A Rimini, in via Santa Maria al Mare, Simona e Luca hanno inventato un nuovo modo di fare ristorazione: niente staff, solo passione, competenza e una visione che sta conquistando l’Italia dell’alta cucina
Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Simona e Luca e del loro ristorante, Il Gatto sull’Albicocco, specializzato in pesce, uno dei migliori di Rimini. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato le fondatrici.
La parte bella? Si trova vicino a te, nella città di Rimini, Via Santa Maria al Mare 5, e puoi andarci a mangiare già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google
Il campanello suona alle otto precise. Dall’altra parte del vetro, Simona Saragoni si avvicina con quel sorriso che ti fa capire subito che stai per entrare in un posto speciale. Non c’è portiere, non c’è hostess, non c’è la classica brigata che ti accoglie all’ingresso. C’è lei, solo lei, che apre la porta del Gatto sull’Albicocco come farebbe la padrona di casa con un ospite atteso da tempo.
“Suonando il campanello Simona è pronta ad accogliervi, lei in sala e Luca in cucina,” mi aveva anticipato al telefono quando avevo prenotato. Pensavo fosse una boutade, una frase ad effetto. Invece no, è letteralmente così: un ristorante gestito da due persone sole, senza camerieri, senza aiuto cuochi, senza nessuno. Solo loro due, le loro mani, la loro esperienza e una passione che trabocca da ogni gesto.
Dietro il bancone della cucina a vista, Luca Racis alza appena lo sguardo da una pentola che richiede la sua attenzione totale. Un cenno della mano, un sorriso rapido, poi torna subito al suo lavoro. Non c’è tempo da perdere quando devi fare tutto da solo. Eppure, stranamente, non si percepisce frenesia, non c’è quell’aria di caos controllato che caratterizza tante cucine professionali. C’è metodo, precisione, una coreografia perfetta che nasce dall’abitudine e dalla complicità.
Una Poesia che Diventa Progetto di Vita
“Il nome viene da una poesia di Tonino Guerra,” mi spiega Simona mentre mi accompagna al mio tavolo. “‘E gat soura e barcocal’ è il verso in dialetto romagnolo che Fellini trasformò nella famosa scena di Amarcord.” Non è un omaggio qualunque: è la dichiarazione di intenti di due riminesi che hanno scelto di restare nella loro città per raccontarla in modo diverso, attraverso i sapori e l’ospitalità.
Quando chiedo perché proprio Rimini, Simona non esita nemmeno un secondo: “Non potremmo immaginarci in nessun altro posto. Vogliamo far scoprire una Rimini diversa, moderna, accogliente e con gli occhi che guardano al futuro.” È una Rimini che va oltre l’immagine della riviera estiva, quella delle discoteche e degli hotel a gestione familiare. È la Rimini di Fellini e di Tonino Guerra, quella che ha dato i natali ad artisti che hanno raccontato al mondo intero la poesia della provincia italiana.
Il locale che hanno scelto riflette perfettamente questa filosofia: piccolo, intimo, nel cuore del centro storico. Sette tavoli, quattordici coperti al massimo. “Non troverete un nutrito staff ad affollare l’ambiente,” mi dice Simona con una punta d’orgoglio. È una scelta controcorrente in un mondo dove il successo si misura spesso in metri quadrati e numero di dipendenti.
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Due Storie che s’Intrecciano

La storia di Simona inizia praticamente nella culla. “È nata e cresciuta nell’hotel di famiglia, il nonno era già Maitre del ristorante Troisgros di Lione, all’epoca 2 stelle Michelin, ora 3.” L’ospitalità, per lei, non è una professione scelta per caso ma un’eredità che si porta nel sangue. “Si è sempre occupata di accogliere gli ospiti, di farli sentire a casa,” e quando la vedi muoversi tra i tavoli capisci che non sta recitando un ruolo: sta semplicemente essendo se stessa.
Il percorso di Luca è stato più tortuoso ma non meno affascinante. “Chef, diplomato alla scuola alberghiera di Rimini, dopo diverse esperienze decide di seguire una strada lontana dalla cucina, diventando direttore d’hotel.” È la classica storia di chi si allontana dalla propria passione originaria per poi tornarci con una consapevolezza e una maturità diverse. “La prima sfoglia l’ha tirata al mattarello a 3 anni,” mi racconta Simona, e guardandolo lavorare in cucina si capisce che quell’amore precoce non si è mai veramente spento.
Nel 2020 decidono di mettersi in proprio: “Prendiamo in gestione un nostro hotel a Rimini e nel 2021 apriamo anche il ristorante.” Ma la svolta arriva quando capiscono che il loro cuore batte davvero per una cosa sola: “Per una serie di eventi abbiamo optato di dedicarci esclusivamente al ristorante e così dal 1 giugno 2021 stiamo crescendo il nostro progetto.”
È una decisione coraggiosa, quella di mollare tutto per inseguire un sogno. Ma quando senti Simona raccontare, capisci che non è stata una scommessa: è stata una chiamata che non potevano ignorare.
La Sfida Impossibile: Fare Tutto in Due
“Abbiamo disponibili 7 tavoli e Simona è maitre e sommelier mentre Luca è, come Simona, da solo in cucina.” Detta così sembra quasi banale, ma chiunque conosca il mondo della ristorazione sa che quello che stanno facendo è al limite dell’impossibile. Gestire un ristorante di livello con sole due persone è una sfida che la maggior parte dei professionisti del settore considererebbe una follia.
Eppure loro ci riescono, e non solo: eccellono. Il segreto? “Cerchiamo di accogliere i nostri ospiti un po’ alla volta. Questo ci consente di aver tutto il tempo necessario per farvi iniziare la serata al meglio e accompagnarvi per tutta la cena.” Non è una limitazione, è una strategia precisa che trasforma un potenziale svantaggio in un punto di forza.
Mentre Simona mi spiega il menù, osservo Luca in cucina. Si muove con la precisione di un orologio svizzero, ma senza quella fretta che spesso caratterizza i cuochi sotto pressione. Ogni gesto è misurato, ogni movimento ha un senso. “Non smette mai di creare e pensare a nuove tecniche per far combaciare i suoi ricordi con nuovi accostamenti,” mi dice Simona, e in quella frase c’è tutta la filosofia del locale: la cucina come racconto autobiografico, come narrazione di un percorso di vita.
Quando l’Impossibile Diventa Realtà


Il vero test del loro modello sono i numeri, i riconoscimenti, la considerazione che hanno saputo conquistarsi nel mondo dell’alta ristorazione italiana. E qui la storia del Gatto sull’Albicocco diventa davvero incredibile.
“Nel 2024 decidiamo di creare un progetto sull’ospitalità di sala, stanchi delle solite cene a 4 mani.” Non si sono limitati a gestire il loro piccolo ristorante: hanno iniziato a organizzare eventi che hanno portato a Rimini alcuni dei nomi più importanti della ristorazione italiana. “Questo progetto ci ha permesso di avere ospiti Catia Uliassi del Ristorante Uliassi di Senigallia 3 stelle Michelin, Davide Franco di Piazza Duomo di Alba 3 stelle e stella Verde Michelin, Claudia Bucci ristorante Il Piastrino di Pennabilli stella e stella verde Michelin.”
Non finisce qui. “Andrea Fiorini e Debora Fiumi ristorante Magnolia di Longiano 2 stelle Michelin” hanno scelto il loro piccolo locale per eventi speciali. È come se i migliori chef d’Italia avessero riconosciuto in Simona e Luca qualcosa di speciale, un approccio all’ospitalità che va oltre le logiche tradizionali della ristorazione.
Il riconoscimento ufficiale arriva nel 2024 quando “Simona viene chiamata dall’associazione Noi Di Sala e ne entra a fare parte.” È un gruppo esclusivo che riunisce i migliori professionali di sala d’Italia, e il fatto che abbiano scelto Simona, che gestisce un ristorante di sette tavoli, dice tutto sulla qualità del suo lavoro.
L’apoteosi arriva a giugno 2025: “Abbiamo avuto la possibilità di essere ospiti all’interno del ristorante Piazza Duomo di Alba, Luca in cucina e Simona in sala.” Piazza Duomo non è un ristorante qualunque: è tre stelle Michelin, è considerato uno dei migliori d’Italia, è il tempio dell’alta cucina italiana. E loro, i due riminesi che gestiscono un localino di sette tavoli, sono stati invitati a lavorare lì. “Questa esperienza è sicuramente la più alta e significativa avuta fin’ora,” dice Simona, ma nel suo tono non c’è stupore: c’è la soddisfazione di chi sa di aver raggiunto un traguardo meritato.
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La Cucina del Mondo in Sette Tavoli


“La nostra idea di ristorazione è moderna ed elegante, utilizziamo prodotti del territorio ma con una lavorazione internazionale.” È una filosofia che si riflette in ogni piatto che esce dalla cucina di Luca. Non è cucina fusion per il gusto di mescolare, è il risultato naturale di due persone che hanno viaggiato, studiato, assorbito culture diverse e ora le restituiscono filtrate attraverso la loro sensibilità e la loro tecnica.
“Ci piace trasferire al cliente i nostri viaggi e i posti che abbiamo visitato nel mondo per unire culture e creare un percorso unico.” Ogni piatto racconta una storia, ogni preparazione è un capitolo del loro diario di viaggio. “Nei nostri viaggi per il mondo ci portiamo dentro la cultura delle cucine locali così, nei nostri piatti, potete trovare anche un po’ dei nostri ricordi.”
Il risultato è un menù che riesce a essere contemporaneamente radicato nel territorio romagnolo e aperto al mondo. I sapori della tradizione si mescolano con tecniche e ispirazioni internazionali, creando qualcosa di nuovo ma che non tradisce mai l’identità del luogo.
“Insieme scegliamo i piatti, valutiamo i fornitori ed equilibriamo i sapori che porteremo sulla vostra tavola.” È un lavoro di squadra perfetto, dove ogni decisione è il risultato di una discussione, di un confronto, di una scelta condivisa. Non c’è gerarchia, non c’è separazione tra cucina e sala: c’è un progetto comune che viene portato avanti con la determinazione di chi crede profondamente in quello che sta facendo.
Resistere alle Tempeste
La storia del Gatto sull’Albicocco è anche una lezione straordinaria di resilienza. “Da quando abbiamo aperto oltre a tutte le ondate della pandemia di Covid, alluvioni che hanno colpito il nostro territorio, abbiamo affrontato tutti gli aumenti per la guerra prima in Ucraina poi a Gaza.”
È un elenco che farebbe tremare i polsi a qualsiasi imprenditore: pandemia, alluvioni, crisi economica, inflazione. Eppure loro sono ancora qui, più forti di prima. “Siamo sicuramente tenaci e non ci facciamo scoraggiare,” dice Simona con quel sorriso che ormai ho imparato a riconoscere: è il sorriso di chi ha attraversato tempeste e ne è uscito più determinato di prima.
Non è stata solo questione di fortuna o di capacità di adattamento. È stata soprattutto questione di visione: aver capito fin dall’inizio che il loro modello, apparentemente fragile perché basato solo su due persone, era in realtà più solido di tante strutture più grandi e complesse. Quando hai il controllo totale su ogni aspetto della tua attività, quando non devi gestire dipendenti o costi fissi elevati, quando la tua forza è la flessibilità e la capacità di adattamento, allora le crisi diventano occasioni per dimostrare la solidità del tuo progetto.
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L’Arte dell’Accoglienza Totale


Quello che più mi colpisce durante la serata è la capacità di Simona di essere contemporaneamente maitre, sommelier, cameriera e padrona di casa. Non è multitasking: è arte dell’ospitalità allo stato puro. “Sarà pronta ad accogliervi, a spiegarvi attentamente i prodotti e tutte le portate che verranno servite,” ma il modo in cui lo fa trasforma ogni spiegazione in una storia, ogni consiglio in un momento di condivisione.
“Nel 2024 diventa Ambasciatrice per Noi Di Sala per l’Emilia Romagna. Intanto, terminato l’intero percorso formativo, è una sommelier professionista.” Non sono titoli acquisiti per caso: sono il riconoscimento di una competenza che si è costruita nel tempo, attraverso studio, pratica, dedizione.
Quando mi consiglia un vino, non si limita a descriverne le caratteristiche tecniche: mi racconta la storia del produttore, mi spiega perché ha scelto quel particolare abbinamento, mi coinvolge in un percorso di scoperta che va ben oltre la semplice degustazione. È questo che distingue un vero professionista della sala da un semplice cameriere: la capacità di trasformare il servizio in esperienza, la competenza in racconto.
Il Futuro di un Modello Rivoluzionario


Mentre concludo la mia cena al Gatto sull’Albicocco, guardando Simona che saluta gli ultimi clienti con la stessa cura con cui ha accolto i primi e Luca che sta già pensando al menù del giorno dopo, mi chiedo se il loro modello possa essere replicato, se quella che hanno creato sia un’eccezione irripetibile o l’anticipazione di un futuro possibile per la ristorazione italiana.
La risposta, probabilmente, sta nel mezzo. Non tutti possono fare quello che fanno Simona e Luca, perché serve una combinazione rara di competenza tecnica, passione autentica, capacità organizzativa e, soprattutto, quella complicità di coppia che permette di lavorare insieme 12 ore al giorno senza mai perdere il sorriso.
Ma il loro esempio dimostra che è possibile fare le cose diversamente, che il successo non passa necessariamente attraverso la crescita quantitativa, che a volte rimanere piccoli è la strada migliore per diventare grandi davvero.
“Amiamo le giuste temperature, che si parli di cibo, vino oppure dell’ambiente,” mi dice Simona mentre mi accompagna verso l’uscita. È una frase che potrebbe sembrare banale, ma che in realtà riassume perfettamente la loro filosofia: l’attenzione al dettaglio, la cura per il comfort dell’ospite, la consapevolezza che l’eccellenza nasce dalla somma di tante piccole perfezioni.
Una Lezione per Tutti

La storia del Gatto sull’Albicocco va ben oltre il mondo della ristorazione. È una lezione di leadership, di coraggio imprenditoriale, di capacità di restare fedeli a una visione anche quando tutto intorno spinge in direzioni diverse.
Simona e Luca hanno dimostrato che la vera innovazione non sta sempre nel fare cose nuove, ma nel fare cose note in modo diverso, meglio, con più passione e competenza. Hanno inventato un modello di business che sembrava impossibile e lo hanno reso non solo sostenibile ma eccellente.
Il loro successo non si misura solo nei riconoscimenti che hanno ricevuto o nelle collaborazioni prestigiose che sono riusciti a realizzare. Si misura nella soddisfazione dei clienti che tornano, nella stima dei colleghi che li riconoscono come pari nonostante gestiscano un ristorante di sette tavoli, nella capacità di aver trasformato un sogno in una realtà che supera ogni aspettativa.
“L’abbiamo immaginato fin nei minimi dettagli: i colori, l’atmosfera, la musica che avremmo voluto ascoltare tra un piatto e l’altro,” mi aveva detto Simona all’inizio della serata. Guardandomi intorno ora, alla fine della cena, capisco che ogni dettaglio è esattamente come l’avevano immaginato. È la prova che quando si ha una visione chiara e la determinazione per realizzarla, anche i sogni più ambiziosi possono diventare realtà.
E forse è proprio questa la lezione più importante che emerge dalla loro storia: che non esistono sogni troppo grandi o troppo piccoli, esistono solo sogni in cui si crede davvero e sogni in cui non si crede abbastanza.

Il Gatto sull’Albicocco vi aspetta in Via Santa Maria al Mare 5, nel centro storico di Rimini. Per prenotazioni scrivete a info@ilgattosullalbicocco.it. Consultate il sito www.ilgattosullalbicocco.it per scoprire i menu aggiornati e le proposte speciali. Qui potrete vivere un’esperienza che va oltre la cena: è un viaggio nella passione autentica, nella competenza vera, nell’arte dell’ospitalità che sa trasformare una serata qualunque in un ricordo indimenticabile. È la dimostrazione vivente che quando si fa qualcosa con amore, quell’amore si trasmette inevitabilmente a chi lo riceve.


