Nel sestiere di Castello, tra i canali e i giardini della Biennale, tre generazioni hanno costruito qualcosa di unico: un ristorante che è diventato simbolo di resistenza autentica al turismo di massa
Sono le sette di sera di un mercoledì di novembre quando varco la soglia dei Nevodi, in Via Garibaldi. Fuori, Venezia si prepara alla sua quotidiana trasformazione serale: i turisti si ritirano verso i grandi alberghi del centro, i veneziani emergono dalle loro case per riprendersi la città. Dentro il piccolo ristorante, invece, il tempo sembra seguire ritmi diversi. Andrea Colauzzi, uno dei due fratelli proprietari, mi accoglie con quel sorriso spontaneo che non si può fingere. Dietro di lui, in cucina, intravedo Matteo che controlla una padella con la concentrazione di un maestro d’arte.
“Nevodi significa nipoti in veneto,” mi spiega Andrea mentre mi accompagna al tavolo. “E già questo dice tutto della nostra storia.” Non è una frase di circostanza. In queste quattro parole c’è racchiusa una filosofia imprenditoriale che ha saputo trasformare un piccolo locale di quartiere in uno dei punti di riferimento gastronomici più autentici di Venezia. Una storia che vale la pena raccontare, perché parla di leadership, di famiglia, di resistenza intelligente ai cambiamenti che spesso stravolgono l’identità dei luoghi.
Quando lo Zio Incontra i Nipoti: L’Alchimia di Tre Generazioni
Silvio Colauzzi ha 49 anni di ristorazione sulle spalle. Quarantanove anni durante i quali ha visto cambiare tutto: i gusti, le mode, i clienti, persino Venezia stessa. Quando otto anni fa ha deciso di aprire i Nevodi insieme ai nipoti Andrea e Matteo, sapeva di star facendo una scommessa. Non tanto economica – quello sarebbe venuto dopo – quanto culturale.
“L’esperienza dello zio si unisce alla creatività dei giovani,” mi racconta Andrea, e nelle sue parole non c’è retorica. C’è invece la descrizione precisa di un meccanismo che funziona: “Lui ci trasmette le sue conoscenze e crea le basi, noi le prendiamo e le sviluppiamo con la nostra intelligenza e freschezza.” È un modello di mentoring al contrario, dove l’allievo non sostituisce il maestro ma lo affianca, creando qualcosa di nuovo che mantiene il meglio del passato.
Guardo Matteo che si muove in cucina con gesti sicuri, scanditi da anni di esperienza. Poi osservo Andrea che gestisce la sala con quella naturalezza che solo i giovani possono avere quando sono davvero sicuri di quello che fanno. Non c’è competizione tra loro, non c’è gerarchia rigida. C’è collaborazione vera, quella che nasce quando si condivide non solo un progetto imprenditoriale ma una visione del mondo.
“In otto anni è cresciuto un gruppo affiatato,” aggiunge Andrea, e mentre parla indica con un gesto i ragazzi che lavorano in sala e in cucina. “Chef e camerieri che sono diventati parte della famiglia.” Non è un modo di dire. Lo si capisce dal modo in cui si muovono, dalla naturalezza con cui si aiutano a vicenda, dalla cura con cui ognuno svolge il proprio lavoro.
La Rivoluzione Silenziosa del “Normale”
C’è una frase che Andrea mi dice a un certo punto della serata che mi colpisce più di tutte le altre: “In questi anni, almeno a Venezia, sono spariti i locali buoni e normali.” Sembra un’osservazione semplice, ma nasconde un’analisi di mercato raffinata e una strategia imprenditoriale precisa.
“Tutti sono diventati o turistici e impersonali o di alto livello,” continua. “Tutti inseguono lo stile stellato, il Mastercheffismo, oppure pensano che va bene tutto basta che paghino prima di andare via. Nel mezzo c’è quasi il vuoto.”
È in questo vuoto che i Nevodi hanno costruito il loro successo. Non per caso, ma per scelta consapevole. Hanno capito che esisteva uno spazio di mercato trascurato: quello di chi voleva “mangiare bene e sano, piatti curati, senza dover passare prima in banca, trovare un servizio piacevole, professionale ma non invasivo.”
Mentre assaggio i paccheri allo scoglio – il piatto di punta del ristorante – capisco cosa intende Andrea. È un piatto perfetto nella sua semplicità: pasta fatta in casa, frutti di mare freschissimi, cottura impeccabile, presentazione curata ma non artefatta. Niente fronzoli, niente sperimentazioni azzardate. Solo competenza applicata a ingredienti di qualità. “Tutto può essere costoso ma non deve essere caro,” dice Andrea, e in questa distinzione c’è tutta la loro filosofia.
Resistere alle Tempeste: Letteralmente
La storia dei Nevodi è anche la storia di una resilienza straordinaria. “Partiti da zero, in una location piccola, abbiamo superato le calamità naturali, la pandemia, aperto il Pizzalab e l’anno scorso ci siamo spostati in una location più grande.” Detto così sembra quasi facile. Ma dietro questa sintesi ci sono le due acque alte eccezionali che hanno distrutto attrezzature e impianti, il Covid che ha fermato il mondo, le mille difficoltà quotidiane di chi gestisce un’attività in una città complessa come Venezia.
“Le difficoltà non ci hanno mai fermato,” mi racconta Andrea con quella determinazione tranquilla che è forse la qualità più importante per chi fa impresa. “Anzi, ogni volta siamo usciti più forti.” Non è ottimismo di maniera. È la constatazione di chi ha imparato a trasformare i problemi in opportunità.
Quando nel 2020 il lockdown ha chiuso i ristoranti, invece di arrendersi hanno aperto il Pizzalab, affidato alla nipote. Cinquanta metri dal ristorante principale, una cucina e pizzeria da asporto che ha permesso di mantenere vivo il rapporto con i clienti anche nei momenti più difficili. Quando l’emergenza è finita, invece di chiudere il secondo locale, hanno capito che poteva diventare un’opportunità di espansione intelligente.
Il Territorio Come Partner Strategico
Una delle cose che più mi colpisce dei Nevodi è il rapporto che hanno costruito con il territorio veneziano. Non sono uno di quei ristoranti che si limitano a sfruttare la posizione geografica. Sono diventati parte integrante del tessuto cittadino.
La scelta di Via Garibaldi non è casuale. “Siamo al centro delle due location della Biennale, nella zona dove è rimasta la venezianità,” mi spiega Andrea. È una posizione strategica che permette di intercettare i flussi turistici culturali – quelli più consapevoli e attenti – senza rinunciare a essere un punto di riferimento per i residenti.
Il menù cambia con la stagionalità e in base al mercato, soprattutto con le proposte presentate a voce, in base alle offerte del mercato del pesce di Rialto e ai prodotti degli orti della laguna veneta.” Non è una strategia di marketing. È un modo di lavorare che affonda le radici nella tradizione veneziana più autentica, quella che ha sempre fatto della capacità di adattarsi alle risorse disponibili una virtù necessaria.
Pane e pasta fatti in casa con farine selezionate prodotte anche nell’isola di Sant’Erasmo, olio extravergine d’oliva dal nord del Lago di Garda, aceto balsamico di Modena, Soave e Merlot biologici con etichetta Nevodi. Ogni prodotto è scelto con cura, spesso in rapporto diretto con i produttori. È una filiera corta che garantisce qualità e al tempo stesso sostiene l’economia locale.
L’Arte dell’Autoanalisi
C’è un momento della nostra conversazione in cui Andrea mi dice qualcosa che rivela una maturità imprenditoriale rara: “Credo si debba partire da se stessi, prima dai propri difetti e dopo dai pregi.” È una frase che potrebbe sembrare banale, ma che in realtà descrive un approccio alla leadership molto sofisticato.
“Guardare cosa fanno gli altri è giusto e dovuto,” continua, “per rendersi conto delle opportunità, dei cambiamenti, anche delle idee altrui. Ma non vuol dire che possiamo farlo anche noi con successo. Riconoscere le idee giuste e quelle sbagliate per il nostro progetto. Ma un’attività non può prescindere dalla personalità dei titolari. Capiamo chi siamo.”
È un concetto che va controcorrente rispetto a molte mode manageriali contemporanee. Invece di cercare di imitare modelli di successo esterni, i Nevodi hanno scelto di sviluppare un modello che riflettesse la loro personalità e i loro valori. Hanno capito che l’autenticità non è solo un valore morale, ma anche un vantaggio competitivo.
“Ci sono gestioni in cui c’è un rapporto umano con i colleghi. Altre dove le regole e i diritti e doveri per tutti sono la priorità,” mi spiega Andrea. “Noi abbiamo scelto la prima strada.” Non per buonismo, ma per convinzione che le relazioni umane siano il vero motore del successo nel settore della ristorazione.
L’Equilibrio Difficile tra Locale e Globale
Una delle sfide più complicate per chi gestisce un ristorante a Venezia è trovare l’equilibrio giusto tra identità locale e appeal internazionale. I Nevodi ci sono riusciti grazie a una strategia che potremmo definire di “autenticità inclusiva.”
“Piatti tradizionali arricchiti da un pizzico di creatività,” è la definizione che Andrea dà della loro proposta culinaria. Non tradimento della tradizione, ma evoluzione intelligente. Il baccalà mantecato rimane baccalà mantecato, ma viene servito su una vellutata di patate e porri con olio al basilico e pomodori secchi. La sostanza non cambia, la presentazione si arricchisce.
È un approccio che funziona perché sa parlare sia ai veneziani che conoscono i sapori della tradizione, sia ai visitatori che cercano qualcosa di autentico ma non folkloristico. “Principalmente pesce con alternative carne, vegetariani e vegani,” perché l’inclusività vera non esclude nessuno ma non tradisce la propria identità.
L’atmosfera del locale riflette questa filosofia: “Professionalità, gentilezza, simpatia e semplicità.” Quattro parole che descrivono non solo un modo di servire, ma un modo di essere. Quando entri dai Nevodi non hai la sensazione di essere in un museo della venezianità, ma nemmeno in un posto anonimo che potrebbe essere ovunque. Hai la sensazione di essere accolto in una casa dove la padrona di casa è molto brava a cucinare.
La Crescita Intelligente
Dopo otto anni di successo, i Nevodi hanno fatto la scelta di espandersi. Ma lo hanno fatto con intelligenza, senza snaturare quello che avevano costruito. “L’anno scorso ci siamo spostati in una location più grande, di fronte al primo locale, ristrutturando tutto, con cucine, servizi, arredi, attrezzature nuove.”
Non è stata una semplice operazione immobiliare. È stata l’occasione per ripensare completamente gli spazi, migliorare il servizio, aumentare la capacità senza perdere l’intimità che caratterizza l’esperienza Nevodi. Sala interna con capacità di 45 coperti, 60 per eventi, dehor estivo per 30 persone, saletta privata per degustazioni e pranzi aziendali.
Ogni spazio è stato pensato per rispondere a esigenze diverse mantenendo la stessa filosofia di accoglienza. È crescita organica, quella che nasce dalla comprensione profonda delle proprie potenzialità e dei bisogni del mercato.
La Sfida del Futuro
“Crescita professionale e formazione sono elementi imprescindibili,” mi dice Andrea verso la fine della serata. “Ancor di più in questi anni che ogni idea, attrezzatura, sistema, clientela, si modifica velocemente. Niente è scontato.”
È una consapevolezza che distingue i veri imprenditori da chi si accontenta di gestire l’esistente. I Nevodi sanno che il successo di oggi non garantisce quello di domani, che la formula vincente va continuamente calibrata, che il mercato cambia e bisogna sapersi adattare senza perdere la propria identità.
“Stabilire un percorso è difficile,” ammette Andrea con onestà. “Ma sappiamo che dobbiamo puntare al massimo sulle nostre caratteristiche, capacità, qualità, che andranno a limitare i nostri difetti.” È una strategia che parte dalla conoscenza di sé per costruire vantaggi competitivi sostenibili.
Mentre mi preparo ad andare via, guardo un’ultima volta la sala. I tavoli sono pieni, l’atmosfera è rilassata, i clienti sembrano soddisfatti. C’è un signore anziano che saluta Andrea come un vecchio amico, una famiglia con bambini che si godono una cena senza stress, una coppia di turisti americani che scatta foto ai piatti con l’entusiasmo di chi ha scoperto qualcosa di speciale.
Un Modello che Funziona
La storia dei Nevodi non è solo quella di un ristorante di successo. È la dimostrazione che è possibile fare impresa in modo diverso, che l’autenticità può essere un vantaggio competitivo, che la semplicità non è rinuncia all’eccellenza ma sua diversa definizione.
In un mondo che spesso confonde il rumore con il successo, la complessità con la competenza, l’ostentazione con la qualità, i Nevodi offrono un esempio alternativo. Dimostrano che si può crescere rimanendo fedeli a se stessi, che si può innovare rispettando la tradizione, che si può essere inclusivi senza perdere la propria identità.
Il loro è un modello che funziona perché parte da valori solidi e li declina in scelte concrete. Non è casuale che in otto anni siano riusciti a costruire una clientela fedele che comprende sia veneziani che visitatori internazionali. Non è casuale che siano riusciti a superare crisi che hanno messo in ginocchio molte altre attività. Non è casuale che continuino a crescere senza perdere quello spirito familiare che li caratterizza.
È il risultato di una leadership che sa unire competenza tecnica e intelligenza emotiva, ambizione e umiltà, visione strategica e attenzione al dettaglio. Una leadership che non ha paura di essere autentica in un mondo che spesso premia l’artificio.
Mentre cammino lungo Via Garibaldi verso casa, penso che storie come quella dei Nevodi sono importanti non solo per chi lavora nella ristorazione, ma per chiunque si trovi a guidare un’organizzazione, piccola o grande che sia. Sono la dimostrazione che un’altra strada è possibile, che il successo vero è quello che si costruisce giorno dopo giorno con pazienza e determinazione, che la vera innovazione spesso non fa rumore ma lascia il segno più profondo.
I Nevodi hanno capito una cosa che molti dimenticano: che la leadership non è una posizione ma un modo di essere, che il successo non è una destinazione ma un percorso, che l’eccellenza non è un risultato ma un’abitudine quotidiana. E in una città come Venezia, dove il rischio di perdere l’autenticità è sempre presente, rappresentano un esempio prezioso di come sia possibile rimanere fedeli a se stessi senza rinunciare a crescere e innovare.
I Nevodi vi aspettano in Via Giuseppe Garibaldi 1533, nel cuore del sestiere di Castello a Venezia, tutti i giorni dalle 12:00 alle 15:30 e dalle 18:00 alle 22:30. Per prenotazioni fino a 10 persone potete utilizzare il sistema online sul loro sito www.nevodi.com, per gruppi più numerosi scrivete a nevodisrl@gmail.com. Qui potrete scoprire che l’eccellenza vera non ha bisogno di ostentazione, ma si riconosce dal primo assaggio e dal calore dell’accoglienza. Una esperienza che racconta come la passione per il proprio lavoro, quando è autentica, sappia creare qualcosa di unico e duraturo.

