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Marguarita Restaurant: il sogno di creare un luogo dove sentirsi a casa sul Lago Maggiore

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Una piazza, un lago, una storia che comincia da lontano

Arona è una di quelle cittadine che non si vantano troppo di quello che hanno. Il lago è lì, enorme e silenzioso, e la Rocca di Angera che lo sorveglia dall’altra sponda sembra quasi indifferente al passare del tempo. Piazza Gorizia è un posto dove ci si ferma, dove si rallenta senza un motivo preciso, dove la luce del pomeriggio sull’acqua rende tutto un po’ meno urgente. È qui che Cristian Pareschi ha scelto di aprire il Marguarita Restaurant. Non per caso, non per convenienza. Per convinzione, dopo undici anni di lavoro che avrebbero potuto scoraggiare chiunque avesse meno carattere di lui. Cristian non è il tipo che si racconta con la facilità di chi ha già digerito ogni parola della propria storia. Parla come lavora: diretto, senza orpelli, con quella concretezza di chi ha passato più tempo dietro i banconi che davanti agli specchi. “Sono una persona che ha sempre creduto nel lavoro fatto con amore, sacrificio e costanza,” dice. “Per me la ristorazione non significa solo servire piatti, ma creare emozioni, ricordi e momenti di felicità per le persone.” Non è retorica. È quello che si capisce dopo cinque minuti di conversazione con lui: che ci crede davvero, e che questa convinzione è sopravvissuta a undici anni di orari impossibili, traslochi, clienti da conquistare uno alla volta e scelte che non erano sempre le più semplici. C’è qualcosa di solido nelle persone che hanno costruito quello che hanno senza aspettare che qualcuno aprisse loro una porta. Cristian è esattamente così — uno che le porte le ha aperte da solo, con la chiave del lavoro quotidiano, senza troppo clamore intorno.

Tutto è cominciato con un bar e della cucina messicana

Il primo Marguarita non era un ristorante. Era un bar, sempre ad Arona, dove Cristian e sua moglie proponevano cocktail e cucina messicana. Una coppia che lavorava insieme fin dall’inizio, che aveva deciso di mettere la propria vita professionale e personale sullo stesso binario. Una scommessa doppia, o forse una scommessa sola e molto grande. Di quelle che non si vincono per fortuna ma per ostinazione. Il bar ha funzionato abbastanza da dargli il coraggio di fare un passo successivo. E il passo successivo è stato coraggioso quanto il primo: lasciarsi la città alle spalle e trasferirsi all’interno di un campeggio a Castelletto Sopra Ticino. Otto anni. Non qualche stagione, non un esperimento temporaneo: otto anni veri, in un posto che non era esattamente al centro del mondo, a costruire qualcosa partendo quasi da zero. “È stato lì che abbiamo costruito davvero il nostro nome,” racconta Cristian. “Fidelizzando tanti clienti che ancora oggi continuano a seguirci e sostenerci.” Questo è il dettaglio che dice tutto. I clienti che li hanno seguiti quando si sono spostati ad Arona non erano clienti del locale: erano clienti loro. Di Cristian e di sua moglie. Di quello che avevano saputo costruire in anni di lavoro lontano dai riflettori, in un campeggio sul Ticino dove non c’era nessun vantaggio di posizione, nessuna piazza affacciata sul lago, nessuna vista mozzafiato a fare il lavoro al posto loro. Solo la qualità di quello che portavano in tavola e il modo in cui le persone venivano trattate.

Il salto verso Arona: scegliere il momento giusto

Aprire un ristorante in una piazza sul lago, con il castello sull’altra sponda e l’acqua che riflette tutto, è una cosa che molti sognano e pochissimi riescono a fare con le fondamenta giuste. Cristian ci è arrivato quando era pronto, non quando era impaziente. E la differenza, nel mondo della ristorazione, è spesso quella che decide se un posto dura o sparisce nel giro di due anni. “Siamo entrambi nati e cresciuti nel mondo della ristorazione e del bar,” dice. “Sappiamo quanto questo lavoro sia impegnativo, fatto di orari infiniti, sacrifici e responsabilità, ma continuiamo ad amarlo profondamente perché per noi non è solo un lavoro: è parte della nostra vita.” Non è una frase pensata per impressionare. È la descrizione di un modo di stare al mondo che non prevede alternative comode. Piazza Gorizia 1 ad Arona è diventata la loro sede definitiva — o almeno il capitolo più bello della storia finora. La Rocca di Angera che campeggia ogni giorno davanti alle finestre del locale non è un dettaglio decorativo: è parte dell’esperienza che il Marguarita offre a chi entra. “Una location che per noi sembra una cartolina,” dice Cristian, con quella soddisfazione trattenuta di chi ha aspettato a lungo qualcosa e ora ce l’ha davanti agli occhi ogni mattina.

Una cucina che non segue le mode, le ignora con eleganza

Il menu del Marguarita Restaurant non è costruito per piacere a tutti nel modo più indolore possibile. È costruito per piacere davvero a chi entra, per lasciare qualcosa — un ricordo, una sensazione, la voglia di tornare. Cristian lavora con prodotti freschi di stagione, gli impasti vengono preparati ogni giorno, i piatti escono dalla cucina con quella cura che si riconosce al primo boccone senza bisogno di spiegazioni. Il pesce è protagonista, trattato con rispetto e senza l’ossessione di renderlo irriconoscibile. La filosofia in cucina è quella della qualità e della semplicità — due parole che chiunque può mettere su un sito web ma che pochissimi riescono a tradurre in qualcosa di concreto sul piatto. Al Marguarita ci riescono. Ali e Selbe, gli chef del locale, lavorano con quella continuità silenziosa che è il segno dei professionisti veri: non cercano applausi, cercano che ogni piatto esca come deve. E poi c’è il trancio. La pizza al trancio milanese — quella in teglia, croccante fuori e morbida dentro, che a Milano è quasi un rito civico — che in un ristorante sul Lago Maggiore potrebbe sembrare un azzardo e invece funziona come una dichiarazione di identità. Non è un capriccio: è una ricetta nata dall’amicizia tra Cristian, Ennio e Andrea, tre persone unite da una passione condivisa per questo formato di pizza che non ha nulla della pizza tradizionale e non cerca di imitarla. Ha una sua logica, una sua storia, un suo carattere. Come tutto ciò che ha qualcosa di autentico dentro.

L’atmosfera: eleganza senza distanza

Ci sono locali che cercano di impressionare. Luci basse, musica calcolata, camerieri che sembrano usciti da una scuola di recitazione. Il Marguarita non funziona così. L’obiettivo — e si sente, quando si entra — è che le persone stiano bene. Non che restino in soggezione, non che si sentano in obbligo di comportarsi in un certo modo. Che stiano bene, punto. “Ogni dettaglio del ristorante è pensato per far sentire gli ospiti rilassati, coccolati e ‘a casa’,” dice Cristian. La parola che usa è importante: a casa. Non in un posto elegante, non in un posto alla moda. A casa. È una promessa difficile da mantenere perché richiede qualcosa che non si può comprare né insegnare in tre settimane: la capacità di far sentire le persone viste, non solo servite. In sala lavorano Chicco e Tanbir, e il modo in cui Cristian parla del suo team dice qualcosa di preciso su come gestisce il locale. Non li chiama dipendenti, non li chiama personale. Sul sito c’è scritto “una grande famiglia”. Può sembrare una formula, ma nel caso del Marguarita ha l’aria di essere una descrizione abbastanza accurata di come funzionano le cose quando si è dentro. Un ristorante che funziona davvero non è mai il risultato di una sola persona — è sempre il risultato di un gruppo che condivide qualcosa, una direzione, un modo di stare con i clienti, una cura che non si delega e non si automatizza. Cristian lo sa, e si vede nel modo in cui il servizio scorre senza che ci sia nessuno che debba alzare la voce per tenerlo insieme. La vista sulla Rocca di Angera cambia nel corso della giornata. Al pranzo è una presenza luminosa e quasi domestica. Al tramonto diventa qualcos’altro — quella luce arancione sull’acqua che fa sembrare ogni cena un po’ più speciale di quanto si aspettasse. Non è un caso che Cristian abbia scelto questo posto. Sa riconoscere le cose belle, e sa anche che le cose belle vanno guadagnate. Chi arriva al Marguarita la prima volta spesso si ferma un momento prima di sedersi, a guardare fuori. È una di quelle reazioni spontanee che non si possono costruire a tavolino: succede perché il posto ha qualcosa, e quel qualcosa è reale.

Undici anni di coppia, di lavoro, di scelte condivise

C’è un aspetto della storia di Cristian che vale la pena sottolineare, perché è raro e perché dice qualcosa di importante su come si costruisce un’impresa che dura. Il Marguarita è un progetto di coppia nel senso più pieno del termine. Marito e moglie, undici anni insieme, professionalmente e personalmente. Una sovrapposizione che per molti sarebbe insostenibile, e che invece per loro ha funzionato come collante. Non è facile capire perché alcune coppie riescono a lavorare insieme e altre no. Probabilmente ha a che fare con il rispetto reciproco, con la capacità di separarsi quando serve e di stare vicini quando è necessario, con la condivisione di una visione che va al di là del fatturato del mese. Nel caso di Cristian e sua moglie, quella visione si chiama accoglienza, qualità, attenzione ai dettagli. E si vede. “La nostra soddisfazione più grande è vedere le persone stare bene da noi, sentirsi accolte e tornare con il sorriso,” dice Cristian. Non parla di premi, non parla di riconoscimenti, non parla di classifiche. Parla di persone che tornano con il sorriso. È una misura del successo che non ha bisogno di essere spiegata.

La filosofia di chi non smette di crescere senza tradire le origini

Il Marguarita è aperto tutti i giorni dalle 12 alle 23, con chiusura il mercoledì. Tre momenti della giornata — pranzo, aperitivo, cena — tre modi diversi di vivere lo stesso spazio. L’aperitivo sul lago, con la luce che cambia e il castello sullo sfondo, è una di quelle esperienze che chi le fa una volta ha difficoltà a non ripetere. Ma al di là degli orari e della location, quello che colpisce di Cristian Pareschi è la chiarezza con cui ha in testa dove vuole andare. “Il nostro obiettivo è continuare a crescere mantenendo sempre la stessa filosofia: qualità, accoglienza e attenzione ai dettagli.” Crescere e non cambiare. Espandersi senza snaturarsi. È una delle tensioni più difficili da gestire per chi guida un’impresa, soprattutto nel settore della ristorazione dove il rischio di inseguire mode o di cedere alle pressioni del mercato è costante. Cristian sembra averci fatto pace. Sa cosa è il Marguarita, sa cosa non vuole che diventi, e lavora ogni giorno per mantenere quell’equilibrio. “Crediamo molto nel valore umano del nostro lavoro e nel rapporto che si crea con i clienti giorno dopo giorno,” dice. Il valore umano. In un momento in cui si parla sempre più di efficienza, di ottimizzazione, di sistemi, sentire qualcuno che mette al centro il rapporto umano con i propri clienti ha qualcosa di quasi controcorrente. Ed è esattamente per questo che funziona. La ristorazione, quella vera, non è mai stata una questione di sistemi. È sempre stata una questione di persone. Di chi cucina, di chi serve, di chi accoglie. E di chi ha avuto il coraggio — e la pazienza — di costruire qualcosa in cui credere davvero, anche quando sarebbe stato più semplice fare qualcosa di più facile. Cristian Pareschi ha fatto la scelta difficile. Undici anni, due location, una ricetta di pizza nata dall’amicizia, una vista sul lago che toglie il fiato e una filosofia di lavoro che non è cambiata dall’inizio. Il Marguarita Restaurant è il risultato. E vale ogni chilometro che serve per arrivarci. Vale anche solo per sedersi un’ora con il lago davanti e un piatto di pesce fresco, e capire che esistono ancora posti dove qualcuno si preoccupa davvero di come stai.

Vieni a scoprirlo di persona

Il Marguarita Restaurant si trova in Piazza Gorizia 1, ad Arona, sul Lago Maggiore. Aperto tutti i giorni dalle 12 alle 23, chiuso il mercoledì. Per scoprire il menu, prenotare un tavolo o semplicemente farsi un’idea di quello che vi aspetta, il sito ufficiale è www.marguaritavsresturant.com. Potete contattare direttamente Cristian scrivendo a marguaritavsresturant20@gmail.com. Il castello è lì, l’acqua anche. Manca solo voi.

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