Tra le colline che circondano Montepulciano, dove il Sangiovese trova uno dei suoi terroir più nobili e la storia del vino affonda le radici fin dagli Etruschi, sorge una cantina che porta il nome di una piccola chiesa immersa tra i filari: La Ciarliana. Dietro quel nome c’è la storia di una famiglia, quella di Luigi Frangiosa, e di un sogno che ha impiegato tre generazioni per compiersi davvero.
Un’eredità arrivata da lontano
Bisogna tornare agli anni ’60 per trovare il punto di partenza di questa storia. È allora che il nonno di Luigi lascia la zona di Benevento per stabilirsi a Montepulciano, portando con sé ben poco se non la volontà di ricominciare altrove. I primi due ettari di terreno sono tutto ciò che ha a disposizione, ma bastano a gettare le basi di un progetto che, di generazione in generazione, diventerà qualcosa di ben più grande.
Sarà il padre di Luigi ad ampliare quella proprietà, portandola a circa otto ettari. In quel periodo, però, la famiglia si limita a coltivare e vendere uva: non possiede ancora una cantina, non vinifica in proprio. Il vino, per i Frangiosa, resta ancora un progetto sulla carta, qualcosa che si intuisce ma che non si è ancora realizzato fino in fondo.
Luigi cresce proprio in mezzo a questo percorso a metà, tra i filari di famiglia, respirando ogni giorno quella che lui stesso definisce una vita fatta “a pane e passione per il vino”. Un’espressione semplice, che racconta però con precisione un’infanzia trascorsa osservando il lavoro dei propri genitori e nonni, senza però poterne ancora vedere il traguardo finale.
La scelta di studiare prima di produrre
C’è un aspetto della biografia di Luigi che merita di essere raccontato con attenzione, perché dice molto del suo modo di affrontare le cose: prima di mettersi a produrre vino in proprio, ha scelto di diventare agronomo. Non era affatto scontato, per chi era cresciuto in una famiglia di vignaioli, decidere comunque di costruirsi prima una preparazione tecnica solida.
Quella scelta lo porta a lavorare per anni come consulente per aziende importanti del territorio, seguendo produzioni sia in Maremma sia a Montalcino, due zone che rappresentano tra i vertici assoluti dell’enologia toscana. Sono anni che gli permettono di farsi conoscere, di costruirsi una reputazione solida, di lavorare fianco a fianco con alcune delle realtà più rispettate della regione.
Eppure, nonostante la stima raccolta in quel ruolo, qualcosa continua a spingerlo altrove. Non gli basta aiutare gli altri a fare bene il proprio vino: vuole finalmente fare il suo. Vuole che quella terra ereditata da nonno e padre, coltivata per decenni senza mai diventare davvero cantina, si trasformi in ciò per cui, forse, era sempre stata pensata.
Il 1996, l’anno in cui tutto cambia
Lasciare un lavoro stimato per lanciarsi in un progetto tutto da costruire richiede una buona dose di coraggio, ed è esattamente quello che fa Luigi Frangiosa. Abbandona il ruolo di consulente, con la sicurezza e il prestigio che questo comportava, per dedicarsi interamente alla propria terra.
Il 1996 diventa così l’anno chiave: nasce la prima, piccola produzione di Vino Nobile di Montepulciano firmata La Ciarliana. Non è soltanto l’inizio ufficiale di un’attività d’impresa, ma il momento in cui un sogno lungo tre generazioni – quello del nonno arrivato dal beneventano, quello del padre che aveva allargato la proprietà, quello dello stesso Luigi – trova finalmente compimento in una bottiglia.
Anche il nome scelto per l’azienda racconta questo legame con il territorio: La Ciarliana richiama la piccola chiesa e il campanile che si intravedono tra i vigneti dell’azienda, quasi a voler ancorare simbolicamente il progetto al luogo da cui nasce, prima ancora che al prodotto che vi si realizza.
La costruzione della cantina e la crescita nel tempo
Tra il 2000 e il 2002 viene edificata la cantina vera e propria, un investimento che segna il passaggio definitivo da produttori di uva a vinificatori a tutti gli effetti. Da quel momento l’azienda non ha più smesso di crescere: gli ettari coltivati sono arrivati oggi a 21, impiantati prevalentemente a Sangiovese, che qui a Montepulciano porta il nome storico di Prugnolo Gentile.
Nel tempo la gamma dei vini si è ampliata parecchio. C’è il Rosso di Montepulciano DOC, pensato per l’uso quotidiano ma senza rinunciare alla struttura, e il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, il prodotto identitario dell’azienda. C’è la selezione Vigna ‘Scianello, il vero cru di casa Frangiosa, e c’è l’ultima etichetta arrivata in famiglia, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG Pieve Cerliana. A completare l’offerta ci sono il Donna Claudia Rosé, il Supertuscan Santo Pellegrino – un nome scelto anche in omaggio al padre di Luigi – il Vin Santo di Montepulciano DOC e persino un olio extravergine d’oliva, segno di un’azienda che non si ferma al vino ma abbraccia l’intera cultura agricola del territorio.
“Siamo orgogliosamente l’opposto di una multinazionale,” dice Luigi, ed è una frase che va presa alla lettera più che come slogan. In un mercato del vino sempre più dominato da grandi gruppi e logiche industriali, La Ciarliana rivendica apertamente la propria dimensione familiare: poche mani, ma esperte, che seguono ogni bottiglia dalla vigna fino al bicchiere.
Un modo diverso di accogliere chi visita la cantina
Se la produzione resta il cuore storico dell’azienda, negli ultimi anni La Ciarliana ha deciso di investire con altrettanta convinzione sull’accoglienza. “La Wine Hospitality è una parte importantissima della nostra attività,” spiega Luigi, e non è una frase buttata lì tanto per dire: l’azienda ha scelto consapevolmente un approccio all’enoturismo che si discosta dai soliti schemi.
Ogni tour organizzato in cantina unisce un obiettivo didattico a uno più ludico, affiancando il rigore dell’alta sommellerie a momenti pensati per essere davvero divertenti. Non le solite degustazioni guidate in silenzio, insomma, ma quiz a tema vino, percorsi di apprendimento pensati per essere coinvolgenti, giochi che trasformano il visitatore da semplice spettatore a protagonista dell’esperienza.
Le proposte sono organizzate per aree tematiche, così che ognuno possa trovare il percorso più adatto a sé: si va dalle degustazioni semplici e dai wine tour di base fino a esperienze pensate anche per le famiglie con bambini, passando per wine games rivolti a chi vuole giocare col vino, assaggi per i buongustai e wine lab pensati per chi cerca qualcosa fuori dall’ordinario. Con l’eccezione del tour “Vigneto demo, cantina e vino tour”, aperto anche a piccoli gruppi, tutte le altre esperienze sono private e richiedono la prenotazione anticipata.
Questa scelta della prenotazione su misura racconta molto dell’attenzione che l’azienda riserva ai propri ospiti. “Lavorando on request non abbiamo giorni di chiusura,” racconta Luigi, “eccezion fatta per le festività nazionali.” Una disponibilità pressoché continua, resa possibile proprio dalla struttura flessibile e familiare dell’azienda, arricchita dalla possibilità di ricevere i visitatori anche in inglese, francese e spagnolo, per un pubblico internazionale che a Montepulciano non manca mai.
Anche gli spazi fisici parlano di questa filosofia: un piano seminterrato dedicato alla produzione e all’affinamento, una sala degustazioni intima e informale, un wine lounge luminoso che si apre su un terrazzo panoramico affacciato sui vigneti. Ambienti pensati non solo per raccontare il vino, ma per farlo vivere davvero a chi arriva in visita.
Chi arriva oggi a Montepulciano cerca sempre più spesso qualcosa di più di un semplice assaggio: vuole capire, toccare con mano, sentirsi parte per qualche ora di un mondo che normalmente resta dietro le quinte di una bottiglia. La Ciarliana sembra aver intuito bene questo cambiamento nelle abitudini dei visitatori, rispondendo non con soluzioni standardizzate ma con un ventaglio di proposte capaci di adattarsi a esigenze molto diverse tra loro: c’è chi desidera imparare qualcosa di nuovo sul vino, chi cerca semplicemente un momento di svago, chi vorrebbe vivere una parentesi romantica tra i filari, chi porta con sé i figli e vuole un’esperienza pensata anche per loro. Difficilmente, tra tante possibilità, un ospite torna a casa senza aver trovato il percorso più adatto al proprio modo di vivere il vino.
Le difficoltà di un mestiere che non concede sconti
Dietro l’immagine spesso romantica del produttore toscano, Luigi non nasconde quanto sia stato faticoso costruire tutto questo passo dopo passo. Si definisce “una persona orientata allo sviluppo professionale”, qualcuno che continua ad ampliare le proprie conoscenze anche dopo anni di lavoro, segno che per lui la formazione non è mai stata un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma un impegno costante.
Le difficoltà principali incontrate lungo il cammino, racconta con la franchezza di chi ha vissuto il settore da più angolazioni – prima da consulente, poi da imprenditore – riguardano soprattutto il mercato, la vendita e il posizionamento dell’azienda. Sono le sfide tipiche di chi punta sulla qualità in un contesto competitivo, dove non basta fare un buon vino: bisogna anche saperlo far conoscere, posizionare bene, portare davanti al pubblico giusto.
Ed è proprio da questa esperienza diretta che arriva il consiglio più sentito che Luigi si sente di dare a chi vorrebbe intraprendere un percorso simile: lavorare con passione, sapendo che si tratta di un’attività che richiede sacrificio, perché senza quella passione, dice, non sarebbe possibile arrivare fino in fondo. Poche parole, ma che raccontano bene l’essenza della sua storia imprenditoriale.
Uno sguardo che va oltre il presente
Quello che rende questa vicenda particolarmente significativa non è solo il cammino già percorso, ma la direzione verso cui guarda oggi l’azienda. Il sogno che ha attraversato tre generazioni – dal nonno arrivato dal beneventano, al padre che ne ha ampliato i confini, fino a Luigi che ha finalmente trasformato l’uva in vino – si sta già proiettando su una nuova generazione, quella di Matteo.
Non è un dettaglio da poco. Racconta di un’azienda che non si considera un progetto concluso, ma un percorso ancora aperto, capace di rinnovarsi restando fedele alle proprie origini. Lo dimostrano anche gli investimenti costanti sugli spazi di accoglienza, sempre in evoluzione, e la ricerca continua di nuovi modi per coinvolgere chi sceglie di visitare la cantina.
Cosa si può imparare da questa storia
Ci sono almeno un paio di insegnamenti, in questa vicenda, che vanno oltre il mondo del vino e riguardano più in generale chi si trova a guidare un’azienda o un progetto personale. Il primo riguarda la pazienza nel prepararsi: la scelta di Luigi di diventare agronomo e di lavorare anni come consulente prima di produrre in proprio non va letta come un rinvio del sogno, ma come la sua costruzione più solida.
C’è poi il coraggio di lasciare una posizione già affermata per inseguire qualcosa di proprio, sapendo di dover ripartire quasi da zero. E c’è, non da ultimo, la capacità di pensare oltre la propria generazione: La Ciarliana non è mai stata concepita come un progetto per un ritorno immediato, ma come qualcosa destinato a durare, a trasmettersi, a crescere ancora attraverso chi verrà dopo. Un’idea di leadership che vale ben oltre i filari di Montepulciano.
Un invito a scoprire questa storia da vicino
La vicenda di Luigi Frangiosa e de La Ciarliana racconta, in fondo, come un sogno possa attraversare intatto tre generazioni, arricchendosi lungo il percorso senza mai smarrire la propria identità. Dimostra che la qualità vera nasce dalla pazienza, da una competenza costruita con serietà nel tempo, e da un legame autentico con la propria terra.
Chi desidera vivere in prima persona questa storia può scegliere tra le numerose esperienze enoturistiche proposte dall’azienda, pensate per ogni tipo di visitatore: dalle degustazioni più semplici ai wine tour più coinvolgenti, dalle proposte pensate per le famiglie fino alle esperienze più originali per i palati curiosi. Un’occasione per assaggiare il Vino Nobile di Montepulciano, il Rosso DOC, la raffinata selezione Vigna ‘Scianello e tutte le altre etichette che raccontano, bottiglia dopo bottiglia, la storia dei Frangiosa.
Per conoscere tutte le esperienze disponibili e prenotare una visita a La Ciarliana, vale la pena cercare il sito ufficiale dell’azienda, dove è possibile scoprire nel dettaglio l’intera gamma dei vini e le diverse proposte di wine hospitality. Chi si troverà a passare da Montepulciano non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione di raggiungere di persona questa cantina e vivere quell’accoglienza calorosa e autentica che Luigi e la sua famiglia hanno costruito, filare dopo filare, per oltre sessant’anni.

