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L’Angolo di Pe: dieci anni di street food, dalla folgorazione al primo food truck fino a un’impresa che cammina da sola

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Un viaggio attraverso passione, resilienza e sapori autentici nel cuore della Bassa parmense

Quella sera alla Rocca, con l’odore di griglia nell’aria

Estate 2015, piazza della Rocca di Fontanellato. Il Castle Street Food — una delle prime manifestazioni italiane interamente dedicate al cibo di strada — ha invaso il borgo con decine di furgoncini colorati. C’è la fila ovunque, la gente mangia in piedi ridendo, i bambini corrono tra le ruote dei truck. Giuseppe Donnici ha ventiquattro anni, un lavoro che paga le bollette e una curiosità per il cibo che si porta addosso da quando era alto così. Quella sera guarda i truck e non riesce a staccare gli occhi. Lo colpisce una cosa precisa: come in uno spazio di tre metri per due qualcuno abbia ricreato una cucina vera, con un’identità vera, capace di sfornare roba che la gente fa la fila per mangiare. “Fu quello a folgararmi,” dirà più tardi. E la parola è giusta. Non è stata un’idea che gli è venuta sotto la doccia. È stata una scarica elettrica.

In meno di un anno trova un furgone, lo sistema, sceglie il nome — L’Angolo di Pe, che suona come quel posto dove vai quando vuoi stare bene — e nel 2016 debutta. Dove? A Fontanellato, ovviamente. Alla seconda edizione dello stesso festival che gli aveva acceso la miccia. L’obiettivo, a quel punto, è modesto e dichiarato: fare qualche evento durante l’anno, portare a casa un po’ di soldi in più, divertirsi. Niente piani strategici, niente investitori, niente presentazioni in PowerPoint. Un ragazzo, un furgone, degli hamburger.

Dieci anni dopo quel debutto, Giuseppe è proprietario di un locale fisso a Fontanellato e di tre food truck, è specializzato in catering per matrimoni e eventi aziendali, è stato finalista in un programma televisivo su Italia 1, è stato invitato a cucinare dai Fratelli Cerea a Da Vittorio — tre stelle Michelin — ed è citato tre volte sulla Guida dello Street Food del Gambero Rosso. La moglie Irene ha lasciato il suo lavoro per occuparsi della segreteria e del back office dell’attività. E il Comune di Fontanellato gli ha affidato l’organizzazione del Festival dell’Assunta.

Per uno che voleva arrotondare lo stipendio, non è andata male.

Calabria e Parma, le due cucine che gli hanno formato il palato

Per capire gli hamburger di Giuseppe bisogna sapere da dove viene. Nato nel 1991 a Fontanellato, famiglia di origini calabresi. Questo significa che la sua educazione alimentare è stata doppia: da una parte i sapori della Calabria — decisi, piccanti, senza mezze misure — portati a tavola dalla famiglia come un pezzo di identità da non perdere. La cipolla di Tropea, la ‘nduja, il peperoncino che punge e che in Calabria mettono dappertutto. Dall’altra la cucina parmigiana, con quel suo repertorio di formaggi e salumi che da solo giustificherebbe un viaggio, con le paste ripiene, con una tradizione contadina che ha trasformato la necessità in arte.

Giuseppe è cresciuto masticando entrambe le culture, letteralmente. E quando si è messo a viaggiare — parecchio, negli anni — ha aggiunto un terzo strato: il cibo di strada del resto del mondo. Gli arancini siciliani, il fish and chips inglese, i kebab turchi, i bagel americani. In ognuno di questi piatti ha riconosciuto la stessa cosa: un’idea semplice eseguita alla perfezione, un cibo che si mangia per strada senza tovaglia e senza fronzoli ma che dentro ha una complessità vera. E ha riconosciuto anche il mezzo che lo affascinava di più: il food truck. Quel modo di portare la cucina fuori dalle quattro mura, di parcheggiare in una piazza e di trasformarla in un ristorante a cielo aperto.

Hamburger che parlano italiano, non americano

Quando L’Angolo di Pe nasce, Giuseppe prende una decisione che si rivelerà decisiva: i suoi hamburger non saranno copie di quelli americani. La struttura è quella — pane, carne, condimento — ma il contenuto è un’altra cosa. Dentro ci finiscono la crema di pistacchio, la maionese fatta con zucchini e basilico, la marmellata di cipolle di Tropea, quella di mele e scalogno. Sapori che vengono dalla sua doppia formazione culinaria e che, messi insieme alla carne fresca — mai congelata, controllata in modo ossessivo — creano combinazioni che sulla carta sembrano azzardate e in bocca funzionano.

Giuseppe ci tiene a dirlo: “Fin dall’inizio ho fatto in modo di creare un’identità chiara e precisa.” E l’ha fatto in un settore, quello dello street food, dove la tentazione di cambiare proposta ogni stagione è enorme. Lui ha resistito. Ha scelto una linea — hamburger gourmet con ingredienti italiani di qualità — e ci si è piantato sopra. Il menù si rinnova, arrivano proposte nuove, ma il DNA resta quello. È una scelta che richiede fiducia nel proprio prodotto, e che il pubblico ha premiato fin dall’inizio.

I partecipanti agli eventi hanno cominciato a cercare il furgone de L’Angolo di Pe tra gli altri, a fare la fila apposta, a tornare la volta dopo. Il passaparola ha fatto il resto. Giuseppe ha comprato un secondo truck. Poi un terzo.

Street Food Battle, Gambero Rosso e quella sera a Da Vittorio

Il 2018 è l’anno in cui L’Angolo di Pe esce dai confini emiliani. Giuseppe partecipa a Street Food Battle, programma di Italia 1 condotto da Simone Rugiati e Ludovica Frasca, e arriva in finale. La televisione nazionale porta il nome del truck davanti a un pubblico che non ha mai messo piede a un festival dello street food.

Ma c’è un altro riconoscimento che pesa di più, almeno per chi conosce il settore: l’invito alla serata “Gli artisti dello Street Food” organizzata dai Fratelli Cerea presso Da Vittorio, a Brusaporto. Tre stelle Michelin. Quando una famiglia che è nell’Olimpo della ristorazione italiana decide di invitarti a cucinare nel proprio ristorante per una serata dedicata al meglio del cibo di strada, il messaggio è piuttosto eloquente.

A consolidare il quadro arrivano le citazioni sulla Guida del Gambero Rosso dedicata allo Street Food: edizioni 2019, 2021 e 2022. Tre anni su quattro. Per un’attività nata senza pretese in un paese della Bassa parmense, sono numeri che parlano da soli.

Marzo 2020: il calendario si svuota in un giorno

La pandemia ha picchiato duro su tutto il settore della ristorazione, ma sullo street food l’effetto è stato particolarmente brutale. Niente eventi significa niente lavoro, punto. Non c’è sala da riconvertire in delivery, non c’è dehors da allargare. C’è un furgone fermo in un magazzino.

“Quando nel marzo 2020 ho visto tutte le date già programmate sul calendario degli eventi dell’anno essere annullate da un giorno all’altro,” racconta Giuseppe, “ho capito che avrei dovuto rimboccarmi le maniche e pensare a un modo per poter sopravvivere nel lungo termine.”

La reazione è stata rapida. Giuseppe ha parcheggiato il truck nel suo magazzino a Fontanellato e ha cominciato a cucinare da lì per il servizio a domicilio, consegnando hamburger alle famiglie dei comuni limitrofi. Una mossa che aveva due vantaggi: il primo, ovvio, era continuare a incassare. Il secondo, meno ovvio, si è rivelato il più importante. Durante il lockdown, decine di famiglie del territorio hanno scoperto L’Angolo di Pe per la prima volta. Gente che non era mai stata a un festival dello street food, che non aveva mai visto il furgone, che non sapeva nemmeno che esistesse. E che ha assaggiato, apprezzato, ordinato di nuovo.

Giuseppe ha capito una cosa che avrebbe cambiato il suo modo di fare impresa: esisteva una clientela locale, stabile, che poteva cercarlo ogni settimana e non solo quando capitava un evento in zona. Da quella consapevolezza — e dalla certezza che gli eventi sarebbero rimasti fermi a lungo — è nata la decisione di aprire un locale fisso.

Il locale di Via Pozzi: un pezzo d’America nella Bassa

A gennaio 2021, con la seconda ondata ancora in corso, L’Angolo di Pe Hamburger Store apre in Via Pozzi 1 a Fontanellato. Il locale è piccolo, con una saletta che sembra uscita da un film americano degli anni Cinquanta: mattonelle bianche con fughe nere, adesivi con slogan in inglese alle pareti, quell’aria da diner d’oltreoceano che però, appena ordini, ti serve un hamburger con la marmellata di cipolle di Tropea. Il contrasto è voluto e funziona.

Si mangia sul posto o si porta via. L’Angolo di Pe è a pochi metri dal centro storico di Fontanellato — un borgo che da solo vale una gita, con la Rocca Sanvitale e il suo fossato, la piazzetta, i portici — e questo aiuta. Ma la verità è che la gente viene per gli hamburger, non per la posizione. Viene perché ha provato e vuole riprovare, perché qualcuno gliene ha parlato, perché ha visto una foto su Instagram scattata da un amico che ci è stato davvero e non da un influencer pagato per fingere entusiasmo.

Irene e la scelta di scommettere tutto sull’attività

C’è un momento nella vita di un’impresa in cui chi ti sta accanto deve decidere se crederci fino in fondo. Per Irene, moglie di Giuseppe, quel momento è arrivato quando l’attività è cresciuta al punto da richiedere una persona dedicata alla parte organizzativa. Irene ha lasciato il proprio lavoro — un lavoro vero, con uno stipendio vero — per occuparsi della segreteria e del back office de L’Angolo di Pe. È il tipo di decisione che non si prende con leggerezza. Significa che l’attività non è più il progetto del marito a cui dare una mano la sera: è il lavoro della famiglia, il reddito della famiglia, il futuro della famiglia.

Oggi la struttura comprende il locale di Fontanellato, tre food truck operativi e un’attività di catering privato che copre cerimonie, matrimoni ed eventi aziendali in tutta l’Emilia e oltre. È su quest’ultimo fronte che Giuseppe insiste quando parla del tratto distintivo della sua impresa: “Puntualità, precisione e qualità sono gli aggettivi che ci caratterizzano.” Chi organizza un matrimonio e affida il food a un truck sta facendo un atto di fiducia enorme. Non c’è una cucina di riserva se qualcosa va storto, non c’è un piano B. Giuseppe lo sa, e ha costruito tutta la sua reputazione sulla garanzia che il servizio sarà esattamente come promesso. Ogni volta.

Il Festival dell’Assunta e il legame con Fontanellato

Da due anni, L’Angolo di Pe organizza il Festival dell’Assunta all’interno della Sagra dell’Assunta di Fontanellato, in collaborazione con il Comune. Per chi conosce le dinamiche dei piccoli comuni italiani, sa che un incarico del genere non si affida a chiunque. Significa gestire fornitori, logistica, sicurezza, flussi di persone. Significa prendersi una responsabilità pubblica.

Per Giuseppe è anche un cerchio che si chiude. Il ragazzo che nel 2015 stava in mezzo alla folla del Castle Street Food a guardare i truck degli altri adesso organizza il festival del proprio paese. Non è retorica: è la traiettoria concreta di qualcuno che ha trasformato una passione in un mestiere e un mestiere in un ruolo dentro la propria comunità.

Influencer no, passaparola sì: una posizione scomoda e sensata

Su un tema Giuseppe ha le idee chiarissime, e non ha paura di esprimerle. Riguarda i social media, gli influencer e il modo in cui molte attività di ristorazione gestiscono la propria comunicazione.

“Sono convinto che un’attività di ristorazione che decida di basare la propria strategia di crescita fondamentalmente sui contenuti di influencer sia un’attività destinata a decadere in breve tempo.” È una posizione netta. Giuseppe preferisce quello che chiama il “passaparola lento ma continuativo” di “clienti effettivi, che pagano e che sono felici di condividere il proprio parere spassionato sull’esperienza culinaria.”

Tradotto: meglio dieci clienti che tornano ogni mese e portano un amico che diecimila follower che hanno visto un reel e non metteranno mai piede nel locale. È una posizione che va controcorrente rispetto a quello che predicano i consulenti di marketing digitale, ma che ha una logica inattaccabile per chi, come Giuseppe, lavora in un territorio definito e con un prodotto che si vende col gusto, non con le foto.

Il significato di essere imprenditore, senza filtri

Quando gli si chiede cosa vuol dire essere imprenditore, Giuseppe non tira fuori citazioni motivazionali. Dice una cosa molto concreta: “Significa innanzitutto la consapevolezza di doversi mettere in gioco quotidianamente per crescere e restare sempre in vetta, nonostante tanti cerchino di copiare o screditare il tuo prodotto.”

La frase su chi copia non è generica. Chi lavora nello street food lo sa: quando un format funziona, nel giro di una stagione spuntano tre imitazioni nella stessa zona. Giuseppe lo ha visto accadere e ha risposto nell’unico modo che conosce: alzando il livello. Nuove proposte nel menù, ingredienti ancora più ricercati, un servizio ancora più curato. La sfida, dice, è “continuare a mantenere fidelizzata la propria clientela offrendo sempre prodotti di qualità e proponendo novità, in modo che il cliente resti attratto e continui a scegliere la tua proposta in mezzo a tantissime altre.”

Niente di eroico, niente di epico. Solo la disciplina quotidiana di chi sa che ogni giorno deve guadagnarsi di nuovo la fiducia di chi entra nel suo locale o si mette in fila davanti al suo truck.

Dieci anni: il bilancio di chi non si è mai fermato

Dieci anni dal primo hamburger servito dal finestrino di un furgone alla Rocca di Fontanellato. In mezzo ci sono stati una pandemia, un cambio di modello di business, un locale aperto nel momento peggiore possibile, tre food truck da far girare contemporaneamente, un matrimonio da servire il sabato e un festival da organizzare la settimana dopo. Ci sono state le notti a preparare la carne per il giorno dopo e le mattine a rispondere alle email dei clienti del catering. Ci sono state le citazioni del Gambero Rosso e le sere in cui il furgone non partiva. Ci sono state le file agli eventi e i giorni di pioggia in cui non veniva nessuno.

Giuseppe Donnici ha attraversato tutto questo senza mai perdere di vista le due cose che contano: la qualità di quello che mette nel piatto e l’affidabilità di quello che promette al cliente. È partito da solo con un furgone e oggi gestisce un’impresa con sua moglie Irene al fianco, tre mezzi sulla strada, un locale che è diventato un punto di riferimento a Fontanellato e una rete di clienti privati che lo cercano per i momenti più importanti della loro vita.

Se vi trovate nella Bassa parmense — o se ci passate, magari diretti verso la Rocca di Fontanellato che merita comunque una visita — fermatevi in Via Pozzi 1. Ordinate un hamburger, quello che vi ispira di più dal menù, e fatevi un’idea di persona. Se invece state organizzando un evento e vi serve qualcuno che porti la cucina dove serve, cercate L’Angolo di Pe: il sito è www.langolodipe.com. Troverete un’attività che in dieci anni ha dimostrato, un hamburger alla volta, che lo street food fatto bene può diventare qualcosa di grande.

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