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Due generazioni, una terra: la storia di Vittoria Carnevali e de La Chianina di Modena

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

A Soliera, nelle campagne a nord di Modena, in Via Canale 72, c’è un’azienda che negli anni ha smesso di essere soltanto un allevamento. Oggi La Chianina di Modena è un allevamento, una macelleria, uno spaccio di prodotti del territorio e, nei mesi caldi, anche un parco attrezzato dove le famiglie portano la carne appena acquistata e la cucinano da sole sulla griglia. Dietro c’è una famiglia, i Carnevali, e in particolare una ragazza di diciannove anni, Vittoria, che da qualche anno ha scelto di costruire lì il proprio futuro.

Parlando con lei si capisce presto che non è interessata a raccontare l’azienda come un’impresa di successo da manuale. Preferisce partire dalle persone, e in particolare da suo padre.

Ci sono aziende agricole che raccontano la propria storia enfatizzando il numero di capi allevati, gli ettari coltivati, i riconoscimenti ottenuti. La Chianina di Modena, almeno nelle parole di chi ci lavora tutti i giorni, sceglie un registro diverso, più legato alle persone che ai numeri.

Dal latte alla Chianina

Giuliano Carnevali ha passato una parte della sua vita lavorando insieme ai fratelli nella produzione di latte. Un mestiere fatto di orari rigidi, di mungiture quotidiane, di stagioni che non lasciano margine di manovra. Nel 2008 decide di cambiare rotta e di mettersi in proprio, scegliendo la razza Chianina: carne magra, a basso contenuto di colesterolo, tradizionalmente toscana ma sempre più allevata anche in Emilia. Accanto a lui, fin da subito, c’è la moglie Daniela: “Lo ha sempre sostenuto”, dice Vittoria, riassumendo in poche parole quasi vent’anni di lavoro fatto insieme.

Diciotto anni dopo quella scelta, l’azienda che Giuliano aveva immaginato come un allevamento si è trasformata in qualcosa di più ampio, e i suoi figli ci lavorano dentro.

Non è un percorso raro, nelle campagne emiliane: famiglie che partono dal latte, dal grano o dai suini e che a un certo punto scelgono di specializzarsi, di puntare su una razza o un prodotto specifico e di costruirci attorno un’identità riconoscibile. Quello che rende la storia dei Carnevali un po’ diversa è la velocità con cui, nel giro di poco più di quindici anni, l’azienda è passata dall’essere un allevamento e basta a diventare anche macelleria, spaccio e luogo di ritrovo per chi cerca una giornata all’aperto.

Un’infanzia in azienda, un liceo di architettura

Vittoria non ha scoperto l’azienda di famiglia da adulta. C’era già da bambina, quando seguiva il padre nei suoi giri quotidiani tra stalle e campi. Alle superiori, però, ha scelto un percorso di studi che con l’agricoltura non c’entrava nulla: architettura. È durante l’alternanza scuola-lavoro, l’esperienza che dovrebbe dare un primo assaggio della professione futura, che qualcosa non torna. “Ho capito che il lavoro dell’architetto non era come me lo ero immaginato”, racconta oggi, senza drammatizzare.

Da quella delusione — se di delusione si può parlare, perché nel modo in cui la racconta sembra più una scoperta che una battuta d’arresto — nasce una decisione presa insieme al padre: trovare uno spazio dentro l’attività di famiglia. Del resto un primo contatto lavorativo lo aveva già avuto prima, dai quattordici anni, quando durante le estati aiutava in azienda. Oggi, a diciannove anni, lavora lì a tempo pieno.

Tre soci, un solo lavoro condiviso

L’azienda oggi ha tre soci: Giuliano, la sorella maggiore Elena e Vittoria. Ognuno segue una parte diversa. Il padre resta legato alla produzione e alla gestione del bestiame, quello che sa fare da una vita. Elena si occupa della parte burocratica e amministrativa. Vittoria segue l’immagine, la comunicazione, la pubblicità, e più in generale lo sviluppo di nuovi progetti.

Ma quando chiede di descrivere come funziona davvero la divisione dei compiti, Vittoria smonta subito l’idea di ruoli rigidi: “Anche se abbiamo mansioni diverse, Elena, Giuliano ed io lavoriamo molto insieme e nessuno si limita al proprio ruolo: quando serve siamo tutti presenti nel servizio ai clienti e nelle attività quotidiane.” In un’azienda piccola, familiare, con un pubblico che passa dallo spaccio e dal parco griglie, funziona così: chi c’è, fa quello che serve fare in quel momento, a prescindere dalla mansione ufficiale.

Cosa si trova, oggi, a Soliera

Il cuore dell’attività resta la macelleria, con la carne Chianina proveniente dall’allevamento di famiglia, affiancata da carne di maiale e di pollo. Nello spaccio, negli anni, si sono aggiunti altri prodotti: formaggi, salumi, pasta fresca fatta in casa, alcune specialità artigianali del territorio modenese. Non è più soltanto il punto vendita della carne prodotta in azienda, ma un piccolo emporio di prodotti locali.

Nei mesi estivi entra in gioco il parco griglie, forse l’elemento che più caratterizza La Chianina di Modena rispetto a una macelleria qualunque: si acquista la carne in negozio, poi ci si sposta nell’area attrezzata con barbecue e tavoli, e si cucina da soli, in compagnia. Accanto c’è il bar del parco, per un caffè o una bibita mentre si aspetta la brace. E per chi vuole vedere da vicino come funziona un allevamento, l’azienda accoglie su prenotazione piccoli gruppi e scuole.

Vittoria descrive tutto questo senza troppa enfasi, quasi come fosse ovvio: “Ciò che ci rende speciali è soprattutto la possibilità di vivere un’esperienza a contatto con la natura e con gli animali, in un ambiente dove si può mangiare, acquistare prodotti genuini e trascorrere del tempo in tranquillità.” Non lo dice come uno slogan pensato per un dépliant, lo dice come chi ci passa le giornate.

Le scuole e i piccoli gruppi che prenotano una visita, del resto, trovano lo stesso allevamento, gli stessi animali, lo stesso spaccio che serve ogni giorno i clienti del quartiere: nessuna messa in scena pensata apposta per l’occasione. È l’azienda vera, quella di sempre, aperta per un’ora o due a chi vuole vederla da vicino.

Avere diciannove anni e doverlo dimostrare ogni giorno

Chiedendole quale sia la difficoltà più grande del suo lavoro, Vittoria non gira attorno alla domanda. “La difficoltà più grande, per me, è dimostrare ogni giorno che, nonostante la mia giovane età, posso avere un ruolo importante e portare valore all’interno dell’azienda”, dice.

Non la vive come un ostacolo insormontabile, ma nemmeno la minimizza. “Avere 19 anni significa spesso dover dimostrare qualcosa in più rispetto a chi ha più esperienza, ma per me questo non è un limite: è uno stimolo a impegnarmi, a imparare e a trasformare le mie idee in progetti concreti.” E aggiunge, quasi a chiudere il discorso: “Non voglio che la mia età sia ciò che mi definisce: voglio che siano il mio impegno, le mie idee e i risultati a parlare per me.”

Un progetto costruito con pazienza: la pasta Carnevali

Il progetto a cui Vittoria sta lavorando da più tempo è una linea di pasta fresca a marchio Carnevali, a cui si dedica ormai da circa nove mesi. Ne parla con un misto di pazienza e determinazione che vale la pena riportare per intero: “È un progetto al quale lavoro ormai da circa 9 mesi e che mi sta insegnando molto, soprattutto che i risultati non arrivano immediatamente e che bisogna avere pazienza e costanza.”

Ci sono stati ostacoli, ammette, momenti in cui sarebbe stato più semplice abbandonare l’idea. Non entra nei dettagli tecnici — non è quello il punto della conversazione — ma il modo in cui descrive quei momenti dice comunque qualcosa di concreto sul percorso: “Ogni errore insegna qualcosa e ogni fallimento può diventare un punto di partenza per migliorarsi.” Il pastificio, per come lo racconta lei, è un lavoro portato avanti passo dopo passo, con un obiettivo preciso in testa: vedere un giorno “quella pasta fresca firmata Carnevali nel nostro negozio”.

Una frase che le sta a cuore

Quando le si chiede se ha qualche consiglio da dare su come si gestisce un’attività o su cosa significhi essere leader, Vittoria si tira indietro con onestà: “Non mi sento ancora nella posizione di dare consigli sulla gestione di un’attività o sulla leadership, perché sono ancora all’inizio del mio percorso.” Non è falsa modestia: è la stessa cautela di chi preferisce parlare di quello che sta imparando piuttosto che di quello che ha già capito.

Quello che condivide, allora, è una frase a cui sembra tenere particolarmente, e che ripete quasi come una bussola personale: “È l’impegno che crea la fortuna, non la fortuna che crea l’impegno.” Per lei significa una cosa semplice: le occasioni possono capitare a chiunque, ma sono il lavoro e la costanza a trasformarle in qualcosa di reale. Il pastificio, dice, ne è la prova più diretta: un progetto a cui continua a dedicarsi con costanza, giorno dopo giorno.

Ricevere un’azienda non significa custodirla e basta

C’è un passaggio dell’intervista in cui Vittoria mette a fuoco, forse meglio che in ogni altro momento, cosa significhi per lei lavorare nell’azienda di famiglia. “Per me, portare avanti questa attività non significa semplicemente ‘ricevere’ un’azienda, ma avere la responsabilità di far crescere e migliorare ciò che i nostri genitori hanno costruito con tanti anni di lavoro, sacrifici e passione.” Poi aggiunge quello che, di fatto, guida il suo lavoro quotidiano: “Voglio contribuire a darle un futuro, mantenendo vive le nostre radici ma avendo anche il coraggio di innovare.”

Le radici, in questo caso, sono facili da individuare: un padre che ha lasciato il lavoro nel latte per scommettere sulla Chianina, una madre che lo ha sostenuto passo dopo passo, una sorella che tiene in ordine i conti e le carte, uno spaccio che negli anni si è riempito di prodotti del territorio. L’innovazione, invece, è ancora in gran parte da scrivere: passa dalla comunicazione che Vittoria sta costruendo, dai nuovi progetti che porta avanti, da quella pasta fresca a cui sta dedicando tempo ed energie tra i suoi tentativi in cucina.

È un equilibrio che richiede tempo per essere trovato, e che difficilmente si può dichiarare raggiunto una volta per tutte. Ogni generazione che entra in un’azienda di famiglia deve rinegoziarlo un po’, capire cosa tenere com’è e cosa invece provare a cambiare. Vittoria, per il momento, sembra aver scelto di muoversi con cautela, lasciando intatto ciò che suo padre ha costruito e affiancandogli, un pezzo alla volta, qualcosa di suo: la comunicazione, l’immagine, e adesso il pastificio.

Tre generazioni di sguardi diversi sulla stessa terra

Guardando all’insieme della storia, colpisce come in una sola azienda convivano tre modi diversi di intendere lo stesso lavoro. Giuliano ci è arrivato partendo dal latte, con l’esperienza di chi il bestiame lo conosce da una vita e ha scelto di rimettersi in gioco a un certo punto della propria carriera. Elena ha trovato il proprio posto in un ambito meno visibile ma indispensabile, quello dei conti e delle pratiche, il lavoro che tiene in piedi tutto il resto anche quando nessun cliente se ne accorge. Vittoria, la più giovane, si muove invece sul fronte opposto, quello a contatto diretto con il pubblico e con i progetti nuovi.

Tre sguardi diversi, tre generazioni di esperienza diversa, che però convergono nello stesso cortile, davanti agli stessi animali. Ascoltando Vittoria raccontare l’azienda non emerge mai la sensazione di un passaggio di consegne netto, con un prima e un dopo: emerge piuttosto l’idea di un lavoro che si fa insieme, giorno dopo giorno.

Come arrivarci

La Chianina di Modena si trova in Via Canale 72 a Soliera, in provincia di Modena. Chi vuole acquistare carne Chianina, formaggi, salumi o pasta fresca può passare direttamente dallo spaccio; chi vuole vivere l’esperienza del parco griglie deve tenere d’occhio la stagione, perché è un servizio pensato per i mesi più caldi. Gruppi e scuole possono anche prenotare una visita in azienda, per vedere da vicino come funziona un allevamento di questo tipo. Per orari, prodotti e informazioni aggiornate, il punto di riferimento resta il sito dell’azienda, dove è consultabile anche il catalogo dello spaccio.

Dietro il bancone, quel giorno, potrebbe capitare di trovare proprio Vittoria — la stessa persona che da mesi sta costruendo, con pazienza, una pasta fresca a marchio Carnevali destinata un giorno agli scaffali dello spaccio.

Nel frattempo, la carne Chianina, i salumi, i formaggi e la pasta già in vendita restano lì, pronti per chi vuole portarli in tavola, e il parco griglie aspetta l’estate per riempirsi di famiglie e amici riuniti attorno a una brace. Chi passa da quelle parti, tra Soliera e la campagna modenese, farebbe bene a fermarsi: non troverà soltanto un punto vendita, ma un pezzo di storia familiare ancora in scrittura.

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