C’è un profumo diverso nell’aria quando arrivi alla Casa del Parco Adamello. Non è solo l’aria fresca della montagna a 1100 metri, né il verde intenso dei boschi che circondano Cevo. È qualcosa di più. È l’energia di chi ha preso un posto dimenticato e l’ha trasformato in qualcosa di speciale.
Andrea Viganò ha 22 anni, porta una maglietta semplice e sorride quando racconta la sua storia. “Il mio sogno è sempre stato quello di gestire un ristorante in montagna,” dice, e non sembra per niente intimidito dal fatto di essere riuscito a realizzarlo prima dei trent’anni. Anzi.
Siamo seduti nella terrazza della Casa del Parco, con vista sulle cime dell’Adamello che fanno da sfondo a una delle storie imprenditoriali più interessanti che abbia sentito negli ultimi tempi. Una storia che parla di giovani che non scappano dalle aree interne, ma ci si buttano a capofitto. Una storia che sa di risotto alle ortiche e di futuro.
Da Villa Ferrari a Casa del Parco: La Rinascita
La struttura ha una storia lunga quasi un secolo. Villa Ferrari fu costruita negli anni ’30 come colonia di salute per le operaie dei calzifici bresciani. Poi negli anni ’50 divenne colonia estiva. Negli ultimi decenni? Beh, diciamo che aveva visto giorni migliori.
“Quando sono arrivato qui per la prima volta era tutto da rifare,” racconta Andrea. “Ma soprattutto bisognava ricostruire il rapporto con il paese. La precedente gestione aveva creato delle difficoltà di dialogo con la comunità che ci hanno fatto partire in salita.”
Non è un segreto che nelle piccole comunità di montagna le notizie girino in fretta. E quando un posto chiude e riapre più volte, la gente inizia a essere scettica. Ma Andrea e il suo team – tutti rigorosamente under 30 – avevano dalla loro parte qualcosa che spesso manca in questi progetti: un piano serio e una società alle spalle che sapeva cosa faceva.
Avanzi Discover, società benefit milanese specializzata in rigenerazione territoriale, ha vinto il bando di gestione nel 2022. “Quando ho ricevuto la chiamata da Avanzi Discover non ho esitato un attimo e mi sono lanciato in quest’avventura,” dice Andrea. E pensare che lavorava nel settore della ristorazione da quando aveva 16 anni.
Il risultato? Dopo un anno esatto di gestione, Andrea può dire di aver fatto un buon lavoro: il coperto medio è quasi raddoppiato nei mesi di alta stagione. Non male per un ragazzo che si definisce “sempre in cerca di nuovi stimoli.”
Una Cucina che Parla il Linguaggio del Territorio
La vera forza della Casa del Parco sta nella cucina. Chiara, la chef, ha meno di trent’anni e una filosofia molto precisa: tradizione sì, ma con un twist. “L’obiettivo è quello di essere riconosciuti oltre che dalla comunità locale, anche da tutta la Val Camonica e non solo, come ristorante di riferimento per la buona cucina di montagna,” spiega Andrea.
Ma cosa significa in pratica? Significa che trovi il risotto con le ortiche, ma fatto come non l’hai mai mangiato. Significa piatti della tradizione lombarda reinterpretati con la freschezza di chi ha studiato, viaggiato, assaggiato. E soprattutto significa ingredienti del territorio, stagionali, a chilometro zero quando possibile.
Le recensioni online parlano chiaro: “Ottima cucina con piatti ricercati e non banali utilizzando prodotti di stagione. Grande accoglienza e disponibilità dei gestori,” scrive un cliente su Booking. Un altro su TripAdvisor è ancora più diretto: “Tutto! personale gentile, bar/cucina che serviva prodotti quasi a km 0.”
La sala ristorante può ospitare fino a 120 coperti, ma l’atmosfera rimane quella familiare di un’osteria di montagna. Merito anche degli spazi: la Casa del Parco non è solo un ristorante, è un ecosistema.
Molto Più di un Posto Dove Mangiare
Ecco la cosa che colpisce di più quando entri alla Casa del Parco: non sai bene cosa aspettarti. C’è la sala ristorante, ok. Ci sono le 16 camere con 46 posti letto, anche questo è normale per una struttura ricettiva. Ma poi c’è la biblioteca fornitissima, la sala lettura, gli spazi per workshop, la piccola chiesa sconsacrata che ora ospita eventi culturali.
E c’è il giardino. Ah, il giardino. Con il ruscello che lo attraversa e gli spazi dove d’estate si organizzano aperitivi, presentazioni di libri, concerti. “Vogliamo innescare comunità di desiderio,” dice il manifesto della Casa del Parco. Sembra una frase fatta, ma quando vedi cosa succede qui capisci che è tutto vero.
Le guide alpine della zona hanno ricominciato a portare gruppi di escursionisti proprio perché sanno che alla Casa del Parco troveranno non solo un posto dove dormire e mangiare bene, ma anche attività culturali di qualità. È un circolo virtuoso che sta funzionando.
“Sono stati mesi frenetici, che ci hanno assorbito molto, ma è stata anche un’estate di incontri preziosi,” racconta Daria Tiberto, la community manager del progetto. “Ci sono stati momenti inaspettati, piccoli episodi però importanti, come l’arrivo di ragazze e ragazzi in motorino che si sono fermati alla casa del parco.”
Il Team: Giovani Ma Con le Idee Chiare
Dietro il successo della Casa del Parco c’è un team che funziona. E funziona perché ognuno sa cosa fare. Elena Donaggio si occupa di sviluppo e relazioni istituzionali, Carlotta Roma gestisce i progetti, Giovanni Pizzochero coordina tutto come amministratore unico di Avanzi Discover. Poi ci sono Camilla Pinoli per gli eventi e Daria per la community.
“Non deve passare in secondo piano la forte rete che ci lega ad Avanzi SPA, azienda milanese che ci sostiene e aiuta in moltissime attività, e a tutti i colleghi che lavorano con noi,” dice Andrea. Non è falsa modestia: è la consapevolezza che i progetti complessi richiedono competenze diverse.
Ma il vero segreto del team è l’età. Tutti under 30, tutti con voglia di sperimentare, di sbagliare, di imparare. “Sono un ragazzo sempre in cerca di nuovi stimoli e di crescita, sia professionale che personale, e punto sempre a migliorarmi, nonostante le difficoltà,” racconta Andrea.
È questa combinazione di energia giovanile e supporto professionale che ha permesso alla Casa del Parco di decollare in così poco tempo.
Leadership a 22 Anni: Le Lezioni di Andrea
Gestire una struttura con 46 posti letto, 120 coperti, eventi culturali e una community sempre più ampia a 22 anni non è roba da tutti. Ma Andrea Viganò sembra averci preso la mano. Il suo segreto? “Il mio consiglio a chi vuole lanciarsi in nuove avventure lavorative e aprire la propria attività, è quello di non dare nessun dettaglio per scontato, mai, e curare sempre tutto nei minimi dettagli, interagire con le persone e farsi conoscere anche personalmente oltre che facendo parlare il proprio lavoro.”
Sembra semplice, ma quanti imprenditori si dimenticano dell’importanza delle relazioni umane? Andrea no. Ha passato mesi a ricostruire il rapporto con la comunità locale, a spiegare il progetto, a dimostrare con i fatti che questa volta le cose sarebbero andate diversamente.
“Parola d’ordine: Ambizione e perseveranza,” dice. E quando lo dice non sembra uno slogan motivazionale, ma la sintesi di un’esperienza vissuta sulla propria pelle.
La sua storia professionale è iniziata presto: a 16 anni già lavorava nel mondo della ristorazione. Ma l’opportunità di gestire la Casa del Parco è arrivata al momento giusto, quando aveva abbastanza esperienza per non commettere errori da principiante ma ancora abbastanza entusiasmo per buttarsi in un progetto così ambizioso.
Un Modello Sostenibile (Sul Serio)
La parola sostenibilità è inflazionata, lo sappiamo tutti. Ma alla Casa del Parco hanno trovato un modo concreto per metterla in pratica. Intanto i prezzi: contenuti per bar, ristorante e pernottamento. Non è marketing, è una scelta precisa per rendere la montagna accessibile a un pubblico più ampio.
Poi c’è la gestione delle risorse. Prodotti locali quando possibile, collaborazione con i produttori della zona, eventi che coinvolgono artisti del territorio. È quello che chiamano “modello circolare di gestione delle risorse.” In pratica significa che i soldi che spendi alla Casa del Parco restano in valle e creano lavoro per altri.
Le recensioni online confermano: “Posizione bellissima immersa nella natura. Spartana ma comoda, struttura super riscaldata e pulitissima,” scrive un ospite. E ancora: “Tutto! personale gentile, bar/cucina che serviva prodotti quasi a km 0, sala lettura molto ben fornita e posizione panoramica.”
Non è lusso sfrenato, è comfort pensato. È la differenza tra chi vuole solo fare soldi e chi vuole costruire qualcosa che duri nel tempo.
La Val Saviore Cambia Volto
La Casa del Parco non è un fenomeno isolato. È parte di un cambiamento più ampio che sta interessando le valli alpine. Sempre più giovani scelgono di restare o di tornare nelle aree interne, ma a condizione di poterci costruire progetti interessanti.
“Al fianco della comunità e delle istituzioni, insieme ai partner che ci accompagnano, vogliamo contribuire allo sviluppo economico, culturale, ambientale e sociale per la Val Saviore,” dice la mission di Avanzi Discover. Non è retorica: è un programma di lavoro concreto.
Gli eventi culturali organizzati alla Casa del Parco stanno portando nella valle persone che altrimenti non ci sarebbero mai venute. Gli escursionisti che pernottano qui spendono anche negli altri negozi del paese. Le guide alpine hanno più lavoro. È un circolo virtuoso che sta funzionando.
E il fatto che tutto questo sia gestito da un team di giovani sotto i trent’anni manda un messaggio importante: la montagna non è un museo, è un posto dove si può costruire il futuro.
Quello Che Funziona e Quello Che Si Può Migliorare
Andrea è il primo a riconoscere che non tutto è perfetto. “Sono sempre stato una persona molto ambiziosa, ma allo stesso tempo cosciente dei propri limiti. Non ho mai voluto fare il passo più lungo della gamba,” dice. È una maturità che sorprende in uno così giovane.
La sfida più grande resta quella di mantenere l’equilibrio tra crescita e sostenibilità. La Casa del Parco sta funzionando, i numeri crescono, le richieste aumentano. Ma come crescere senza perdere quella dimensione umana e familiare che è il vero valore aggiunto del progetto?
“Ancora oggi so che ci sono tantissime cose che sbaglio ma devo imparare e sinceramente vado avanti a testa bassa per poter migliorare come ristoratore e come persona, perché credo che in questo settore non si possa mai dire di essere arrivati al 100%,” confessa Andrea.
È questo atteggiamento di costante miglioramento che convince di più. Non la presunzione di aver trovato la formula magica, ma la consapevolezza che ogni giorno c’è qualcosa da imparare.
Il Futuro: Progetti e Sogni
I progetti per il futuro non mancano. C’è “Generatori di Cambiamento”, il campus per formare innovatori sociali specializzati nelle aree montane. Ci sono nuove collaborazioni con le scuole del territorio per progetti di educazione ambientale. C’è l’idea di ampliare la rete di produttori locali che forniscono la cucina.
Ma il sogno più grande è quello di dimostrare che il modello Casa del Parco si può replicare. “Esploriamo e disegniamo nuove traiettorie di futuro per il territorio,” dice uno dei principi fondanti del progetto. L’idea è che quello che sta funzionando in Val Saviore possa ispirare progetti simili in altre valli alpine.
Non è megalomania giovanile. È la consapevolezza che le aree interne hanno bisogno di modelli nuovi, di esempi concreti che dimostrino che si può fare. E la Casa del Parco Adamello, con i suoi numeri in crescita e la sua community sempre più ampia, è un esempio che convince.
Un Posto Che Merita il Viaggio
“Un posto che merita il viaggio!” scrive un ospite su TripAdvisor. E ha ragione. Non è marketing, è la sensazione che hai quando torni a casa dalla Casa del Parco: hai vissuto qualcosa di diverso. Non solo una cena buona o una notte in montagna, ma un pezzo di futuro possibile.
La Val Saviore non è un posto facile da raggiungere. Ma forse è proprio questo il punto. In un’epoca di turismo di massa e di esperienze standardizzate, la Casa del Parco offre qualcosa di autentico. Un progetto fatto da persone vere, per persone che cercano qualcosa di vero.
Andrea e il suo team hanno dimostrato che si può fare impresa in montagna senza svendere l’anima del territorio. Anzi: valorizzandola, raccontandola, facendola vivere a chi viene da fuori. È un modello che funziona e che sta facendo scuola.
La prossima volta che avete voglia di montagna vera, quella che sa ancora di futuro possibile, fate una deviazione verso Cevo. Alla Casa del Parco Adamello troverete una cucina che vale il viaggio, una accoglienza che scalda il cuore e la possibilità di toccare con mano come può essere bella la montagna quando è gestita da chi ci crede davvero.
La Casa del Parco Adamello vi aspetta a Cevo, in provincia di Brescia, alle porte del Parco dell’Adamello. Per prenotazioni e informazioni: casadelparcoadamello.it. La montagna che cambia inizia da qui.

