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Sei nel Punto Giusto: la storia di Roberto Marconato e de La Capannina

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Un ex cestista, un debito da quasi 200.000 euro e un locale che oggi non chiude mai

Ci sono storie imprenditoriali che iniziano con un piano preciso, studiato a tavolino. E poi ci sono storie come quella di Roberto Marconato, che iniziano con un pallone da basket in mano e finiscono, anni dopo, con un locale aperto 365 giorni l’anno che dà lavoro a più di sessanta persone. Nel mezzo, un debito vicino ai 200.000 euro accumulato in pochi mesi, una pandemia arrivata nel momento peggiore possibile, e la testardaggine di chi ha deciso di non mollare.

Roberto ha 48 anni, è originario della provincia di Padova, ma da quattordici vive a Pistoia. Ci è arrivato per motivi che con la ristorazione non c’entravano nulla: giocava a basket professionismo, ed è stato proprio lo sport a portarlo in Toscana. “Mi son stabilito a Pistoia da 14 anni, dopo aver girato l’Italia per molto tempo come giocatore professionista di pallacanestro,” racconta. “Proprio per il basket sono arrivato a Pistoia.” Chi lo osserva oggi, alla guida di un’azienda con oltre sessanta collaboratori, farebbe fatica a immaginarlo su un parquet. Eppure è proprio da lì, e non da un corso di gestione alberghiera, che arriva buona parte di quello che sa fare.

Una tabaccheria, poi una proposta che non si aspettava

Il salto nel mondo dell’impresa non è cominciato con La Capannina. Prima è arrivata la Tabaccheria Back Door, una piccola palestra da titolare d’azienda, utile a capire cosa significasse davvero mettersi in proprio. Poi, nel 2019, il telefono ha squillato con una proposta che avrebbe cambiato tutto: prendere in mano La Capannina, un locale storico del pistoiese che in quel momento non navigava in buone acque.

“Nel 2019, dopo aver iniziato la mia ‘carriera’ da imprenditore da un paio d’anni come titolare della Tabaccheria Back Door, mi è stato proposto di gestire La Capannina, storico locale del pistoiese che aveva avuto un crollo verticale a livello di reputazione per diverse vicissitudini,” spiega Roberto. Non un’apertura da zero, quindi, ma un cantiere già avviato e in salita, da rimettere in sesto pezzo per pezzo. Chiunque altro, forse, avrebbe rifiutato. Roberto ha detto sì.

Il punto più basso: quasi 200.000 euro di buco e una pandemia arrivata a peggiorare tutto

Non c’è modo elegante per raccontarlo, e Roberto non ci prova nemmeno: i primi mesi sono stati un disastro. “Dopo le prime grandi difficoltà, dovute alla scarsa esperienza ed al Covid, arrivato 6 mesi dopo l’apertura, siamo riusciti a sistemare le cose,” dice, con la calma di chi ormai può permettersi di guardare indietro senza tremare. Ma dietro quella frase misurata si nasconde un dato che vale la pena riportare per intero, perché racconta la vera dimensione del rischio corso: “Soprattutto durante il Covid, la formazione mi ha dato la possibilità di invertire una rotta che aveva portato ad essere sotto di quasi 200.000 euro in pochissimi mesi.”

Quasi 200mila euro di buco, in pochi mesi, in un locale appena rilevato, con una pandemia globale a complicare ogni previsione. È il tipo di numero che chiude le aziende, non che le lancia. E invece qui succede l’esatto contrario: da quel punto più basso comincia la risalita che porterà La Capannina a diventare quello che è oggi.

La formazione non come lusso, ma come ancora di salvezza

Se c’è un momento in cui la storia di Roberto smette di essere solo un racconto di difficoltà e diventa un racconto di metodo, è quando si parla di formazione. Non quella da manuale universitario, ma quella cercata sul campo, spesso a pagamento, spesso nel bel mezzo della crisi. “Per me è stata fondamentale la formazione, sia a livello di crescita personale (Roberto Re, Gabriella Rania, per citarne alcuni), sia a livello ristorativo e di marketing per ristorazione (Giuliano Lanzetti e lo staff di Pienissimo),” racconta.

C’è qualcosa di controintuitivo, quasi scomodo, nell’idea di investire tempo e denaro in corsi di formazione proprio mentre i conti vanno a rotoli. Eppure è esattamente quello che ha fatto la differenza. E lo dice lui stesso, senza girarci troppo intorno: è stata la formazione, più di ogni altra cosa, a permettergli di invertire la rotta durante il Covid.

Da questa esperienza nasce anche una convinzione che oggi guida ogni sua scelta sui collaboratori: “Credo molto nelle persone e nell’energia positiva, molto prima che alla professionalità dei collaboratori.” Detta così, suona quasi ingenua. Ma guardando i numeri — da 22 collaboratori a più di 60 in sette anni — viene da pensare che forse ingenua non lo sia affatto.

Delegare non è un atto di fede

C’è un passaggio nell’intervista con Roberto che, da solo, vale come una lezione di management condensata in una frase. Parla di delega, uno dei temi su cui inciampano quasi tutti gli imprenditori alle prime armi. “Delegare è fondamentale, ma se non sei disposto a investire tempo e denaro nella formazione delle persone a cui deleghi, rischi diventi un boomerang clamoroso.”

Non è un dettaglio da poco. Tantissimi imprenditori scaricano responsabilità su persone non ancora pronte, convinti che delegare significhi semplicemente “smettere di occuparsene”. Roberto ha imparato, probabilmente a sue spese, che è vero il contrario: delegare bene costa tempo, richiede formazione, e va costruito con pazienza. È un investimento, non una scorciatoia. E man mano che La Capannina cresceva, questo equilibrio è diventato sempre più delicato da gestire — e sempre più centrale per reggere un servizio così ampio.

Cosa insegna il basket a chi gestisce sessanta persone

C’è un aspetto della storia di Roberto che raramente si trova nei racconti di imprenditoria di successo, ed è proprio lo sport. Non come metafora vaga, ma come vera scuola pratica di leadership. “Lo sport di squadra è stato altrettanto fondamentale per capire le dinamiche dei gruppi di lavoro,” spiega. “L’essere stato più volte capitano delle squadre in cui ho giocato è stato davvero importante per capire molte dinamiche di gruppo.”

Chi ha giocato a basket sa che una squadra non vince mai per merito di un solo giocatore, e che il ruolo del capitano non è fare più punti degli altri, ma tenere insieme energie diverse, motivare chi sta attraversando un momento no, dare fiducia a chi gioca meno minuti ma è comunque fondamentale per gli equilibri del gruppo. Sono dinamiche che, spostate dal parquet al bancone di un locale con sessanta dipendenti, funzionano più o meno allo stesso modo. Probabilmente è anche per questo che La Capannina, oggi, sembra più una squadra ben allenata che una semplice azienda.

Una giornata che non finisce mai: da colazione a mezzanotte, sette giorni su sette

Chi conosce La Capannina lo sa bene: non è una semplice pizzeria, è un punto fermo nella giornata di chi vive a Bottegone e dintorni. Il locale è aperto 365 giorni l’anno, dalle sei del mattino a mezzanotte, un impegno di orari che pochissime attività della zona reggono. “Un servizio trasversale 365 giorni l’anno, dalle 6 del mattino a mezzanotte,” racconta Roberto. “Si parte con la colazione, con tutta la focacceria di produzione interna. Si prosegue con punto pranzo, merenda e aperitivo per arrivare alla cena, con le nostre pizze e i burger come cavalli di battaglia.”

Colazione con focacceria fatta in casa al mattino, pranzo, merenda, aperitivo, e infine la cena, dove pizza e burger gourmet diventano protagonisti assoluti. Le recensioni dei clienti raccontano proprio questa versatilità: c’è chi torna sempre per la pizza, definita da più di uno “un trionfo”; chi si ferma per un burger che ha lasciato il segno, come quello con tartare di gamberi e polpo; e chi sceglie La Capannina per una pausa pranzo di lavoro, puntando sulla qualità delle loro schiacciatine e su un servizio sempre completo. È un ventaglio ampio di proposte, capace di intercettare pubblici e occasioni molto diverse senza mai perdere identità.

L’Artevaria Forum: quando il locale diventa anche teatro

C’è un dettaglio che rende La Capannina un caso particolare nel panorama della ristorazione pistoiese, ed è la parte legata all’intrattenimento. Accanto al locale sorge l’Artevaria Forum, un teatro dove si susseguono serate di musica dal vivo, ballo e spettacoli. “Importante anche la parte di intrattenimento, con serate di musica live, ballo e spettacoli all’interno dell’Artevaria Forum, un teatro adiacente al locale,” racconta Roberto.

È una scelta che allarga l’identità del progetto ben oltre la ristorazione: La Capannina non è solo un posto dove si mangia bene, ma un vero polo di socialità del territorio, capace di intercettare pubblici diversi in serate diverse. E sono proprio i clienti, nelle loro recensioni, a restituire il senso di questa atmosfera: c’è chi racconta di essersi sentito “come in famiglia”, chi sottolinea la gentilezza dello staff anche nelle serate più affollate, chi descrive l’ambiente come ampio, luminoso e comodo. Frammenti diversi che, messi insieme, disegnano un locale capace di adattarsi a occasioni molto lontane tra loro: dal pranzo veloce di lavoro alla cena tra amici, dall’aperitivo informale alla serata di spettacolo.

Dal ristorante al marketing: nasce Senso Marketing Solutions

La storia imprenditoriale di Roberto non finisce a Bottegone. Il percorso di crescita, unito alla fiducia costruita con i collaboratori più stretti, lo ha portato ad aprire una terza azienda, questa volta in un campo completamente diverso. “Grazie a collaboratori straordinari ho avuto la possibilità di aprire la mia terza azienda, un’agenzia di marketing di nome ‘Senso Marketing Solutions’, che offre servizi alle aziende con lo stesso spirito e gli stessi valori con cui ho gestito finora La Capannina,” racconta.

È un dettaglio che dice molto sulla parabola di Roberto: da giocatore di basket a titolare di tabaccheria, da lì a socio di maggioranza de La Capannina insieme alla sua socia Carolina Molvero nell’azienda Il Punto Giusto srl, fino alla nascita di un’agenzia di marketing che porta lo stesso approccio umano in un settore diverso. Un percorso che dimostra come i principi di leadership, formazione continua e fiducia nelle persone non appartengano a un solo settore, ma siano trasferibili ovunque ci sia un gruppo da guidare.

Quattro lezioni che vanno oltre la ristorazione

Ripercorrere la storia di Roberto Marconato significa imbattersi in alcuni insegnamenti che superano di gran lunga il perimetro di una pizzeria.

Il primo è la resilienza vera, non quella da slogan: affrontare un buco di quasi 200.000 euro in pochi mesi, con una pandemia globale a complicare ogni previsione, e riuscire comunque a invertire la rotta, richiede una tenuta che non tutti hanno. Roberto non ha mai nascosto quella fase, e proprio per questo il racconto della ripresa risulta credibile fino in fondo.

Il secondo è il valore della formazione continua, vissuta non come una spesa accessoria ma come uno strumento capace, letteralmente, di salvare un’azienda in difficoltà. Il terzo è la fiducia nelle persone prima ancora che nella loro professionalità pregressa: una scommessa che, a Bottegone, ha prodotto un salto da 22 a oltre 60 collaboratori in sette anni.

Il quarto, forse il più originale, arriva dallo sport. La capacità di leggere le dinamiche di un gruppo di lavoro, di motivare chi attraversa un momento difficile, di tenere insieme energie diverse verso un obiettivo comune, non si impara solo sui libri di management. A volte arriva da un campo da basket, da anni passati con la fascia di capitano al braccio, imparando sulla propria pelle cosa voglia dire portare una squadra dalla parte giusta.

Il futuro, restando fedeli a quello che ha funzionato finora

Guardando ai sette anni percorsi finora, è difficile non vedere in Roberto Marconato e nella sua squadra la volontà di continuare a crescere senza perdere lo spirito informale e conviviale che ha reso La Capannina un punto di riferimento per il territorio. Un locale che accompagna i suoi clienti dalla colazione fino a notte fonda, che intrattiene con musica e spettacoli, che sforna pizze e burger diventati ormai un marchio di fabbrica, e che continua a farlo con la stessa energia di chi, sette anni fa, ha scelto di non arrendersi davanti alle prime, grandi difficoltà.

Se vi trovate a Pistoia, o semplicemente cercate un posto dove passare un’intera giornata senza mai dover cambiare indirizzo, La Capannina vi aspetta a Bottegone, in Strada Statale Fiorentina 626, aperta tutti i giorni dalle sei del mattino a mezzanotte. Per scoprire il menù, gli eventi in programma all’Artevaria Forum e tutte le novità del locale, cercate La Capannina Bottegone e il sito ufficiale del locale. Una storia che, come dimostra il percorso di Roberto Marconato, nasce dalla capacità di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita — e che continua a dimostrarlo, giorno dopo giorno.

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