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Dal mare alla griglia: la storia di Federico Fanciulli e de Il Muretto, la rosticceria che sa di casa

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Federico Fanciulli e della sua rosticceria, Il Muretto, specializzata in cucina casalinga, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.

La parte bella? Si trova vicino a te, a Porto Santo Stefano in provincia di Grosseto, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.

Come un ex marittimo di Porto Santo Stefano ha trasformato l’insegnamento di sua madre in un’attività che profuma di famiglia

Un angolo di casa sull’Argentario

C’è un modo per riconoscere i posti veri, quelli che non recitano una parte: basta guardare cosa succede quando entri e nessuno ti sta osservando per capire se hai apprezzato abbastanza l’atmosfera. A Porto Santo Stefano, frazione del Monte Argentario, Il Muretto è uno di questi posti. Non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno, perché tutto quello che serve sapere lo dice già il piatto che arriva in tavola.

Il borgo, del resto, è fatto così: vive di mare, di stagioni che si alternano tra il silenzio dell’inverno e il caos gentile dell’estate, di famiglie che si tramandano mestieri più che ricette scritte. In questo contesto Federico Fanciulli ha deciso, qualche anno fa, di scrivere un capitolo nuovo della propria vita, aprendo una rosticceria che oggi è diventata un punto fermo per chi cerca, senza troppe pretese, di mangiare bene.

Quello che colpisce, ascoltando la sua storia, è che non si tratta del solito racconto di un cuoco che ha sempre saputo cosa voleva fare da grande. È tutto il contrario. Ed è proprio in questa imprevedibilità che si nasconde il motivo per cui vale la pena raccontarla.

Da marittimo a ristoratore, senza troppi giri di parole

“Ho iniziato nel 2022 questa avventura, prima ero un marittimo, quindi non avevo molta esperienza,” dice Federico, e lo dice così, senza cercare scuse o abbellimenti. È una frase semplice, ma dietro c’è un salto nel vuoto che in pochi avrebbero il coraggio di fare: lasciare un mestiere conosciuto, con le sue regole e le sue certezze, per buttarsi in un settore che agli occhi di chi non ci lavora sembra facile, e che invece nasconde mille insidie.

Chi ha fatto il marittimo lo sa: si impara a convivere con l’incertezza, a gestire il tempo lontano da casa, a mantenere la testa a posto quando le condizioni cambiano da un momento all’altro. Sono qualità che, a pensarci bene, tornano utili anche dietro al bancone di una rosticceria, anche se nessuno le insegna in nessuna scuola alberghiera. Federico non aveva un curriculum da cuoco, questo è vero. Ma aveva qualcosa che vale altrettanto: la disponibilità a imparare da chi ne sapeva più di lui.

La mano di una madre dietro ogni piatto

Ed è qui che entra in scena il personaggio più importante di questa storia, anche se non compare mai fisicamente nell’intervista: la madre di Federico. “Non avevo molta esperienza ma avevo mia mamma, che avendo sempre cucinato mi sta dando una grande mano, è grazie a lei che ho intrapreso questa nuova avventura,” racconta lui, e lo fa con una gratitudine che non ha bisogno di essere sottolineata, perché si sente da sola.

Ci sono ristoranti che nascono da anni di studio, stage, esperienze in cucine blasonate. Il Muretto nasce da qualcosa di diverso: da una madre che ha cucinato per la sua famiglia per una vita intera, senza clamore, senza fotografare i piatti prima di servirli, con la sola soddisfazione di vederli tornare vuoti in tavola. Quel sapere, fatto di gesti ripetuti mille volte e mai scritti in nessun ricettario, è quello che oggi arriva nei piatti serviti a Porto Santo Stefano.

Non è un dettaglio romantico buttato lì per fare colore. È, di fatto, il motivo per cui Il Muretto ha un sapore diverso da tanti altri locali della zona: perché dietro non c’è una tecnica da manuale, ma un’eredità familiare che si percepisce boccone dopo boccone.

Cosa si mangia da Il Muretto

“Sul cibo che offro, tutto è fatto da noi con prodotti di prima qualità,” spiega Federico, ed è forse la frase che più di ogni altra riassume la sua filosofia. Non uno slogan, ma un impegno che si vede scorrendo il menu: lasagne fatte come si facevano una volta, parmigiane abbondanti, roastbeef cotto con calma, verdure di stagione scelte con cura. Piatti che sanno di casa, quella vera, non quella romanzata nei menù dei ristoranti che vogliono sembrare casalinghi senza esserlo davvero.

“Mi trovo a Porto Santo Stefano, frazione di Monte Argentario, sono una rosticceria che offre sia la disponibilità di mangiare sul posto che d’asporto, offro una cucina pressoché casalinga,” racconta lui, descrivendo la propria attività con la stessa semplicità con cui la gestisce. Ed è proprio questa doppia natura, tra sala e asporto, a rendere Il Muretto un’attività capace di rispondere a esigenze diverse: quella di chi vive il paese tutto l’anno e vuole un pasto vero senza troppe formalità, e quella del turista che arriva d’estate cercando qualcosa che sappia di autentico, lontano dai soliti menù fotocopia delle località di mare.

Scegliere prodotti di prima qualità, in un momento storico in cui abbassare i costi sembra l’unica strada per sopravvivere, dice molto del carattere di Federico. È la scelta di chi preferisce costruirsi una clientela fedele piuttosto che inseguire il margine più facile, ed è probabilmente questo il motivo per cui, in tempi relativamente brevi, Il Muretto si è già guadagnato un pubblico che torna.

Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare le lasagne di Federico Fanciulli: https://www.facebook.com/share/1986ALJFXY/ — https://www.instagram.com/il_muretto2022

Non è stato tutto facile, e va bene così

Federico non ha alcuna intenzione di raccontare la propria storia come una favola senza inciampi, e questo, paradossalmente, la rende ancora più credibile. “Le sfide che ho affrontato sono sfide pressoché di crescita personale, non è facile andare avanti quando si è sotto pressione, ma ho imparato a mantenere la calma nei momenti più bui e a farmi forza,” dice, senza troppa enfasi, come chi racconta un fatto e non cerca applausi.

Aprire un’attività di ristorazione partendo da un mestiere completamente diverso significa imparare tutto sul campo: gestire fornitori, orari, imprevisti in cucina, aspettative di clienti che magari conoscono il posto da una vita e non perdonano un piatto fuori posto. Farlo senza l’esperienza pregressa che altri hanno accumulato in anni di gavetta significa, semplicemente, sbagliare di più all’inizio e correggere più in fretta.

Federico non parla di questo percorso con il linguaggio da manuale di management che si legge spesso in certe interviste patinate. Parla di calma, di pressione, della capacità di farsi forza da soli quando le cose si complicano. Ed è un linguaggio che assomiglia molto a quello di chi ha passato anni in mare, dove l’imprevisto è la regola e mantenere la lucidità è una questione di sopravvivenza prima ancora che di professionalità.

Quello che si impara da una rosticceria di paese

Se dovessimo cercare, in questa storia, qualcosa che va oltre la cronaca di un’apertura andata bene, lo troveremmo probabilmente nel modo in cui Federico ha affrontato il cambiamento. Non ha aspettato di sentirsi pronto al cento per cento, non ha atteso il momento perfetto: ha scelto di imparare mentre faceva, accettando di essere principiante in un campo che tutti pensano di conoscere bene solo perché lo frequentano da clienti.

C’è poi il tema della fiducia in chi ha più esperienza. Affidarsi alla madre non ha rappresentato, per lui, un limite alla propria autonomia, ma una risorsa. Non tutti, quando aprono un’attività propria, riescono a mettere da parte l’orgoglio e a riconoscere che qualcun altro, in quel momento, ne sa più di loro. Federico lo ha fatto, e i risultati si vedono nei piatti che escono dalla sua cucina.

E poi c’è la calma sotto pressione, quella che lui stesso racconta di aver dovuto costruire momento dopo momento, senza scorciatoie. Non è un dono che si ha o non si ha: è qualcosa che si allena, imparando a stare dentro le difficoltà senza farsi travolgere. È forse la lezione più semplice e più difficile da mettere in pratica, in qualunque mestiere si faccia.

Infine, c’è la coerenza tra quello che si dice e quello che si fa ogni giorno: scegliere ingredienti buoni, cucinare piatti veri, restare fedeli a un’idea di cucina casalinga anche quando sarebbe più comodo abbassare la guardia. Sono scelte che richiedono tempo per essere premiate, ma che alla lunga costruiscono qualcosa di più solido di qualsiasi campagna pubblicitaria: una reputazione che si tramanda di bocca in bocca.

Un’attività che vive con il ritmo del paese

Porto Santo Stefano ha una doppia vita, e chi ci abita lo sa bene: l’inverno è fatto di residenti, di ritmi lenti, di una comunità che si conosce nome per nome; l’estate trasforma tutto, riempiendo le strade di turisti in cerca di mare e di buona tavola. Il Muretto si muove dentro questo doppio binario con una naturalezza che non è scontata: la cucina casalinga rassicura chi vive lì tutto l’anno, mentre la possibilità di mangiare sul posto o portare via risponde perfettamente alle esigenze di chi arriva per pochi giorni e vuole un pasto vero, senza troppe cerimonie, magari di ritorno da una giornata in spiaggia.

Quello che colpisce è che Federico non ha dovuto snaturare nulla per accontentare entrambi i pubblici. Non ha inseguito mode gastronomiche né ha stravolto il menu per compiacere un turismo disposto a spendere di più per esperienze più elaborate. Ha scelto, semplicemente, di restare fedele a quello che sa fare bene, fidandosi del fatto che l’autenticità, alla lunga, vale più di qualsiasi trovata di marketing.

Uno sguardo al futuro, con i piedi per terra

Chi conosce la ristorazione sa che il momento davvero delicato non è l’apertura, ma quello che viene dopo: tenere alta la qualità nel tempo, non lasciare che l’entusiasmo iniziale si spenga, reggere il confronto con una clientela che, una volta conquistata, diventa anche più esigente. Ascoltando Federico si percepisce però una consapevolezza che va oltre l’entusiasmo dei primi tempi: quella di chi ha già attraversato momenti difficili e ne è uscito, imparando qualcosa in più su se stesso.

È un atteggiamento che lascia intuire un futuro solido per Il Muretto. Un’attività nata da un legame familiare vero, costruita su ingredienti di qualità, che ha già dimostrato nei suoi primi anni di saper reggere le difficoltà senza perdere l’equilibrio, ha tutte le carte in regola per continuare a crescere, magari ampliando qualcosa, ma senza perdere quello che oggi la rende speciale: il sapore di casa.

Un invito a scoprire Il Muretto

La storia di Federico Fanciulli dimostra, in fondo, che non serve un curriculum da chef stellato per costruire qualcosa che funziona davvero: serve la voglia di cambiare vita quando è il momento giusto, la capacità di affidarsi a chi ha più esperienza senza sentirsi sminuiti, e la testardaggine di restare in piedi anche nei momenti complicati. Il Muretto, con le sue lasagne, le sue parmigiane, il roastbeef e le verdure di stagione, è oggi una delle realtà più genuine di Porto Santo Stefano, un posto dove il cibo racconta ancora una storia di famiglia.

Non è un caso che, nonostante il poco tempo trascorso dall’apertura, se ne parli già come di uno di quei locali che i residenti dell’Argentario consigliano volentieri agli amici di passaggio, quasi custodendone gelosamente l’indirizzo, come si fa con le cose buone che si vorrebbero tenere un po’ per sé. È il segno più chiaro che la strada intrapresa da Federico è quella giusta: quando un’attività diventa parte della quotidianità di un paese, vuol dire che si è guadagnata qualcosa di più prezioso della semplice notorietà, cioè la fiducia.

Se vi capita di passare da Porto Santo Stefano, fermarsi a Il Muretto significa scegliere un pasto vero, preparato con cura da chi ha fatto della qualità e della semplicità la propria bandiera. Che sia un pranzo veloce da portare via dopo una giornata al mare, o una cena con calma, seduti al tavolo, Il Muretto è pronto ad accogliervi con lo stesso calore che Federico ha ereditato da sua madre.

Ed è forse proprio questo il messaggio più bello che si porta a casa dopo aver ascoltato la sua storia: che si può cambiare completamente strada, lasciarsi alle spalle un mestiere per abbracciarne un altro mai provato prima, e riuscire comunque a costruire qualcosa di solido, purché ci si affidi a quello che si conosce davvero, agli affetti che contano, e alla pazienza di imparare un passo alla volta. Un’esperienza che vale la pena vivere, per chi cerca ancora, in mezzo a tante proposte gastronomiche uguali tra loro, il gusto autentico di una cucina fatta con amore.

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