A Rivoltella del Garda, tra le acque calme del lago e la storia millenaria che permea ogni pietra di questo borgo, sta accadendo qualcosa di inaspettato. Qualcosa che sfida le convenzioni dell’ospitalità di lusso italiana e ridisegna i confini di ciò che significa accogliere con stile, etica e visione. Locanda Il Mansio è il suo nome, e dietro questo progetto c’è una donna di trent’anni che ha scelto di tornare a casa per costruire qualcosa che prima semplicemente non esisteva.
Valentina Mori è architetto di formazione, marketer per esperienza professionale, imprenditrice per scelta. Ma soprattutto è una persona che ha deciso di non scendere a compromessi. E quando dico compromessi, intendo proprio quelli che solitamente vengono considerati “ragionevoli” nel mondo dell’ospitalità: un po’ di questo, un pizzico di quello, qualche concessione qui per accontentare un pubblico più ampio. Niente di tutto questo al Mansio. Qui la proposta è radicale, netta, coerente fino all’ultimo dettaglio.
“Sono nata e cresciuta qui,” mi racconta Valentina mentre attraversiamo gli spazi della locanda, “e con la mia famiglia abbiamo sentito che dovevamo fare qualcosa per questo territorio. Non un’operazione nostalgica, sia chiaro. Volevamo creare un luogo contemporaneo, capace di parlare a un pubblico internazionale, ma senza tradire le radici.”
Sei suite e una scommessa culturale
Locanda Il Mansio è piccola. Volutamente, ostinatamente piccola. Sei suite, tutte diverse tra loro. Una Private Spa riservata agli ospiti. Una palestra di design. Un ristorante gourmet che però è aperto anche a chi non pernotta. E una caratteristica che la rende unica non solo sul Lago di Garda, ma in tutto il panorama dell’ospitalità italiana di alto livello: è completamente, totalmente, irrevocabilmente vegana.
Attenzione, però. Non stiamo parlando di un rifugio per chi segue questo stile alimentare per motivi etici o salutistici. Il Mansio è stato concepito fin dall’origine come una struttura dove l’approccio plant-based permea ogni aspetto dell’esperienza, dalla cucina agli amenities, dai materiali utilizzati negli spazi ai prodotti della spa. Ma lo fa senza mai essere dogmatico, predicatorio o limitante.
“La sfida più grande è stata proprio questa,” ammette Valentina con un sorriso che rivela insieme determinazione e un pizzico di stanchezza. “Proporre una locanda contemporanea con cucina vegetale sul Lago di Garda significa confrontarsi quotidianamente con lo scetticismo. C’è ancora l’idea che vegan significhi rinuncia, che sia una scelta che toglie invece di aggiungere.”
E invece? “Invece succede una cosa bellissima. Arrivano ospiti che non hanno mai nemmeno considerato l’alimentazione vegetale, magari sono curiosi o semplicemente affascinati dalla struttura, e dopo il soggiorno escono trasformati. Non nel senso che diventano vegani, sia chiaro. Ma scoprono che si può mangiare in modo straordinario, sofisticato, appagante, senza proteine animali. E questo per me è il successo più grande.”
La costruzione di una visione coerente
Camminando attraverso gli spazi del Mansio, quello che colpisce immediatamente è l’assenza di sbavature. Ogni elemento sembra dialogare con gli altri in un linguaggio comune. I materiali naturali – marmo, lino, cotone egizio, legno – creano un’atmosfera di eleganza sobria. Non c’è nulla di eccessivo, nulla che gridi per attirare l’attenzione. Eppure tutto comunica cura, attenzione, pensiero.
“Il Mansio non è stato adattato al vegan,” spiega Valentina mentre mi mostra uno degli spazi comuni. “È nato vegan. E questa differenza è fondamentale. Non abbiamo preso un hotel tradizionale e tolto qualcosa. Abbiamo costruito da zero un progetto dove ogni scelta – dall’architettura alla biancheria, dalla cucina ai prodotti per il corpo – nasce dalla stessa visione.”
La biancheria delle camere è in lino e cotone biologico. Le spugne sono in cotone americano. I prodotti per la cura del corpo sono stati selezionati non solo per la composizione vegetale, ma anche per le fragranze, studiate su misura con note agrumate che richiamano l’identità del lago. Persino la lavanderia interna utilizza esclusivamente detergenti vegani.
Ma è nel ristorante che questa filosofia trova la sua espressione più compiuta e, paradossalmente, più sfidante.
Quando la cucina diventa manifesto
Il ristorante di Locanda Il Mansio è aperto anche al pubblico esterno. Una scelta che potrebbe sembrare ovvia – più coperti, più fatturato – ma che in realtà nasconde una precisa strategia culturale. “Volevamo dialogare con il territorio, non chiuderci in una bolla,” mi spiega Valentina. “Il ristorante è il nostro modo di dire: guardate, la cucina vegetale può stare al centro di un progetto gastronomico importante, può parlare a tutti, può essere accessibile pur mantenendo standard altissimi.”
E gli standard sono effettivamente altissimi. Qui non si fanno concessioni né si cercano scorciatoie. I piatti vengono costruiti con la stessa tecnica, la stessa ricerca sulla materia prima, la stessa attenzione al dettaglio che ci si aspetterebbe da un ristorante gourmet tradizionale. Solo che le proteine sono vegetali. La pasta è fatta in casa. Le verdure arrivano da produttori locali selezionati personalmente. Ogni preparazione celebra gli ingredienti senza mascherarli.
“La nostra cucina valorizza l’Italia vegetale,” dice Valentina con un’intensità che fa capire quanto questo punto sia centrale per lei. “Non cerchiamo di imitare la carne o di creare surrogati. Lavoriamo sugli ingredienti vegetali per quello che sono, con rispetto e tecnica.”
Anche il bar segue la stessa logica. Gli Spritz, gli Americano, i Negroni – icone dell’aperitivo italiano – vengono reinterpretati utilizzando prodotti di eccellenza come il Bitter Tassoni, evitando accuratamente qualsiasi ingrediente industriale. Accanto ai classici, una selezione di signature drink, sia alcolici che analcolici, pensati specificamente per accompagnare una cena vegetale.
E poi c’è la cantina. Oltre cento etichette italiane e francesi, tutte selezionate in funzione della cucina plant-based. “Ogni vino è stato scelto per la sua capacità di esaltare sapori, acidità, texture dei piatti vegetali,” spiega Valentina. “Abbiamo vini vegan certified, vini naturali senza coadiuvanti animali, e anche una proposta alcohol-free evoluta con vini dealcolati e botanical wines. Perché il lusso vero è anche poter scegliere di non bere alcol senza rinunciare a un’esperienza gastronomica completa.”
Trent’anni, donna, leader: le sfide dentro la sfida
A un certo punto della nostra conversazione, Valentina si ferma. È un momento di pausa, come se stesse decidendo quanto essere sincera. Poi parla. “Essere una direttrice giovane e donna, a trent’anni, non è semplice. A volte devo dimostrare più del necessario. Competenza, visione, autorevolezza. E lo devo fare ogni giorno, non una volta per tutte.”
È una confessione rara, nel mondo dell’imprenditoria italiana dove ancora si tende a minimizzare questi ostacoli. Ma Valentina non minimizza. “È probabilmente la sfida più dura, quella quotidiana. Devi affermare la tua leadership attraverso i fatti, la qualità del lavoro, la coerenza. I titoli non bastano. Il ruolo non basta. Devi meritartelo ogni singolo giorno.”
E come lo fa? “Con il dialogo. Con la disponibilità. Con un’attenzione vera al benessere delle persone che lavorano con me.” Valentina è convinta che far stare bene il team sia l’investimento più importante per un’attività come la sua. “Quando le persone si sentono ascoltate, rispettate, comprese nei loro bisogni, lavorano meglio. Molto meglio. E questo l’ospite lo percepisce immediatamente. Sente un’atmosfera autentica, calda. Quasi domestica.”
Non è un approccio comune nell’ospitalità di lusso, dove spesso prevale una visione più gerarchica e formale. Ma al Mansio funziona. “Certo, ci sono incomprensioni, momenti di confronto acceso. È normale. Ma quando alla base c’è rispetto reciproco, si superano.”
Il lusso ridefinito: tempo, silenzio, libertà
Cosa significa lusso oggi? Per Valentina la risposta è netta: “Tempo, silenzio, bellezza, attenzione sincera e libertà di sentirsi sé stessi.” Niente a che vedere con l’ostentazione, con la moltiplicazione dei servizi, con quella corsa al “più è meglio” che caratterizza tanta ospitalità contemporanea.
Le sei suite del Mansio sono tutte diverse. Alcune più ampie, altre più raccolte. Ma tutte progettate con la stessa filosofia: spazi dove respirare, dove ritrovare un ritmo più umano, dove non essere bombardati da stimoli. “L’ospite non vive un soggiorno standardizzato,” sottolinea Valentina. “Qui ogni esperienza è costruita su misura. Ascoltiamo tempi, ritmi, desideri. E ci adattiamo.”
Questa scala volutamente intima – solo sei camere – permette un livello di personalizzazione impossibile nelle strutture più grandi. Si può riservare l’intera locanda per un evento privato. Si possono concordare orari per la spa senza vincoli rigidi. Si può chiedere un itinerario in bicicletta studiato sulle proprie capacità.
Proprio le biciclette rappresentano un altro tassello interessante del progetto. Il Mansio è tecnicamente un bike hotel, ma di nuova generazione. Non il classico rifugio tecnico per ciclisti agonisti, piuttosto un luogo dove chi ama pedalare trova servizi di livello – box attrezzato per lavaggio e manutenzione, e-bike a noleggio, itinerari selezionati – senza rinunciare a estetica, comfort e wellness.
“La posizione è perfetta,” spiega Valentina. “Siamo direttamente sulla Ciclovia del Garda che collega Desenzano e Sirmione. Si parte e si rientra direttamente in sella. Ma poi, dopo una giornata sul lago, c’è la spa, ci sono le camere con i letti di altissima qualità, c’è il ristorante. Non devi scegliere tra performance e benessere.”
Sostenibilità come progetto, non come etichetta
Quando si parla di sostenibilità nel turismo, spesso ci si imbatte in dichiarazioni di principio che poi faticano a tradursi in pratica. Al Mansio la questione è stata affrontata con il solito approccio radicale. La struttura è completamente plastic-free. La gestione dei rifiuti segue protocolli rigorosi. L’efficienza energetica è stata un criterio progettuale, non un ripensamento successivo.
“Il concetto vegan qui non si limita al piatto,” ribadisce Valentina. “È stato applicato a ogni aspetto. E quando dico ogni aspetto, intendo proprio ogni aspetto.” I prodotti per la pulizia. I detergenti per la biancheria. I materiali di costruzione. Gli arredi. Tutto è stato vagliato per coerenza con la filosofia della struttura.
Ma attenzione: coerenza non significa rigidità ideologica. “Non siamo dogmatici,” tiene a precisare Valentina. “Non facciamo la morale a nessuno. Offriamo un’esperienza. Se piace, meraviglioso. Se qualcuno preferisce altro, va benissimo. Il nostro obiettivo non è convertire le persone, è dimostrare che si può vivere e viaggiare in modo diverso, senza rinunciare a nulla. Anzi, spesso scoprendo qualcosa in più.”
Il dialogo con un territorio in evoluzione
Rivoltella del Garda non è Portofino. Non è nemmeno Bellagio o Taormina. È un borgo che conserva un’identità forte, una storia profonda – siamo ai piedi della Torre del re longobardo Desiderio – ma che non è mai diventato una cartolina patinata per turisti. Ed è proprio questo che Valentina e la sua famiglia hanno voluto preservare e valorizzare.
“Il Mansio dialoga con il territorio in modo colto e contemporaneo,” spiega. “Non attraverso folklorismi o citazioni ovvie. Niente architettura falsamente rustica, niente menù della nonna rivisitato. Lavoriamo con materiali che hanno senso qui – il marmo, il legno, le pietre locali – ma li utilizziamo con linguaggio moderno. Valorizziamo i prodotti del territorio, ma con tecnica contemporanea.”
È un equilibrio delicato, quello tra radici e innovazione. Facile sbilanciarsi verso la nostalgia sterile o verso un modernismo sradicato. “Noi cerchiamo una terza via,” dice Valentina. “Vogliamo che chi arriva capisca dove si trova, percepisca l’identità del luogo, ma viva un’esperienza che parla anche il linguaggio del presente. E del futuro.”
Una visione che continua a evolvere
Nonostante i risultati già raggiunti – e non sono pochi, considerando che la struttura è operativa da poco – Valentina mantiene lo sguardo fisso su quello che ancora c’è da fare. “Sono una persona fortemente orientata alla crescita,” confessa. “Non riesco a sedermi sugli allori. C’è sempre margine di miglioramento, sempre qualcosa da imparare, sempre un dettaglio da perfezionare.”
È questa inquietudine costruttiva, questa incapacità di accontentarsi, che probabilmente fa la differenza tra un progetto ben riuscito e uno eccezionale. “Credo molto nella formazione continua, nell’ascolto, nella capacità di evolvere insieme al progetto,” continua. “Il Mansio di oggi non è il Mansio di domani. Non può esserlo. Perché io non sono la stessa persona di ieri, il team cresce, gli ospiti ci portano feedback preziosi, il mondo cambia.”
Questa apertura al cambiamento, però, non significa inseguire mode o tendenze. “La visione di fondo rimane salda,” precisa. “È il modo di realizzarla che si affina nel tempo. Ascoltiamo molto. Osserviamo. E ci adattiamo, sempre mantenendo la coerenza con i nostri valori fondamentali.”
Cosa significa davvero fare impresa oggi
Parlando con Valentina, emerge un’idea di imprenditorialità che si discosta dai modelli più aggressivi e quantitativi che spesso dominano il discorso economico. Qui non si parla di crescita a ogni costo, di massimizzazione del profitto, di scalabilità. Si parla di qualità, di coerenza, di sostenibilità nel senso più profondo del termine.
“Ho scelto di mantenere la struttura piccola perché solo così posso garantire il livello di attenzione che voglio,” spiega. “Il Mansio oggi è questo: sei camere, un team ristretto, la possibilità di conoscere personalmente ogni ospite. Questa dimensione intima è fondamentale per garantire la qualità e l’attenzione che cerchiamo. Poi, chissà cosa ci riserva il futuro.”
È un approccio controcorrente, in un’epoca dove sembra che l’unico successo possibile sia quello della crescita esponenziale. Ma Valentina non sembra minimamente turbata da questo. “Il successo per me è andare a dormire sapendo di aver fatto bene il mio lavoro. Di aver accolto le persone nel modo giusto. Di aver mantenuto gli standard che mi sono data. Se poi da questo deriva anche un risultato economico sostenibile, perfetto. Ma non è quello il primo obiettivo.”
Non è retorica. È la conseguenza logica di una visione che mette al centro valori diversi da quelli meramente finanziari. “Il vero lusso,” ribadisce Valentina tornando su un concetto che evidentemente le sta molto a cuore, “non è nell’accumulo di servizi o nell’ostentazione. È nella capacità di creare uno spazio dove le persone possano finalmente rallentare, respirare, essere sé stesse.”
Un invito a scoprire un modo diverso di viaggiare
Il Lago di Garda è una delle destinazioni turistiche più frequentate d’Italia. Milioni di visitatori ogni anno, strutture ricettive di ogni tipo e livello, un’offerta che spazia dal campeggio all’hotel cinque stelle. In questo panorama affollato e spesso un po’ confuso, Locanda Il Mansio rappresenta una proposta netta, riconoscibile, coraggiosa.
Non è per tutti. E Valentina è la prima a riconoscerlo. “Non cerchiamo un pubblico generalista,” dice con franchezza. “Cerchiamo persone che condividano certi valori, che siano curiose, aperte, che vogliano provare qualcosa di diverso. Non importa se sono vegane o meno. Importa che siano disponibili a mettersi in gioco.”
Ma per chi è disposto a farlo, l’esperienza può essere davvero trasformativa. Perché il Mansio offre qualcosa di più di un soggiorno di lusso. Offre un modello alternativo di ospitalità, dove etica ed estetica convivono senza conflitti, dove il rispetto dell’ambiente non è uno slogan ma una pratica quotidiana, dove la qualità non si misura in stelle ma nella capacità di creare momenti autentici.
Se state cercando un luogo dove trascorrere qualche giorno sul Lago di Garda e siete curiosi di scoprire cosa significa davvero un’ospitalità contemporanea, consapevole e coerente, Locanda Il Mansio vi aspetta a Rivoltella del Garda, in Via Castello Rivoltella 8. Sei suite, una spa privata, un ristorante gourmet completamente vegetale, e soprattutto la possibilità di incontrare Valentina e il suo team, che hanno scelto di dedicare energie, tempo e passione a un progetto che va molto oltre il semplice business.
Per informazioni, prenotazioni o anche solo per saperne di più, potete visitare il sito www.ilmansio.net, scrivere a info@ilmansio.net o chiamare il numero +39 030 670 0385. E se decidete di andarci, prendetevi il tempo di parlare con Valentina. La sua storia, il suo approccio, la sua visione sono parte integrante dell’esperienza. Perché il Mansio, alla fine, non è solo un luogo. È la concretizzazione di un’idea precisa su come si possa fare impresa oggi, con coraggio, coerenza e rispetto. Per le persone, per il territorio, per il pianeta. Senza compromessi.

