Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Manuela Merendoni e del suo rifugio, Rifugio La Foresta, specializzato in ospitalità immersa nella natura e cucina del territorio, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.
La parte bella? Si trova vicino a te, a Vallombrosa in provincia di Firenze, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.
Ci sono luoghi che sanno aspettare. Il Rifugio La Foresta, a Vallombrosa, proprio di fronte alla storica Abbazia, è rimasto chiuso per quindici anni, in silenzio, mentre attorno a lui il bosco continuava a crescere indisturbato. Poi, nel 2023, quel silenzio si è interrotto: una società romana guidata da un imprenditore che ha deciso di scommettere su questo angolo di Toscana ha riportato in vita una struttura le cui radici affondano nel Quattrocento, quando i monaci vallombrosani usavano un piccolo edificio accanto alla Badia come foresteria per i viaggiatori di passaggio.
A raccontare oggi questa nuova stagione è Manuela Merendoni, operation manager del Rifugio La Foresta. E non è un caso che il titolo scelto da lei stessa per questa intervista sia “La forza dell’attesa”: è una frase che dice già molto, sia del luogo che dirige sia del percorso che l’ha portata fin qui.
Un edificio che ha attraversato due secoli e mezzo di storia

Prima di parlare di Manuela, vale la pena raccontare la casa che oggi porta avanti, perché non capita spesso di gestire un albergo con una storia così densa di vicende e di nomi illustri. L’edificio nasce come modesta foresteria monastica, ma cambia destinazione nel 1870, quando il primo affittuario, Massimiliano Gai di Tosi, vi apre un’osteria chiamata “La Luna” — probabilmente per via della sua forma a ferro di cavallo. Negli anni successivi la struttura cresce, cambia nome in “Albergo di Vallombrosa” e infine, nel 1881, sotto la gestione di Giovanni Bartolucci, diventa “Albergo La Croce di Savoia”, perdendo la caratteristica pianta a “C” per assumere l’aspetto di un vero hotel.
Fu un luogo capace di attirare una clientela sorprendentemente internazionale già a fine Ottocento, come testimonia l’insegna “The Cross of Savoy Hotel” un tempo affissa sulla facciata. Ospitò, nei decenni, nomi come D’Annunzio, Ariosto, Mary Shelley, Keats, John Milton e William Wordsworth. Persino Friedrich Nietzsche, in corrispondenza con il poeta tedesco Paul Lansky — a lungo direttore dell’albergo — scrisse parole quasi profetiche su Vallombrosa, immaginando di trovarvi un “nido” per la propria filosofia, in quello che chiamava “un romitaggio” nel Paradisino, poco distante dall’edificio principale.
Attraverso il Novecento l’albergo cambia ancora gestione e nome, diventa “Albergo Demaniale” e poi, sotto la conduzione del Cav. Giulio Chioffi e della moglie Rina, si afferma come punto di riferimento della villeggiatura toscana. Chioffi lo gestisce per quasi cinquant’anni, fino al 1970, quando si congeda dai suoi ospiti con un messaggio di rara eleganza, in cui racconta di essersi “immedesimato” in loro per farli sentire “come in un angolo di casa loro”. È curioso pensare che, a distanza di più di mezzo secolo, la stessa idea di ospitalità — fatta di cura, attenzione e presenza — torni oggi nelle parole di Manuela Merendoni.
Dopo la chiusura del 1970, l’edificio conosce una breve parentesi come sede per gli studenti di Scienze Forestali, che qui svolgevano le loro esercitazioni estive, e ospita per alcuni anni anche la Mostra del Mobile Rustico, organizzata dai mobilieri della zona, un appuntamento che riscuote un buon successo fino agli anni Novanta. Segue una riapertura nel 2002 a cura dei monaci vallombrosani, che mantengono la struttura in attività fino al 2014, e infine un lungo periodo di inattività durato fino al 2023. Quindici anni in cui l’edificio resta lì, di fronte all’Abbazia, ad aspettare. È in questo punto della storia, dopo sei secoli di cambi di gestione, nomi e destinazioni d’uso, che si inserisce il capitolo più recente: quello di Manuela Merendoni.
Vent’anni nella grande distribuzione, poi una scoperta inaspettata
Il percorso professionale di Manuela Merendoni non nasce nell’ospitalità. Per oltre vent’anni ha lavorato nella grande distribuzione, in un ruolo di coordinamento che le ha permesso di costruire competenze solide nella gestione delle risorse umane, nell’organizzazione del lavoro e nel rapporto quotidiano con il pubblico. Un bagaglio che, a prima vista, sembrerebbe lontano dal mondo alberghiero, ma che si è rivelato decisivo quando la sua strada ha incontrato, quasi per caso, quella dell’accoglienza.
“Mi sono avvicinata al mondo dell’accoglienza aprendo un’attività imprenditoriale legata alle case vacanze,” racconta Manuela. “È stata una scoperta inaspettata, ma profondissima: ho capito quanto mi appassionasse il settore ricettivo, il contatto con gli ospiti, la cura dei dettagli e l’elaborazione di un’esperienza che possa rimanere, oltre alla possibilità di valorizzare un luogo attraverso l’ospitalità.”
Da quella prima esperienza nasce un percorso di crescita che la porta prima alla gestione di un agriturismo di lusso, e poi al ruolo che ricopre oggi, alla guida operativa del Rifugio La Foresta. “È stato un cammino fatto d’impegno, studio costante, intuizione e tanta dedizione,” spiega, “ma soprattutto di una passione che nel tempo tende solo ad aumentare ed è diventata centrale nella mia vita professionale.”
Una traiettoria non lineare — dal commercio all’ospitalità, passando per le case vacanza e un agriturismo di lusso — ma coerente in un punto: la scelta, a metà carriera, di seguire quella che lei stessa riconosce come la propria vocazione più autentica.
Il ruolo di madre e quello di manager, ogni giorno


C’è un passaggio dell’intervista in cui Manuela si racconta con particolare onestà, senza abbellire nulla. Parla delle difficoltà quotidiane del suo mestiere, e la prima che cita non riguarda la gestione della struttura, ma la sua vita personale: “La prima fra tutte è quella di conciliare il ruolo di madre di tre figli e i numerosi impegni che inevitabilmente occupano la mia giornata 365 giorni l’anno.”
È una confessione che restituisce concretezza a un racconto che, altrimenti, rischierebbe di restare sulle righe della comunicazione aziendale. Chi lavora nell’ospitalità sa che non esistono weekend o festività: ogni giorno dell’anno c’è un ospite da accogliere, un servizio da garantire, un imprevisto da risolvere. Farlo essendo, allo stesso tempo, madre di tre figli, richiede un equilibrio che non si trova una volta per tutte, ma che si costruisce giorno dopo giorno.
Da questa difficoltà, però, Manuela trae una delle riflessioni più significative di tutta l’intervista: “Credo che questa esperienza mi abbia insegnato ancora di più il valore della responsabilità, della pazienza e della capacità di affrontare ogni giorno con concretezza e determinazione.” Tre parole — responsabilità, pazienza, concretezza — che qui non sono slogan, ma il risultato di una fatica reale, vissuta ogni giorno tra famiglia e lavoro.
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La leadership come capacità di restare saldi
Quando le si chiede della sua idea di leadership, Manuela non cerca formule a effetto. Parte da una constatazione onesta: il settore dell’ospitalità cambia in continuazione, e chi vuole guidarlo non può permettersi di fermarsi. “Credo che lo sviluppo professionale non debba mai arrestarsi e che passi necessariamente attraverso un percorso di studio e aggiornamento costanti,” afferma. Non a caso, nei periodi di bassa stagione, dedica tempo alla formazione e all’approfondimento di nuove competenze — un investimento che, nella frenesia della gestione quotidiana, non tutti hanno la disciplina di ritagliarsi.
Ma la sfida più grande, per lei, non riguarda le competenze tecniche. “Una delle sfide più importanti è sicuramente ottenere e mantenere la fiducia del cliente, perché l’ospitalità si fonda soprattutto sulla credibilità, l’attenzione e sulla capacità di far sentire l’ospite accolto e compreso.” E poi aggiunge il pensiero che forse racconta meglio il suo modo di intendere il ruolo di manager: “La sfida più grande è con se stessi: riuscire a non mollare anche nei momenti difficili, quando la fatica, gli imprevisti o i risultati sembrano spingerti nella direzione opposta. Ed è qui che entra in gioco la leadership. Essere leader significa restare saldi, trasmettere fiducia e guidare persone con rispetto.”
Restare saldi, trasmettere fiducia, guidare con rispetto: parole semplici, che raccontano un’idea di comando lontana da ogni autoritarismo. La leadership di Manuela non nasce dal controllo, ma dalla stabilità che riesce a trasmettere a chi lavora al suo fianco, in un settore dove l’imprevisto è la regola e la calma di chi guida diventa, spesso, il primo strumento di gestione.
Nel suo lavoro quotidiano, questa idea di leadership si traduce in gesti concreti: coordinare il personale dei diversi reparti — accoglienza, ristorazione, bar — affinché lavorino in maniera efficiente e armoniosa; curare personalmente l’esperienza degli ospiti, intervenendo quando serve per risolvere eventuali criticità; pianificare attività ed eventi, ottimizzando le risorse a disposizione con l’obiettivo di offrire un servizio sempre più accurato. Sono compiti che richiedono una presenza costante, quasi capillare, e che spiegano perché Manuela consideri la gestione operativa non come una somma di mansioni separate, ma come un unico organismo che va tenuto in equilibrio giorno dopo giorno.
Accoglienza, cucina del territorio e contatto con la natura


Il Rifugio La Foresta, oggi, non è soltanto un albergo: è un piccolo sistema che unisce ospitalità, ristorazione e natura. La struttura comprende una parte ricettiva dedicata agli ospiti, un ristorante pensato per valorizzare il territorio attraverso i prodotti locali, e un bar interno che rappresenta un punto di riferimento accessibile anche per chi visita la zona solo per la giornata.
Il ristorante, aperto tutto l’anno anche a chi non alloggia in struttura, propone un menù alla carta con piatti tipici della cucina locale, curato dallo chef attraverso una selezione attenta delle materie prime. L’ampia sala, affacciata sul celebre “pratone” di Vallombrosa, si presta a banchetti, cerimonie e cene di lavoro, mentre la sala congressi, dotata di connessione wi-fi e capace di ospitare fino a sessanta persone a platea, rende la struttura una location adatta a riunioni aziendali, ritiri di gruppo e sessioni di team building immerse nel verde. Non manca un’attenzione alle nuove esigenze professionali: gli spazi comuni sono apprezzati anche da chi desidera lavorare in tranquillità, magari accompagnando la giornata con un caffè o un aperitivo al bar interno.
Attorno, la foresta. Il Parco Naturale di Vallombrosa offre percorsi che spaziano dal trekking alla mountain bike, fino a un ambito che Manuela cita con particolare orgoglio tra i traguardi raggiunti in questi anni: quello della meditazione e del forest bathing, pratiche che permettono di entrare in contatto diretto con il bosco, con un beneficio immediato tanto fisico quanto mentale. È un dettaglio che racconta bene la direzione presa dalla nuova gestione: portare a Vallombrosa non solo un pubblico più maturo, legato alla tradizione della villeggiatura di montagna, ma anche giovani, famiglie, appassionati di attività all’aria aperta — in una zona che per molto tempo era stata percepita come un luogo di quiete riservato quasi esclusivamente agli anziani.
Chi visita il Rifugio La Foresta può scegliere tra diversi itinerari nel Parco Naturale circostante: dal trekking fino al poggio di Massa Nera, al giro ad anello che collega la foresta di Vallombrosa alla Riserva di Sant’Antonio, fino a percorsi più brevi pensati per chi cerca una passeggiata meno impegnativa. Non manca chi arriva apposta per ammirare l’albero più alto d’Italia, per percorrere l’anello panoramico con vedute a 360 gradi, o per scoprire l’Arboreto Monumentale, che custodisce una delle collezioni di piante più importanti del Paese. Per gli amanti della storia e della spiritualità, c’è anche il circuito delle dieci cappelle, sulle tracce di San Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine vallombrosano. Ogni itinerario è un modo diverso di vivere lo stesso luogo, e testimonia quanto il territorio attorno al Rifugio sia esso stesso parte dell’offerta, non un semplice contorno.
Un patrimonio restituito, un ospite alla volta
Guardando al percorso complessivo di Manuela Merendoni, colpisce la coerenza tra le parole e i fatti. Parla di pazienza, e la sua storia professionale — dalla grande distribuzione all’ospitalità, passando per anni di gavetta tra case vacanza e agriturismi di lusso — è la dimostrazione di un percorso costruito passo dopo passo, senza scorciatoie. Parla di fiducia e credibilità come fondamenta dell’ospitalità, e lo fa alla guida di una struttura che porta sulle spalle secoli di storia, ospiti illustri e alterne fortune, e che oggi ha bisogno proprio di questo: qualcuno capace di restituirle credibilità agli occhi di un pubblico nuovo.
Il risultato più significativo, come lei stessa sottolinea, è proprio questo: aver riportato in vita un complesso di rilevanza storica, restituendo a Vallombrosa un luogo che sembrava destinato all’oblio. Un traguardo che non riguarda solo l’impresa in sé, ma un intero territorio, la sua Abbazia, la sua foresta secolare, la sua storia di ospitalità internazionale che affonda le radici nell’Ottocento.
Vallombrosa vi aspetta
La storia di Manuela Merendoni e del Rifugio La Foresta insegna che i luoghi, come le persone, possono attraversare lunghi periodi di silenzio senza perdere il proprio valore, purché qualcuno abbia la pazienza e la determinazione di credere in loro fino in fondo. Oggi, di fronte alla storica Abbazia di Vallombrosa, quel luogo è tornato a vivere, ad accogliere, a raccontare la propria storia a chi ha voglia di ascoltarla.
Chi cerca un luogo dove il fascino della storia incontra la quiete della foresta, dove la cucina del territorio si accompagna a percorsi di trekking, mountain bike e forest bathing, troverà nel Rifugio La Foresta la meta giusta. Che sia per una notte, per un pranzo nel ristorante aperto tutto l’anno, per un evento aziendale nella sala congressi o semplicemente per una giornata di relax nel bar affacciato sulla foresta, Manuela Merendoni e il suo team accolgono ogni visitatore con la stessa cura che ha caratterizzato questo luogo per oltre due secoli.
Per informazioni e prenotazioni, il Rifugio La Foresta si trova in Via San Giovanni Gualberto, 2, a Vallombrosa, nel comune di Reggello (Firenze). Sito web: https://www.hotelrifugiolaforesta.com/ — Instagram.

