Roberto Rinaldi ha passato la vita tra vele, cantieri navali e porti del Mediterraneo. Poi, con la moglie Alessandra, ha riportato in vita un piccolo borgo nel Chianti Classico. Ecco come ci è riuscito
Milleottocento metri di strada bianca
Gli ultimi milleottocento metri sono di strada bianca. Si lascia l’asfalto nei pressi di Barberino Val d’Elsa e si scende piano, tra filari di viti e ulivi, con le colline del Chianti Classico tutto intorno. Capita di dover frenare per un capriolo o per una volpe che attraversa. Alla fine della discesa, nella piccola Valle di Scheto, c’è la Pimpinella di Semifonte: un borgo in pietra con dodici camere, un ristorante, una piscina e una famiglia che lo abita e lo manda avanti ogni giorno.
La strada l’hanno rifatta da capo a maggio del 2025. Sul loro sito i proprietari chiedono agli ospiti di percorrerla lentamente, per rispetto degli animali e di chi vive in zona, e aggiungono una riga che dice molto del posto: arriverete lo stesso, ma con il cuore gonfio di bellezza.
Quando chiedo a Roberto Rinaldi di riassumere in poche parole la sua storia, risponde in maiuscolo e con qualche vocale di troppo: “Si può fareeee!”
Roberto ha 59 anni. Insieme alla moglie Alessandra, che di anni ne ha 50, guida il Ristorante Agriturismo La Pimpinella di Semifonte. Con loro c’è Pablo Luciano, il figlio, che fra qualche giorno compie nove anni, e ci sono i due cani di casa, che sul sito vengono presentati come parte della famiglia a tutti gli effetti.
Quella mattina con le imposte aperte
Per trovare l’inizio di tutto bisogna tornare indietro di quasi quarant’anni. Roberto ne aveva venti ed era ospite di alcuni amici in una casa di campagna nel Chianti. Una mattina si alzò e aprì le imposte della camera.
Il ricordo è rimasto nitido, e lui lo racconta come se fosse successo la settimana scorsa. “Davanti a me il sole sorto da poco, chiome di ulivi d’argento, la luce che passava di taglio tra le file delle vigne. E un attimo prima della vista, i profumi: il mirto, il rosmarino, e i ciuffi di lavanda. Che è un colore, è il lilla ma senza il blu.”
Poi c’era l’aria. “Quella brezza lieve, con un accento su lieve.”
In quel momento, dice, gli venne un pensiero solo: “Bro, questo è il mio posto.”
Sarebbe bello poter scrivere che da lì a poco Roberto comprò una casa in Toscana e ci si trasferì. Non andò così. Ci vollero più di vent’anni, un matrimonio, un figlio e una quantità di lavoro che lui stesso fatica a quantificare.
Un uomo che veniva dal mare
“Io arrivo da un mondo che ha poco a che fare con la terra,” premette Roberto. “Arrivo dal mare.”
Lo dice e poi ride, perché è nato a Cremona, in piena pianura padana. “Più terra di così…” Ma la sua vita adulta si è svolta per lo più lungo le coste. Soprattutto in Sicilia, dove ha lavorato tra barche a vela e cantieri navali e dove ha passato anni che ricorda con un entusiasmo contagioso.
“Vela, cantieri navali, vela. Ma anche sciare sull’Etna la mattina e nel pomeriggio allenamenti di regata.” Qui si ferma e si rivolge direttamente a chi legge, come farebbe con un amico al bancone di un bar: “Bro, lasciatelo dire: tanta roba.”
Sugli anni siciliani, in casa Rinaldi, esiste una piccola gelosia condivisa. “Alessandra è gelosa dei miei anni in Sicilia, e anch’io,” racconta. “Lei perché dice che sono stato molto libertino, per usare un eufemismo. Io perché non voglio che succeda mai che mi scappino dal cuore.”
Dopo la Sicilia vennero Genova, Sanremo, la Francia, la Spagna e di nuovo Genova. Anni passati a spostarsi, con la barca e con il lavoro. Non è un caso che, alla fine dell’intervista, Roberto si congedi con il saluto che si scambiano i velisti: “Buon vento.”
Un matrimonio in Sicilia
La svolta arrivò, ancora una volta, dalla Sicilia. Un amico fraterno di Roberto si sposava sull’isola e lui era tra gli invitati. Al matrimonio conobbe Alessandra, milanese.
“Mi cambia letteralmente la vita,” dice. “Prima più o meno uno, poi senz’altro due. Cambia, bro, te lo assicuro. Ma è bello!”
È con Alessandra, più di vent’anni fa, che il ricordo di quella finestra aperta sul Chianti comincia a trasformarsi in un progetto. “Abbiamo iniziato a pensare alla Pimpinella quando ci siamo incontrati,” spiega Roberto. “Io da prima.”
Gli anni successivi non furono semplici. Roberto li descrive con una sola espressione, “montagne russe”, e con un’altra parola che pesa: tentativi. Poi arrivò Pablo Luciano, nato a Genova. “E siamo in tre, ed è ancora molto più bello.” Una pausa, poi aggiunge: “E niente è gratis, beninteso.”
Sul sito della Pimpinella la famiglia ha scelto di raccontare questo incrocio di vite con un’immagine che viene dall’infanzia. Una mamma lavora a maglia, i ferri fanno tic tic toc, il filo esce da un cesto di vimini pieno di gomitoli di lana, quella fine, quella grossa e quella rossa. Ognuno di noi, scrivono, si porta dietro per tutta la vita il proprio gomitolo rosso, e il suo filo si annoda con quelli delle persone che incontra. Il filo di Alessandra parte da Milano, quello di Roberto da Cremona, quello di Pablo da Genova. Si ritrovano tutti nella Valle di Scheto.
Sette anni e mezzo di cantiere
La famiglia arriva alla Pimpinella una decina di anni fa. Di quello che trovano, Roberto non si dilunga a parlare. Gli basta dire quanto tempo è servito per rimetterlo in piedi: “Sette anni e mezzo di lavoro per ristrutturarla. Mica noccioline, insomma.”
Sono anni duri, anche per ragioni pratiche. Roberto è ancora imbarcato e passa lunghi periodi lontano. Alessandra resta spesso da sola al borgo, con Pablo che ha pochi mesi. “In the middle of nowhere, come diceva lei.”
Per un mese la famiglia vive in una roulotte. I soldi erano pochi e Roberto ne trovò una usata a Taranto. “Si chiamava Baronesse, ma di nobile aveva solo il nome. Era un tantino datata.” Apparteneva a un giocoliere e alla sua giovane famiglia, che avevano deciso di lasciare il circo itinerante perché le bambine dovevano fermarsi da qualche parte per andare a scuola. Roberto scese fino in Puglia per prenderla.
Quando l’appartamento della famiglia fu pronto, la Baronesse passò di mano un’altra volta: la regalarono a uno degli elettricisti che lavoravano al cantiere. Oggi, racconta Roberto, sta in Maremma, vicino al mare, parcheggiata sotto una pergola. “E sta benone.”
Gli amici del cantiere
Per ricostruire il borgo, Roberto e Alessandra si sono affidati a piccoli artigiani della zona. Di quelle persone Roberto parla con gratitudine: “Gettarono il cuore oltre la siepe con noi, e con noi se lo andarono a riprendere.”
A lavori finiti, quel legame è rimasto. “Siamo rimasti tutti amici. Ogni tanto qualcuno passa di qui a vedere se va tutto bene, si beve un bicchiere di vino e si vive.”
Chi visita la Pimpinella trova sul sito una frase che racconta l’approccio scelto per la ristrutturazione: “Abbiamo ricostruito sull’esistente, cercando di ritrovare il cuore di chi era passato prima di noi, cercando, anche nei muri, la contagiosa bellezza.” Il riferimento al passato ha un peso concreto. La storia di quei luoghi, raccontano i proprietari, comincia alla fine del XII secolo con l’antica città di Semifonte, e compare negli scritti di Dante Alighieri e negli studi di Leonardo da Vinci.
L’apertura e la macchina da far girare
La Pimpinella apre a gennaio del 2024, a ristrutturazione conclusa. Da quel momento il lavoro cambia natura: finito il cantiere, bisogna far funzionare un’impresa.
Roberto non nasconde che la gestione si è fatta via via più impegnativa. “Nel tempo abbiamo trovato persone che ci hanno aiutato, collaboratori che sono di famiglia.”
Poi si sofferma su un punto che, dice lui stesso, considera decisivo. “La cosa importante è dedicare sempre tempo ai programmi e tenere sotto controllo i conti in modo costante, sempre più preciso e raffinato. Oggi ci sono piattaforme che aiutano moltissimo per la gestione delle prenotazioni, i calendari, le politiche dei prezzi.”
È una parte del mestiere di cui si parla poco quando si racconta l’ospitalità in Toscana, fatta di tramonti e calici di vino. Roberto invece ci tiene. “Puoi metterci tutto il cuore e la fatica del mondo, ma se non individui un metodo, il tuo metodo, allora sono guai.” E aggiunge, a scanso di equivoci: “Questo è importante.”
Chi ha passato la vita in barca conosce bene il valore delle procedure. In mare le rotte si pianificano, i turni si rispettano, il bollettino si legge prima di uscire. Sentire Roberto parlare di calendari e politiche tariffarie con la stessa passione con cui descrive la lavanda spiega parecchio del modo in cui oggi è gestita la Pimpinella, dove ogni prenotazione, ogni evento e ogni prezzo passano da un sistema preciso.
Una valle piccola
La Valle di Scheto è piccola, e i proprietari la descrivono con una buona dose di ironia. Immaginano che qualcuno, tanto tempo fa, abbia deciso di fare una prova: prima le colline, poi i torrenti, poi cipressi, ulivi e viti, aceri, acacie e querce. Poi cinghiali, daini, scoiattoli, istrici e parecchi altri animali, una spruzzata di mille fiori e, alla fine, un’esclamazione: “Spettacolo!”
Il borgo ospita dodici camere rinnovate, per un totale di trentasei posti letto. Sul sito sono presentate come legate da un immaginario filo rosso, lo stesso della storia di famiglia. Ci sono gli spazi comuni, il giardino, la piscina, e un’intera sezione dedicata a quello che la famiglia preferisce chiamare “esperienze” invece che tempo libero. Firenze e Siena sono a portata di auto, così come San Gimignano e i paesi del Chianti.
Diversi ospiti con bambini, nelle recensioni, hanno sottolineato un aspetto pratico: alla Pimpinella non passano auto, e i figli possono correre liberi tra cavalli, mucche e galline. Nelle intenzioni di Roberto e Alessandra è lo stesso ambiente in cui vogliono crescere Pablo, un posto “a misura d’uomo”, come scrivono, dove incontrare culture e modi di pensare diversi.
A tavola, tra orto e uliveta
“La Pimpinella di Semifonte è un ristorante ed è un agriturismo,” dice Roberto. E prova a spiegare il rapporto tra le due anime con una formula sua: “Il ristorante è la coccola. L’accoglienza e l’ospitalità ti danno il tempo di goderla.”
Il ristorante occupa le sale al piano terra della casa padronale ed è aperto tutti i giorni: a pranzo con piatti freddi, la sera con il menù alla carta. La proposta della cucina parte dai piatti della tradizione toscana e li aggiorna, con qualche contaminazione moderna.
Le verdure arrivano dall’orto di casa e da quelli dei vicini. Formaggi, salumi e carne vengono da piccoli produttori del territorio. Dall’uliveta della Pimpinella si ricava un olio extravergine biologico, che i proprietari suggeriscono di provare nel modo più semplice: su una fetta di pane toscano, con due pomodorini dell’orto e qualche foglia di basilico.
La carta comprende la bistecca alla fiorentina, ma c’è spazio anche per chi segue una dieta vegetariana o vegana e per chi deve evitare il glutine. I vini sono quelli del territorio, con una predilezione per le etichette biologiche e biodinamiche delle aziende vicine.
Prima di cena, per molti ospiti, c’è un appuntamento fisso: l’aperitivo al tramonto con un calice di rosso del Gallo Nero, magari dopo una giornata passata a Firenze e un tuffo in piscina. Al mattino si riparte con una colazione di prodotti a chilometro zero.
Ventotto matrimoni
Un dato, più di altri, racconta quanto sia cresciuta la Pimpinella in poco tempo. Solo nel 2026, il borgo ha ospitato ventotto matrimoni.
Gli sposi arrivano da ogni parte del mondo, spesso seguiti da parenti e amici che a loro volta hanno preso un aereo per esserci. Roberto descrive quei giorni come “un turbinio di feste, party in piscina, cene eleganti, momenti di totale relax”.
L’idea con cui la famiglia ha aperto le porte era semplice da dire e difficile da realizzare. “Abbiamo cercato di dare vita a un posto, meglio, a un luogo, che sia in grado di accogliere come noi vorremmo essere accolti. Meglio ancora, ospitati.”
Le recensioni sembrano dar loro ragione. Scorrendole, in italiano, inglese e tedesco, tornano sempre due cose: ci si sente come a casa, e c’è una cura particolare per i dettagli. Molti ospiti nominano Alessandra: i consigli sulle gite nei dintorni, la cena a quattro portate, il fatto che accolga di persona chi arriva. Uno di loro, Rocco, ha scritto semplicemente di essersi sentito a casa dal primo momento.
Roberto ne parla con evidente soddisfazione. “A noi fa tanto piacere, perché ci mettiamo l’anima per tirare avanti la baracca qui, e si vede che le persone se ne accorgono. Si sente che c’è dell’energia. Bella energia.”
Il tempo che corre
In chiusura di intervista, Roberto fa i conti con l’età. “Ho 59 anni, l’anno prossimo 60. E come dire, ce l’ho sulla pelle che arrivare ai 70, se mi verrà concesso, sarà in un lampo.”
Lo dice senza malinconia. Piuttosto, sembra un invito a non rimandare, lo stesso che lui e Alessandra hanno seguito quando hanno deciso di investire anni e risparmi in un borgo in fondo a una strada bianca, con un neonato in braccio e una roulotte presa a Taranto come prima casa.
A chi si occupa di impresa, questa storia parla soprattutto attraverso un contrasto. Roberto è un uomo che per descrivere un colore tira in ballo la lavanda e che ricorda l’odore del mirto di una mattina di quarant’anni fa. Eppure, quando gli si chiede che cosa abbia tenuto in piedi la Pimpinella, la sua risposta parla di conti tenuti sotto controllo con costanza, di calendari e di piattaforme per le prenotazioni. Intorno a questo metodo ci sono le persone: gli artigiani che ancora passano per un bicchiere, i collaboratori che lui chiama “di famiglia”, Alessandra che accoglie gli ospiti uno per uno. Da questo equilibrio sono nati, a poco più di due anni dall’apertura, ventotto matrimoni in una sola stagione.
Un nome che viene dai campi
Resta da capire da dove venga il nome. “La pimpinella è un’insalatina, ma è anche un fiore,” spiega Roberto. “Quei fiori bianchi che sembrano piccoli ombrelli, fatti da tanti piccoli fiorellini. Quando siamo arrivati qui la prima volta, io e Alessandra, ce n’erano interi campi fioriti.”
Poi aggiunge un dettaglio che lo fa sorridere: “E quando gli anglofoni la pronunciano, ci piace un casino!”
Chi volesse sentirla pronunciare dal vivo, magari da una coppia di sposi arrivata dall’altra parte dell’oceano, sa dove andare. La Pimpinella di Semifonte si trova in Via delle Masse 10, a Barberino Val d’Elsa, in provincia di Firenze, nel cuore del Chianti Classico. Si può scegliere una cena al tramonto, qualche notte in una delle dodici camere o una festa per il giorno più importante della propria vita. In ogni caso, ad accogliervi ci saranno Roberto, Alessandra e Pablo.
Il sito www.lapimpinelladisemifonte.it raccoglie tutto il necessario: le camere, gli ambienti, il menù del ristorante, la colazione, le esperienze da vivere nei dintorni e le informazioni per prenotare. Un consiglio, prima di partire: gli ultimi milleottocento metri fateli piano. Lungo la strada potreste incontrare un daino. E, come direbbe Roberto, buon vento.

