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Una chiesa del 1200, quattro piscine e quindici anni di ospitalità: il Chianti Rufina secondo la famiglia Badalamenti

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Da due case toscane a un progetto con cinque appartamenti e un comprensorio per matrimoni: la storia di CasaBada raccontata da Alessandro

Il Chianti Rufina è la parte di Toscana che i viaggiatori scoprono per ultima e poi difendono con una certa gelosia. Sta a nord-est di Firenze, dove le colline si fanno più ripide e i vigneti salgono invece di distendersi. Non ha la folla del Chianti Classico né i pullman di Siena. Ha strade strette, borghi che chiudono presto, un vino che gli intenditori conoscono benissimo e i turisti frettolosi quasi per niente.

È qui che da oltre quindici anni la famiglia Badalamenti riceve ospiti. Sono cominciati con due case — Casa del Fattore e Il Fienile — e con l’idea, per niente scontata all’epoca, che si potesse offrire una vacanza toscana senza reception, senza orari, senza le formule dell’albergo. Oggi quelle due case sono diventate cinque appartamenti distribuiti su due comprensori, con quattro piscine, una palestra e una chiesa sconsacrata del Duecento destinata a eventi e matrimoni.

A raccontare come ci sono arrivati è Alessandro, uno dei quattro figli di Suzy Gray e Salvatore Badalamenti. Gli altri tre si chiamano Lorenzo, Antonio e Charlie, e sono tutti dentro il progetto. “CasaBada è un’attività a conduzione familiare”, dice, e nel modo in cui lo dice non c’è nessuna concessione al folklore: è semplicemente il modo in cui funzionano le cose lì.

Quarant’anni di Toscana viste con occhi inglesi

C’è una figura, in questa storia, che spiega più di altre perché CasaBada abbia le recensioni che ha.

Suzy Gray è inglese. Vive a Firenze da oltre quarant’anni e ha passato l’intera vita professionale nel turismo. Il che significa che quando arriva un ospite da Londra, da Amsterdam o da Boston, dall’altra parte c’è qualcuno che sa esattamente da dove viene quella persona — non solo geograficamente.

“Conosce in modo profondo le aspettative dei viaggiatori internazionali”, racconta Alessandro. “Cosa cercano, cosa li fa sentire accolti e quali dettagli fanno davvero la differenza.” Sono cose che sembrano piccole finché non le sbagli: il modo in cui si spiega dove fare la spesa, quanto acqua calda serve davvero a una famiglia di quattro persone, il fatto che un ospite anglosassone chieda le informazioni per iscritto e in anticipo mentre un italiano telefona la mattina stessa.

“Questa esperienza ha avuto un impatto molto positivo su CasaBada”, continua. “Si riflette nella cura con cui gestiamo l’operatività e, soprattutto, nella qualità delle recensioni.” Il numero, per la cronaca, è una media stabile sopra le 4,9 stelle sulle principali piattaforme. Chi lavora nell’ospitalità sa che cosa costa tenere quella cifra: non un soggiorno riuscito, ma centinaia di soggiorni riusciti di fila.

Aver capito le piattaforme quando quasi nessuno le capiva

CasaBada nasce in un momento preciso, e il momento conta.

“Siamo partiti proprio quando il boom di Internet iniziava a trasformare il turismo, con la nascita e la crescita delle grandi piattaforme di prenotazione”, ricorda Alessandro. Allora, nel giro di pochi anni, l’agenzia di viaggi smise di essere il canale principale e il potere si spostò online. Molti operatori tradizionali reagirono male: qualcuno le piattaforme le ignorò, qualcun altro ci entrò senza capirle, riempiendo le schede di descrizioni approssimative e foto scattate col telefono.

“Fin dall’inizio abbiamo imparato a usare strumenti come Airbnb e Booking.com”, dice, “capendo rapidamente quanto contano per visibilità, affidabilità e qualità dell’esperienza.”

Quella parola, affidabilità, è la chiave. Le piattaforme non hanno solo portato clienti: hanno imposto uno standard pubblico. Se una struttura promette una cosa e ne consegna un’altra, si sa entro settantadue ore e lo sanno tutti. Chi l’ha capito subito ha costruito su una base che poi non è più crollata.

Alessandro riassume quindici anni con una frase asciutta: “È un esempio concreto di come un business possa migliorare, anno dopo anno, grazie all’ascolto del mercato e a un approccio sempre più professionale.” Non c’è nessun colpo di genio nella storia di CasaBada. C’è una serie lunga di aggiustamenti fatti bene.

Novembre non è agosto, e il prezzo deve saperlo

Su un punto il racconto si fa tecnico, e vale la pena seguirlo fino in fondo perché è la parte in cui si vede il salto da attività artigianale a impresa vera.

“Con il tempo abbiamo imparato una lezione fondamentale: la stagionalità ha un impatto enorme sull’andamento dell’attività. Alta stagione, media stagione e bassa stagione richiedono strategie diverse. In particolare, abbiamo capito quanto la sensibilità al prezzo cambi durante l’anno e quanto sia importante aggiornare le tariffe in modo intelligente in base ai mesi, perché questo influisce direttamente sull’occupazione.”

Chiunque abbia gestito una struttura ricettiva riconosce il problema. Il listino unico è comodo, rassicurante e quasi sempre sbagliato: lascia soldi sul tavolo a luglio e case vuote a febbraio. Correggerlo richiede di guardare i dati ogni settimana, di accettare che lo stesso appartamento valga cifre diverse a distanza di due mesi e di resistere alla tentazione di svendere appena il calendario si fa nervoso.

I risultati Alessandro li ha in testa senza doverli cercare. “Oggi CasaBada registra un’occupazione media annua del 75%: nei mesi di alta stagione siamo spesso tra il 95% e il 100%, mentre nei mesi più tranquilli, come novembre, dicembre, gennaio e febbraio, ci attestiamo intorno al 50-60%.”

Il 75% annuo, in campagna toscana, è un numero che molti proprietari firmerebbero subito. Ma il dato che dice di più è quell’altro, il 50-60% invernale. In quella fascia di mesi metà delle strutture della zona semplicemente chiude: si spengono le caldaie, si coprono le piscine, si riapre a Pasqua. Tenere le case mezze piene a gennaio vuol dire aver costruito qualcosa che funziona anche quando fuori c’è la nebbia — e chi conosce il Chianti Rufina d’inverno sa che è la stagione in cui è più bello.

Il servizio, ovvero l’unica cosa che nessuno può copiarti

Quando gli si chiede che cosa abbia fatto crescere l’attività più di ogni altra cosa, Alessandro non ci pensa un istante.

“Se c’è un elemento che ci ha permesso di crescere davvero è sempre stato il customer service: è il nostro cavallo di battaglia. Le recensioni positive che riceviamo costantemente sono la prova più chiara di quanto conti prendersi cura degli ospiti, in ogni dettaglio.”

Val la pena fermarsi un secondo su questa affermazione, perché arriva dopo tutto il resto. Dopo le piattaforme, dopo il pricing stagionale, dopo la lettura dei dati. Ed è come se dicesse: gli strumenti servono, ma non sono loro a fare la differenza.

Ed è vero. Una piscina si copia. Un arredamento si copia — anzi, si compra. Una strategia tariffaria oggi la vende un software a canone mensile. Quello che non si copia è una famiglia che risponde al messaggio delle undici di sera, che ti dice quale trattoria è aperta il lunedì, che si accorge della lampadina fulminata prima che te ne accorga tu. Quella roba lì richiede quindici anni e la voglia di esserci.

Case dove si vive davvero

Il modo in cui Alessandro descrive gli appartamenti dice parecchio della filosofia della casa. “Autentiche case toscane pensate per vivere la vacanza in piena libertà”, le chiama.

Le prime due sono quelle da cui è partito tutto. Il Fienile ha due camere doppie, Casa del Fattore ne ha tre. “Sono spazi completi, dove gli ospiti possono dormire, cucinare, mangiare e vivere la Toscana con i propri ritmi, in un ambiente curato: uno stile toscano autentico, ma con un tocco innovativo e un arredamento di qualità.”

Chi ha affittato case in Toscana sa quanto sia difficile stare in equilibrio su quella frase. Da una parte c’è il rustico portato all’eccesso, tutto cotto e travi e ferro battuto, bellissimo nelle foto e scomodo da abitare, con la cucina che ha due fornelli e nessun forno decente. Dall’altra c’è la ristrutturazione che cancella tutto e ti lascia dentro un appartamento che potrebbe stare ovunque.

CasaBada ha scelto la via di mezzo, che è la più faticosa: mantenere il carattere delle case e insieme farle funzionare. Perché la verità è che un ospite in vacanza in campagna passa metà del tempo in cucina — torna dal mercato con i pomodori, apre una bottiglia di Rufina, cucina per sei persone. Se la cucina è finta, la vacanza si sgonfia.

Quello che è successo da ottobre

Poi c’è il capitolo nuovo, e non è un ampliamento qualsiasi.

“Oggi CasaBada sta crescendo e, da ottobre, offriamo due comprensori distinti”, spiega Alessandro. Il primo è CasaBada Villa, il nucleo storico: due appartamenti e una grande piscina. Il secondo è CasaBada Chiesa, a una cinquantina di metri dal Fienile. E qui la storia si fa insolita.

“Un piccolo comprensorio unico nel suo genere, costruito attorno a una chiesa sconsacrata del 1200, che sarà dedicata a eventi, matrimoni e celebrazioni.”

Una chiesa del Duecento. Ottocento anni di pietra a cinquanta metri da casa, intorno alla quale sono nati tre nuovi appartamenti: Casa del Sole, Casa degli Ulivi e Casa Alba, ognuno con la propria piscina privata. Nello stesso comprensorio c’è anche una palestra, che nel Chianti Rufina è una rarità quasi bizzarra e che invece risponde a una domanda molto concreta: sono sempre di più gli ospiti che una vacanza senza allenamento non la concepiscono.

Il conto complessivo, oggi, è questo: cinque appartamenti, dieci camere doppie, venti posti letto, quattro piscine — una grande nel comprensorio Villa, tre più piccole, una per ogni casa, in quello della Chiesa.

“È una combinazione rara nel Chianti Rufina”, osserva Alessandro. “Più unità abitative, più piscine, una palestra e una chiesa storica del 1200 per eventi, tutto a pochi passi l’uno dall’altro, con la cura e l’accoglienza di una famiglia che fa questo lavoro da sempre.”

Chi si occupa di matrimoni in Toscana capisce al volo il valore di quella frase. Il problema numero uno dei matrimoni di destinazione non è la location: è la logistica. Sposi in un posto, invitati sparsi in venti strutture nel raggio di trenta chilometri, navette, orari, gente che si perde su strade bianche senza segnale. Avere la cerimonia, gli alloggi, le piscine e tutto il resto nello stesso punto risolve un problema che di solito costa mesi di organizzazione. E permette di trasformare un evento di sei ore in un weekend intero, che è esattamente quello che le coppie straniere cercano quando decidono di sposarsi in Italia.

Crescere senza smettere di essere quello che si era

Il passaggio delicato, in queste storie, è sempre lo stesso: quando un’attività familiare più che raddoppia, di solito perde per strada la ragione per cui piaceva.

CasaBada questo salto lo sta facendo adesso, e lo fa con qualche vantaggio. Il primo è che non è arrivata di corsa: quindici anni sulle prime due case hanno costruito una macchina che funziona, con procedure rodate e una reputazione che regge. Il secondo è che la famiglia è tutta dentro — genitori e quattro figli — quindi la crescita non ha richiesto di delegare a estranei il pezzo più importante, che è il rapporto con l’ospite.

Ed è forse questo il tratto più interessante del progetto per chi guarda alle imprese e a chi le guida. Non la chiesa del Duecento, per quanto la chiesa faccia effetto. Ma il fatto che dietro ci sia una famiglia che ha imparato le piattaforme quando erano una novità, il revenue management quando è servito, la gestione di un secondo comprensorio quando è arrivato il momento — senza mai considerare finita la propria formazione, e senza mai spostare il servizio agli ospiti dal primo posto.

Le 4,9 stelle non sono un premio: sono la conseguenza.

Perché vale la pena andarci

Il Chianti Rufina si visita piano. Ci sono le cantine, gli oliveti, le strade che salgono e ridiscendono tra i boschi, i mercati dei paesi, i sentieri dell’Appennino che comincia lì dietro. Firenze è vicina quanto basta per andarci in giornata e lontana quanto basta per non sentirsela addosso quando si torna la sera.

CasaBada offre esattamente il tipo di base che serve per una vacanza così: una casa vera, con una cucina che funziona e una piscina fuori dalla porta, in un posto curato, con una famiglia che da quindici anni sa che cosa serve a un ospite prima ancora che lo chieda. Vale per una settimana d’agosto con i bambini, per un weekend d’ottobre in due, per una settimana di gennaio con il camino acceso e nessuno intorno. E vale, adesso, anche per chi cerca un luogo dove celebrare un matrimonio in una chiesa che ha ottocento anni e una manciata di case a pochi metri per tenere tutti insieme fino al giorno dopo.

Per vedere le proprietà, scoprire il nuovo comprensorio Chiesa, informarsi su eventi e matrimoni o controllare le disponibilità, il punto di partenza è il sito ufficiale www.casabada.it. Per le richieste dirette si può scrivere all’indirizzo info@casabada.it.

Certe storie si capiscono soltanto andandoci di persona. E il Chianti Rufina, con le sue colline silenziose e le sue case di pietra, è uno di quei posti dove si va una volta e poi si trova sempre un motivo per tornare.

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