpisce non sono i profumi speziati che si alzano dalla cucina, né le candele che creano quell’atmosfera da “mille e una notte”. È lo sguardo di Federica Lazzara. Uno sguardo che racconta trent’anni di vita trascorsi tra i tavoli di questo piccolo ristorante veneziano, ma soprattutto la consapevolezza di aver trasformato un’attività di famiglia in qualcosa di molto più grande: un ponte tra culture, un laboratorio di integrazione sociale, un posto dove le donne straniere non sono solo dipendenti, ma protagoniste di storie di rinascita.
“Sai, quando mio padre aprì questo locale trent’anni fa, non avremmo mai immaginato che sarebbe diventato quello che è oggi,” mi dice Federica, mentre sistemiamo i tavoli per il servizio serale. Fuori, il canale riflette le luci del tramonto e i turisti passano curiosi davanti alla vetrina. “All’inizio era un ristorante come tanti. Poi ho incontrato Yodit.”
L’incontro che ha cambiato tutto
Yodit. Un nome che Federica pronuncia con un sorriso particolare, quello di chi parla di una persona che le ha cambiato la vita. “È una signora eritrea che lavora ancora con me. Quando l’ho conosciuta, ho visto qualcosa che mi ha colpito profondamente: la determinazione nel voler riprendersi una vita con una forza che non avevo mai visto prima.”
Da quel momento, Frary’s ha iniziato a trasformarsi. Non più solo un ristorante che serviva cucina mediterranea, ma un progetto di inclusione al femminile. “Ho capito che potevo fare qualcosa di concreto per aiutare le donne rifugiate e migranti. La cucina è un linguaggio universale, e loro avevano storie da raccontare attraverso i loro piatti.”
Oggi, camminando tra i tavoli del locale, è facile respirare quest’atmosfera particolare. Le cuoche vengono dalla Grecia, dalla Tunisia, dal Marocco, dalla Giordania, dall’Iran. E il menù cambia letteralmente a seconda di chi c’è in cucina. “I nostri piatti spaziano dalla Grecia, alla Tunisia, Marocco, Giordania, Iran… a seconda di quale cuoca abbiamo in cucina,” spiega Federica con orgoglio.
Venezia che accoglie l’Oriente
La scelta di Venezia come cornice di questo progetto non è casuale. “Seguendo l’antico legame tra Venezia e l’Oriente, proponiamo sapori della cucina greca e mediorientale,” racconta Federica. Ed è vero: seduto a uno dei tavoli di Frary’s, con il canale che scorre davanti alle finestre, sembra di rivivere quei tempi in cui Venezia era davvero il crocevia tra Occidente e Oriente.
“L’Italia incontra il Libano, la Grecia e l’Armenia per offrire sapori nuovi e speziati,” si legge sul sito del ristorante. Ma dietro questa frase c’è molto di più. C’è la storia di Nuha, che prepara i piatti della tradizione palestinese come faceva sua nonna. C’è quella di Shemy, che porta in tavola i sapori autentici della Nigeria. C’è la passione di donne che hanno attraversato mari e confini, portando con sé non solo ricette, ma sogni e speranze.
La filosofia del km zero… culturale
“Siamo perennemente in formazione e cerchiamo ogni anno di porre la massima attenzione nella selezione dei prodotti che usiamo per cucinare,” mi spiega Federica mentre assaggio una moussaka preparata secondo la ricetta tradizionale greca. “Abbiamo optato per dare la nostra priorità a una cucina sana, semplice, casalinga.”
Il concetto è interessante: km zero non solo per i prodotti, ma anche per le culture. “Usiamo verdure del territorio e diamo ampio spazio alla scelta vegetariana e vegana. Non mancano però piatti di carne e pesce.” La filosofia di Frary’s è quella di far incontrare la tradizione veneta con le tradizioni del Mediterraneo orientale, creando un menù che rispetti sia l’ambiente che le diverse esigenze alimentari.
Non è un caso che il ristorante sia “parte del circuito Aic per servire cibo senza glutine in sicurezza” e che offra piatti vegetariani, vegani e halal. “Poniamo particolare attenzione nel servire piatti vegetariani, vegani, gluten-free, e halal, quest’ultimi previa prenotazione,” precisa Federica. Perché l’inclusione, qui, passa anche attraverso il rispetto delle diverse esigenze alimentari e culturali.
Un business model che fa scuola
Quello che colpisce di più del progetto di Federica è la sua sostenibilità. Non si tratta di beneficenza mascherata da ristorazione, ma di un vero e proprio modello di business che crea valore per tutti. “La ristorazione come fonte di reddito, collaborazione e solidarietà,” riassume Federica. “Un ristorante al femminile dove il personale di paesi diversi collabora per aiutare l’integrazione a partire dalla donna.”
Le donne che lavorano da Frary’s non sono beneficiarie passive di un progetto sociale. Sono professioniste che portano competenze, esperienza e passione. “Le differenze culturali come arricchimento,” dice Federica, e non è solo una bella frase. È una filosofia aziendale che funziona.
Durante la mia visita, ho avuto modo di parlare con alcune delle collaboratrici di Federica. Tutte mi hanno raccontato la stessa cosa: Frary’s non è solo un posto di lavoro, è un luogo dove poter esprimere la propria identità culturale attraverso la cucina, dove sentirsi valorizzate per quello che sanno fare.
Il segreto del successo
Ma qual è il segreto di Federica? Come è riuscita a trasformare un piccolo ristorante di famiglia in un modello di integrazione sociale? “Ho sempre creduto che le persone, quando vengono accolte davvero, danno il meglio di sé,” mi confida. “Non si tratta di fare carità. Si tratta di creare un ambiente dove ognuno possa esprimere il proprio talento.”
È un approccio alla leadership che fa scuola. Federica non ha imposto dall’alto un progetto di integrazione. Ha saputo ascoltare, osservare, cogliere le opportunità. “Dopo aver conosciuto Yodit, ho capito che potevo fare qualcosa di concreto. Ma doveva essere qualcosa di autentico, non di forzato.”
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Frary’s è sempre pieno, ha recensioni eccellenti e, soprattutto, rappresenta un modello replicabile. “Con gli anni ho cercato di sviluppare progetti di inclusione concentrati sulle donne, accogliendo profughi e rifugiati,” racconta Federica. Ma la cosa più bella è che questo progetto si è sviluppato naturalmente, senza forzature.
L’atmosfera che fa la differenza
“Piccolo ed accogliente per un’esperienza unica da mille e una notte a lume di candela,” si legge nella descrizione del ristorante. E in effetti, cenare da Frary’s è un’esperienza che va oltre il semplice pasto. Le candele creano un’atmosfera intima, i profumi delle spezie orientali si mescolano con i rumori del canale, e ogni piatto racconta una storia.
“Le spezie e gli aromi dell’oriente si incontrano per deliziare il vostro palato,” ma c’è di più. C’è la storia di chi quegli aromi li conosce da una vita, di chi li ha portati con sé attraversando confini e difficoltà. È questo che rende speciale l’esperienza da Frary’s: l’autenticità.
Non si tratta di fusion cuisine fatta per stupire, ma di vera cucina tradizionale preparata da chi quella tradizione l’ha nel sangue. “Quando assaggi il nostro hummus, sai che è fatto da mani che l’hanno preparato migliaia di volte,” mi dice Federica sorridendo.
Il valore sociale dell’imprenditoria
La storia di Frary’s dimostra che l’imprenditoria può essere un potente strumento di cambiamento sociale. “Vedere la determinazione nel voler riprendersi una vita con tanta forza è stato importante,” ripete Federica. E in queste parole c’è tutto: la consapevolezza che l’integrazione non è un processo a senso unico, ma un arricchimento reciproco.
Il modello di Federica insegna che quando si crea un ambiente dove le persone possono esprimere il proprio potenziale, i risultati arrivano da soli. Le donne che lavorano da Frary’s non sono solo dipendenti: sono ambasciatrici delle loro culture, custodi di tradizioni culinarie, protagoniste di un processo di integrazione che parte dal basso.
“Le differenze culturali come arricchimento,” ripete Federica. E guardando il suo team al lavoro, capisco che non è retorica. È realtà quotidiana.
Un laboratorio di futuro
Frary’s è diventato negli anni un vero e proprio laboratorio di innovazione sociale. Il modello creato da Federica dimostra che è possibile coniugare successo economico e impatto sociale positivo. “La ristorazione come fonte di reddito, collaborazione e solidarietà,” non è solo lo slogan del ristorante, ma una filosofia di vita che può essere replicata in contesti diversi.
“Il nostro ristorante vanta 20 anni di esperienza,” si legge sul sito. Ma l’esperienza di cui parla Federica va oltre quella culinaria. È l’esperienza di aver creato un modello di business sostenibile che genera valore per tutti: per le donne che vi lavorano, per i clienti che vi mangiano, per la comunità che li accoglie.
Il successo di Frary’s negli ultimi anni conferma che esiste un pubblico consapevole, pronto ad apprezzare proposte che vanno oltre il semplice consumo. I clienti vengono qui non solo per mangiare bene, ma per vivere un’esperienza autentica, per essere parte di un progetto che ha un senso.
La lezione di leadership
Federica Lazzara rappresenta un esempio perfetto di leadership contemporanea. La sua capacità di trasformare un’attività tradizionale in un progetto di innovazione sociale dimostra che la vera leadership nasce dall’ascolto e dall’empatia.
“Ho sempre creduto che le persone, quando vengono accolte davvero, danno il meglio di sé,” dice Federica. E questa è forse la lezione più importante che emerge dalla sua storia: la leadership autentica non è questione di potere o controllo, ma di capacità di creare le condizioni perché ognuno possa esprimere il proprio talento.
Il modello Frary’s insegna che quando le diversità vengono accolte e valorizzate, quando alle persone viene data la possibilità di esprimere il proprio potenziale, i risultati superano sempre le aspettative. È una lezione che vale non solo per la ristorazione, ma per qualsiasi settore dell’economia e della società.
Un futuro di integrazione
Guardando al futuro, il progetto di Federica sembra destinato a crescere. Non necessariamente in termini di dimensioni – Frary’s rimane volutamente piccolo e accogliente – ma in termini di impatto. Il modello può essere replicato, adattato, diffuso.
“Con gli anni ho cercato di sviluppare progetti di inclusione concentrati sulle donne,” racconta Federica. E la sensazione è che questo sia solo l’inizio. Frary’s ha dimostrato che un approccio autentico all’integrazione può generare risultati straordinari. Ha dimostrato che la diversità è davvero una risorsa, non un problema da gestire.
La forza del progetto sta nella sua autenticità. Non è un’operazione di marketing sociale, ma il risultato naturale di un incontro tra persone che hanno deciso di trasformare le proprie differenze in un’opportunità di crescita condivisa.
L’eredità di un’esperienza
Mentre lascio Frary’s, dopo aver trascorso un pomeriggio con Federica e il suo team, porto con me molto più di un buon ricordo gastronomico. Porto con me la consapevolezza che è possibile fare business in modo diverso, che l’integrazione non è solo un dovere sociale ma un’opportunità di crescita per tutti.
La storia di Federica e delle donne che lavorano con lei dimostra che quando si crea un ambiente dove le persone possono esprimere il proprio potenziale, i risultati arrivano da soli. È una lezione di vita prima ancora che di business.
“Le spezie e gli aromi dell’oriente si incontrano per deliziare il vostro palato,” ma da Frary’s si incontrano anche storie, culture, sogni. E questo incontro genera qualcosa di prezioso: la consapevolezza che le differenze, quando vengono accolte e valorizzate, diventano davvero una ricchezza per tutti.
Venite a scoprire l’autentica magia di Frary’s: dove ogni piatto racconta una storia di coraggio e rinascita
Se volete vivere un’esperienza gastronomica che va oltre il semplice pasto, se desiderate essere parte di un progetto che ha un senso profondo, Frary’s vi aspetta in Fondamenta dei Frari, San Polo 2558, nel cuore di Venezia. Qui potrete gustare specialità mediterranee, arabe e greche preparate con passione da donne che hanno fatto della cucina il loro strumento di riscatto e di espressione culturale.
Per prenotare il vostro tavolo e scoprire di più su questo straordinario esempio di integrazione attraverso la ristorazione, visitate www.frarys.it Un’esperienza autentica vi aspetta, in un ambiente piccolo e accogliente, a lume di candela, dove le differenze culturali diventano sapori da condividere e storie da raccontare.
Perché da Frary’s non si va solo a mangiare: si va a scoprire come le diversità possano diventare davvero una ricchezza per tutti.

