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Giovanni Zambiasi e la Scuderia Castello: Quarant’anni a Cavallo tra Sogni e Realtà sul Lago di Garda

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

La storia di un uomo che ha percorso quattro volte la circonferenza terrestre per costruire il suo paradiso a 350 metri sul lago

C’è un numero che da solo racconta una vita intera: 180.000 chilometri. Per capirci, è come fare quattro volte il giro della Terra. Solo che Giovanni Zambiasi questi chilometri non li ha percorsi in aereo, in auto o in treno. Li ha fatti a cavallo. Uno dietro l’altro, anno dopo anno, dal 1985 a oggi. E quando te lo dice lui stesso, con quel sorriso ironico che gli è proprio, aggiunge: “Chilometri percorsi non da un cavaliere qualunque, ma da un uomo, con dieci compagni equini e solo un paio di chiappe.”

È proprio questo mix di ironia e concretezza che ti fa capire subito chi hai davanti. Giovanni non è uno di quelli che si mette su un piedistallo. Eppure, quello che ha costruito in quasi quarant’anni di lavoro merita di essere raccontato, perché è la dimostrazione vivente che i sogni si possono realizzare. Basta avere le idee chiare, tanta pazienza e la capacità di ascoltare.

La Scuderia Castello sorge a Toscolano-Maderno, nel cuore del Parco Alto Garda Bresciano. Siamo a 350 metri di altitudine, in un punto dove lo sguardo si perde tra gli ulivi e il lago che si stende lì sotto, immenso. È un agriturismo a gestione familiare, questo va detto subito, perché la dimensione familiare non è un dettaglio. È il cuore pulsante di tutto.

Quando il sogno inizia a prendere forma

“Tutto quello che offro nel mio agriturismo è il frutto del mio personale percorso di vita,” mi spiega Giovanni mentre ci sediamo sulla terrazza che affaccia sul lago. “Ho voluto fortemente ogni spicchio di questo paradiso come luogo in cui vivere con la mia famiglia e accogliere chi vuole – anche solo per un’ora – gustare la Bellezza del lago e del suo entroterra assieme a noi.”

La storia inizia nel 1985, quando Giovanni fonda il centro equestre. Ha una formazione classica: completo e fondo, le discipline che ti insegnano tecnica e resistenza. Ma a un certo punto capisce che la sua strada è un’altra. Non le competizioni, non i trofei. Qualcosa di diverso.

“Ho scelto una via meno battuta,” racconta. “Quella del turismo equestre, dell’accompagnamento lento, del passo condiviso.”

Dieci anni dopo, nel 1995, arriva il salto: il centro equestre diventa anche agriturismo. Otto camere, ciascuna con la sua storia, con terrazze e balconi che si affacciano su quella vista che non stanca mai. E una cucina che Giovanni definisce senza mezzi termini “un atto d’amore.”

Ma andiamo con ordine, perché dietro questi passaggi apparentemente semplici c’è un percorso che merita di essere raccontato nei dettagli.

I numeri di una vita in sella

Riprendiamo quei 180.000 chilometri. Non sono un numero buttato lì per fare colpo. Sono il risultato di circa 1.500 ore all’anno in sella, oltre 6.000 chilometri ogni stagione. Giovanni conosce ogni sentiero del Parco Alto Garda Bresciano. Non per averli studiati su una mappa, ma per averli percorsi decine, centinaia di volte.

Con lui hanno camminato dieci cavalli, ciascuno con il suo nome, la sua personalità, la sua storia: Maya, Flatzka, Joshua, Rebecca, Arnold, Roy, Luigina, Nelson, Mascherino e Astra. Non sono numeri di una scuderia, sono compagni. E questa distinzione, per chi conosce il mondo equestre, fa tutta la differenza.

“Qui il cavallo non è attività accessoria, è compagno,” chiarisce Giovanni. Ed è vero. Basta guardare come interagisce con loro, come li cura, come parla di ciascuno come se fosse un membro della famiglia.

Oggi Giovanni è conosciuto da molte agenzie europee di turismo equestre. Ogni anno cavalieri dal Nord Europa vengono fin qui per farsi guidare da lui. Vogliono vedere l’Italia “non dai finestrini, ma da un punto di vista più antico: quello della sella.” E quando lo dice così, non suona come uno slogan pubblicitario. È semplicemente la verità.

Il 2000: l’incontro che cambia la prospettiva

C’è un anno che Giovanni ricorda con particolare affetto: il 2000. Durante l’Equiraduno Nazionale A.N.T.E. nel Viterbese incontra la cultura dei Butteri e la Maremma Laziale. È un’esperienza che gli apre nuovi orizzonti, che arricchisce il suo bagaglio di conoscenze e di sensibilità verso il mondo equestre.

Da lì in poi iniziano i viaggi, i raduni in tutta Italia. Fino all’evento che rappresenta probabilmente il culmine di questo percorso: nel 2008 organizza l’Equiraduno Fitetrec-ANTE a Toscolano-Maderno. Oltre 800 cavalli. Una manifestazione enorme che testimonia il rispetto e la credibilità che Giovanni si è costruito nel settore.

Non è solo una questione di numeri. Organizzare un evento del genere significa coordinare persone, cavalli, logistica, sicurezza. Significa avere una visione d’insieme e la capacità di gestire la complessità. Significa, soprattutto, godere della fiducia della comunità equestre italiana.

La sfida più grande: far incontrare sogni e conti

“Nella mia vita ho affrontato molte sfide, ma la più grande è stata coniugare i miei sogni con la realtà,” mi confessa Giovanni a un certo punto della conversazione. E qui il tono si fa più serio, più riflessivo.

“Questa esperienza mi ha insegnato a vedere la parte finanziaria, problema non da poco per realizzare qualsiasi cosa, non come un ostacolo, ma come un muro da superare.”

È una delle cose che apprezzo di più in questa chiacchierata: l’onestà. Giovanni non ti racconta la favola del successo facile, del sogno che si realizza da solo per magia. Ti dice che ci sono i conti da fare, che i soldi sono un problema reale, che bisogna trovare il modo di superare questo muro.

E qual è il segreto? “Ascoltare,” risponde senza esitazione. “Continuamente imparare come adeguare il mio presente al sogno che vedo in costante evoluzione nel mio futuro.”

Questa frase merita una pausa. Perché racchiude una saggezza pratica che vale oro. Il sogno non è fisso, evolve con te. E il segreto non è inseguirlo ciecamente, ma imparare ad adeguare la realtà presente, passo dopo passo, verso quella visione che continua a muoversi davanti a te.

Otto camere e una filosofia

L’agriturismo Scuderia Castello ha otto camere. Potrebbe sembrare poco in termini commerciali, ma è esattamente il numero giusto per mantenere quel carattere familiare, quell’attenzione personale che Giovanni considera fondamentale.

Ogni camera ha una sua storia, un suo carattere. Il comfort è rustico ma curato, niente lusso ostentato, ma tutto quello che serve c’è. Le terrazze e i balconi panoramici sono il vero plus: ti svegli la mattina e quella vista sul lago ti ricorda immediatamente dove sei e perché sei venuto fin qui.

Ma è la filosofia complessiva dell’accoglienza che fa la differenza. “Ci distinguiamo per un’ospitalità attenta, personale, per la filosofia slow che guida le scelte – anche la cura dei cavalli – e per il desiderio che l’ospite non sia solo ‘ospite’, ma parte del racconto del luogo.”

Slow. È una parola che oggi va di moda, lo sappiamo tutti. Ma qui non è una trovata di marketing. È proprio il ritmo che senti appena arrivi. Nessuno ti corre dietro, nessuno ti spinge. Hai il tempo di respirare, di guardarti intorno, di lasciarti andare.

“Ogni momento è pensato: per lasciare un’impronta nel cuore, non solo un ricordo visivo,” aggiunge Giovanni. E anche questa non è retorica. È l’obiettivo concreto che guida ogni scelta, dal menu alla sistemazione delle camere, dalle escursioni a cavallo ai momenti conviviali.

La cucina: quando i chilometri diventano sapori

Con l’età che avanza – e dopo tutti quei chilometri in sella – Giovanni ha scoperto una nuova passione che si è affiancata a quella per i cavalli: la cucina. “Ora passo anche molto tempo in cucina a preparare le vecchie ricette e preparazioni del territorio: carne, pesce di lago.”

Non è diventato chef dall’oggi al domani. Ha fatto quello che ha sempre fatto: ha studiato, si è documentato, ha sperimentato. Ma soprattutto ha fatto una cosa fondamentale: ha cercato gli ingredienti giusti.

“La ricerca degli ingredienti è fondamentale e in modo molto semplice offro i risultati della mia ricerca a tutti quelli che prenotano un tavolo nel mio Agriturismo.”

Prodotti locali, bio, spesso dell’orto. Reinterpretazioni creative delle ricette tradizionali, ma sempre nel rispetto del gusto e dell’autenticità. Non si tratta di inventare, ma di valorizzare. Di prendere quello che il territorio offre e presentarlo nel modo migliore possibile.

Il risultato? Una cucina che Giovanni stesso definisce “un atto d’amore.” E quando assaggi i piatti capisci che non sta esagerando. C’è la cura, c’è l’attenzione, c’è quel qualcosa in più che fa la differenza tra un buon piatto e un piatto che ti resta dentro.

Le escursioni: dal lago alla montagna

Ma torniamo ai cavalli, perché alla fine è quello il cuore pulsante della Scuderia Castello. L’offerta è articolata per soddisfare diverse esigenze ed esperienze.

Ci sono le passeggiate per chi magari non è mai salito su un cavallo e vuole provare senza impegnarsi troppo. Ci sono le escursioni vere e proprie per chi vuole esplorare il territorio in modo più approfondito. E poi ci sono i trekking che connettono lago e montagna, vere avventure per chi ha già confidenza con la sella e vuole vivere un’esperienza più intensa.

Un elemento particolare è il rifugio montano raggiungibile anche a cavallo. È uno di quei luoghi che rendono l’esperienza davvero speciale. Ti ritrovi in quota, circondato solo dalla natura, con il tuo cavallo accanto. E lì capisci cosa intende Giovanni quando parla di “passo condiviso,” di accompagnamento lento.

Non è turismo nel senso classico del termine. È qualcosa di più profondo. È un modo diverso di entrare in contatto con il territorio, con gli animali, con te stesso.

La filosofia dell’instabilità

A un certo punto della conversazione, Giovanni mi dice una cosa che mi colpisce particolarmente: “L’instabilità obbliga a una ricerca di equilibrio. Scrivere può essere un modo per far sì che la ricerca non sia vana. Poi gli incontri sono questione di fortuna e in un certo senso di destino.”

È una riflessione che va oltre la gestione di un agriturismo o di un centro equestre. È una visione della vita. L’instabilità – economica, personale, professionale – non è necessariamente un nemico. Può essere uno stimolo, un motore che ti spinge a cercare continuamente un nuovo equilibrio.

La menzione della scrittura è interessante. Giovanni non si riferisce necessariamente alla scrittura letteraria, ma all’abitudine di fissare pensieri, riflessioni, progetti. Un modo per dare forma al caos, per trasformare l’instabilità in crescita.

E poi quella consapevolezza che gli incontri sono “questione di fortuna e in un certo senso di destino.” Non è fatalismo, è realismo. Nella vita professionale come in quella personale, spesso sono le connessioni inaspettate a fare la differenza. L’importante è essere aperti, pronti a cogliere le opportunità quando si presentano.

Un modello che resiste al tempo

Quarant’anni sono tanti. Nel mondo del turismo, dove le mode cambiano rapidamente e la concorrenza è spietata, riuscire a mantenere un’attività per così tanto tempo non è scontato.

Il segreto della Scuderia Castello sta probabilmente proprio in questo: non aver mai inseguito le mode, non aver mai cercato di essere qualcos’altro. Giovanni ha costruito qualcosa che riflette la sua personalità, la sua visione, il suo rapporto con il territorio. Non è replicabile, non è scalabile nel senso che piace tanto al mondo del business moderno. Ma proprio per questo è autentico, è solido, è capace di attraversare i decenni senza perdere identità.

Non ha cercato di espandersi oltre i propri limiti. Otto camere sono otto camere, non diventeranno cinquanta. Ma quelle otto camere offrono un’esperienza che difficilmente troverai altrove. È una scelta consapevole, che privilegia la qualità sulla quantità, l’autenticità sulla crescita fine a se stessa.

L’eredità di dieci cavalli

Maya, Flatzka, Joshua, Rebecca, Arnold, Roy, Luigina, Nelson, Mascherino e Astra. Dieci nomi che raccontano una storia. Alcuni di questi cavalli non ci sono più, altri sono ancora lì, nella scuderia, a continuare il lavoro. Ma ciascuno ha lasciato qualcosa, ha contribuito a scrivere la storia della Scuderia Castello.

Giovanni parla di loro con affetto, con rispetto. Non sono strumenti di lavoro, sono colleghi, sono compagni. Hanno condiviso con lui quei 180.000 chilometri, le fatiche, le soddisfazioni, i momenti difficili e quelli belli.

È questo rapporto con gli animali, questa capacità di vederli per quello che sono e non solo per quello che possono fare per te, che rende Giovanni un riferimento nel mondo del turismo equestre. I cavalli lo sentono, i cavalieri che vengono qui lo percepiscono. Non è uno show, è genuino.

L’invito di Giovanni

“Ho voluto fortemente ogni spicchio di questo paradiso come luogo in cui vivere con la mia famiglia e accogliere chi vuole – anche solo per un’ora – gustare la Bellezza del lago e del suo entroterra assieme a noi.”

È questo, alla fine, il cuore di tutto. Giovanni ha costruito la Scuderia Castello prima di tutto per sé e per la sua famiglia. Ma con la generosità di chi sa che la bellezza va condivisa, ha aperto le porte a tutti quelli che vogliono fare un pezzo di strada con lui.

Anche solo per un’ora. Non serve prenotare una settimana, non serve essere cavalieri esperti. Puoi passare per una passeggiata, per un pranzo, per fermarti a guardare il lago da quella terrazza. L’importante è essere aperti a un’esperienza diversa, a un ritmo diverso, a un modo diverso di stare nel mondo.

Cosa rimane

Alla fine della nostra conversazione, mentre il sole inizia a calare sul lago, mi viene da pensare che la storia di Giovanni Zambiasi è una di quelle storie che fanno bene. Non perché sia una favola a lieto fine – ci sono state difficoltà, sacrifici, momenti duri – ma perché è vera.

È la storia di un uomo che aveva un sogno e ha avuto il coraggio di inseguirlo, la pazienza di costruirlo passo dopo passo, l’intelligenza di adattarlo alla realtà senza tradirlo. È la storia di qualcuno che ha scelto una strada meno battuta e l’ha percorsa fino in fondo, letteralmente, per 180.000 chilometri.

Ma è anche la storia di un luogo – la Scuderia Castello – che è diventato molto più di un agriturismo o di un centro equestre. È diventato un punto di riferimento per chi cerca autenticità, per chi vuole rallentare, per chi desidera vivere il territorio da una prospettiva diversa.

E soprattutto, è la storia di una filosofia di vita che Giovanni continua a praticare ogni giorno: ascoltare, imparare, adattarsi. Vedere l’instabilità non come una minaccia ma come uno stimolo. Trasformare il lavoro non in una condanna ma in una passione che dà senso alla vita.

Come raggiungerlo

Se dopo aver letto questa storia vi è venuta voglia di conoscere Giovanni, di vedere con i vostri occhi la Scuderia Castello, di provare quella vista sul lago che ho cercato di descrivervi, di salire su un cavallo e lasciarvi guidare tra i sentieri del Parco Alto Garda, o semplicemente di assaggiare quella cucina che Giovanni definisce “un atto d’amore,” le porte sono aperte.

L’agriturismo si trova a Toscolano-Maderno, immerso nel verde del Parco Alto Garda Bresciano, a 350 metri di altitudine. Potete trovare tutte le informazioni, vedere le foto delle camere e dei cavalli, scoprire i percorsi disponibili e prenotare visitando il sito www.scuderiacastello.it. Per contatti diretti e prenotazioni, scrivete a info@scuderiacastello.it.

Che siate cavalieri esperti o principianti curiosi, che cerchiate un weekend di relax o un’avventura più lunga, che vogliate semplicemente staccare la spina e godervi la bellezza del lago e delle montagne, qui troverete quello che cercate. E forse, se siete fortunati, troverete anche qualcosa che non stavate cercando: un modo diverso di guardare le cose, un ritmo diverso, una prospettiva nuova.

Perché alla fine, come insegna la storia di Giovanni, sono proprio le esperienze autentiche, quelle vissute con il cuore oltre che con gli occhi, quelle che lasciano il segno. E la Scuderia Castello è esattamente questo: autentica. Costruita con passione, dedizione e pazienza nel corso di quarant’anni. Pronta ad accogliervi e a farvi parte, anche solo per un’ora, del suo racconto.

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