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La Sicilia ad Alessandria: Caterina Di Stefano e l’ostinazione di chi cucina con l’anima

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Caterina Di Stefano e del suo ristorante, Al Fico d’India, specializzato in cucina siciliana tradizionale, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.

La parte bella? Si trova vicino a te, a Alessandria in provincia di Alessandria, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.

Una donna, una cucina, una terra che non si lascia dietro

C’è un momento preciso in cui capisci che Caterina Di Stefano non fa questo mestiere per convenienza. È quando ti dice, con una naturalezza disarmante, che ha imparato a cucinare da sua nonna. Non in un ristorante, non in una scuola di cucina, non guardando video su internet. A casa, accanto a una donna anziana che sapeva come si fanno le cose, con calma e con cura. Quel momento, quella cucina di famiglia, quella nonna — si chiamava Caterina anche lei — sono ancora oggi il centro di gravità di tutto quello che Caterina mette in tavola. Il ristorante è cambiato, la città è cambiata, il contesto è cambiato. La cucina no. E questa è la cosa più importante da capire su Al Fico d’India.

Il ristorante si trova ad Alessandria, in Via Roberto di Ferro 39, a meno di un chilometro dall’uscita autostradale Alessandria Ovest. Un indirizzo piemontese, una cucina siciliana, una storia che passa per un’isola vulcanica, una pandemia e una determinazione che non si è mai davvero incrinata. Quando si siede a raccontare il suo percorso, Caterina non cerca l’effetto drammatico. Le cose le dice come stanno, con la stessa onestà con cui seleziona le materie prime: senza fronzoli, cercando la sostanza.

Da Vulcano ad Alessandria, passando per una pandemia

La storia di Al Fico d’India comincia nel 2016, lontano dal Piemonte. Caterina e Marcello — lei con un passato nel mondo commerciale, lui nell’amministrazione e nella gestione alberghiera — decidono di aprire un ristorante sull’isola di Vulcano, nelle Eolie. Non è un capriccio: Marcello conosce bene l’isola, ci ha lavorato a lungo come economo di un grande resort, e insieme vedono la possibilità concreta di fare qualcosa di proprio in un posto straordinario. Rilevano un locale nel centro di Vulcano e lo gestiscono fino al 2019. Nel 2017, anno del loro matrimonio, scelgono di festeggiare le nozze proprio lì, nel loro ristorante. Non è un dettaglio trascurabile: significa che quel locale era già qualcosa di più di un’impresa. Era una parte della loro vita.

Ma le Eolie hanno i loro ritmi, e chi ci ha fatto impresa lo sa. Le stagioni si accorciano, i costi di gestione pesano, la sostenibilità di un’attività legata al flusso turistico estivo diventa sempre più difficile da difendere. Nel 2020 arriva la decisione: portare la cucina siciliana in Piemonte. Una scelta coraggiosa, forse controcorrente, certamente non facile. Prendono in gestione la Trattoria Antica Bettola di Solero nel marzo del 2020. Esattamente quando scoppia tutto.

“Appena trasferiti in Piemonte abbiamo avuto la chiusura per il Covid,” racconta Caterina. “Siamo andati avanti e abbiamo affrontato le difficoltà.” Detto così sembra quasi semplice. Non lo era per niente. Aprire un ristorante di cucina regionale in una città nuova, senza rete di clienti, senza conoscere il territorio, con una pandemia globale che chiude tutto nel giro di settimane: ci vuole qualcosa di più della buona volontà. Ci vuole la certezza assoluta di quello che si fa e di perché lo si fa. Caterina quella certezza ce l’aveva. La cucina siciliana non era un format, era la sua identità. E le identità non si chiudono per decreto.

Quattro anni di lavoro, poi il salto ad Alessandria

Superata la fase più dura, il ristorante di Solero comincia a funzionare. La clientela si costruisce lentamente, come succede sempre quando si propone qualcosa di genuino in un posto dove nessuno te lo aspettava. Le recensioni arrivano, la reputazione cresce, le persone tornano. Quattro anni dopo, nel giugno del 2024, Caterina e Marcello capiscono che lo spazio di Solero è diventato troppo stretto per quello che vogliono fare. Si trasferiscono ad Alessandria, nella sede attuale, più grande, meglio posizionata, capace di ospitare una proposta gastronomica che nel frattempo si è consolidata e affinata.

“Sono contenta dei risultati ottenuti,” dice Caterina, e lo dice con la misura di chi non ama pavoneggiarsi ma sa riconoscere il valore di quello che ha costruito. Aggiunge però subito, con altrettanta franchezza: “anche se oggi non è facile, con gli aumenti sia dei generi alimentari che delle materie prime.” È una delle cose che si apprezza di più, parlando con lei: non edulcora la realtà. Sa che fare ristorazione in questo momento storico è faticoso, che i margini si assottigliano, che ogni voce di costo va monitorata con attenzione. Lo dice e va avanti, perché per lei fermarsi non è un’opzione che contempla seriamente.

La filosofia: nessuna rivisitazione, nessun compromesso

Se c’è una cosa che distingue Al Fico d’India nel panorama gastronomico in cui si inserisce, è la coerenza assoluta della proposta. Caterina non rivisita. Non contamina. Non cerca il compromesso tra la tradizione siciliana e il gusto piemontese medio. Porta in tavola le ricette originali, quelle che ha imparato da sua nonna, quelle che le nonne siciliane hanno tramandato di generazione in generazione senza sentire il bisogno di modernizzarle perché erano già perfette.

“Credo che si debba incentrare tutto sulla cucina siciliana proposta in Piemonte,” spiega. In quella frase c’è una strategia imprenditoriale precisa, anche se lei probabilmente non la chiamerebbe così. Significa: non cercare di piacere a tutti, non annacquare l’identità del locale per renderla più digeribile a un pubblico abituato ad altro. Significa scommettere sulla forza di qualcosa di autentico, portato con convinzione in un contesto in cui quella autenticità diventa automaticamente un valore raro. È una scelta rischiosa, sulla carta. Nella pratica, funziona.

La cucina di Caterina si riconosce dagli ingredienti prima ancora che dai piatti. L’olio extravergine di oliva è siciliano, senza eccezioni. I prodotti vengono selezionati con cura, privilegiando la freschezza e la stagionalità. Le materie prime che arrivano dalla Sicilia — le olive, i pomodori, le melanzane, il pesce — mantengono un legame diretto con la terra di origine, e si sente. Non è marketing, è sostanza. Quando un cliente scrive online “ho mangiato meglio qui che a Mondello,” non sta esagerando per spirito di contradizione: sta descrivendo un’esperienza reale, prodotta da ingredienti reali, preparati con metodo e rispetto.

Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare la cucina siciliana di Caterina Di Stefano: alficodindiaalessandria.it

Marcello, i dolci e la forza di un progetto condiviso

In questa storia c’è anche Marcello, e sarebbe un errore non nominarlo. Si occupa della gestione commerciale e amministrativa del ristorante — il lato che non si vede ma che tiene in piedi tutto il resto. E poi prepara i dolci del menù. Non è una curiosità marginale: in un ristorante siciliano, la pasticceria è seria quanto la cucina salata. La tradizione dolciaria della Sicilia è una delle più ricche e complesse d’Italia, e Marcello la porta avanti con la stessa attenzione che Caterina riserva ai piatti principali. Due competenze complementari, una visione condivisa, un progetto che regge anche nei momenti difficili proprio perché è costruito su basi solide.

Insieme, Caterina e Marcello si sono guadagnati il titolo informale di “Ambasciatori della cucina siciliana in Piemonte” — una definizione che non è solo un’etichetta simpatica, ma descrive esattamente quello che fanno: portano avanti una missione culturale oltre che gastronomica. In un momento in cui la globalizzazione appiattisce i sapori e le identità regionali rischiano di diventare folklorismo da cartolina, scegliere di difendere la tradizione siciliana con questa serietà è un atto che ha un significato che va oltre il menù.

Il ristorante: dove si mangia come si mangiava una volta

Entrare ad Al Fico d’India è un’esperienza che comincia prima ancora di sedersi. L’ambiente è quello di una trattoria vera: un’atmosfera che non cerca di impressionare ma di mettere a proprio agio. Caldo, informale, familiare nel senso più letterale del termine. Il tipo di posto in cui si torna non perché sia di moda, ma perché si sta bene.

Il menu spazia dalla terra al mare con una coerenza di fondo che si sente in ogni scelta. Dalle paste della tradizione siciliana ai piatti di pesce, dalla pizza alla pasticceria, ogni proposta è costruita intorno al principio della stagionalità e della qualità delle materie prime. Niente è lasciato al caso, niente è improvvisato. Anche la cosa più semplice — un condimento, un olio — è pensata e scelta con criterio.

Gli aperitivi meritano un discorso a parte, perché raccontano bene la personalità del locale. Ci sono due proposte: l’Aperitivo Siciliano, composto esclusivamente da prodotti della terra d’origine, e l’Aperimare, una selezione di pesce crudo e cotto che comprende il gambero rosso di Mazara del Vallo, scampi e altre eccellenze ittiche. Per l’Aperimare è gradita la prenotazione anticipata, perché ogni pietanza viene preparata al momento, con una lavorazione che richiede tempo e non ammette scorciatoie. Questo la dice lunga sull’approccio di Caterina: si potrebbe semplificare, ma non si semplifica. La qualità ha i suoi tempi, e quei tempi vanno rispettati.

La chef a domicilio: la Sicilia ovunque tu voglia

La storia di Caterina non si esaurisce tra le mura del ristorante. Da anni porta la sua cucina anche fuori, come chef a domicilio per cene private, eventi, occasioni speciali. È presente sulla piattaforma Take a Chef con una valutazione solida e una ventina di servizi alle spalle: numeri che parlano di una professionista capace di adattare la propria proposta a contesti diversi senza perdere la propria identità. Portare la cucina siciliana nel salotto di qualcuno, costruire un menù su misura per un’occasione speciale, gestire l’intero servizio con la stessa cura che riserva al ristorante: è un’estensione naturale di quello che fa, e si vede.

A questo si aggiunge il servizio di catering, gestito attraverso Zagara Catering, che porta l’esperienza di Al Fico d’India anche agli eventi su larga scala. Una costellazione di servizi costruita con metodo nel corso degli anni, ampliando gradualmente il raggio d’azione senza mai sacrificare la qualità o snaturare la proposta originale. Ogni nuovo servizio è stato aggiunto quando era il momento giusto, non prima, non per inseguire un’opportunità qualsiasi ma per rispondere a una domanda reale con la stessa serietà che caratterizza tutto il resto.

Cosa insegna questa storia a chi fa impresa

Le storie di imprenditori come Caterina Di Stefano sono importanti non solo perché sono belle — e questa lo è — ma perché contengono insegnamenti concreti per chiunque si trovi a costruire qualcosa di proprio in condizioni difficili. Il primo è che l’identità non è un lusso: è la cosa più strategica che si possa avere. Caterina non ha cercato di competere sul terreno di chi era già lì prima di lei, non ha cercato di diventare qualcosa che non era. Ha portato la Sicilia in Piemonte e ha lasciato che fosse la Sicilia a fare il lavoro. Funziona, perché è vero.

Il secondo insegnamento riguarda la resilienza, quella parola abusata che nel caso di Caterina ha un contenuto molto preciso: aprire in pandemia, non chiudere, non ridimensionare, non arrendersi alla prima difficoltà seria. Andare avanti “a testa bassa,” come dice lei, non per mancanza di lucidità ma per eccesso di determinazione. Il terzo riguarda la pazienza: dal 2016 ad oggi sono passati quasi dieci anni, e ogni tappa — Vulcano, Solero, Alessandria — è stata affrontata senza bruciare i tempi, senza saltare passaggi, costruendo pezzo per pezzo qualcosa che oggi ha una solidità che si sente.

“Per me la cucina è la mia passione, uno scopo di vita,” dice Caterina. Non è una frase fatta. È la sintesi di tutto quello che ha fatto, di ogni scelta che ha preso, di ogni difficoltà che ha attraversato senza cambiare direzione. E si capisce, stando ad ascoltarla, che quella passione non è mai diventata routine — è rimasta viva, curiosa, esigente. La stessa passione che le fa selezionare ogni ingrediente con attenzione, che la tiene in cucina quando potrebbe smettere, che la spinge a migliorare anche quando i risultati sarebbero già sufficienti per molti.

Un invito a tavola, e non solo

Se sei ad Alessandria — o se ci passi, magari in autostrada — Al Fico d’India merita una sosta. Non solo per mangiare bene, che già sarebbe una ragione sufficiente, ma per capire cosa significa portare la propria terra con sé e farne un progetto di vita. Per sedersi in un posto dove la cucina è ancora un atto d’amore, dove ogni piatto racconta una storia precisa e il cibo sa ancora di qualcosa. Trovi il ristorante in Via Roberto di Ferro 39, ad Alessandria, a pochi minuti dall’uscita autostradale Alessandria Ovest, con ampio parcheggio riservato. Puoi prenotare il tuo tavolo direttamente su alficodindiaalessandria.it. Segui Al Fico d’India anche su Instagram @al_fico_dindia_ristorante per restare aggiornato sulle novità, gli eventi e le proposte stagionali. La Sicilia ti aspetta — stavolta in Piemonte.

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