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Vent’anni di aziende a Roma, poi una collina a Gaiole: la storia di Paolo e Sara e de La Corte del Chianti

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Come due manager hanno trasformato un podere del Castello di Meleto in un bed and breakfast di lusso fondato su una sola idea: far sentire l’ospite a casa

Dove il Chianti smette di essere una cartolina

Ci sono luoghi, in Toscana, che si fanno riconoscere prima ancora di essere raggiunti. La strada che da Gaiole in Chianti sale verso la località Sestuccia è una di quelle: curve che si aprono su vigneti ordinati, filari che seguono le pieghe della collina, e in fondo, quando meno te lo aspetti, la sagoma di un castello che sbuca dal verde. È il Castello di Meleto, e non è un dettaglio decorativo. Il podere che oggi ospita La Corte del Chianti apparteneva anticamente proprio alle sue proprietà, e quella parentela storica si sente ancora nelle pietre, nella disposizione degli spazi, nel modo in cui l’edificio si appoggia al terreno invece di imporsi.

A gestirlo sono Paolo e Sara, marito e moglie, che qui non lavorano soltanto: qui ci abitano. È una distinzione che sembra minima e invece cambia tutto, perché stabilisce fin dal primo momento il registro dell’accoglienza. «Abbiamo deciso di cambiare vita e aprire questa struttura nella quale ci viviamo, e quindi siamo sempre a contatto con i nostri ospiti», racconta Paolo. Non c’è un front desk con turni, non c’è un responsabile di sala che stacca alle undici. Ci sono due persone che vivono nella stessa casa in cui vi accolgono.

Vent’anni di riunioni, poi la decisione

Prima di Gaiole c’era Roma. Vent’anni di gestione aziendale, per entrambi, in un contesto che di collinare aveva ben poco. «Veniamo entrambi dalla gestione aziendale, venti anni a Roma», sintetizza Paolo, senza enfasi e senza nostalgia. È il tipo di frase che si può leggere in fretta, ma vale la pena rallentare: vent’anni non sono una parentesi. Sono una carriera costruita, un know-how sedimentato, una rete di relazioni professionali, una posizione consolidata. Ed è precisamente il patrimonio che si mette in gioco quando si decide di ricominciare altrove.

Chi conosce il mondo dell’ospitalità sa quante strutture nascono da un’idea romantica e chiudono dopo tre stagioni, travolte dalla contabilità, dalla manutenzione, dalle recensioni, dalla gestione dei fornitori. La Corte del Chianti nasce da un punto di partenza diverso: due persone che il conto economico lo sanno leggere, che sanno cosa significa organizzare processi, che hanno passato due decenni a occuparsi di clienti, budget e problemi da risolvere entro sera. Quel bagaglio non è stato abbandonato al casello di uscita dell’autostrada. È stato semplicemente applicato a una materia diversa.

Ed è forse questo il primo elemento interessante di questa storia per chi si occupa di leadership: il cambio di vita non è stato una fuga, ma una riallocazione consapevole di competenze. Le stesse capacità che servono a far funzionare un’azienda servono a far funzionare un podere con tre camere, una dependance, una piscina e un’area benessere. Cambia la scala, non la disciplina.

Una casa prima che una struttura ricettiva

Quando gli si chiede qual è il criterio che ha guidato la progettazione dell’esperienza, Paolo non parte dai servizi. Parte dalla sensazione. «Abbiamo strutturato il nostro Bed and Breakfast in modo che il nostro ospite si senta prima di tutto accolto come se fosse a casa sua», spiega.

È una frase che nel settore ricorre spesso, quasi un luogo comune. Qui però ha delle conseguenze pratiche verificabili. La prima è la scelta di riservare la struttura esclusivamente a un pubblico adulto. «Troverà poi una sicura tranquillità, visto che la struttura è solo per adulti, oltre ad una massima privacy», precisa Paolo. È una decisione che restringe volontariamente il bacino di clientela, e che dal punto di vista puramente commerciale sarebbe difficile da difendere in una riunione di budget. Dal punto di vista della coerenza del prodotto, invece, è la scelta che tiene insieme tutto il resto: la piscina dove leggere un libro senza sottofondo, il parco secolare in cui camminare, l’area relax della SPA dove il silenzio è parte del servizio.

La seconda conseguenza riguarda l’ordine e la cura degli spazi. «Teniamo molto alla pulizia e all’arredamento delle nostre camere, tutte nuove essendo state ristrutturate 3 anni fa», racconta. Tre anni sono pochi in termini di usura e molti in termini di gestione: significa che la ristrutturazione non è stata un restyling di facciata prima dell’apertura, ma un investimento recente e mantenuto.

Tre camere, una dependance e un parco intorno

La ricettività de La Corte del Chianti è deliberatamente contenuta: tre camere con bagno privato e una dependance. I nomi delle stanze raccontano già il territorio — Ciliegiolo, Sangiovese, Sterlizia — e ognuna è dotata di aria condizionata, frigobar, tv, connessione internet e letto king size. La dependance Le Cortine funziona invece come un piccolo appartamento indipendente: due camere da letto, ciascuna con il proprio bagno, cucina, soggiorno e un giardino privato.

Numeri piccoli, e la cosa è voluta. Con tre camere e una dependance è possibile ricordare i nomi degli ospiti, sapere chi arriva stanco da un volo lungo, accorgersi che una coppia preferisce fare colazione tardi. Con trenta camere non lo è. La dimensione, in questo caso, non è un limite da superare quando gli affari andranno meglio: è il presupposto tecnico del tipo di servizio che Paolo e Sara hanno deciso di offrire.

Tutt’intorno c’è il parco secolare, dove gli ospiti possono camminare senza uscire dalla proprietà, e un parcheggio dotato di colonnina di ricarica per auto elettriche — dettaglio prosaico, ma che risolve un problema molto concreto a chi viaggia in Chianti con un’auto a batteria e strade di campagna da percorrere. Sono le cose che nessuno mette in prima pagina e che decidono la qualità di una vacanza: sapere dove lasciare la macchina, poterla ricaricare mentre si dorme, non doversi organizzare la giornata attorno a una colonnina distante venti chilometri.

Anche la scelta di dotare la dependance di cucina e soggiorno propri risponde a una logica precisa. Chi si ferma più a lungo, o chi viaggia in quattro, può gestirsi le giornate con un margine di autonomia che in una camera d’albergo non esiste, senza per questo rinunciare alla piscina, al parco e all’area benessere della struttura principale.

La colazione come primo atto della giornata

Di tutte le cose che si possono standardizzare in una struttura ricettiva, la colazione è quella che più facilmente scivola nell’anonimato. A Sestuccia se ne occupa Sara, ogni mattina. «Tutte le mattine serviamo una colazione mista dolce e salata e teniamo molto alle eventuali intolleranze che possono avere i nostri ospiti», racconta Paolo.

Vale la pena soffermarsi su quella seconda parte della frase. Gestire le intolleranze in una struttura da tre camere significa non poter contare su un buffet che risolve tutto per accumulo: bisogna chiedere prima, ricordarsi, preparare a parte, verificare. È lavoro invisibile, di quello che l’ospite nota solo quando manca. Ed è esattamente il genere di attenzione che distingue un servizio pensato da un servizio erogato.

La formula dolce e salata, poi, non è una concessione alla moda del brunch: è il riconoscimento pratico che chi arriva a Gaiole da Amburgo, da Londra o da Milano ha abitudini mattutine diverse, e che una struttura da tre camere può permettersi di assecondarle tutte invece di imporre un modello unico.

Alla colazione si affiancano poi le esperienze legate al territorio, che La Corte del Chianti propone ai suoi ospiti: degustazioni costruite su prodotti stagionali e tradizionali e degustazioni private con sommelier, dedicate ai vini del Chianti ma anche ad altre denominazioni celebri. Un modo per far entrare la regione dentro la struttura, invece di limitarsi a indicarla sulla mappa.

La piscina, il castello all’orizzonte e l’area benessere

Il capitolo più recente è arrivato da pochi mesi. «Da pochi mesi abbiamo aperto una area SPA-Wellness dedicata ai nostri ospiti», spiega Paolo. Sauna, bagno turco, doccia emozionale e un’area relax dove fermarsi con una tisana o un tè. Non un centro benessere aperto al pubblico esterno, ma uno spazio riservato a chi soggiorna: coerente, ancora una volta, con la promessa di privacy su cui è costruita tutta la struttura.

Poi c’è la piscina, che è probabilmente l’immagine più fotografata della proprietà. Panoramica, affacciata sulle colline, con il Castello di Meleto che si distingue in lontananza. Il sito della struttura la descrive nel modo più semplice possibile, invitando a rilassarsi tra un libro e un bicchiere di vino rosso guardando il castello all’orizzonte. È una descrizione che non promette nulla di straordinario e mantiene tutto: chi ci è stato sa che il pomeriggio, con la luce che scende sulle vigne, quella vasca vale da sola il viaggio.

Aprire un’area benessere tre anni dopo la ristrutturazione, e in una struttura di queste dimensioni, è una scelta imprenditoriale che merita di essere segnalata. Significa reinvestire invece di consolidare, e farlo in un servizio che alza il valore percepito del soggiorno senza aumentare il numero delle camere. È crescita in profondità, non in estensione.

Due ruoli, una sola regia

La divisione dei compiti tra Paolo e Sara è netta e dichiarata senza giri di parole. «Siamo in due: io e Sara, mia moglie, e gestiamo insieme il nostro Bed and Breakfast. Sara si occupa della colazione e della gestione degli ospiti, mentre io mi occupo della manutenzione degli spazi verdi e degli aspetti amministrativi.»

Chi ha lavorato in aziende familiari sa quanto sia raro sentirla enunciare con questa chiarezza. Nelle micro-imprese la sovrapposizione dei ruoli è la norma, e con essa arrivano le duplicazioni, le discussioni su chi doveva fare cosa, le cose che cadono nel mezzo perché sembravano di competenza dell’altro. Qui i perimetri sono definiti: la relazione con l’ospite e la colazione da una parte, il parco, la manutenzione e l’amministrazione dall’altra. Due vent’anni di gestione aziendale, evidentemente, qualcosa hanno lasciato.

Altrettanto significativo è come Paolo descrive sé stesso e la moglie: «Ci sentiamo due persone semplici, disponibili per risolvere le esigenze dei nostri ospiti». In un settore che negli ultimi anni ha investito molto sulla costruzione della propria immagine, sentir definire il proprio ruolo in termini di problemi risolti anziché di esperienze offerte è un cambio di prospettiva che dice parecchio sul modo in cui questa struttura è amministrata.

Cosa insegna, in fatto di leadership, una scelta come questa

La storia de La Corte del Chianti offre più di uno spunto a chi guida un’organizzazione, indipendentemente dal settore.

Il primo riguarda il coraggio di restringere. Scegliere di ospitare solo adulti, di fermarsi a tre camere più una dependance, di riservare la SPA agli ospiti interni: sono tutte decisioni che dicono di no a una quota di mercato per proteggere la qualità di ciò che si offre. Definire con precisione a chi ci si rivolge è, quasi sempre, il presupposto per servirlo davvero bene.

Il secondo riguarda la continuità dell’investimento. Ristrutturare tre anni fa e aprire un’area benessere pochi mesi fa significa aver mantenuto un ritmo di miglioramento anche dopo l’avvio, quando la tentazione di limitarsi a incassare è più forte.

Il terzo, forse il più sottile, riguarda la presenza. Abitare nella struttura che si gestisce comporta un costo personale evidente: non c’è un momento in cui si torna a casa, perché la casa è già lì. Paolo e Sara hanno accettato quel costo, e ne hanno fatto la principale garanzia di qualità dell’accoglienza. Nessun protocollo sostituisce un proprietario che passa dal giardino e si accorge che qualcosa non va.

Un invito a Gaiole in Chianti

Se state cercando un posto dove trascorrere qualche giorno nel Chianti Classico lontano dalla folla, La Corte del Chianti vi aspetta in località Sestuccia 61, a Gaiole in Chianti, in provincia di Siena. Troverete tre camere curate nei dettagli, una dependance con giardino privato, un parco secolare da attraversare a piedi, una piscina panoramica con vista sul Castello di Meleto e un’area SPA con sauna, bagno turco e doccia emozionale. E troverete Paolo e Sara, che quel podere lo abitano tutti i giorni.

Per conoscere le camere, scoprire le degustazioni con sommelier e verificare la disponibilità, il sito della struttura è www.lacortedelchianti.it, dove si trovano anche tutti i riferimenti per il contatto diretto. Perché certe scelte — quella di cambiare vita, quella di fare le cose con cura — si raccontano bene in un articolo, ma si capiscono davvero solo restando a dormire.

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