Come una donna, dopo 45 anni di lavoro d’ufficio, ha trasformato un rudere sul Delta del Po in un rifugio ecologico che oggi conquista i turisti stranieri
Il rumore del mare, il silenzio del bosco
Al Lido di Volano, la pineta arriva quasi a bagnarsi i piedi in mare. Non ci sono file di ombrelloni colorati, non c’è musica che esce dagli chalet fino a tarda notte: c’è una spiaggia libera, un bosco dove i daini si avvicinano senza timore, e un silenzio che qui nessuno considera un difetto da correggere. È in questo angolo dell’Emilia-Romagna, a cinquanta passi dall’acqua, che Fausta Pancaldi ha costruito quella che lei stessa chiama la sua “ecostruttura per sognare”: il Room & Breakfast Il Sole nel Mare.
Fausta non arriva dal mondo dell’ospitalità. Per quarantacinque anni ha lavorato come responsabile amministrativo, tra bilanci, scadenze e procedure. Poi, invece di fermarsi, ha scelto di ricominciare da un rudere. “Dopo aver lavorato come responsabile amministrativo per 45 anni, si può ancora creare piccole società, per non cadere nella noia delle persone adulte, che guardano solo la Tv, e si spengono non creando futuro,” racconta, e lo dice con la sicurezza di chi questa scelta l’ha già misurata contro il tempo e contro i dubbi di chi le stava intorno.
Da un rudere a un’idea precisa di costruzione
Il punto di partenza non era un terreno vergine, né un progetto pensato a tavolino per intercettare un mercato in crescita. Era un rudere, abbandonato, in un tratto di costa che il turismo balneare tradizionale aveva sempre snobbato. Da lì Fausta ha costruito qualcosa di molto diverso: una struttura interamente in legno, dotata di impianto fotovoltaico per l’energia elettrica, di pannelli solari termici per l’acqua calda, e di un sistema di raccolta dell’acqua piovana dai tetti che finisce a innaffiare i fiori del giardino.
“Ecco perché una ecostruttura,” dice lei, riassumendo in poche parole una filosofia che, a guardarla da vicino, non ha nulla di improvvisato. Ogni elemento della costruzione ha una funzione precisa: niente è lì per apparire ecologico, tutto è lì per funzionare in un certo modo. Le camere sono grandi, tutte a piano terra, e ciascuna ha un accesso esterno indipendente: si esce direttamente verso il mare o verso il bosco, senza corridoi, senza reception da attraversare, senza ascensori. Ed è proprio nel bosco che vivono i daini — tanti, abituati alla presenza discreta degli ospiti al punto da mangiare dalla mano.
La struttura dispone anche di camere pensate per l’accessibilità e di pareti insonorizzate, un dettaglio che a Volano assume un significato particolare: qui il rumore da attutire non è quello del vicino di camera, ma semmai quello del vento tra i pini durante le notti di libeccio. La colazione, servita ogni mattina, segue la stessa logica del resto della struttura: niente porzioni preconfezionate, ma un buffet con prodotti da forno preparati sul posto, pensato anche per chi ha esigenze alimentari particolari, come le intolleranze al glutine e al lattosio.
La menzione in un libro di ingegneria
C’è un dettaglio che Fausta racconta quasi di sfuggita, con la discrezione di chi non ama vantarsi, ma che dice molto sul peso di questo progetto: Il Sole nel Mare compare in un libro universitario, “Storia e Ambiente del Po di Volano”, scritto da Diego Maestri, docente alla facoltà di Ingegneria dell’Aquila e alla facoltà di Ingegneria di Roma Tor Vergata. Il riferimento si trova alle pagine 280, 281 e 282, all’interno di un capitolo dedicato agli interventi sul territorio del Delta.
Non è un premio turistico, non è la stella di una guida: è la citazione, in un testo accademico di ingegneria ambientale, di un modo di costruire che mette insieme recupero edilizio e sostenibilità. Per chi ha scommesso partendo da un’intuizione personale e da un edificio da salvare, ritrovarsi in un libro universitario ha il peso di una conferma tecnica arrivata da fuori, non richiesta e, proprio per questo, più credibile.
Diego Maestri non è un giornalista di settore né un blogger di viaggi: insegna Ingegneria in due atenei diversi, e quando decide di dedicare tre pagine di un volume sulla storia e l’ambiente del Po di Volano a una piccola struttura ricettiva, lo fa perché quella struttura racconta qualcosa di rilevante sul rapporto tra edilizia e territorio. Fausta ne parla con un tono quasi distaccato, come se il merito fosse più del progetto che suo personalmente, ma è difficile non leggerci anche la soddisfazione di chi ha visto riconosciuto, da un osservatore esterno e competente, un lavoro nato da un’intuizione tutt’altro che scontata.
Perché un lido silenzioso oggi vince
Mentre buona parte del turismo balneare italiano segnala flessioni e fatica a intercettare nuovi flussi, a Volano la situazione racconta un’altra storia. “In un momento di crisi turistica, noi stiamo volando,” dice Fausta senza girarci troppo intorno, “perché i turisti esteri vogliono un lido selvaggio senza rumore in un bosco, a 50 passi dal mare.”
È una lettura che va controcorrente rispetto a decenni di sviluppo costiero italiano, storicamente costruito su stabilimenti attrezzati, animazione serale, servizi capillari. Il turista straniero che arriva a Volano, secondo l’esperienza diretta di Fausta, cerca l’esatto contrario: l’assenza di rumore, la vicinanza della natura, un litorale che non ha inseguito le mode delle ultime stagioni. Il Lido si trova dentro il Parco del Delta del Po, e questo cambia tutto: gli itinerari per ciclisti che corrono lungo argini e canali, l’Abbazia di Pomposa — dove, come le piace ricordare, “hanno inventato la musica”, riferendosi alla notazione musicale sviluppata proprio lì da Guido d’Arezzo — e poco distante Comacchio, la “piccola Venezia” con i suoi ponti sull’acqua. Nelle valli del Delta, tra canneti e specchi d’acqua salmastra, vivono i fenicotteri rosa: uno spettacolo che chi arriva da grandi città del nord Europa, abituato a paesaggi più addomesticati, guarda con un certo stupore.
Ascoltare le persone, non solo ospitarle
Se l’ecostruttura racconta il lato tecnico del progetto, è quando Fausta parla del proprio ruolo che emerge il cuore vero dell’attività. “Il mio ruolo è riuscire a comunicare con tante persone e farle stare bene con attenzioni particolari anche alla loro vita, ai loro problemi, ascoltarli,” spiega. “Coccolarli, farli partire con un abbraccio.”
Sono frasi che, in un manuale di gestione alberghiera, difficilmente si trovano scritte così, senza filtri. “È incredibile quanto la gente gradisca attenzione,” aggiunge Fausta, quasi sorpresa lei per prima di quanto basti poco — ascoltare davvero qualcuno — per fare la differenza in un’epoca in cui l’attenzione è diventata merce rara. Questo si traduce in gesti concreti: un giro in barca nelle valli per chi lo desidera, una lunga camminata su una spiaggia libera per chi cerca solitudine, oppure un percorso natura interamente costruito in legno che attraversa una valle popolata di fenicotteri. “Il tutto è quella natura che non vivevano più,” dice, pensando a una clientela che spesso arriva da contesti urbani dove il contatto quotidiano con l’ambiente si è perso da tempo.
Ricominciare a quarantacinque anni di distanza dal primo lavoro
C’è una parte della storia di Fausta che riguarda meno l’edilizia sostenibile e più la vita, punto e basta. Dopo quarantacinque anni in un ruolo amministrativo, avviare un’attività ricettiva partendo da un rudere non è la scelta più prudente che si possa immaginare. Eppure, per lei, è stata quasi una necessità.
“Vorrei essere un esempio che la vita va oltre gli anni, se si creano novità,” dice, e qui non c’è retorica calcolata: c’è il racconto di chi ha visto troppe persone della propria generazione spegnersi lentamente davanti alla televisione, senza più un motivo per alzarsi al mattino con un progetto in testa. Fausta non giudica chi, dopo una vita di lavoro, sceglie il riposo. Racconta semplicemente che per lei le cose sono andate diversamente, e che questa scelta le ha restituito un’energia che pensava di aver lasciato indietro con gli anni.
“Se fossimo tutti più ecologisti, avremmo un futuro migliore,” aggiunge, ed è qui che la dimensione personale della sua storia si allarga a una responsabilità più ampia. L’ecostruttura, in questo senso, non nasce da un calcolo di marketing sulla parola “green”: nasce da una convinzione che Fausta ha portato avanti fino in fondo, pagandone anche i costi più alti — perché costruire in legno, con fotovoltaico e boiler solari, richiede un investimento iniziale ben superiore a una ristrutturazione tradizionale.
Le cose che si imparano da un lido selvaggio
Chi si occupa di guidare persone o progetti, in qualunque settore, può trovare più di uno spunto nella vicenda di Fausta Pancaldi. Non è scontato, dopo quasi mezzo secolo passato in un ruolo consolidato, trovare ancora la lucidità per imparare un mestiere nuovo, per di più tecnico come quello dell’edilizia sostenibile applicata all’ospitalità. E non è scontato nemmeno leggere il mercato in controtendenza rispetto a decenni di abitudini consolidate: mentre molti operatori del turismo costiero continuano a investire in servizi sempre più strutturati e in intrattenimento organizzato, Fausta ha scommesso sul percorso opposto — meno rumore, meno artificio, più natura lasciata a fare il proprio corso. Quella scommessa, oggi, si traduce in prenotazioni che arrivano proprio da chi quei servizi organizzati preferisce evitarli.
C’è poi la questione dell’attenzione alle persone, che in un settore spesso concentrato sul numero di comfort da aggiungere rischia di passare in secondo piano. Fausta ha scelto di puntare sulla qualità della relazione con l’ospite, sull’ascolto, sulla costruzione di percorsi diversi per ogni persona che arriva. La coerenza ambientale racconta la stessa cosa da un’altra angolazione: costruire in legno, alimentarsi con il sole, raccogliere l’acqua piovana sono scelte che si fanno una volta sola, all’inizio del percorso, e che poi restano lì a definire il carattere di un posto per gli anni successivi.
Un territorio che vale il viaggio
Chi arriva al Lido di Volano trova un litorale lontano dall’immagine più diffusa della riviera romagnola. Niente stabilimenti in fila, niente casse acustiche, ma una lunga spiaggia libera affacciata su una pineta abitata dai daini e attraversata da passerelle di legno che si spingono fino alle valli dove volano i fenicotteri. È un territorio che si presta agli amanti della bicicletta, con i suoi percorsi pianeggianti lungo argini e canali, e a chi cerca la storia, tra l’Abbazia di Pomposa e i canali di Comacchio.
In questo scenario Il Sole nel Mare non è soltanto un posto dove dormire. Le grandi stanze a piano terra, con accesso diretto e indipendente verso il mare o verso il bosco, sono pensate per lasciare all’ospite la libertà di scegliere il proprio ritmo, lontano dalle rigidità che spesso caratterizzano le strutture ricettive più tradizionali. Chi cerca una vacanza fatta di orari fissi e animazione, probabilmente, sbaglierebbe indirizzo. Chi invece cerca un posto dove il tempo rallenta davvero, qui lo trova.
Anche il rapporto con le biciclette, gratuite per gli ospiti, racconta la stessa filosofia: non un servizio accessorio aggiunto per completare una lista di dotazioni, ma lo strumento più naturale per muoversi in un territorio fatto di argini, ponti e strade bianche dove l’automobile è quasi un ostacolo. Da qui si raggiungono in poco tempo sia il centro storico di Comacchio, con i suoi ponti e le sue anguille affumicate che sono ancora oggi uno dei prodotti simbolo della zona, sia le valli più interne del Delta, dove il paesaggio cambia continuamente a seconda della stagione e della luce.
L’invito di Fausta
Restano poche cose da aggiungere alla storia di Fausta Pancaldi, e forse la più importante è questa: dopo quarantacinque anni passati a fare tutt’altro, ha trovato il modo di rimettersi in gioco costruendo qualcosa con le proprie mani, letteralmente, partendo da un rudere e da un’idea precisa di come si dovrebbe abitare un tratto di costa ancora selvaggio.
Chi desidera vivere un’esperienza autentica in uno dei tratti di litorale più incontaminati dell’Emilia-Romagna, a un passo dal Parco del Delta del Po, può trovare al Lido di Volano il Room & Breakfast Il Sole nel Mare, a cinquanta passi dal mare. Qui è possibile scoprire di persona l’ecostruttura in legno pensata da Fausta, incrociare i daini del bosco all’alba o al tramonto, percorrere le passerelle di legno tra le valli dei fenicotteri, e lasciarsi guidare in un percorso costruito su misura da chi, prima ancora di offrire una camera, offre ascolto.
Per informazioni e prenotazioni si può contattare direttamente la struttura tramite il sito ilsolenelmare.com o scrivendo all’indirizzo email ilsolenelmare@gmail.com. Un’accoglienza che parte dal silenzio del bosco e arriva fino al mare aspetta chi sceglierà di provarla.

