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La Taskita: il ristorante che Alassio non si aspettava

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Un locale che non sta nei confini

Ci sono posti che capisci subito. Entri, guardi il menu, ordini quello che conosci e vai via soddisfatto. La Taskita non è uno di questi posti — e lo è per scelta precisa, non per caso. Sulla Passeggiata Francesco Baracca di Alassio, affacciata sulla baia con quella vista che già da sola giustifica una sosta, Roberto Mantiero ha costruito qualcosa che somiglia a un ristorante solo in superficie. Dentro, il discorso è diverso.

Non c’è la divisione classica del menu. Non c’è una cucina che si lascia etichettare con una parola sola. Non c’è nemmeno quella separazione netta tra il bere e il mangiare che in Italia diamo quasi per scontata. Quello che c’è, invece, è un’idea molto chiara di come si può stare a tavola quando qualcuno ha davvero voglia di farti scoprire qualcosa.

Roberto lo spiega con la semplicità di chi non ha bisogno di vendersi: “Cucina internazionale con abbinamento cocktail e vini. Dietro l’informalità c’è tantissima ricerca, studio e professionalità.” Poche parole, ma dense. Perché quella parola — informalità — in bocca a lui non significa quello che si potrebbe pensare.

Roby, il bancone e vent’anni di ascolto

Prima di aprire La Taskita, Roberto Mantiero ha fatto il bartender. Per anni, in diversi locali, con la testa sempre piantata in quel lavoro strano che è la miscelazione: stai fermo in un posto, ma devi essere sempre in movimento con la mente. Devi capire chi hai davanti prima ancora che ordini. Devi sapere cosa offrire a chi non sa cosa vuole.

È una scuola che lascia il segno. E si vede, nel modo in cui Roberto parla del suo locale e dei suoi clienti. C’è una certa precisione nell’ascolto, una capacità di leggere le situazioni che non si impara dai libri. Si impara stando dietro a un bancone finché diventa un riflesso naturale.

Il salto verso la ristorazione vera e propria è arrivato circa dieci anni fa, e non è stato un salto improvviso. È stato, piuttosto, l’esito naturale di una convivenza. La sua compagna Briggith Otero Moreno è colombiana, porta con sé una memoria culinaria completamente diversa da quella mediterranea, e quella differenza invece di restare sullo sfondo domestico ha cominciato a diventare qualcosa di più grande. “Ho condiviso con la mia compagna la passione per la cucina e per i sapori da tutto il mondo,” racconta Roberto, e nella frase c’è tutta la storia: non un progetto imprenditoriale costruito a freddo, ma una passione che ha trovato la sua forma nel tempo.

Accanto a lui in sala c’è Pablo Occelli, bartender, amico, complice nella costruzione della carta cocktail. Due persone formate nella stessa cultura della miscelazione, che si muovono nello stesso spazio con la stessa lingua tecnica ma con sensibilità proprie. È da questo sodalizio che nasce la parte forse più originale della proposta della Taskita: un sistema di abbinamenti cibo-cocktail che non è un vezzo, ma una scelta editoriale precisa.

Quattro donne in cucina e una filosofia concreta

Roberto tiene molto a parlarne, e si capisce che non è solo orgoglio professionale. In cucina alla Taskita lavorano due coppie di sorelle. Briggith e sua sorella, colombiane. Un’altra coppia di sorelle provenienti dal Salvador. Quattro donne con radici latinoamericane, formate in cucine lontane da quella italiana, che hanno portato con sé un patrimonio di tecniche, sapori e abitudini culinarie che non si trovano facilmente da queste parti.

“Tutte hanno una grande passione, gestiscono la cucina da vere professioniste, tutto è fatto in casa con grande passione e rispetto per la materia prima.” È una di quelle affermazioni che o sono vuote o pesano tantissimo, dipende da chi le dice e in che contesto. Qui pesano. Perché in un locale piccolo, dove ogni piatto che esce dalla cucina porta il segno diretto di chi lo ha preparato, la differenza tra chi ci crede davvero e chi recita un copione si vede immediatamente.

Tutto fatto in casa significa esattamente quello: le salse, i dolci, le preparazioni di base, i condimenti. Niente arriva in busta o in vasetto da un fornitore esterno. È una scelta che ha un costo — di tempo, di energie, di organizzazione — e che rivela molto su come queste persone pensano al proprio lavoro. Non come a un servizio da erogare, ma come a qualcosa che ha a che fare con l’identità.

In un panorama gastronomico in cui le parole artigianale e fatto in casa sono diventate quasi dei brand da appiccicare su qualsiasi cosa, alla Taskita quelle parole hanno ancora il peso specifico che dovrebbero avere.

La scommessa difficile, e come è andata a finire

Aprire un locale come questo ad Alassio non era la mossa ovvia. Alassio è una cittadina di mare frequentata, bella, con una sua tradizione gastronomica solida e una clientela che in buona parte arriva con aspettative precise. Il pesce, la pasta, i sapori liguri. Tutte cose legittime e spesso eccellenti. Ma non è il terreno più fertile per un progetto che punta in una direzione completamente diversa.

Roberto non lo nasconde: “All’inizio non è stato per nulla facile far capire il nostro concetto molto internazionale a una clientela abituata alla classica cucina e ai classici locali.” Tre anni fa, quando La Taskita ha aperto, c’era da fare un lavoro che va ben oltre il cucinare bene. Bisognava spiegare. Convincere. Costruire un rapporto di fiducia con persone che non avevano ancora gli strumenti per capire cosa stessero mangiando — o meglio, perché quel piatto stesse accanto a quel cocktail, e perché quella combinazione avesse senso.

È un lavoro che si fa tavolo per tavolo, sera dopo sera. Con pazienza, con comunicazione, con la disponibilità a fermarsi e raccontare ogni volta che qualcuno ha domande. Roberto descrive questo processo con parole che fanno capire quanto sia stato centrale: “Con tanta comunicazione e tanto impegno da parte di tutti i miei ragazzi.” Non solo la cucina, non solo la carta dei cocktail — il team intero come strumento di racconto e di educazione al gusto.

Tre anni dopo, la scommessa è stata vinta. I clienti abituali arrivano da Milano, da Torino, da tutta la Liguria e anche dall’Europa. E non arrivano una volta sola: tornano. “Curiosi di scoprire le nostre novità,” dice Roberto, e quella parola — novità — è la chiave di tutto. Chi torna lo fa perché sa che troverà qualcosa di diverso da quello che ha già assaggiato. È il contrario del comfort food, e funziona.

Come è fatto il menu, e perché non assomiglia agli altri

La struttura del menu della Taskita riflette direttamente la filosofia di chi lo ha costruito. Non ci sono antipasti, primi e secondi. C’è invece una sequenza di piatti pensati per essere condivisi, assaggiati, discussi. Il concetto dello sharing non è una moda presa in prestito — è coerente con l’idea che un pasto debba essere un’esperienza collettiva, non una serie di scelte individuali eseguite in parallelo.

Durante il giorno, la proposta è più leggera. Piatti freschi, veloci da mangiare, adatti a chi ha trascorso la mattina in spiaggia e vuole qualcosa di buono senza appesantirsi. Il pranzo alla Taskita è piacevole anche quando non si è in modalità esplorazione — ma anche lì, qualcosa di inaspettato c’è quasi sempre.

La sera è un’altra storia. I piatti diventano più complessi, gli abbinamenti più pensati, l’intera esperienza si allunga e si approfondisce. È il momento in cui la ricerca degli inverni — di cui parliamo tra poco — trova la sua espressione più compiuta. Chi si siede a cena alla Taskita senza fretta e con un minimo di curiosità ha buone probabilità di alzarsi con qualcosa in più di una pancia piena.

I cocktail di Pablo Occelli corrono paralleli a tutta questa architettura gastronomica. Non sono una scelta alternativa al vino, né un’appendice decorativa. Sono pensati per dialogare con i piatti, per esaltarne alcune note e crearne di nuove attraverso la combinazione. È un lavoro che richiede una conoscenza approfondita sia della miscelazione che della cucina — e qui si vede il vantaggio di avere due persone che vengono da background diversi ma parlano la stessa lingua.

Per chi preferisce il vino, la carta c’è ed è curata, con una selezione che spazia tra etichette locali e internazionali. Ma la Taskita, se la si vuole capire davvero, si capisce meglio abbinando un cocktail a quello che si mangia. Almeno una volta.

Gli inverni servono a questo

C’è un aspetto della gestione della Taskita che dice più di tante dichiarazioni di intenti: cosa fa Roberto nei mesi invernali, quando la stagione balneare si chiude e Alassio rallenta. Parte. Con Briggith, va a mangiare nei ristoranti fine dining di altre città, visita i mercati locali di Paesi che non conosce ancora abbastanza, frequenta i cocktail bar che stanno facendo cose interessanti in giro per il mondo.

Non è vacanza — o non è solo vacanza. È ricerca nel senso più pratico del termine: assaggiare, capire, tornare a casa con idee nuove da tradurre in piatti e in abbinamenti. È quello che permette a un locale piccolo in una cittadina di mare di avere clienti che tornano aspettandosi di trovare qualcosa di diverso. La novità non si inventa al tavolino: si va a cercare.

“Sono sempre una persona curiosa con tanta voglia di condividere le mie passioni con i miei ragazzi e i miei clienti,” dice Roberto. La curiosità come motore professionale è una cosa che si sente subito quando si parla con chi gestisce davvero bene un locale. Non è la soddisfazione di chi ha trovato la formula giusta e la replica — è l’irrequietezza di chi sa che la formula va sempre rimessa in discussione.

Questa irrequietezza, nel caso della Taskita, non genera caos. Genera aggiornamento continuo. E si vede nel menu, che cambia, evolve, incorpora quello che Roberto e Briggith hanno scoperto nell’ultimo inverno trascorso lontano da Alassio.

Informale ma non improvvisato

Vale la pena soffermarsi su una parola che Roberto usa spesso parlando del suo locale: informalità. È una parola che nel mondo della ristorazione può significare cose molto diverse. Può essere un eufemismo per dire che non ci si preoccupa troppo dei dettagli. Può essere un posizionamento di mercato per attirare un certo tipo di cliente. Può essere, più raramente, una scelta filosofica precisa.

Alla Taskita è la terza cosa. L’ambiente è rilassato, non ci sono cerimonie, si sta bene senza doversi mettere in posa. Ma questa atmosfera è costruita intorno a un lavoro serio, esigente, che non si vede proprio perché è fatto bene. “Dietro l’informalità c’è tantissima ricerca, studio e professionalità.” Roberto lo ripete, e vale la pena credergli, perché è la cosa più facile da verificare: basta mangiare.

C’è una certa intelligenza, in questo approccio. Far sembrare facile quello che è difficile richiede molto più lavoro che lasciare che la difficoltà si veda. Un cocktail perfettamente abbinato a un piatto di cucina latinoamericana in un locale di mare in Liguria — se ci arrivi senza che nessuno te lo spieghi, se ti sembra naturale e piacevole senza che tu abbia dovuto fare nessuna fatica concettuale — è il risultato di un lavoro di anni che resta invisibile per definizione.

Quella invisibilità è il vero successo.

Venire ad Alassio e non andare alla Taskita sarebbe un peccato

Se siete sulla Riviera di Ponente, o se state cercando un motivo valido per andarci, La Taskita è un posto che vale il viaggio. Non perché sia stravagante o perché faccia cose strane per attirare attenzione — ma perché fa cose genuine, costruite nel tempo, con una coerenza di visione che si incontra raramente.

Troverete Roberto in sala, Pablo dietro i cocktail, Briggith e le sue colleghe in cucina. Un team piccolo, coeso, che lavora con la consapevolezza di avere qualcosa di specifico da offrire. Piatti fatti interamente in casa, combinazioni che non vi aspettereste, una carta cocktail pensata per accompagnare — non per competere — con quello che mangiate. E una vista sulla baia di Alassio che chiude ogni discorso.

Gli orari: aperto tutti i giorni tranne il martedì, a pranzo dalle 12:00 alle 14:30 e a cena dalle 19:00 alle 22:30. Per informazioni e prenotazioni potete visitare il sito lataskita.com o contattare direttamente il locale. La Taskita si trova in Passeggiata Francesco Baracca 10, ad Alassio.

Non è un posto difficile da trovare. È molto più difficile dimenticarlo.

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