Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Roberto Mantiero e del suo ristorante, La Taskita, specializzato in cucina internazionale da condividere con cocktail e vini selezionati, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.
La parte bella? Si trova vicino a te, a Alassio in provincia di Savona, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.
Un’idea diversa nel cuore di una piazza turistica

Piatto della chef Briggith Otero
C’è un momento, in ogni storia di chi apre qualcosa di nuovo, in cui bisogna decidere se assomigliare a tutti gli altri o correre il rischio di non assomigliare a nessuno. Roberto Mantiero, ad Alassio, quel momento l’ha attraversato scegliendo la seconda strada. E lo ha fatto in una delle località più frequentate della Riviera Ligure, dove il turismo balneare porta con sé abitudini consolidate e un’idea piuttosto precisa di cosa ci si aspetta da un ristorante in riva al mare.
La Taskita, sulla Passeggiata Francesco Baracca, è nata da un piccolo tapas bar ed è cresciuta fino a diventare un indirizzo di riferimento per chi cerca un’esperienza fuori dai soliti schemi. La sua proposta è una cucina internazionale, costruita su un’idea semplice nella sua ambizione: far provare alle persone qualcosa che non conoscono ancora. Non è stato facile, e Roberto è il primo a riconoscerlo con grande onestà.
“All’inizio non è stato per nulla facile far capire il nostro concetto molto internazionale a una clientela abituata alla classica cucina e ai classici locali in un paese turistico come Alassio,” racconta. È la fotografia esatta del punto di partenza: da una parte un pubblico che chiede ciò che già conosce, dall’altra un ristoratore convinto che valga la pena proporre qualcosa di più. La storia che ne è seguita, raccontata in queste pagine, dimostra che aveva visto giusto.
Dietro al bancone è cominciato tutto
Per capire chi è Roberto Mantiero e perché La Taskita ha la forma che ha, bisogna tornare indietro, agli anni passati a fare il bartender. È da lì che arriva, dalla miscelazione, da quel mestiere fatto di gesti rapidi e di sguardi che leggono il cliente in pochi secondi. Negli anni ha gestito diversi locali, costruendo una competenza che non si impara sui libri ma serata dopo serata, dietro un bancone.
È un’origine che ha lasciato il segno su tutto il resto. Chi viene dalla sala e dalla miscelazione impara presto che il piatto, da solo, non basta. Conta l’accoglienza, conta il ritmo della serata, conta il bicchiere giusto al momento giusto. Conta quella sensazione, difficile da spiegare ma immediata da riconoscere, di essere finiti nel posto giusto. Il bartender, in fondo, ha un privilegio che lo chef quasi mai possiede: guarda il cliente negli occhi, ne intuisce l’esitazione, ne coglie l’entusiasmo, e capisce se una proposta funziona ancora prima che il piatto torni vuoto in cucina.
Non sorprende, allora, che a La Taskita Roberto si occupi proprio della sala, della miscelazione — affiancato dall’amico e bartender Pablo Occelli — e della carta dei vini. Sono i territori in cui l’ospite entra in contatto con il locale prima ancora di assaggiare qualcosa. L’accoglienza, il cocktail che arriva al tavolo, il vino che accompagna il cibo: l’esperienza comincia molto prima della prima forchettata, e lui sceglie di presidiare esattamente quella soglia.
La cucina, invece, è il regno della sua compagna, la chef Briggith Otero Moreno. Ed è qui che, negli ultimi dieci anni, è nato il cuore vero del progetto. “Negli ultimi 10 anni ho condiviso con la mia compagna la passione per la cucina e per i sapori da tutto il mondo cercando di creare un locale non convenzionale dove facciamo le cose che più ci piacciono,” spiega Roberto. Una frase che sembra raccontare una libertà, e che in realtà nasconde una disciplina: fare quello che piace, in un mercato che chiede altro, significa accettare di doversi spiegare ogni sera, un tavolo alla volta.
Quanto lavoro c’è dietro un sorriso

C’è un equivoco che Roberto tiene a chiarire subito, ed è forse il passaggio più illuminante di tutta la conversazione. La Taskita è un locale informale, allegro, alla mano. Ma quell’informalità non va confusa con la leggerezza, perché è esattamente il contrario: è il punto di arrivo di un lavoro serio.
“Naturalmente dietro l’informalità c’è tantissima ricerca, studio e professionalità,” dice. È una di quelle frasi che meriterebbero un posto d’onore in qualsiasi corso di management, perché spiega un meccanismo che vale ben oltre la ristorazione. La semplicità che il cliente percepisce è il frutto di una complessità che il cliente non vede mai. Più è curato il lavoro a monte, più l’esperienza a valle scorre liscia, naturale, quasi ovvia. E quel “quasi ovvia” è il risultato più difficile da raggiungere.
Questo principio si fa concreto soprattutto nei mesi in cui il ristorante rallenta. Ogni inverno Roberto e Briggith partono e viaggiano per il mondo: ristoranti di alta cucina, mercati locali, i migliori cocktail bar. Non è una vacanza camuffata da lavoro, è ricerca vera e propria. Si va a caccia della tecnica che ancora non si padroneggia, dell’ingrediente che in Riviera non si trova, dell’idea che si potrà poi tradurre per il pubblico di Alassio. E al ritorno, tutto quello che si è raccolto diventa menu, diventa carta dei cocktail, diventa esperienza da offrire.
È la differenza che passa tra un locale che ripete se stesso e uno che continua a imparare. Il primo difende una formula finché regge. Il secondo la rinnova prima che cominci a invecchiare. La Taskita ha scelto chiaramente di stare dalla seconda parte, e si vede.
Una cucina di sorelle, e il valore che porta con sé
Tra tutte le cose che Roberto racconta, ce n’è una su cui torna con particolare affetto, e ha ragione a farlo. La cucina di La Taskita è guidata dalla chef Briggith Otero Moreno, affiancata da un team di sorelle: da un lato sua sorella, colombiana come lei, dall’altro una seconda coppia di sorelle, originarie dell’America Latina, dal Salvador.

“Tutte hanno una grande passione, lavorano in cucina da vere professioniste, tutto è fatto in casa con grande passione e rispetto per la materia prima,” dice con evidente orgoglio.
Vale la pena soffermarsi, perché in questo dettaglio c’è molto più di una curiosità. Una brigata costruita su legami familiari ha qualcosa che nessun manuale di gestione del personale riesce davvero a insegnare: la fiducia c’è già, non bisogna costruirla riunione dopo riunione. Quattro donne che condividono origini, lingua e, in due casi, lo stesso sangue, lavorano con una sintonia che poi si ritrova nel piatto, nella coordinazione di un servizio, nella capacità di reggere insieme le sere difficili.
E poi c’è la geografia, che qui non è folklore ma sostanza. Colombia e Salvador sono la radice culturale di quella cucina internazionale che è il marchio di fabbrica del locale. La “cucina del mondo” di La Taskita non è una posa elegante: è la biografia di chi quei piatti li prepara ogni giorno. Quando si parla di “fatto in casa” e di “rispetto per la materia prima”, non si tratta di formule pubblicitarie, ma del metodo naturale di chi quei sapori li ha respirati fin da bambina, e oggi li rimette in tavola con la cura di chi sa esattamente cosa sta facendo.
Un menu che invita a fidarsi
La proposta gastronomica di La Taskita è la traduzione in tavola di tutto questo percorso. Il menu, raccontano dal locale, è pensato per andare oltre le convenzioni: niente rigida divisione tra antipasti, primi e secondi. Le creazioni nascono da influenze culinarie internazionali e puntano su sapori sorprendenti, accostamenti inediti, pensati per essere condivisi oppure gustati individualmente.
Al centro resta il concetto dello “sharing”, la condivisione, con in più un pizzico di audacia: piatti eclettici, coraggiosi, fatti su misura per chi ha voglia di sperimentare. È una scelta che chiede qualcosa anche al cliente. Gli chiede di mettere da parte, almeno per una sera, la mappa mentale con cui di solito si legge un menu. Gli chiede, soprattutto, curiosità. E in cambio promette di restituirgli qualcosa che difficilmente troverà altrove.
Il ritmo cambia con le ore della giornata. A pranzo la proposta è leggera e fresca, perfetta per una pausa rilassante dopo una mattina in spiaggia. Di sera, invece, il menu si trasforma: arrivano piatti più complessi e ricercati, pensati per regalare un’esperienza culinaria più sofisticata. È una doppia anima che rivela una conoscenza precisa del proprio pubblico. A mezzogiorno chi è in vacanza vuole godersi la Riviera senza impegnarsi troppo; la sera è disposto a fermarsi, ad ascoltare, a lasciarsi guidare in un percorso. La Taskita non pretende di imporre lo stesso registro a momenti tanto diversi: li riconosce e serve ciascuno per quello che è.
Ad accompagnare ogni piatto, poi, c’è una drink list pensata appositamente, fatta di cocktail originali, e una selezione di vini sia locali sia internazionali. Di nuovo il bancone e la cucina che si parlano, perché è esattamente lì che il progetto trova la sua coerenza. Il cocktail non è un semplice preludio alla cena, è parte integrante del racconto. La carta dei vini non è un elenco di rito, ma una scelta che dialoga con i sapori del piatto. Tutto riconduce all’idea di partenza: l’esperienza è un insieme, e ogni tassello è stato pensato in funzione degli altri. Su tutto, naturalmente, c’è la vista sulla baia di Alassio, che fa la sua parte. Ma è significativo che, nel modo in cui Roberto e i suoi raccontano il locale, il paesaggio venga sempre dopo il contenuto. Prima il sapore, poi la cartolina. L’ordine giusto.
Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare i piatti internazionali da condividere di Brigitte Otero: lataskita.com
Tre anni per vedersi dare ragione
In una storia come questa, i numeri servono a capire se l’intuizione era giusta oppure se era soltanto testardaggine. La Taskita la sua risposta l’ha ottenuta in fretta. “Con tanta comunicazione e tanto impegno da parte di tutti i miei ragazzi, dopo solo tre anni dall’apertura siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti,” racconta Roberto.
Tre anni sono pochi per cambiare le abitudini di una piazza turistica, eppure sono bastati. Oggi La Taskita accoglie clienti che arrivano da tutta Europa, da buona parte della Liguria, da Milano e da Torino. E, cosa che conta ancora di più, sono clienti che tornano. Tornano “curiosi di scoprire le nostre novità,” dice il titolare. È la frase che ogni ristoratore sogna di sentirsi dire, perché significa che la gente non viene per ciò che già conosce, ma proprio per ciò che ancora non sa, fidandosi del fatto che troverà qualcosa che vale il viaggio.
Quel “tutti i miei ragazzi”, del resto, non è un dettaglio buttato lì. È il riconoscimento sincero che una visione, da sola, non apre nemmeno una serata. Roberto attribuisce con naturalezza il merito del risultato alla squadra, alla comunicazione, all’impegno di tutti. E un’idea, per mettere radici, ha bisogno di persone che la portino in tavola ogni sera con la stessa convinzione di chi l’ha pensata. La comunicazione di cui parla non ha niente a che vedere con il marketing: è il lavoro paziente e quotidiano di spiegare, piatto dopo piatto, perché valga la pena fidarsi e provare.


Piatti della chef Briggith Otero
Cosa insegna la storia di La Taskita
Guardando il percorso di Roberto Mantiero con l’occhio di chi si occupa di impresa e di leadership, ci sono alcune lezioni che emergono con chiarezza, senza bisogno di forzature.
La prima riguarda la coerenza. Tenere fede a un’idea è una strategia, ma è una strategia che paga in ritardo. All’inizio costa: costa la fatica di spiegarsi, costa la tentazione quotidiana di arrendersi al gusto medio del mercato. La Taskita, in più di un momento dei suoi primi mesi difficili, avrebbe potuto ammorbidire il concetto, infilare nel menu il piatto rassicurante, abbassare l’asticella della sperimentazione. Non l’ha fatto. Ha continuato a comunicare la propria identità finché è stato il mercato ad adattarsi al locale, e non il contrario. È una distinzione tutt’altro che secondaria: ci sono attività che inseguono la domanda e altre che la formano. Le prime sopravvivono, le seconde costruiscono qualcosa destinato a durare.
La seconda lezione è più sottile e riguarda la curiosità. Roberto si descrive come “una persona curiosa con tanta voglia di condividere le mie passioni con i miei ragazzi e i miei clienti.” In lui la curiosità non è un semplice tratto del carattere: è il vero motore dell’attività. È ciò che lo spinge a viaggiare ogni inverno, a cercare, a studiare, a tornare con qualcosa di nuovo da mettere in tavola. In un settore dove ciò che funziona viene copiato in fretta, l’unica difesa possibile è muoversi per primi. E ci si muove per primi soltanto se si è curiosi per indole, prima ancora che per strategia.
C’è infine l’umiltà, che chiude il cerchio. “Con tutta l’umiltà cerchiamo di far provare nuovi sapori, nuovi prodotti e nuove emozioni ai nostri clienti,” dice. È un’umiltà concreta, di lavoro, non di facciata: chi propone l’ignoto a un cliente abitudinario sa di doversi guadagnare la fiducia ogni volta da capo, senza poter dare nulla per scontato. Ed è forse proprio questa, più ancora della tecnica, la qualità che spiega meglio di tutte perché La Taskita ha funzionato dove molti avrebbero esitato.
Un viaggio che merita un tavolo
La Taskita dimostra che si può portare il mondo dentro una baia ligure senza tradire il luogo che la ospita, e anzi arricchendolo di qualcosa che prima non c’era. È il frutto di un’idea tenuta ferma quando sarebbe stato più comodo lasciarla cadere, di una squadra che ha fatto della condivisione — in cucina, in sala, perfino nel piatto da dividere — il proprio metodo di lavoro, e di due persone, Roberto e Briggith, che hanno trasformato una passione comune in un mestiere riconoscibile e amato.
Chi passa da Alassio e vuole capire di cosa stiamo parlando ha un solo modo per scoprirlo davvero: sedersi a quel tavolo, lasciare a casa le aspettative e farsi sorprendere. La Passeggiata Francesco Baracca 10 è l’indirizzo da segnare. Il sito lataskita.com racconta la filosofia del locale, presenta il menu e le novità della stagione, e da lì si può anche prenotare con pochi clic.
Andateci curiosi. È il modo migliore per essere ricambiati con gli interessi.
Foto di brambillaserrani:ph@brambillaserrani

