Un rifugio tra i colori della Tuscia
A cinque chilometri da Montefiascone, nella zona agricola di Paternocchio, la strada si restringe e il paesaggio cambia registro: campi coltivati, filari di ulivi, qualche casale sparso. Qui, dove il rumore più forte è quello del vento tra le fronde, sorge il Casale del Rosmarino, un vecchio manufatto in pietra su due livelli che un tempo faceva parte di un latifondo più esteso e che oggi è la casa — e il progetto di vita — di Stefano e Rose.
Non sono nati contadini, né hanno mai lavorato la terra prima d’ora. Vengono da Roma, da lavori professionali che li tenevano ogni giorno a contatto con il pubblico, con tutto lo stress che questo comporta in una città di quelle dimensioni. A un certo punto, però, qualcosa si è rotto, o forse si è semplicemente chiarito: la necessità di provare un altro modo di vivere, più lento, più vicino ai cicli naturali che in città si finisce per dimenticare.
“Vissuti nella realtà cittadina di Roma, il casale è il nostro rifugio per poterci rilassare contornati da un paesaggio di campagna,” raccontano. Dietro questa frase, apparentemente semplice, c’è in realtà una scelta impegnativa: quella di rimettersi in gioco da capo, in un ambito che non conoscevano, per inseguire un’idea di vita che sentivano più vera.
Da Roma alla campagna viterbese
Il Casale ha una storia precedente al loro arrivo. Diventato un rudere nel corso degli anni, nel 2005 la proprietà di allora aveva deciso di investire in una prima ristrutturazione, destinandolo a uso ricettivo. Quella scelta ha lasciato in eredità un edificio in condizioni discrete, ma tutt’altro che a posto: ogni casa di campagna, si sa, chiede manutenzione continua, e questa non fa eccezione.
Nel 2023 Stefano e Rose hanno deciso di acquistarlo. La decisione è maturata nel tempo, dopo aver riconosciuto in loro stessi quella necessità interiore di sperimentare uno stile di vita alternativo, di ritrovare un contatto più autentico con la natura. “Il progetto che stiamo realizzando è quello di creare un luogo tranquillo, rustico e spartano, ma nello stesso tempo funzionale al vivere quotidiano,” spiegano.
La ristrutturazione del 2005 aveva già fatto una scelta precisa, che oggi Stefano e Rose confermano: niente aria condizionata, niente televisione. Una decisione presa per mantenere l’armonia con l’ambiente agricolo circostante, e che i due proprietari attuali rivendicano senza ripensamenti. In cambio, dicono con una punta di orgoglio, garantiscono “una splendida stellata” — cosa che in città, con l’inquinamento luminoso, è ormai quasi impossibile da vedere.
Imparare da zero, un anno dopo l’altro
Quello che colpisce, parlando con Stefano e Rose, è l’onestà con cui ammettono di non sapere, all’inizio, praticamente nulla di vita rurale. Non ci sono generazioni di agricoltori alle spalle da cui attingere esperienza. “Stiamo acquisendo competenze che ignoravamo, recuperando abilità che appartenevano comunemente alla generazione dei nostri nonni,” raccontano.
Il riposo della flora in inverno, l’esplosione della vegetazione in primavera, la siccità che ogni estate sembra farsi più severa, il freddo pungente dei mesi invernali: sono tutti fenomeni che chi vive in città percepisce filtrati, quasi addolciti dall’urbanizzazione. In campagna, invece, si affrontano di petto, senza intermediari. Ogni stagione porta con sé un problema pratico da risolvere — un tubo che gela, un raccolto da salvare, un imprevisto meteorologico — e ogni problema è un’occasione per imparare qualcosa che prima non si sapeva.
Non è un percorso lineare, e loro stessi non lo raccontano come tale. Ci sono errori, aggiustamenti, cose che si scoprono provando e sbagliando. È una scuola pratica, fatta di stagioni più che di manuali, e i due la stanno frequentando con la pazienza di chi sa che non esistono scorciatoie.
Un’idea diversa di campagna: la piccola autarchia
C’è un punto su cui Stefano e Rose sono molto chiari, ed è il tipo di rapporto che vogliono avere con la terra. Non stanno costruendo un’azienda agricola in senso classico, non inseguono la produttività su larga scala. “Chi vive in aree rurali oggi riceve incentivi e investe in macchine da lavoro che hanno nel tempo trasformato la vita dell’imprenditore agricolo. Noi al Casale non ambiamo ambizioni di questo tipo,” dicono.
Il loro obiettivo è più modesto nelle dimensioni, ma non meno impegnativo nella pratica quotidiana: mantenere un equilibrio tra natura e vivere di ogni giorno, puntando a quella che chiamano “una piccola autarchia”. L’acqua arriva dal pozzo. Le verdure vengono dall’orto. La frutta dal frutteto. E per il futuro c’è già un’idea precisa: investire in un sistema energetico locale, solare o eolico, per completare il percorso di autonomia iniziato con l’acquisto del casale.
Tutto questo ha un costo, e i due non fanno nulla per nasconderlo. “Riuscire a portare avanti il nostro progetto di piccolo ricovero, protetto dagli input stressanti della vita di città, è una vera sfida e uno sforzo economico continuo,” ammettono. Sostengono l’investimento grazie al lavoro professionale che continuano a svolgere, riversando nel Casale gran parte delle risorse economiche disponibili. Non è un progetto che si autofinanzia con facilità, ed è proprio per questo che portarlo avanti richiede una convinzione che va oltre il semplice interesse economico.
Pietra, ulivi e una piscina tra gli animali selvatici
Il Casale si sviluppa su due livelli, con un vecchio locale agricolo annesso che è stato integralmente ripensato durante la ristrutturazione del 2005. Oggi la struttura è abitata direttamente da Stefano e Rose, che mettono a disposizione degli ospiti due camere con accesso indipendente, cucina e bagno — una formula pensata per chi cerca vacanza, relax o la possibilità di esplorare il territorio circostante.
Intorno alla casa, un giardino ampio ospita una piscina e fa da cornice a un via vai di fauna selvatica che, per chi arriva dalla città, ha del sorprendente: lepri, volpi, istrici, daini, cinghiali si muovono nei dintorni con una certa regolarità, mentre d’estate il prato diventa punto di sosta per le upupe durante la migrazione. Annesso alla parte abitativa, un uliveto permette una piccola produzione di olio extravergine biologico, senza trattamenti chimici — un dettaglio piccolo ma coerente con tutto il resto del progetto.
Le stagioni, qui, si vedono. Non sono un’astrazione da calendario, ma un cambio di scenario reale: il verde acceso della primavera lascia il posto al giallo dell’estate, punteggiato dalle balle di fieno che restano nei campi dopo la mietitura, per poi virare al marrone dell’autunno e infine al grigio più spoglio dell’inverno. Un paesaggio che, secondo Stefano e Rose, fa parte a pieno titolo dell’esperienza che propongono a chi li viene a trovare.
Anche l’olio racconta questa stessa attenzione: la piccola produzione dell’uliveto annesso al casale segue i tempi naturali della pianta, senza forzature né trattamenti chimici, e resta legata al consumo della casa e degli ospiti più che a una logica commerciale. È un dettaglio minore nell’economia complessiva del progetto, ma coerente con tutto il resto: poco, ma fatto con cura e senza scorciatoie.
Il territorio: lago, via Francigena e terme a portata di mano
Chi sceglie il Casale del Rosmarino non rinuncia alla possibilità di muoversi ed esplorare. Il lago di Bolsena dista una quindicina di chilometri, con Capodimonte e Marta come punti di accesso più rapidi rispetto alla città di Bolsena, che si trova sulla sponda opposta. Un po’ più lontano, a circa trenta chilometri, c’è Orvieto, mentre per chi vuole allungare la gita è possibile arrivare fino a Siena.
Passa da qui anche un tratto della via Francigena, con due tappe di interesse diretto: quella da Bolsena a Montefiascone, di 16,5 chilometri, e quella da Montefiascone a Viterbo, di 17,6 chilometri. Per chi cerca relax più fisico che culturale, le terme di Viterbo sono a pochi minuti di auto, mentre il sito archeologico di Ferento — con il suo teatro etrusco-romano — propone d’estate un cartellone di spettacoli all’aperto. Nei dintorni si trova anche un circuito di kart, e poco distante l’azienda casearia “Luisa” offre degustazioni di prodotti a base di latte di bufala.
Montefiascone stessa ha il suo calendario di appuntamenti: la festa patronale di Santa Margherita di Antiochia e San Flaviano a luglio, e la Fiera del Vino ad agosto, legata alla leggenda dell’Est! Est!! Est!!!, il vino bianco che secondo la tradizione locale fece perdere letteralmente la testa al prelato tedesco Giovanni Defuk — la cui pietra tombale, ancora oggi conservata nella chiesa medievale di San Flaviano, racconta la storia con un’iscrizione latina che i visitatori più curiosi vanno spesso a cercare.
Chi cerca un resort, sbaglia indirizzo
Uno degli aspetti più interessanti del racconto di Stefano e Rose riguarda il rapporto che scelgono di avere con i propri ospiti. Non è un discorso banale, in un settore dove capita spesso di voler accontentare chiunque pur di riempire le camere. Loro, al contrario, sanno con precisione chi sono, e lo dicono con una franchezza che si nota.
“Dagli ospiti che ci vengono a trovare ci aspettiamo comprensione e condivisione del progetto e della realtà che vengono a visitare,” spiegano. “Con la maggior parte dei nostri ospiti si crea una gradevole empatia. I visitatori che ci scelgono sanno che vivere in campagna significa rinunciare a qualche comfort cittadino per guadagnare in termini di silenzio, tranquillità, aria pulita e paesaggio.”
Ma non tutti arrivano con le aspettative giuste, e i due non fanno finta di niente: “Qualcuno confonde l’esperienza che possiamo offrire con l’aspettativa di trovare un resort. Non siamo noi il posto giusto per loro.” Lo dicono senza polemica, quasi con un sorriso, e per spiegarsi ricorrono a un’immagine efficace: “Ci immaginiamo più come un campeggio con un tetto solido e non affollato, anziché una tenda e il brulichio delle piazzole.”
Il resto lo fa la natura, con le sue regole che non si negoziano: “Non si può avere quiete e assenza di rumori di motore se avessimo una strada larga e asfaltata che conduce a noi, non potremmo avere il verde senza insetti, e il ciclo della natura non domato implica inevitabilmente il freddo, il caldo, l’umido, così come madre natura ce lo propone.”
Cosa insegna, in fondo, questa storia
Raccontata da fuori, la vicenda di Stefano e Rose ha qualcosa che va oltre l’ospitalità in senso stretto. Quello che dicono di voler fare corrisponde a quello che fanno ogni giorno: la campagna l’hanno scelta nei fatti, non a parole, con tutte le fatiche pratiche che questo comporta — dalla manutenzione del casale alla cura dell’orto, dai lavori stagionali agli imprevisti che una proprietà di questo tipo porta sempre con sé.
A questo si aggiunge la disponibilità a imparare da zero, senza vergognarsene, in un settore dove spesso si finge di sapere già tutto. E poi la chiarezza nel dire a voce alta chi sono e a chi si rivolgono: una scelta che comporta rinunciare a una parte di clientela, quella che cerca un resort e non una casa di campagna, ma che permette al progetto di restare fedele a sé stesso col passare delle stagioni.
Feste, energia e i prossimi passi
Il progetto del Casale del Rosmarino non si ferma a quanto già realizzato. Stefano e Rose hanno in mente di ampliare l’offerta con eventi in stile rurale — feste a tema pensate per far conoscere il luogo a chi ne può davvero apprezzare lo spirito, senza stravolgere l’atmosfera raccolta che lo caratterizza.
Resta viva, come detto, anche l’idea di dotarsi di un impianto energetico autonomo, solare o eolico, per completare il percorso verso quella piccola autarchia che è uno dei fili conduttori del progetto fin dall’inizio. Sono passi concreti, non semplici dichiarazioni d’intenti, e raccontano di una pianificazione più attenta di quanto la sobrietà del casale lasci intuire a prima vista.
Un invito a rallentare
Chi cerca un’alternativa reale alla frenesia cittadina, chi è curioso di scoprire come si vive quando il tempo torna a scandirsi sui ritmi delle stagioni anziché su quelli delle notifiche, troverà nel Casale del Rosmarino un luogo coerente con questa ricerca. Le stelle si vedono ancora, di notte, perché non c’è luce artificiale a coprirle. Il silenzio non è un vuoto da riempire, ma una condizione che Stefano e Rose custodiscono con attenzione.
Per chi è affascinato da uno stile di vita più semplice e diretto, per chi vuole scoprire la Tuscia tra ulivi, campagna e antiche vie di pellegrinaggio, il Casale del Rosmarino di Montefiascone resta un punto di riferimento autentico. Per conoscere le camere disponibili, le stagioni migliori per una visita e tutte le informazioni utili per organizzare il proprio soggiorno, si può visitare il sito ilcasaledelrosmarino.it: un buon punto di partenza per lasciarsi alle spalle, anche solo per qualche giorno, la città e i suoi ritmi.

