Una giovane imprenditrice, una squadra di donne under 35 e la certezza che il cibo, fatto con cura, cambia il modo in cui le persone si ricordano di un giorno
La campagna chierese, una laurea europea e un’idea che non lascia dormire
Chieri è uno di quei posti che Milano non conosce ma che esistono eccome, con le loro strade strette, le colline intorno e quella luce pomeridiana che d’estate si deposita sui tetti in cotto come se avesse tutto il tempo del mondo. È qui, in Via San Giorgio, che ha sede Bananna Kitchen. Non un indirizzo qualunque: è la base da cui Anna Fantini, con un liceo classico alle spalle — concluso con 100 alla maturità — e undici anni all’International School of Turin, e poi una laurea in Business & Management conseguita tra Londra, Madrid e Berlino all’ESCP, ha deciso di costruire qualcosa che somigliasse davvero a ciò che aveva in testa. Non un ristorante, non un servizio catering nel senso burocratico del termine. Qualcosa di più difficile da etichettare e più facile da riconoscere quando lo incontri: un modo di ospitare le persone che mette insieme rigore, creatività e quella qualità sempre più rara di sembrare naturale anche quando dietro c’è un lavoro enorme.
La storia di Bananna Kitchen inizia, come quasi tutte le storie di impresa che vale la pena raccontare, da una persona che ad un certo punto smette di aspettare. Anna Fantini avrebbe potuto seguire percorsi più lineari: con quel profilo formativo, le opzioni non mancavano. Ha scelto invece di scommettere su una passione, quella per la gastronomia e la convivialità, e di costruirci sopra un progetto professionale serio. Con tutto quello che questa scelta comporta: il rischio, la fatica, la necessità di convincere prima se stessi e poi gli altri che si sa quello che si sta facendo. A sostenerla fin dall’inizio, la sua famiglia — i genitori e sua sorella — che ha contribuito in modo concreto nelle fasi più delicate dell’avvio e continua ancora oggi a dare una mano nelle piccole cose che fanno la differenza: raccogliere la frutta in giardino, portare i fiori dai campi, fare le marmellate, offrire consigli sempre utili. Un supporto discreto e prezioso, quello di chi conosce bene la persona prima ancora dell’imprenditrice.
Oggi Bananna Kitchen lavora in tutta Italia. Piemonte, Milano, Venezia, Liguria, Toscana sono solo alcune delle destinazioni dove il team ha portato il suo lavoro. Ma il punto di partenza rimane sempre Chieri, la campagna, il rapporto con il territorio che non è folklore ma sostanza concreta di ogni menu che esce dalla cucina.
Una squadra quasi tutta al femminile, e non è un dettaglio
Se si dovesse identificare un tratto che distingue Bananna Kitchen da qualsiasi altro servizio di catering di qualità simile, probabilmente non sarebbe la cucina. Sarebbe la squadra. Un team composto quasi interamente da donne, tutte sotto i trentacinque anni, con un affiatamento che si percepisce non dai comunicati stampa ma dal modo in cui lavorano sul campo, evento dopo evento.
Nel settore del catering professionale, le figure di coordinamento e direzione sono ancora in larga parte maschili. Non è una provocazione dirlo, è semplicemente uno stato di fatto che chi lavora nel comparto conosce bene. Bananna Kitchen, senza farne una bandiera né una campagna di comunicazione, ha costruito qualcosa di diverso. Un gruppo di ragazze giovani, dinamiche, preparate, che gestiscono matrimoni, cene aziendali ed eventi speciali con una competenza che nulla deve all’esperienza decennale spesso richiesta come garanzia minima di affidabilità. La garanzia, in questo caso, la dà il risultato. E i risultati parlano.
“Il team Bananna è composto da tanti giovani, dinamici e appassionati di ospitalità,” racconta Anna. “Ci distinguiamo per la disponibilità, la capacità di adattarci a contesti molto diversi e per un approccio sempre sorridente, discreto e orientato alla soluzione dei problemi.”
C’è una parola in quella descrizione che vale più delle altre: discreto. Nel catering di alto livello, la discrezione è tutto. Essere presenti senza pesare, risolvere senza creare il problema della soluzione, anticipare le esigenze senza che nessuno debba chiedere. È una competenza sottile, quasi invisibile per definizione, e il fatto che Anna la citi spontaneamente dice qualcosa di preciso sulla cultura interna del team. Chi ha mai affidato a qualcuno l’organizzazione di un evento importante sa quanto conti, nel momento in cui qualcosa non va come previsto, avere di fronte persone che reagiscono con calma e competenza invece di moltiplicare il problema. Bananna Kitchen ha costruito la sua reputazione anche su questo: sulla capacità di assorbire l’imprevisto e restituire serenità a chi ha scelto di affidarsi a loro.
Il territorio come lingua madre, il mondo come vocabolario
Anna Fantini è cresciuta immersa nella campagna piemontese. Questo significa stagionalità degli ingredienti percepita come dato naturale, non come scelta di marketing. Significa sapere cos’è un produttore locale non perché l’ha letto su una rivista di settore, ma perché ci è andata a comprare le verdure. Significa avere un rapporto con il cibo che parte da lontano, da molto prima di qualsiasi riflessione professionale sul tema.
Questa radice si sente nel lavoro di Bananna Kitchen. L’attenzione alle materie prime del territorio non è una dichiarazione d’intenti appesa alla lavagna del locale: è una scelta operativa concreta, che orienta la costruzione di ogni menu e il dialogo con i fornitori. La freschezza degli ingredienti, l’aderenza alla stagione, il rispetto per quello che la terra intorno a Chieri produce: tutto questo fa parte dell’identità del progetto.
Ma sarebbe una lettura parziale, e un po’ pigra, fermarsi qui. Anna ha studiato in tre paesi diversi, ha assorbito culture alimentari diverse, ha sviluppato una curiosità per sapori e tecniche che vanno ben oltre le Langhe e il Monferrato. E questo si sente altrettanto chiaramente. “Uniamo l’attenzione per la cucina locale alla curiosità per sapori, tecniche e ispirazioni provenienti da tutto il mondo,” spiega. “Ogni evento viene progettato su misura, con un approccio creativo ma concreto, elegante ma informale.”
Quella tensione tra radicamento locale e apertura internazionale è forse la cifra più precisa di Bananna Kitchen. Non il fusion come trovata commerciale, ma l’incontro genuino tra ciò che si conosce bene e ciò che si vuole ancora scoprire. Un menu che profuma di Piemonte ma non ha paura di andare a prendere ispirazione altrove. Una tavola apparecchiata con cura senza quella rigidità che, nelle mani sbagliate, trasforma l’eleganza in freddezza.
Nessun copia-incolla: ogni evento riparte da zero
Il modello operativo del catering tradizionale è fondamentalmente seriale. Si costruisce un catalogo di proposte, si lascia scegliere il cliente tra un numero ragionevole di opzioni, si esegue con competenza lo stesso schema già collaudato decine di volte. È un approccio sensato dal punto di vista dell’efficienza, ma ha un limite strutturale: non lascia spazio a niente che non sia già stato previsto.
Bananna Kitchen ragiona in modo opposto, e ne è consapevole. Ogni evento viene concepito come un progetto a sé, con la propria identità, il proprio menu, la propria estetica. Non esiste un pacchetto standard da sfogliare e scegliere. Esiste un processo di progettazione che parte dalle esigenze specifiche del cliente e arriva a una proposta su misura, costruita ogni volta da zero.
“Ci occupiamo di tutto ciò che ruota attorno al cibo e all’ospitalità,” racconta Anna. “Dall’ideazione del menu all’allestimento, dal servizio alla gestione logistica, fino al coordinamento completo dell’evento.”
Non è solo catering nel senso stretto del termine: è regia complessiva di un’esperienza. La capacità di tenere insieme ambientazione, tempi, gusto, servizio e decine di variabili operative, trasformandole in qualcosa che per chi partecipa sembra naturale, fluido, senza sforzo apparente. L’attenzione all’estetica e alla presentazione dei piatti, citata esplicitamente come uno dei tratti distintivi del team, non è un vezzo decorativo. Nella filosofia di Bananna Kitchen è parte integrante dell’ospitalità stessa. Un piatto ben composto è già un gesto di rispetto verso chi lo riceve. Una tavola curata con attenzione racconta qualcosa di chi ha organizzato l’evento ancora prima che cominci il pranzo. Sono dettagli che le persone percepiscono senza necessariamente analizzarli, ma che contribuiscono in modo determinante alla qualità complessiva dell’esperienza.
Più di un servizio: uno spazio, dei corsi, una visione
Una delle cose che colpisce di Bananna Kitchen, visitando il sito e approfondendo il progetto, è quanto l’attività sia già strutturata e articolata per avere un’età così giovane. Il catering per eventi rimane il cuore operativo, ma intorno ad esso si è costruito nel tempo un sistema di servizi che riflette una visione più ampia.
C’è lo spazio fisico a Chieri, accogliente e familiare come lo descrivono, disponibile per eventi privati e per chi vuole organizzare qualcosa in un ambiente che ha già una sua atmosfera. C’è il servizio di cene private, pensato per chi non ha bisogno di un grande evento ma vuole comunque l’esperienza di una cucina professionale nel contesto domestico. C’è il delivery con menu stagionali, che porta a casa la stessa qualità e la stessa attenzione agli ingredienti che caratterizza i grandi eventi. E ci sono i corsi di cucina, forse il servizio più rivelatore della filosofia complessiva del progetto: serate per appassionati, idee regalo originali, team building aziendali costruiti intorno al piacere di cucinare insieme.
È su questi ultimi che vale la pena soffermarsi un momento. I corsi di cucina non sono un’appendice dell’attività principale: sono la traduzione più diretta di una convinzione che si ritrova anche nel blog del sito, dove si legge che le ricette “non sono segreti da custodire, ma bontà da condividere.” In un’epoca in cui la cultura dell’esclusività domina gran parte del marketing gastronomico, questa apertura ha qualcosa di quasi controcorrente. Il cibo come occasione di incontro, come linguaggio comune, come esperienza da costruire insieme: è una postura che dice qualcosa di preciso sui valori che stanno alla base del progetto.
Il blog stesso, Ricette & Viaggi, è in questo senso uno strumento coerente. Non una vetrina di servizi o un catalogo fotografico di eventi passati, ma un racconto in forma di parole e ricette di quello stesso modo di intendere il cibo e l’ospitalità che guida il lavoro quotidiano. È il tipo di comunicazione che non funziona se non c’è una storia reale dietro, e nel caso di Bananna Kitchen la storia c’è.
Cosa dice questa storia a chi gestisce un’impresa
Saliremo si occupa di leadership, di imprese, di persone che costruiscono cose. La storia di Anna Fantini e Bananna Kitchen ha qualcosa da dire a chiunque si trovi a gestire un progetto, indipendentemente dal settore.
La prima cosa che colpisce è la scelta di cominciare giovani, senza aspettare il momento perfetto. Anna aveva una formazione seria, qualche esperienza nel mondo del food, e una visione chiara. Non aveva decenni di esperienza alle spalle, un capitale di startup, una rete consolidata di clienti. Ha costruito tutto questo dopo, lavorando. È un modello mentale che vale la pena osservare: non la sicurezza come precondizione dell’azione, ma l’azione come percorso verso la sicurezza.
La seconda cosa riguarda il team. Non si costruisce un progetto di qualità senza persone di qualità. L’affiatamento che emerge da ogni descrizione di Bananna Kitchen non è un accidente fortunato: è il risultato di una selezione attenta e di una cultura interna che mette al centro valori precisi. Disponibilità, sorriso, capacità di risolvere i problemi: sono qualità che si possono coltivare, ma che devono essere già presenti nelle persone che si sceglie di avere intorno. Anna lo ha capito presto, e si vede.
La terza cosa riguarda la personalizzazione come scelta strategica consapevole. Rinunciare alla standardizzazione significa rinunciare a una parte di efficienza operativa. Significa che ogni progetto richiede un investimento di pensiero e attenzione che il formato seriale non richiede. È una scommessa più faticosa, ma è quella che crea la differenza percepita dal cliente, che genera il passaparola, che costruisce una reputazione solida nel tempo. Bananna Kitchen ha scelto questa strada, e i risultati dimostrano che era quella giusta.
Trovarsi a un evento Bananna Kitchen, almeno una volta
Se stai cercando qualcuno a cui affidare un matrimonio, una cena aziendale, un evento privato che valga la pena ricordare, Bananna Kitchen è un nome che dovresti avere in rubrica. Non per fiducia cieca, ma perché tutto quello che emerge da questa storia — la cura, la professionalità, la flessibilità, la qualità degli ingredienti, lo spirito del team — costruisce un profilo coerente e affidabile.
Puoi visitare il sito banannakitchen.com per esplorare i servizi nel dettaglio, sfogliare i menu stagionali, leggere le storie del blog e richiedere un preventivo. Anna risponde direttamente all’indirizzo anna@banannakitchen.com, oppure via WhatsApp. Lo spazio fisico si trova a Chieri, in Via San Giorgio 1/a, alle porte di Torino. Su Instagram e TikTok il team documenta il lavoro quotidiano con una spontaneità che vale più di qualsiasi brochure.
Ci sono eventi che restano nella memoria per anni, e non necessariamente per i motivi più ovvi. A volte è un sapore, a volte è la sensazione di essere stati davvero accolti, a volte è semplicemente il fatto che tutto ha funzionato e qualcuno evidentemente ci ha pensato molto, anche alle cose che non si vedono. Bananna Kitchen lavora esattamente su questo: su quell’invisibile che fa la differenza tra un evento riuscito e uno che si ricorda davvero.

