19.6 C
Milano
lunedì, Ottobre 12, 2026

N.1 Leadership Magazine

© AM, LTD. All rights reserved. Saliremo® is a registered company.

La Fine del Dollaro: Yuan Digitale e Nuovo Ordine Monetario

Più Letti

Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Il primo gennaio di quest’anno è successo qualcosa che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui un’azienda italiana paga un fornitore cinese o riceve un bonifico da Dubai. Le banche commerciali cinesi hanno iniziato a pagare interessi sui depositi in yuan digitale. Sembra una notizia tecnica, roba da banchieri centrali. Non lo è. È l’inizio di uno spostamento tettonico nel sistema monetario globale che avrà conseguenze concrete su chiunque importi o esporti merci.

L’indice del dollaro nei primi sei mesi del 2025 è sceso dell’11%. Per trovare un crollo simile bisogna tornare al 1973. La quota del dollaro nelle riserve valutarie mondiali è al 58%, il minimo degli ultimi vent’anni. Nel frattempo, lo yuan digitale ha processato transazioni per 16,7 trilioni di yuan – parliamo di 2,38 trilioni di dollari – e la piattaforma mBridge, di cui nessuno parla mai, ha gestito 4.047 operazioni transfrontaliere per 387,2 miliardi di yuan. Il 95,3% delle transazioni su questa piattaforma avviene già in yuan digitale.

Abbiamo passato mesi a leggere documenti della People’s Bank of China, ordini esecutivi firmati da Donald Trump, report della Bank for International Settlements. Quello che emerge è semplice: mentre le nostre imprese continuano a lavorare come hanno sempre fatto, il sistema dei pagamenti internazionali sta cambiando pelle.

La traccia che abbiamo seguito

I pezzi del puzzle sono sparsi in documenti che pochi leggono: dichiarazioni di banche centrali, ordini esecutivi, report tecnici della BIS. Incrociando i dati delle transazioni in yuan digitale con le statistiche del commercio internazionale, confrontando le dichiarazioni ufficiali con i movimenti reali delle riserve valutarie, seguendo mBridge dalla fase pilota del 2021 fino a oggi, emerge un quadro preciso.

C’è un’infrastruttura finanziaria parallela che funziona già. Coinvolge quasi il 40% del commercio mondiale. Non sta sostituendo il dollaro dall’oggi al domani, ma sta creando le condizioni perché interi blocchi di paesi possano scegliere di non passare più attraverso il biglietto verde per scambiarsi merci.

La tempistica racconta molto. Il 23 gennaio 2025, Trump firma un ordine esecutivo che vieta la creazione di valute digitali delle banche centrali negli Stati Uniti. Le definisce “una minaccia alla libertà, alla privacy e alla sovranità americana”. Otto giorni prima, il primo gennaio, la Cina aveva già annunciato che l’e-CNY avrebbe iniziato a pagare interessi. Da contante elettronico a moneta di deposito bancario a tutti gli effetti.

I numeri che contano davvero

A fine novembre 2025, lo yuan digitale aveva accumulato transazioni per 16,7 trilioni di yuan. L’economia cinese vale 19 trilioni di dollari. Vuol dire che una fetta consistente degli scambi interni sta già passando attraverso questa moneta digitale. Funziona in 23 città, circa il 15% della popolazione cinese lo usa regolarmente.

Ma il dato che dovrebbe far riflettere le nostre imprese riguarda i pagamenti transfrontalieri. La piattaforma mBridge – Cina, Hong Kong, Thailandia, Emirati, Arabia Saudita – ha registrato 4.047 transazioni per 387,2 miliardi di yuan. Lo yuan digitale rappresenta il 95,3% del totale. Significa che quando queste economie si scambiano merci, lo fanno quasi sempre usando la valuta cinese, non il dollaro.

Velocità e costi cambiano tutto. Nei test di febbraio 2024, trasferire denaro da una banca degli Emirati a una thailandese ha richiesto meno di 10 secondi. I costi sono scesi del 90% rispetto al sistema bancario tradizionale. Niente intermediari multipli, niente passaggio attraverso SWIFT, niente obbligo di convertire tutto in dollari per poi riconvertirlo nella valuta di destinazione.

Le riserve valutarie raccontano la stessa storia da un’altra angolazione. Il dollaro è passato dal 72% del 2000 al 58,4% del 2023. Lo yuan dallo zero al 2,6%. Questi sono i numeri ufficiali, quelli che le banche centrali dichiarano al FMI. Ma se guardiamo i circuiti non-SWIFT, le stime mettono lo yuan tra il 4% e il 10% dei pagamenti globali. I pagamenti in dollari attraverso SWIFT sono scesi dal 61% del 2010 al 48% del 2025.

I comportamenti concreti dicono più delle statistiche. Putin ha dichiarato che il 95% degli scambi tra Russia e Cina avviene in valuta locale. Le banche centrali globali hanno venduto Treasury americani e comprato oro. La Cina ha ridotto significativamente le sue detenzioni di titoli di stato USA, spostando parte delle risorse sull’oro fisico. Sono scelte che lasciano il segno.

Come funziona l’alternativa al dollaro

Il sistema che si sta costruendo poggia su tre gambe: valute digitali controllate dalle banche centrali, piattaforme di pagamento che usano blockchain e accordi bilaterali per scambiare merci in valute locali.

Lo yuan digitale è diverso da Bitcoin o Ethereum. La People’s Bank of China lo emette, lo controlla completamente, il valore resta ancorato allo yuan normale. Gira su una blockchain che solo alcune banche autorizzate possono usare, e che permette allo stato cinese di vedere ogni transazione. Dal primo gennaio di quest’anno, pagando interessi, è diventato qualcosa di più di uno strumento per pagare: è un asset finanziario che fa concorrenza ai depositi bancari tradizionali e alle piattaforme private tipo Alipay.

mBridge è il cuore del sistema di pagamenti. La Bank for International Settlements l’ha sviluppato dal 2021 insieme alle banche centrali di Cina, Hong Kong, Thailandia, Emirati, e dal 2024 anche l’Arabia Saudita. Funziona su una blockchain chiamata mBridge Ledger che gestisce pagamenti peer-to-peer in tempo reale e scambi di valuta senza bisogno di banche intermediarie. Trentanove banche commerciali di cinque paesi stanno già usando il sistema. Tra aprile e settembre 2024 hanno completato transazioni vere in quattro valute digitali diverse.

BRICS Bridge è l’evoluzione naturale di mBridge. Putin l’ha presentata al vertice di Kazan nell’ottobre 2024. Non è una piattaforma unica e centralizzata ma una rete di sistemi digitali gestiti dalle singole banche centrali, coordinati dalla New Development Bank. L’idea è permettere ai BRICS di commerciare direttamente nelle loro valute, senza dover passare dal dollaro come ponte.

Funziona così: un’azienda italiana che compra componenti dalla Thailandia potrebbe, in teoria, pagare in euro digitali che si convertono istantaneamente in baht digitali attraverso mBridge. Niente dollaro nel mezzo, niente banche intermediarie che prendono commissioni, costi ridotti del 90%. La transazione si chiude in secondi, non in giorni. Il cambio viene determinato direttamente tra le due valute.

Chi ci guadagna e chi ci perde

I paesi sotto sanzioni occidentali hanno trovato una via d’uscita. Russia, Iran, Venezuela, tutti quelli tagliati fuori da SWIFT o con le riserve congelate, possono usare questi sistemi alternativi. La Russia ha già spostato il 95% del commercio con la Cina fuori dal dollaro. L’Iran vende petrolio alla Cina ricevendo yuan attraverso canali che non toccano il sistema bancario occidentale.

Gli esportatori di materie prime hanno più potere contrattuale. Arabia Saudita, Emirati e gli altri produttori di petrolio del Golfo possono accettare yuan, euro, quello che vogliono, attraverso mBridge. Non devono più convertire tutto in dollari. Questo riduce il rischio cambio e li mette in posizione di forza con i compratori.

Le imprese che fanno commercio internazionale si trovano davanti a una complessità nuova. Un’azienda italiana che esporta macchinari in Asia potrebbe ricevere richieste di pagamento in yuan digitale. Significa decidere se accettare, come gestire il rischio cambio, quale banca usare, come convertire in euro. I costi amministrativi crescono, servono competenze che prima non erano necessarie.

Le banche che vivono di commissioni sui pagamenti internazionali vedono il business ridursi. Se i pagamenti si spostano su blockchain peer-to-peer, le commissioni crollano. Una transazione che oggi genera 50-100 euro di ricavi attraverso SWIFT potrebbe costare pochi euro su mBridge.

Gli Stati Uniti perdono quello che gli economisti chiamano il “privilegio esorbitante”: la capacità di stampare la valuta che il mondo è costretto a usare per commerciare. Se lo yuan, l’euro e altre valute diventano alternative credibili, la domanda di dollari scende, i tassi di interesse che Washington deve pagare sul debito salgono, lo spazio fiscale si restringe.

La scommessa di Trump sulle stablecoin

Trump ha fatto la scelta opposta alla Cina. Il 23 gennaio 2025, con un ordine esecutivo, ha vietato “l’istituzione, l’emissione, la circolazione e l’uso di una CBDC all’interno della giurisdizione degli Stati Uniti”. Le valute digitali controllate dalle banche centrali, secondo lui, minacciano la privacy e danno troppo potere di sorveglianza allo stato.

Al posto delle valute digitali pubbliche, Washington punta sulle stablecoin private. A luglio 2025, Trump ha firmato il GENIUS Act, la prima legge federale sulle criptovalute che legalizza gli stablecoin denominati in dollari. Gli emittenti devono garantire queste monete con asset liquidi di alta qualità, soprattutto titoli del debito pubblico americano. L’idea è creare domanda di Treasury e rafforzare il dollaro attraverso il mercato privato, non attraverso una valuta di stato.

L’ordine esecutivo esclude la Federal Reserve e la FDIC dal gruppo di lavoro sugli asset digitali. È una rottura netta con l’amministrazione Biden, che aveva chiesto alla Fed di esplorare una CBDC. La scommessa americana è che Bitcoin, Ethereum e le stablecoin private possano portare innovazione finanziaria senza centralizzare il controllo nelle mani della banca centrale.

Il contrasto è totale: Pechino centralizza il controllo sulla moneta digitale attraverso la banca centrale e costruisce infrastrutture statali per i pagamenti internazionali. Washington decentralizza verso il mercato privato e vieta alla banca centrale di emettere valuta digitale. Sono due visioni incompatibili del futuro della finanza.

Cosa cambia per chi fa import-export

Le conseguenze concrete stanno già arrivando sulle scrivanie dei responsabili finanziari. Il cambio dollaro-euro si è mosso violentemente nei primi sei mesi del 2025. Un’azienda italiana che esporta negli Stati Uniti ha visto i suoi prodotti diventare più cari per i compratori americani. L’euro forte riduce la competitività.

Chi importa dalla Cina o dall’Asia potrebbe trovarsi davanti a fornitori che chiedono pagamenti in yuan invece che in dollari. Significa aprire conti in yuan, trovare banche che sanno gestire questa valuta, capire come funziona il rischio cambio yuan-euro. La complessità amministrativa cresce, servono competenze finanziarie che prima non erano necessarie.

I costi di transazione potrebbero scendere, ma non subito. Se mBridge e sistemi simili si diffondono e le banche italiane si collegano a queste piattaforme, pagare un fornitore asiatico costerà molto meno. Ma nella fase di transizione, le imprese rischiano di dover gestire sistemi multipli: SWIFT per alcuni pagamenti, piattaforme blockchain per altri, circuiti regionali per altri ancora. Ogni sistema ha le sue regole, i suoi costi, i suoi tempi.

Le sanzioni complicano tutto. Un’azienda che esporta verso Russia, Iran o Venezuela deve già muoversi in un campo minato di regole occidentali. Se questi paesi spostano completamente i pagamenti fuori dal sistema dollaro-SWIFT, chi vuole continuare a fare affari con loro deve trovare canali alternativi. Con tutti i rischi legali che questo comporta.

Le mosse da fare adesso

Chi opera nel commercio internazionale farebbe bene a informarsi sulle piattaforme di pagamento alternative. Verificare se i fornitori o clienti asiatici stanno già usando o pensano di usare yuan digitale o mBridge. Non è fantascienza, è operativo.

Rivedere la gestione del rischio cambio ha senso. Se il dollaro continua a scendere e lo yuan sale, tenere tutta la liquidità in euro o dollari potrebbe non essere la scelta ottimale. Diversificare tra più valute richiede consulenti finanziari aggiornati e strumenti di copertura più sofisticati, ma i costi potrebbero ripagare.

Vale la pena chiedere alla propria banca se ha accesso o sta pianificando l’accesso alle nuove piattaforme di pagamento transfrontaliero. Alcune banche italiane potrebbero collegarsi al sistema TARGET Instant Payment Settlement della BCE o ad altre infrastrutture europee che stanno nascendo in risposta a mBridge.

L’euro digitale arriverà entro il 2029. Il 19 settembre 2025, i ministri delle Finanze UE hanno trovato l’accordo sul quadro di governance. Le imprese devono capire come questo strumento funzionerà, quali vantaggi offre rispetto ai pagamenti tradizionali, come integrarlo nei sistemi di gestione della tesoreria. Prepararsi ora costa meno che adattarsi in fretta quando sarà operativo.

Dove si colloca l’Europa

L’Unione Europea ha una posizione intermedia che potrebbe rivelarsi vantaggiosa. L’euro è la seconda valuta di riserva mondiale dopo il dollaro, con circa il 20% delle riserve globali. Il mercato dei titoli di stato in euro ha dimensioni paragonabili a quello americano e offre liquidità sufficiente per gli investitori internazionali.

L’euro digitale, se lanciato bene entro il 2029, potrebbe posizionare l’Europa come punto di equilibrio tra il modello cinese e quello americano. La BCE potrebbe offrire una valuta digitale che garantisce privacy agli utenti, limita la sorveglianza statale e si integra con il sistema bancario privato senza schiacciarlo.

L’Europa ha anche un vantaggio geopolitico: non viene percepita come minaccia strategica né da Pechino né da Washington. Questo potrebbe permettere all’euro digitale di essere accettato come valuta neutrale nei pagamenti tra paesi che non vogliono usare né dollaro né yuan per ragioni politiche.

Ma il tempo stringe. Mentre la BCE discute i dettagli dell’euro digitale, la Cina ha già accumulato 16,7 trilioni di yuan di transazioni e una rete operativa che copre cinque paesi. Il rischio è che quando l’euro digitale sarà pronto, gli standard tecnici e le abitudini commerciali saranno già consolidati su altre piattaforme. Arrivare secondi in questo settore significa partire svantaggiati.

Il vuoto di governance

Il sistema monetario internazionale sta cambiando senza che nessuna istituzione abbia il mandato o la capacità di gestire il passaggio. È questo il problema più grosso che emerge dall’analisi.

Il Fondo Monetario Internazionale è nato a Bretton Woods proprio per gestire il sistema monetario globale. Ma non ha autorità sulle valute digitali e non è stato coinvolto nello sviluppo di mBridge o BRICS Bridge. La Banca dei Regolamenti Internazionali ha partecipato allo sviluppo di mBridge, ma secondo indiscrezioni di ottobre 2024 sta pensando di ritirarsi dal progetto per preoccupazioni geopolitiche legate all’uso che Russia e Cina potrebbero farne.

La Federal Reserve e la BCE non parlano con la People’s Bank of China su standard comuni per le valute digitali. Non ci sono accordi internazionali su come gestire i tassi di cambio tra valute digitali diverse o su come evitare che queste piattaforme vengano usate per aggirare sanzioni legittime contro regimi autoritari.

Il risultato è un sistema multipolare ma frammentato. Più valute di riserva, più piattaforme di pagamento, più standard tecnici che non comunicano tra loro. Per le imprese significa costi più alti perché devono imparare a navigare sistemi diversi. Per il commercio internazionale significa meno efficienza. E per chi vuole combattere riciclaggio di denaro ed evasione fiscale significa più opportunità di arbitraggio e sotterfugi.

Quello che succederà

Il 2026 segna l’inizio di una transizione che durerà almeno un decennio. Il dollaro non sparirà ma la sua quota nei pagamenti internazionali e nelle riserve continuerà a scendere. Lo yuan crescerà ma non sostituirà il dollaro come valuta dominante perché la Cina non vuole né può sostenere i deficit commerciali necessari per inondare il mondo di yuan.

Le piattaforme di pagamento transfrontaliero basate su blockchain si moltiplicheranno. Oltre a mBridge e BRICS Bridge, nasceranno sistemi regionali in Africa, America Latina, Medio Oriente. Si collegheranno tra loro attraverso protocolli di interoperabilità, creando una rete globale decentralizzata che coesiste con SWIFT senza sostituirlo del tutto.

L’euro digitale, se funziona, potrebbe diventare la valuta di riferimento per i pagamenti tra Europa, Africa e Medio Oriente. Posizionare l’euro come alternativa neutrale tra dollaro e yuan è possibile. Ma serve che la BCE si muova in fretta e che i paesi europei trovino un accordo politico su privacy, sorveglianza e integrazione con le banche private.

Le imprese italiane che fanno import-export dovranno investire in competenze finanziarie più sofisticate, sistemi di tesoreria più avanzati, relazioni bancarie più diversificate. I costi cresceranno nella fase di transizione. Nel lungo periodo potrebbero scendere se i nuovi sistemi mantengono la promessa di tagliare commissioni e velocizzare i pagamenti.

Il nuovo ordine monetario si sta costruendo ora. Non attraverso conferenze internazionali o trattati, ma attraverso decisioni tecniche di banche centrali, investimenti infrastrutturali di governi, scelte commerciali di imprese che cercano di risparmiare sui costi. Il risultato non sarà né un mondo senza dollari né un ritorno al predominio americano, ma un sistema più frammentato, meno prevedibile, più costoso da gestire per chi non è preparato.

Più Articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Per rimanere aggiornato con tutte le ultime notizie sulla Leadership e annunci speciali. Scopri aziende di successo, interviste e molto altro.

- newsletter -spot_img

Ultimi Articoli