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Il dentista che ha sfidato le cliniche a colpi di sorrisi

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Zona Porta Romana, Milano. Maurizio Stenco gestisce il suo studio da quasi 40 anni. Mentre intorno a lui l’odontoiatria si trasformava in un business da catena di montaggio, lui ha scommesso tutto su una sola carta: il rapporto umano con i pazienti

La poltrona del dentista fa paura. È un dato di fatto, non un’opinione. Eppure nello studio di Viale Sabotino 2, nel cuore pulsante di Porta Romana, questa verità universale sembra non valere. O almeno, viene attenuata da qualcosa che nelle moderne cliniche odontoiatriche spesso manca: il tempo. Il tempo di ascoltare, di spiegare, di rassicurare.

Maurizio Stenco ha 61 anni e gli occhi di chi ha visto cambiare un mestiere. Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università Statale di Milano nel 1986, specializzato in Odontostomatologia, ha aperto il suo studio l’anno successivo. Era il 1987 e Milano si preparava alla grande trasformazione che l’avrebbe portata da capitale industriale a metropoli dei servizi. Lui, giovane medico con la voglia di fare, non immaginava certo che un giorno avrebbe dovuto competere con catene odontoiatriche armate di campagne pubblicitarie milionarie.

“Quando ho iniziato, il mestiere del dentista era diverso,” racconta mentre sistema alcuni strumenti nel suo studio. “I pazienti venivano da te perché qualcuno li aveva mandati, perché avevano fiducia. Non esistevano le pubblicità in televisione che ti promettono un sorriso perfetto in tre rate senza interessi.”

Il suo è uno di quegli studi che respirano storia. Non nel senso di antiquato – le attrezzature sono moderne, gli standard igienici impeccabili – ma nel senso di un posto dove le relazioni si costruiscono nel tempo. “Il mio è uno studio monoprofessionale,” precisa Stenco, usando un termine che nel gergo del settore indica i dentisti che lavorano da soli o con pochi collaboratori, l’opposto delle grandi cliniche. “E in un momento storico in cui si perdono i contatti umani, credo che avere un posto dove oltre a curare si possa anche tranquillizzare il paziente sia più importante che mai.”

La filosofia è semplice da enunciare, più complessa da mettere in pratica. Soprattutto quando ti trovi a competere con realtà che hanno budget pubblicitari da capogiro e possono permettersi spot televisivi in prima serata. “La mia sfida negli ultimi anni è stata proprio questa,” ammette Stenco. “Contrastare professionalmente chi ha invaso il nostro settore con mezzi pubblicitari molto più potenti dei nostri.”

La battaglia è impari, almeno sulla carta. Da una parte le catene odontoiatriche con i loro claim accattivanti, i preventivi standardizzati, l’efficienza da catena di montaggio. Dall’altra i professionisti indipendenti, quelli che il paziente può ancora chiamare per nome e che a loro volta conoscono la storia clinica e umana di chi si siede sulla loro poltrona.

Ma Stenco non sembra intimorito. Anzi, sorride quando racconta come sia riuscito a mantenere la sua fetta di mercato puntando tutto su quello che le grandi strutture faticano a offrire: la personalizzazione del rapporto. “Alla fine la competenza e la disponibilità sono fattori che pagano comunque,” dice con la sicurezza di chi ha visto confermate le proprie convinzioni dai fatti.

La competenza, nel caso di Stenco, non è solo quella maturata in quasi quattro decenni di pratica privata. Il suo curriculum parla chiaro: dal 1990 al 1995 ha lavorato presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università Statale di Milano, occupandosi di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Dal 1997 al 2000 è stato medico interno dell’Istituto Stomatologico Italiano. Ma è l’esperienza successiva quella che ha segnato maggiormente il suo percorso professionale.

Per dieci anni, dal 2000 al 2010, Stenco è stato responsabile del reparto protesi dell’Istituto Stomatologico Italiano, una delle strutture di riferimento dell’odontoiatria milanese. “È stata una palestra incredibile,” racconta. “Gestire un reparto ti insegna non solo la tecnica, ma anche come coordinare un team, come ottimizzare i processi, come mantenere alti gli standard di qualità anche quando i volumi di lavoro sono importanti.”

Un’esperienza che gli è tornata utile quando è tornato a concentrarsi completamente sul suo studio privato. Perché se è vero che Stenco punta tutto sul rapporto umano, è altrettanto vero che non trascura gli aspetti più tecnici e organizzativi della professione. “Sono sempre stato orientato allo sviluppo professionale,” spiega. “Nel nostro settore, se non ti aggiorni costantemente, fai un torto ai tuoi pazienti.”

L’aggiornamento continuo non è per lui una formula di rito, ma una necessità etica. Partecipa regolarmente a congressi nazionali e internazionali, frequenta corsi di specializzazione, mantiene rapporti di scambio culturale con i colleghi. Ha pubblicato articoli su riviste specializzate ed è intervenuto come relatore in diverse occasioni. La sua specializzazione principale riguarda l’estetica dentale, la protesi e l’implantologia, settori in continua evoluzione tecnologica.

“Il mondo odontoiatrico cambia continuamente,” osserva. “Nuovi materiali, nuove tecniche, nuove strumentazioni. Chi si ferma, inevitabilmente arretra. E arretrare significa non offrire ai propri pazienti le migliori cure disponibili.”

È questo approccio che gli permette di tenere testa alla concorrenza delle grandi cliniche. Perché se è vero che queste ultime possono contare su economie di scala e investimenti tecnologici importanti, è altrettanto vero che spesso standardizzano eccessivamente i trattamenti. “In una clinica con venti poltrone, il rapporto medico-paziente diventa inevitabilmente più distaccato,” ragiona Stenco. “E questo non giova ai pazienti odontofobici, che peraltro sono la maggioranza.”

L’odontofobia, la paura del dentista, è infatti un fenomeno molto più diffuso di quanto si possa immaginare. Secondo le stime, interessa circa il 15% della popolazione in forma severa e una percentuale molto più alta in forma lieve o moderata. Per Stenco, gestire l’ansia dei pazienti è parte integrante della terapia. “Non basta essere bravi tecnicamente,” spiega. “Bisogna saper mettere a proprio agio le persone, spiegare cosa si sta facendo, rispettare i loro tempi.”

È una filosofia che si riflette nell’organizzazione del suo studio. Il team, formato da poche persone accuratamente selezionate, è addestrato non solo per le competenze tecniche ma anche per quelle relazionali. “Tutto il personale è impegnato a creare un ambiente ospitale,” spiega Stenco. “Dalla segretaria all’assistente alla poltrona, ognuno sa che il proprio lavoro non si limita al compito specifico ma contribuisce all’esperienza complessiva del paziente.”

L’attenzione ai dettagli si estende anche agli aspetti più pratici. Lo studio è convenzionato con numerosi fondi di assistenza sanitaria – Assidai, Faschim, Fasdac, Fasi, Insieme Salute e molti altri – una scelta che Stenco rivendica come forma di responsabilità sociale. “Vogliamo che le cure di qualità siano accessibili anche a chi non può permettersi di pagarle interamente di tasca propria,” dice. “La salute dentale non dovrebbe essere un lusso.”

Sul fronte tecnologico, lo studio non è secondo a nessuno. Le procedure di sterilizzazione seguono i protocolli più rigorosi per prevenire infezioni crociate, dalla più comune epatite ai casi più gravi come l’HIV. Le attrezzature sono costantemente aggiornate, e da qualche anno lo studio ha abbracciato anche la digitalizzazione dei servizi, offrendo la possibilità di prenotazione online attraverso piattaforme specializzate.

Ma è l’approccio al paziente che fa la differenza. “Ogni persona che entra qui ha una storia diversa,” racconta Stenco. “C’è chi non va dal dentista da anni per paura, chi ha avuto esperienze traumatiche, chi ha problemi economici. Il mio compito non è solo sistemare i denti, ma prendermi cura della persona nella sua interezza.”

Un esempio concreto di questo approccio è il tempo dedicato alla prima visita. Mentre nelle grandi cliniche spesso i controlli sono standardizzati e cronometrati, da Stenco il primo appuntamento può durare anche un’ora. “Devo capire non solo qual è il problema clinico, ma anche le aspettative del paziente, le sue paure, le sue possibilità economiche,” spiega. “Solo così posso proporre un piano di cura davvero personalizzato.”

La strategia sembra funzionare. In un mercato sempre più competitivo, lo studio di Stenco mantiene una clientela fedele e continua ad acquisire nuovi pazienti, spesso su passaparola. “Il marketing più efficace resta sempre quello del paziente soddisfatto che consiglia il tuo studio a parenti e amici,” osserva.

Ma non è solo una questione di marketing. È una questione di vocazione. “Questo mestiere ti deve piacere davvero,” riflette Stenco. “Perché non si tratta solo di competenze tecniche. Devi saper gestire le ansie, le paure, a volte anche le crisi di panico. Devi saper spiegare procedure complesse con parole semplici. Devi avere pazienza, empatia, capacità di ascolto.”

Qualità che non si insegnano all’università e che diventano ancora più preziose in un’epoca in cui la medicina rischia di perdere la sua dimensione umana. “Oggi tutto è protocollo, linea guida, procedura standardizzata,” osserva Stenco. “Che sono cose importanti, sia chiaro. Ma non possono sostituire il rapporto medico-paziente.”

La sua non è nostalgia per i bei tempi andati. Stenco è il primo a riconoscere che l’odontoiatria moderna ha fatto passi da gigante in termini di sicurezza, efficacia e comfort per i pazienti. “Le tecniche di oggi permettono interventi che venti anni fa erano impensabili,” ammette. “I materiali sono più resistenti e biocompatibili, le procedure meno invasive. È un’evoluzione straordinaria.”

Il punto è trovare il giusto equilibrio tra innovazione tecnologica e dimensione umana della cura. “La tecnologia deve essere al servizio del paziente, non il contrario,” sintetizza Stenco. “E questo è possibile solo in strutture dove si ha il tempo e la possibilità di personalizzare davvero l’approccio.”

Una filosofia che ha permesso al suo studio di attraversare quasi quattro decenni di cambiamenti, adattandosi alle novità senza perdere la propria identità. Dalle prime protesi degli anni ’80 alle moderne tecniche implantologiche, dalle amalgame d’argento alle ceramiche di ultima generazione, Stenco ha sempre saputo coniugare innovazione e tradizione.

“Il segreto è non smettere mai di imparare,” conclude. “Il giorno in cui pensi di aver capito tutto, è il giorno in cui inizi a diventare obsoleto. E nel nostro lavoro, diventare obsoleti significa far male ai pazienti.”

Parole che suonano come un programma per il futuro. Perché se è vero che il mercato odontoiatrico continuerà a evolversi, è altrettanto vero che ci sarà sempre bisogno di professionisti capaci di mettere la persona al centro della cura. Come fa da quasi quarant’anni Maurizio Stenco nel suo studio di Viale Sabotino, dove la poltrona del dentista fa sempre un po’ meno paura.

Lo Studio Dentistico del Dott. Maurizio Stenco si trova in Viale Sabotino 2, Milano. Per informazioni e appuntamenti: www.stenco.it

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