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Istine, il Chianti Classico di Angela Fronti: guidare un’azienda partendo dalle persone

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

A Radda in Chianti, tra i comuni di Radda e Gaiole, ci sono vigneti che arrivano fino a 550 metri di altitudine, tra i più alti di tutta la denominazione. È qui che si trova Istine, l’azienda vinicola della famiglia Fronti, e da qui parte la storia di Angela Fronti, che dal 2012 la gestisce.

Non è una storia di ritorno immediato alle origini. Angela ha studiato prima Marketing, poi si è laureata in Enologia e Viticoltura, e per diversi anni ha lavorato altrove prima di entrare in azienda. “Non ho iniziato a lavorare subito nell’azienda di famiglia, ma ci sono arrivata dopo diversi anni di studio e lavoro,” racconta. “Ho imparato tantissimo da tutte le aziende che mi hanno accolto.”

Una gavetta scelta, non subita

Chi eredita un’attività di famiglia spesso sente il richiamo a entrarci il prima possibile. Angela ha fatto una scelta diversa, e la racconta con la naturalezza di chi non la considera un sacrificio: “Oltre all’esperienza tecnica e sul campo, credo sia stato importante proprio lavorare tanti anni come dipendente per cercare di capire come gestire al meglio possibile l’azienda e soprattutto la squadra di persone che siamo a Istine.”

Questa frase, detta da chi oggi guida 25 ettari di vigneto e circa 900 ettolitri di produzione l’anno, vale più di qualsiasi biografia aziendale. Rivela un metodo preciso: prima capire cosa significa essere guidati, poi mettersi a guidare. Non è un dettaglio da poco, in un settore dove spesso il passaggio generazionale avviene senza nessuna esperienza esterna a fare da filtro.

Da Bruno Fronti ai primi ettari, un percorso lungo tre generazioni

La storia di famiglia comincia nel 1959, quando Bruno Fronti avvia un’attività di servizi in agricoltura. Con il tempo, e con il lavoro dei figli Fabio e Stefano, quell’attività cresce fino a diventare un riferimento nel movimento terra, nell’impianto di vigneti e nella gestione del verde in tutta la zona. Per anni, quindi, il mestiere di famiglia è servire le vigne di altri prima ancora che le proprie.

I primi terreni destinati ai vigneti di famiglia vengono acquistati nel 1982. Per molto tempo l’uva raccolta viene venduta sfusa ad altre cantine, con solo una piccola parte tenuta per il consumo domestico. Bisogna arrivare alla vendemmia 2009 perché nasca la prima bottiglia con etichetta propria: circa 3.000 esemplari di Chianti Classico, un numero piccolo ma sufficiente a segnare un prima e un dopo nella storia della famiglia.

Quel cambiamento prende forma compiuta nel 2012, quando Angela entra in azienda e inizia a strutturare un progetto di produzione in proprio, con un obiettivo che descrive così: “Portare nel bicchiere dei vini genuini, che riflettono il nostro territorio e le nostre tradizioni, ma con attenzione alla ricerca e al futuro.” Un classico moderno, per usare le sue parole: un’espressione che torna più volte nella conversazione, quasi a voler tenere insieme due tendenze che in molte cantine finiscono per scontrarsi.

Un territorio con una storia lunga otto secoli

Per capire cosa significa produrre vino a Radda bisogna fare un passo indietro rispetto alla vicenda della famiglia Fronti. Il territorio del Chianti — quello dove si produce esclusivamente Chianti Classico, e non il più generico Chianti — viene delimitato già nel 1916, e comprende oggi per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti e Radda in Chianti, oltre a porzioni di altri cinque comuni tra le province di Firenze e Siena. Nel 1984 il vino di quest’area ottiene, tra i primi in Italia, la DOCG.

Radda in Chianti, dove Istine ha sede, è un borgo medievale racchiuso da mura di cinta, costruito su un poggio tra le valli dell’Arbia e della Pesa. Le origini sono antichissime: nella campagna circostante sono stati trovati insediamenti etruschi, e il paese viene citato in una pergamena risalente a più di mille anni fa. Oggi Radda è una cittadina piccola ma attiva, che ogni anno vede passare l’Eroica, la corsa ciclistica su biciclette d’epoca, e ospita la manifestazione Radda nel Bicchiere. È in questo contesto, sospeso tra storia antica e turismo enogastronomico contemporaneo, che si muove il lavoro quotidiano di Angela.

Tre vigne, tre vini, una sola idea di territorio

Dal 2012 Istine porta avanti la vinificazione separata del Sangiovese in base alla provenienza della vigna. Non un’unica etichetta, ma tre espressioni distinte dello stesso vitigno, ciascuna legata a un pezzo di terra specifico.

La Vigna Istine si trova sulla strada tra Radda e Castellina, isolata nei boschi, tra i 480 e i 550 metri sul livello del mare: circa 5 ettari con terreno ricco di scheletro, calcari marnosi come Alberese e Galestro, esposizione a nord-ovest, impiantati nel 2002 con una densità di 5.000 ceppi per ettaro. La Vigna Casanova dell’Aia sorge nei pressi del paese di Radda. La Vigna Cavarchione si trova invece a Vertine, nel comune di Gaiole in Chianti. Tre altitudini, tre esposizioni, tre suoli diversi, e tre vini che ne raccontano le differenze invece di appiattirle in un prodotto unico.

Angela applica alla gestione dell’azienda la stessa logica che applica alla vigna: valorizzare ciò che distingue, non uniformarlo. Un principio che torna, con parole diverse, quando il discorso si sposta dalle vigne alle persone che ci lavorano.

Il biologico prima che diventasse una moda

L’azienda è biologica certificata dalla vendemmia 2016, ma la sensibilità verso il territorio non nasce con la certificazione: la accompagna da molto prima. “Crediamo nel rispetto della natura, delle persone che lavorano in vigna e di coloro che apprezzano il vino nel bicchiere,” si legge nella presentazione dell’azienda, mettendo sullo stesso piano la terra, chi la lavora e chi, alla fine, il vino lo beve.

Istine aderisce inoltre alla Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, la FIVI, che ammette solo produttori che coltivano personalmente le proprie vigne e imbottigliano il proprio vino sotto la propria responsabilità, con il proprio nome e la propria etichetta. Per Angela non è un’etichetta da esibire, ma la descrizione esatta del lavoro quotidiano: dalla vigna alla bottiglia, senza passaggi intermedi che diluiscano la responsabilità di chi firma il prodotto con il proprio cognome.

La parte più difficile del mestiere: le persone

Chiesta di descrivere il proprio lavoro, Angela non parla subito di vino. Parla di squadra. “Corsi di formazione e aggiornamento sono importanti, sia da un punto di vista tecnico, che commerciale che ahimè burocratico,” spiega, elencando tre ambiti molto diversi tra loro che oggi convivono nella gestione quotidiana di un’azienda agricola, e che raramente vengono affrontati insieme quando si parla di vino.

Poi il tono cambia, si fa più diretto: “È importante il rispetto allo staff, rispetto ai clienti, rispetto alle altre aziende che hanno il nostro stesso lavoro.” Include persino i concorrenti in questa scala di rispetto, un dettaglio che in un settore spesso competitivo dice qualcosa di preciso su come Angela intende il proprio ruolo all’interno della comunità vitivinicola del Chianti.

“Sono molto importanti poi le relazioni tra le persone sia interne che esterne all’azienda e anche queste richiedono un certo lavoro,” aggiunge. Le relazioni, nel suo racconto, non sono un dato acquisito una volta per tutte: vanno coltivate, come si coltiva una vigna che ogni anno chiede attenzioni diverse a seconda della stagione.

Fare gruppo, con tutte le difficoltà che comporta

Qui arriva il passaggio più onesto della conversazione. Angela non racconta la gestione del personale come una sequenza di successi lineari: “Cerchiamo di fare gruppo e squadra, supportandoci e cercando di migliorarci insieme,” dice, “non è sempre facile visto che ognuno poi a casa ha la propria vita e i propri problemi, ci sono differenze culturali e di età.”

Sono poche righe, ma bastano a restituire un quadro reale: persone diverse per storia, età, provenienza, che ogni giorno devono trovare un modo per lavorare insieme in vigna e in cantina, in un lavoro che segue i ritmi delle stagioni e non sempre concede pause quando servirebbero. Angela non nasconde la fatica di questo processo. La sua conclusione, però, arriva netta: “Un successo dell’azienda è un successo di tutti.”

Un metodo fatto di piccoli passi

Se si guarda alla storia di Istine nel suo complesso, colpisce la mancanza di fretta. Decenni di lavoro nel movimento terra prima di toccare la prima vigna propria, nel 1982. Ventisette anni tra l’acquisto dei primi terreni e la prima bottiglia con etichetta Istine, nel 2009. Altri tre anni prima che la seconda generazione strutturasse il progetto dei cru per singola vigna, a partire dalla vendemmia 2012.

È un ritmo che Angela sintetizza in una frase semplice, verso la fine della nostra conversazione: “Mai fermarsi, darsi sempre obiettivi.” Parole che, ripercorrendo la cronologia della sua azienda, trovano riscontro puntuale in ogni tappa: nessuna accelerazione improvvisa, ma una serie di passaggi ben distanziati nel tempo, ciascuno preparato dal precedente.

Il lavoro quotidiano tra vigna, mercato e burocrazia

C’è un aspetto del racconto di Angela che raramente emerge quando si parla pubblicamente di vino, ed è la componente gestionale meno romantica del mestiere. Accanto alla cura della vigna e alle scelte enologiche, ci sono la formazione commerciale e quella burocratica, citate da Angela quasi con un sorriso rassegnato — “ahimè burocratico” — ma comunque incluse tra le priorità.

È un dettaglio che restituisce con onestà la complessità di guidare oggi una realtà di 25 ettari e 900 ettolitri l’anno: non basta saper leggere un terreno o vinificare per singola parcella, serve anche saper gestire contratti, normative, rapporti commerciali con distributori e mercati diversi. Angela affronta questi ambiti con lo stesso approccio che riserva alla squadra: formazione continua, aggiornamento costante, nessuna scorciatoia.

Un classico moderno, non solo uno slogan

Tornando all’espressione che Angela usa per definire il proprio lavoro — un classico moderno — vale la pena capire cosa significhi in pratica, al di là della formula. Da un lato c’è la fedeltà al Sangiovese, vitigno principale e quasi esclusivo dell’azienda, coltivato secondo le regole rigide della denominazione Chianti Classico DOCG, in un territorio che dal 1916 ha una delimitazione precisa e riconosciuta. Dall’altro c’è la scelta di raccontare quel vitigno attraverso tre vigne distinte, un approccio che in molte zone del Chianti non era affatto scontato quando Istine lo ha adottato, nel 2012.

È una tensione che si ritrova anche nel modo in cui Angela parla di formazione. Non si tratta solo di aggiornarsi sulle tecniche di cantina, ma di guardare continuamente a cosa succede fuori dai confini della propria vigna: nuovi mercati, nuove normative, nuove modalità di comunicazione con chi il vino lo compra. “Corsi di formazione e aggiornamento sono importanti,” ripete più volte nel corso della conversazione, quasi a voler sottolineare che per lei l’apprendimento non è un momento circoscritto della carriera, ma una condizione permanente del mestiere.

Allo stesso tempo, nulla di tutto questo intacca l’attenzione al territorio. I terreni di Istine restano quelli acquistati dalla famiglia negli anni Ottanta, gli stessi appezzamenti separati tra Radda e Gaiole che oggi vengono raccontati singolarmente in etichetta. Il legame con la terra non cambia; cambia il modo di valorizzarla, con strumenti e conoscenze che si aggiornano di vendemmia in vendemmia.

Cosa resta, alla fine, di questa storia

Istine oggi è un’azienda che tiene insieme due cose che spesso finiscono per escludersi a vicenda: la fedeltà a un mestiere di famiglia che affonda le radici nel 1959, e la capacità di aggiornarlo continuamente, dal biologico alla vinificazione per singola vigna, dalla formazione tecnica a quella commerciale.

Angela Fronti non racconta il proprio ruolo come quello di chi ha ereditato qualcosa di già pronto. Lo racconta come un lavoro quotidiano fatto di attenzione al dettaglio tecnico e, soprattutto, di attenzione alle persone che quel dettaglio lo rendono possibile ogni giorno, in vigna e in cantina, tra un corso di aggiornamento e una pratica burocratica da chiudere entro sera.

Vieni a scoprire Istine

Per chi vuole conoscere da vicino questa storia, la sala degustazioni di Istine si trova in Località Istine 28, a Radda in Chianti, ed è aperta su prenotazione da marzo a novembre. È possibile assaggiare le tre espressioni del Sangiovese raccontate dalle vigne Istine, Casanova dell’Aia e Cavarchione, e visitare di persona i vigneti che si arrampicano fino a 550 metri di altitudine. Il sito ufficiale dell’azienda è www.istine.it, punto di partenza per organizzare una visita e scoprire, calice alla mano, un pezzo di Chianti Classico raccontato da chi lo lavora ogni giorno.

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