La storia di Nathalie Lorenzi e Florian Berger, che hanno trasformato una passione in un punto di riferimento della gastronomia transalpina nel cuore di Porta Venezia
Un angolo di Francia a Porta Venezia
Via Bellotti, zona Porta Venezia. Qui, tra i palazzi liberty e il via vai cosmopolita di uno dei quartieri più vivaci di Milano, c’è un posto che profuma di burro francese e croissant appena sfornati. Si chiama Maison Aubry by Flo, ed è molto più di una gastronomia. È un pezzo di Francia trapiantato nel cuore della metropoli lombarda, con una storia dietro che vale la pena raccontare.
Quando varchi la soglia, ti ritrovi davanti a scaffali pieni zeppi di prodotti che difficilmente trovi altrove in città. Oltre seicento referenze, tutte selezionate una per una. Foie gras di piccoli produttori, champagne di cantine familiari, formaggi che in Italia nessuno importa, paté artigianali, burro bretone. E poi c’è l’angolo pasticceria, con il laboratorio a vista dove Florian sforna viennoiserie che farebbero invidia a molte boulangerie parigine.
“Siamo l’unica gastronomia francese a Milano con più di 600 prodotti selezionati con attenzione,” spiega Nathalie Lorenzi, la fondatrice. “Gradualmente abbiamo sviluppato la nostra offerta, organizziamo anche eventi e abbiamo un angolo dedicato alla ristorazione con un laboratorio di pasticceria francese. Sviluppiamo molto il catering!”
Ed è proprio sul catering che Nathalie e il suo socio Florian Berger stanno puntando forte. Un servizio che sta crescendo rapidamente e che rappresenta oggi una fetta importante del loro business.
Da avvocato a imprenditrice: il salto nel vuoto di Nathalie
La storia di Nathalie ha dell’incredibile. Dieci anni fa era un’altra persona, con un’altra vita. Avvocato specializzato in risk management, ingegnere nella gestione del rischio. Roba seria, per intenderci. Poi l’amore l’ha portata a Milano, e qui tutto è cambiato.
“Sono arrivata a Milano dieci anni fa. Ho una formazione giuridica e sono ingegnere nella gestione del rischio. È stata una grande sfida per me perché non sapevo nulla di commercio e ho dovuto ricominciare da zero in un contesto culturale totalmente diverso.”
Ricominciare da zero. A pensarci fa impressione. Lasciare una carriera consolidata per buttarsi in un settore che non conosci, in un paese straniero. Ma Nathalie aveva una motivazione forte: non trovava i prodotti francesi che cercava per cucinare a casa. Quelli veri, intendo. Non le grandi marche che trovi ovunque, ma i prodotti di tutti i giorni, quelli che usi normalmente se sei francese. La crème fraîche buona, il burro come si deve, i formaggi che conosci da una vita.
Da questa esigenza personale è nata l’idea di Maison Aubry. All’inizio era solo una boutique di prodotti francesi. Poi, piano piano, l’offerta si è ampliata. Nathalie ha capito che c’era spazio per qualcosa di più.
L’arte di adattarsi (o affondare)
Chiedile qual è stata la lezione più dura e la risposta arriva dritta: l’adattabilità. “È innegabile che ci siano molte sfide davanti a noi. L’adattabilità è essenziale; non bisogna assolutamente rimanere bloccati, ma piuttosto dimostrare flessibilità di fronte alla realtà del mercato. Trovare un equilibrio è cruciale, poiché le problematiche da risolvere non mancano mai!”
Nel mondo della ristorazione, se non ti adatti, chiudi. È così. Il mercato cambia, i gusti evolvono, arriva un concorrente, aumentano gli affitti. Devi essere pronto a cambiare strategia, a provare cose nuove, a correggere il tiro quando serve. Nathalie questo l’ha capito subito, anche se veniva da un settore completamente diverso. O forse proprio per quello: nella gestione del rischio, saper prevedere i problemi e prepararsi è tutto.
E così Maison Aubry è cresciuta ascoltando i clienti, capendo cosa funzionava e cosa no, ampliando l’offerta dove c’era richiesta. Prima i prodotti, poi lo spazio eventi, poi l’idea del catering. Un’evoluzione naturale, ma ragionata.
Entra in scena Florian: il pasticcere che mancava
Settembre scorso è successo qualcosa di importante. Nathalie ha trovato il socio giusto. “Da settembre, mi sono associata a Florian Berger, un francese con un’esperienza completamente diversa dalla mia. Pasticcere con sette anni di esperienza in Australia, insieme abbiamo l’obiettivo di sviluppare notevolmente la nostra offerta di catering a Milano!”
Florian Berger non è uno qualunque. Diciotto anni di esperienza nel settore, di cui sette passati in Australia dove si è fatto le ossa in un mercato durissimo. Quando è tornato in Italia, tra gli espatriati francesi di Milano era già una piccola leggenda. “Il pasticcere francese preferito di Milano” lo chiamavano.
L’incontro tra Nathalie e Florian è stato uno di quei colpi di fortuna che capitano quando sei nel posto giusto al momento giusto. Lei aveva la visione imprenditoriale e la boutique avviata, lui aveva la maestria artigianale e la capacità di sfornare (letteralmente) prodotti eccezionali. Insieme hanno dato vita a “Maison Aubry by Flo”, un upgrade significativo del progetto originale.
Adesso c’è un grande angolo pasticceria, con alcune tavole dove a pranzo puoi mangiare croque-monsieur, sandwich rivisitati, insalate. Roba semplice ma fatta bene, con ingredienti scelti. E poi c’è il laboratorio, dove Florian lavora praticamente h24.
“La pasticceria francese seduce particolarmente con le sue viennoiserie in generale e i suoi croissant al burro puro in particolare,” racconta Florian con un filo di orgoglio nella voce. “E su ordinazione, realizziamo specialità come il Paris-Brest, il saint-honoré e le pièces montées. I francesi sono felici di ritrovare, per qualsiasi occasione, quello che potevano avere in Francia.”
I croissant di Florian sono qualcosa. Croccanti fuori, morbidi dentro, con quel sapore di burro che ti resta in bocca. Roba che i bar milanesi se li contendono. E infatti Florian rifornisce alcuni dei locali più in vista della città.
Il catering: la scommessa che sta vincendo
Ma veniamo al punto. Il catering. È qui che Nathalie e Florian stanno davvero spingendo, ed è qui che vedono il futuro di Maison Aubry by Flo.
“Oltre al negozio, al laboratorio e al servizio di catering, Maison Aubry ospita anche uno spazio con l’aspetto di una sala da pranzo o di un bistrot accogliente, dedicato agli eventi,” spiega Nathalie. “A seconda dell’allestimento, organizziamo degustazioni, accogliamo feste private o aziende che affittano lo spazio per riunioni con catering incluso.”
Lo spazio eventi è un ambiente raccolto ma versatile, che può trasformarsi in base alle esigenze. Una sera c’è una degustazione di vini francesi con abbinamenti gourmet, la settimana dopo un’azienda lo prenota per un meeting con buffet, il weekend dopo ancora un compleanno privato con menu su misura.
Il servizio di catering vero e proprio è partito forte e sta crescendo mese dopo mese. Le richieste aumentano, il passaparola funziona. Le aziende milanesi hanno scoperto che da Maison Aubry by Flo possono avere qualità e autenticità, non il solito catering anonimo.
E Florian, va detto, ci mette l’anima. Confessa le notti praticamente in bianco per riuscire a fare tutto: le forniture ai bar la mattina presto, le colazioni da Maison Aubry, i pranzi, e poi i buffet per gli eventi quando ci sono. “Il debutto dell’avventura è molto promettente. È un bel riconoscimento del lavoro svolto,” dice. Si vede che è stanco, ma anche soddisfatto.
Il bello è che Maison Aubry by Flo non si limita a lavorare tra le sue quattro mura. Hanno sviluppato anche un sistema di delivery e un mercato itinerante. Quando Florian va a consegnare le viennoiserie nei posti frequentati dalla comunità francese – il liceo Stendhal, la libreria William Crocodile, altri punti dell’ovest milanese – offre ai clienti la possibilità di ordinare da catalogo i prodotti dell’épicerie fine, con consegna la settimana dopo.
È un modo intelligente di allargare il raggio d’azione senza aprire altri negozi, mantenendo quel rapporto diretto con il cliente che è un po’ il segreto di Maison Aubry.
Seicento prodotti (e passa): come si costruisce un assortimento
Entrare da Maison Aubry by Flo è un’esperienza. Gli scaffali sono pieni di prodotti che nella maggior parte dei casi non hai mai visto. O magari li conosci di nome, ma non li trovi da nessuna parte a Milano.
Nathalie li ha scelti uno per uno, negli anni. “I prodotti sono selezionati in base a quello che non si può trovare a Milano ma che è importante per noi,” ha spiegato in un’intervista. “L’obiettivo principale è la qualità, ma ovviamente qui non c’è nulla che arrivi in un packaging orribile. Lavoriamo con molti fornitori diversi, più di trenta, e ci teniamo lontani dai prodotti industriali per collaborare con marchi di nicchia o aziende a conduzione familiare.”
I best seller? Il foie gras e i paté, che in Italia è praticamente impossibile trovare con quella qualità. Poi i formaggi: Comté, Camembert, Chèvre, ma anche cose più di nicchia come il Pélardon, il Charolais, il Pavé Cendré, lo St Domnin, la Rouelle Blanche, il Rocamadour. Roba che anche molti francesi scoprono qui per la prima volta.
E poi ci sono i prodotti bretoni – biscotti, caramelli al burro salato – che vanno via come il pane. Le moutarde di Digione, la béchamel pronta, la crème au beurre. Prodotti che usi tutti i giorni se cucini alla francese, ma che qui da noi sono introvabili.
Un capitolo a parte meritano vini e champagne. Nathalie si era accorta che a Milano trovavi solo i grandi nomi: Moët, Ruinart, Veuve Clicquot. Ha quindi deciso di affiancare anche produttori più piccoli, con etichette meno conosciute ma di qualità eccellente. E li ha prezzati su tutti i livelli, dalle bottiglie accessibili a quelle da collezione. “La cucina francese tende a sembrare sempre costosa, ma sono stata molto attenta nell’offrire prezzi diversi. Certo, ho bottiglie che vendono anche a 600 euro, ma ho incluso un po’ di tutto.”
Una questione di prossimità
C’è una cosa che colpisce nel modo in cui Nathalie e Florian pensano al futuro di Maison Aubry by Flo: non vogliono espandersi a tutti i costi. “L’idea non è di caricarsi di un altro punto vendita ma di sviluppare un mercato itinerante,” dicono.
In un’epoca in cui tutti aprono franchising e catene, loro scelgono di rimanere piccoli. O meglio, di crescere in modo diverso. Vogliono mantenere quel rapporto diretto con i clienti che fa la differenza. Vogliono che chi compra da loro sappia chi c’è dietro i prodotti, possa parlare con Nathalie o Florian, avere consigli, sentirsi parte di una comunità.
È una scelta coraggiosa, in controtendenza. Ma è anche una scelta che riflette la filosofia di fondo del progetto: qualità sopra quantità, autenticità sopra profitto a breve termine, relazioni umane sopra transazioni commerciali.
Una storia di leadership (vera)
Guardando Nathalie mentre racconta la sua storia, ti rendi conto che di leadership si può parlare in tanti modi. Lei non viene dal settore, non ha studiato ristorazione, non sapeva nulla di commercio quando ha iniziato. Eppure ha creato qualcosa che funziona e che cresce.
Come ci è riuscita? Primo, ha avuto il coraggio di mollare tutto e ricominciare. Non è da tutti. Secondo, ha mantenuto l’umiltà di imparare da zero, senza dare per scontato nulla. Terzo, ha saputo ascoltare il mercato e adattarsi. Quarto, ha riconosciuto quando aveva bisogno di qualcuno con competenze diverse dalle sue, e ha trovato in Florian il partner giusto.
La sua storia dice una cosa importante: puoi essere leader anche senza avere il pedigree “giusto”. Quello che conta sono le qualità umane. La determinazione, la flessibilità, la capacità di costruire relazioni, l’intelligenza nell’interpretare i segnali del mercato.
E poi c’è un altro aspetto che va sottolineato: Nathalie è una donna che ce l’ha fatta in un settore – quello della ristorazione e della gastronomia – che è ancora molto al maschile. Lo ha fatto senza clamore, senza rivendicazioni, semplicemente lavorando bene e dimostrando con i fatti che si può fare.
Un ponte tra due culture
C’è una cosa che chi vive a Milano sa bene: qui la cucina italiana regna sovrana. Convincere i milanesi che anche altre cucine possono essere interessanti non è banale. Soprattutto quella francese, che in Italia ha sempre un po’ sofferto di quella rivalità che c’è tra i due paesi. Calcio, moda, turismo: Francia e Italia sono sempre un po’ in competizione.
Maison Aubry by Flo, in questo senso, è un esperimento riuscito. Ha dimostrato che c’è spazio per la gastronomia francese a Milano, purché sia autentica, di qualità, e non abbia la puzza sotto il naso. Nathalie lo ha capito fin dall’inizio: qui non si tratta di essere migliori o peggiori, ma di offrire qualcosa di diverso, di buono, di onesto.
“L’idea è che possiate includerci nella vostra routine quotidiana,” ha detto. Non prodotti per le grandi occasioni, ma per tutti i giorni. La crème fraîche per cucinare, il burro buono per la colazione, il formaggio per il tagliere della sera. Cose normali, fatte come si deve.
E i milanesi, va detto, hanno risposto bene. Non solo i francesi espatriati che vengono a cercare i sapori di casa, ma anche tanti italiani curiosi che hanno scoperto prodotti nuovi e ci hanno preso gusto.
Quello che viene dopo
Il futuro? Nathalie e Florian hanno le idee chiare. Continuare a sviluppare il catering, che vedono come l’area con maggiore potenziale. Consolidare il mercato itinerante, portando i loro prodotti dove ci sono i clienti. Mantenere alta la qualità della selezione, continuando a scovare piccoli produttori francesi che meritano di essere conosciuti.
Non vogliono diventare enormi, non è quello il punto. Vogliono fare bene quello che fanno, e farlo sempre meglio. È un approccio che nel mondo del business di oggi può sembrare strano, quasi anacronistico. Ma è anche un approccio che paga, nel medio-lungo termine. La qualità si vede, si riconosce, si apprezza. E il passaparola funziona.
“Trovare un equilibrio è cruciale, poiché le problematiche da risolvere non mancano mai!” dice Nathalie. È vero. Le problematiche non mancano mai, in nessuna attività. Ma è come le affronti che fa la differenza. E lei ha dimostrato di sapere come fare.
Venite a trovarli
Se siete a Milano e vi viene voglia di scoprire cosa significa davvero la gastronomia francese – quella autentica, non quella da cartolina – fate un salto in Via Bellotti 8, zona Porta Venezia. Maison Aubry by Flo è lì, con i suoi seicento prodotti selezionati, i croissant di Florian che vi faranno dimenticare tutto quello che avete mangiato prima, e Nathalie che vi saprà consigliare esattamente quello che cercate (anche se non sapete ancora di cercarlo).
Se invece state organizzando un evento – aziendale, privato, non importa – e volete qualcosa di diverso dal solito catering, chiamateli. Loro vi prepareranno qualcosa che i vostri ospiti ricorderanno.
Per saperne di più, trovate tutto sul sito https://maison-aubry.com/. Oppure passate direttamente in negozio. È il modo migliore per capire di cosa stiamo parlando. Perché certe cose vanno viste, annusate, assaggiate. Le parole, a un certo punto, non bastano più.
La storia di Nathalie e Florian è una di quelle che ti fanno pensare che forse, ogni tanto, mollare tutto e ricominciare non è una pazzia. È solo una questione di avere il coraggio di farlo, e poi la tenacia di andare avanti anche quando è dura. Loro ce l’hanno fatta. E continuano a farcela, un croissant alla volta.

