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L’arte di creare spazio per le grandi idee: la storia di Pavel ed Eva Trenka tra Villa MonteLandi e l’Agriturismo Chiancianello

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Un anno sabbatico che è diventato una nuova vita

C’è un momento, nella vita di chi ha costruito una carriera solida e ambiziosa, in cui qualcosa si inceppa. Non un fallimento, ma un eccesso di velocità, quella sensazione di correre bene ma nella direzione sbagliata. È più o meno quello che hanno vissuto Pavel ed Eva Trenka, marito e moglie, entrambi cresciuti professionalmente nel mondo della consulenza internazionale, dove per anni hanno seguito aziende e organizzazioni in giro per l’Europa, prima di spostarsi nel settore dello sviluppo immobiliare. Anni di strategia, di progetti complessi, di dettagli da controllare uno per uno. Poi è arrivata la famiglia, e con lei una domanda che in tanti si pongono, ma in pochi hanno il coraggio di seguire fino in fondo: e se rallentassimo davvero?

“Con la nascita della nostra famiglia abbiamo scelto di prenderci un anno sabbatico in Toscana, con l’idea di vivere un periodo diverso e riscoprire un ritmo più sostenibile,” raccontano Pavel ed Eva. Poi aggiungono, quasi sorridendo al ricordo: “Quello che doveva essere un anno si è trasformato in una nuova vita.”

Quella scelta oggi ha un indirizzo preciso: le colline della Val d’Orcia, patrimonio UNESCO, tra Montalcino e Pienza, dove questa famiglia originaria della Repubblica Ceca e della Slovacchia ha dato forma a due realtà distinte e complementari – Villa MonteLandi e l’Agriturismo Chiancianello – unite dalla stessa idea di fondo: creare i contesti in cui le persone possano davvero pensare, connettersi e crescere.

Da un casale per gli amici a un progetto di vita

All’inizio non c’era nessun piano industriale. “Abbiamo restaurato una proprietà storica inizialmente pensando a un luogo dove riunire amici e familiari,” spiegano Pavel ed Eva. Solo più avanti, aprendo le porte anche a ospiti esterni, i due hanno capito qualcosa che avrebbe finito per cambiare la loro vita: “Quando abbiamo iniziato ad accogliere anche altri ospiti, abbiamo capito che molte persone cercavano esattamente ciò che avevamo trovato noi: tempo, autenticità e relazioni.”

È una frase detta quasi di passaggio, ma è lì che si nasconde il cuore di tutta la storia. Pavel ed Eva non stavano semplicemente affittando notti in un casale toscano: stavano intercettando un bisogno diffuso, quello di persone – manager, imprenditori, famiglie, gruppi di amici – che hanno perso il proprio rapporto con il tempo e che, spesso senza nemmeno saperlo, ne vanno cercando uno nuovo.

Il passaggio da un mestiere all’altro, però, non è stato indolore. “La sfida più grande è stata cambiare prospettiva,” ammettono, con la franchezza di chi non ha paura di guardarsi indietro senza filtri. “Lasciare un percorso professionale consolidato per costruire qualcosa di completamente nuovo ha richiesto coraggio, pazienza e la capacità di imparare mestieri molto diversi: ospitalità, restauro, design, valorizzazione del territorio e costruzione di una nuova rete di relazioni.” Non capita spesso di sentir ammettere, con questa lucidità, che ricominciare significa anche accettare di tornare studenti, a qualunque età.

Due anime, una filosofia

Oggi il progetto della famiglia Trenka vive in due proprietà distinte, ciascuna capace di raccontare una sfumatura diversa della stessa visione.

L’Agriturismo Chiancianello, nato per primo, è un casale storico immerso nella Val d’Orcia e nella Riserva Naturale Lucciolabella, con quattro appartamenti spaziosi per un totale di quindici ospiti. Dalla sua posizione in collina si gode una vista a trecentosessanta gradi sulla vallata e sulle torri dei borghi medievali di Pienza, Castiglione d’Orcia e Radicofani. Qui la vita rallenta per scelta precisa: niente televisori nelle stanze, per lasciare che la tranquillità della campagna prenda il sopravvento, anche se il wifi resta disponibile ovunque per chi non riesce a staccare del tutto. All’esterno ci sono aree pranzo disseminate nel verde, amache, un forno per la pizza, un deposito attrezzato con e-bike e biciclette per famiglie e bambini, persino una colonnina di ricarica per auto elettriche. Chi ama muoversi trova a pochi passi la Via Francigena e la scenografica strada bianca de La Foce; chi ama il vino ha accesso diretto, in mezz’ora d’auto, alle zone del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano.

Ci sono poi i dettagli minuti che, messi insieme, fanno la differenza: l’orto e i piccoli frutti che gli ospiti possono raccogliere per le proprie ricette, le uova fresche delle galline curate da Sara, una delle due figlie della coppia, e la presenza costante di Serena, la co-host di cui Pavel ed Eva parlano con un affetto che non ha nulla di formale: “Da quando ci siamo trasferiti siamo stati fortunati a innamorarci anche delle persone del posto, e Serena è una delle persone più straordinarie che conosciamo, con il cuore votato a Chiancianello.”

Accanto a Chiancianello è cresciuta, più di recente, Villa MonteLandi: una villa storica di oltre quattrocento anni, restaurata per un pubblico più ampio – famiglie numerose, gruppi di amici, ma anche, ed è qui che la storia comincia a parlare direttamente al mondo della leadership aziendale, team di lavoro in cerca di un contesto diverso in cui riflettere e ricostruire una visione condivisa. Con sei suite e due camere indipendenti, la villa può ospitare fino a ventitré o ventiquattro persone e, negli spazi comuni, eventi fino a quaranta partecipanti: una dimensione che la rende adatta anche a matrimoni, riunioni di famiglia e retreat aziendali.

Il restauro di MonteLandi racconta da solo la filosofia dei suoi proprietari: l’equilibrio tra secoli di storia e comfort contemporaneo, tra materiali locali e artigianato italiano, tra il recupero degli elementi originali e le tecnologie più moderne. Nessun elemento prevale sull’altro, in un dialogo che rispecchia perfettamente l’approccio di Pavel ed Eva: mai imporre una visione unica, ma cercare sempre la sintesi più giusta tra le esigenze diverse.

Conoscere un territorio come si conosce un’azienda

Uno degli aspetti più originali del racconto di Pavel ed Eva è il modo, quasi involontario, in cui hanno trasferito il proprio metodo professionale nel nuovo mestiere. “L’esperienza maturata nella consulenza continua ancora oggi a guidare il nostro lavoro,” spiegano. “Analizziamo il territorio come un tempo analizzavamo le aziende, progettiamo esperienze come un tempo progettavamo strategie, e affrontiamo ogni dettaglio del nostro progetto con la stessa disciplina e lo stesso metodo.”

Questa disciplina si è tradotta in una conoscenza del territorio fuori dal comune: la coppia ha assaggiato i vini di oltre centocinquanta delle circa duecentocinquanta cantine produttrici di Brunello di Montalcino, spingendosi a visitarne di persona più di cinquanta, collabora con piccoli produttori locali e seleziona esperienze pensate per mettere gli ospiti in contatto reale con la Val d’Orcia, al di là delle mete più scontate. Non solo le grandi cantine, quindi, ma anche eventi locali, piccoli concerti, aziende agricole e botteghe artigiane che raccontano l’autenticità più vera della Toscana.

È un approccio che ricorda da vicino il lavoro di un buon consulente strategico: non fermarsi alla superficie, ma studiare a fondo il sistema – in questo caso un intero territorio, con le sue cantine, i suoi artigiani, i suoi ritmi stagionali – per poterne restituire il meglio a chi lo attraversa per pochi giorni soltanto.

Quando rallentare diventa una lezione di leadership

Il cuore della riflessione che Pavel ed Eva vogliono condividere con chi si occupa di leadership riguarda proprio il rapporto tra tempo, spazio e qualità delle decisioni. “Ci consideriamo profondamente orientati allo sviluppo personale e professionale,” raccontano. “Il nostro percorso ci ha insegnato che crescere non significa necessariamente salire un gradino nella stessa direzione. A volte significa cambiare completamente prospettiva.”

Ma è un’osservazione più concreta, nata dal contatto diretto con i team aziendali che frequentano le loro proprietà, a colpire più di ogni teoria. “Un’osservazione che ci ha colpito molto riguarda i team aziendali che ospitiamo,” raccontano. “Dopo uno o due giorni immersi nella natura, lontani dalle riunioni continue e dalle notifiche, il modo in cui discutono cambia profondamente. Le conversazioni diventano più aperte, emergono nuove idee e la strategia torna a prevalere sull’urgenza.”

Chiunque lavori in contesti scanditi da riunioni consecutive e notifiche incessanti riconoscerà in questa frase qualcosa di familiare. Il cambio di contesto, per Pavel ed Eva, non è un lusso accessorio ma una leva concreta per la qualità del pensiero strategico, e lo sintetizzano con un consiglio che meriterebbe di finire appeso in qualche sala riunioni: “Concedersi il tempo di rallentare non è una perdita di produttività. Al contrario, è spesso l’investimento che permette di prendere decisioni migliori, costruire relazioni più solide e ritrovare una visione di lungo periodo.”

C’è, in questa idea, un’eco diretta della loro storia personale. Se non si fossero concessi quell’anno sabbatico, se non avessero accettato di rallentare per davvero, oggi non esisterebbero né Chiancianello né MonteLandi. Prima di provare a trasmetterla agli altri, insomma, questa lezione l’hanno applicata a se stessi.

L’ospitalità come atto di cura, non come servizio

Chi ha soggiornato da Pavel ed Eva racconta quasi sempre la stessa sensazione: quella di essere stato accolto da persone, non gestito da un’azienda. Un ospite americano ricorda una permanenza a Chiancianello descrivendo Pavel e la moglie come estremamente accoglienti, disponibili e gentili, capaci di fornire guide scritte dettagliate sulla zona che hanno permesso alla famiglia di scoprire luoghi come Bagno Vignoni e le sue piscine naturali. Altri ospiti, arrivati da Repubblica Ceca, Francia, Austria e Germania, descrivono Villa MonteLandi come un luogo elegante e autentico, capace di regalare viste sorprendenti su Montalcino e sulle colline circostanti, e sottolineano un dettaglio che dice molto di come Pavel ed Eva intendono il proprio mestiere: il lusso, in questo contesto, non è mai artificioso, ma un invito genuino a respirare profondamente e a sentirsi parte di una grande famiglia.

Non è un caso che entrambe le proprietà abbiano scelto di limitare al minimo le distrazioni tecnologiche, puntando invece su elementi capaci di rallentare davvero il ritmo degli ospiti: le amache, la sauna e la jacuzzi nelle mezze stagioni, il forno per la pizza, la biblioteca con i giochi da tavolo nella zona lounge di Chiancianello, il parco di tre ettari che circonda MonteLandi con le sue viste sulla città medievale di Montalcino e sui celebri vigneti di Brunello.

Un mestiere fatto di mille competenze diverse

Dietro l’apparente semplicità dell’accoglienza toscana si nasconde un lavoro fatto di competenze molto diverse tra loro, che Pavel ed Eva hanno dovuto costruire quasi da zero: la gestione del restauro di edifici storici, il coordinamento di collaboratori come Serena, l’organizzazione di attività che vanno dalle lezioni di cucina alle degustazioni di olio, dal noleggio di biciclette elettriche alle passeggiate a cavallo, fino alla cura quotidiana degli spazi verdi.

A queste competenze se n’è aggiunta un’altra, forse la più impegnativa: quella agricola. In azienda non ci sono allevamenti – a parte le galline di cui si occupa Sara – perché l’attenzione della famiglia si è concentrata su un progetto di lungo periodo che parla il linguaggio della terra: l’oliveto. Sono già settecentocinquanta le piante di olivo messe a dimora, e la parte più consistente di quel lavoro è stata realizzata in un modo che dice molto della filosofia dei proprietari: durante un leadership retreat organizzato con gli ex colleghi di Pavel, che hanno passato le giornate a piantare alberi anziché a riempire lavagne di post-it.

Anche la raccolta, negli ultimi due anni, ha seguito la stessa logica. È stata organizzata sotto forma di retreat per una organizzazione non profit slovacca che la famiglia sostiene: un modo per far coincidere il lavoro stagionale con la costruzione di relazioni e con un impegno che va oltre il perimetro dell’azienda agricola.

Il progetto, però, è appena all’inizio. Quest’anno Pavel ed Eva contano di piantare altre settecentocinquanta piante, per arrivare a un oliveto complessivo di circa milleseicento alberi, interamente destinato alla produzione di un olio di alta qualità: biologico, extra vergine, ottenuto esclusivamente da varietà toscane. Le degustazioni di olio, di conseguenza, stanno diventando una delle esperienze che la famiglia vuole offrire in modo strutturato agli ospiti delle proprie strutture, portandoli non soltanto a assaggiare il prodotto finito, ma a capire da vicino il lavoro che c’è dietro ogni bottiglia.

È un mestiere che richiede la stessa attitudine multitasking che spesso si trova alla guida di organizzazioni complesse, ma applicata a un contesto completamente diverso, fatto di stagioni, manutenzioni e relazioni personali costruite giorno dopo giorno con i fornitori e i produttori del territorio. Ed è proprio in questo passaggio – dalla gestione di strategie aziendali alla cura quotidiana di un luogo e delle persone che lo abitano – che si nasconde forse la lezione più preziosa che Pavel ed Eva possono offrire a chi ragiona abitualmente in termini di leadership: la capacità di adattare competenze consolidate a contesti del tutto nuovi, senza mai smettere di imparare.

Il valore di ciò che resta

Se si chiede a Pavel ed Eva quale sia la soddisfazione più grande di questi anni, la risposta non riguarda i tassi di occupazione né le recensioni online, per quanto lusinghiere. “La soddisfazione più grande non è il numero di ospiti che accogliamo, ma il fatto che molti ritornino,” raccontano. “Alcuni sono diventati amici e continuano a far parte della nostra vita.”

È una prospettiva che ribalta la logica puramente commerciale dell’ospitalità e la riporta a una dimensione più autentica, quella delle relazioni costruite nel tempo. “Quando siamo arrivati in Toscana pensavamo di fermarci un anno,” concludono. “Oggi la Val d’Orcia è la nostra casa. Guardando indietro, ci rendiamo conto che non abbiamo semplicemente cambiato lavoro. Abbiamo cambiato il nostro rapporto con il tempo, con il territorio e con il significato stesso del successo.”

Lezioni di leadership da due colline della Val d’Orcia

Ripercorrendo la storia di Pavel ed Eva Trenka, tornano alla mente alcune idee che meriterebbero più spazio nelle conversazioni su come si guidano persone e organizzazioni. Anzitutto il coraggio di cambiare direzione anche quando il percorso precedente funziona bene: non ogni cambio di rotta nasce da un fallimento, a volte nasce semplicemente dalla consapevolezza che si può ottenere di più, altrove, con un ritmo diverso.

C’è poi la capacità di trasferire competenze da un mondo all’altro senza disperdere ciò che si è imparato: l’approccio analitico della consulenza non è stato abbandonato da Pavel ed Eva, ma reinterpretato per leggere un territorio, un restauro, una rete di relazioni locali. E c’è, soprattutto, la scoperta – confermata giorno dopo giorno dai team che frequentano le loro proprietà – che il rallentamento non è nemico della produttività, ma spesso il suo alleato più efficace: chi si concede spazio e tempo lontano dalle urgenze quotidiane torna a ragionare con visione strategica, non solo per reazione agli eventi.

Infine, resta l’umiltà di misurare il successo non in termini di crescita quantitativa, ma di qualità delle relazioni costruite: ospiti che ritornano, che diventano amici, che restano parte della propria vita anche dopo il check-out.

Un invito a rallentare, in Val d’Orcia

La storia di Pavel ed Eva Trenka dimostra, meglio di qualsiasi teoria di management, un principio che meriterebbe di essere applicato più spesso anche fuori dalla Toscana: cambiare contesto, anche solo per pochi giorni, può cambiare radicalmente il modo in cui pensiamo, decidiamo e guidiamo gli altri. Tra le colline patrimonio UNESCO della Val d’Orcia, a pochi minuti da Montalcino e Pienza, Villa MonteLandi e l’Agriturismo Chiancianello offrono esattamente questo: uno spazio per rallentare, ritrovare lucidità e costruire relazioni più autentiche, che si tratti di una vacanza in famiglia, di un ritrovo tra amici o di un retreat di leadership aziendale.

Se desiderate scoprire di persona questa parte di Toscana e vivere l’accoglienza di una famiglia che ha scelto di cambiare vita per condividere ciò che ha trovato, Villa MonteLandi e l’Agriturismo Chiancianello vi aspettano tra i colli di Montalcino e Pienza. Pavel, Eva e tutta la loro squadra, a partire da Serena, sono pronti a mostrarvi che, a volte, la scelta più coraggiosa che si possa fare è semplicemente quella di rallentare.

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