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Emiliano Cecere: dal cinema al vino, la cultura diventa impresa

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Un percorso tra giornalismo, insegnamento e ospitalità, raccontato dal titolare dell’Enoteca Il Punto Wine and Food di Colleferro

A Colleferro, in Piazza Caduti di Nassiriya, c’è un’enoteca con cucina che a un primo sguardo potrebbe sembrare uguale a tante altre della provincia romana. Basta però fermarsi qualche minuto al bancone, ascoltare come viene presentata una bottiglia o come si consiglia l’abbinamento con un tagliere, per accorgersi che dietro quel gesto c’è un metodo diverso dal solito. Non è il metodo di chi ha imparato il mestiere solo tra le cantine, ma di chi per anni ha fatto altro: giornalismo, critica cinematografica, insegnamento. Emiliano Cecere, oggi amministratore unico di CBC – Cecere Beverage Company e titolare de Il Punto Wine and Food, arriva al vino da una strada laterale, ed è forse proprio questo a rendere la sua attività diversa dalle altre.

Non è un’osservazione da poco, in un settore dove spesso l’esperienza si misura solo in anni passati dietro un bancone o in una cantina. Cecere porta con sé un bagaglio diverso, fatto di ricerca, scrittura e relazione con il pubblico, maturato in ambiti che apparentemente non hanno nulla a che vedere con il vino. Ed è forse anche per questo che, parlando con lui, si fa fatica a inquadrarlo in una sola categoria professionale: giornalista, docente, sommelier, imprenditore. Sono etichette che nella sua storia convivono senza escludersi a vicenda, ognuna al servizio delle altre.

Prima del vino, le parole

Chi conosce Cecere solo attraverso l’enoteca difficilmente immagina che, prima di occuparsi di selezione e distribuzione di vini, abbia passato anni a scrivere e a insegnare. È stato cofondatore e direttore di Cinematographe.it, testata dedicata al cinema, e insegna ancora oggi Lettere e Storia. Due lauree e tre master completano un percorso di formazione che, a suo dire, non si è mai davvero interrotto: “Considero la formazione una parte essenziale del mio percorso. Ho conseguito due lauree e tre master, ma continuo a imparare anche attraverso il lavoro quotidiano, il confronto con le persone e gli errori.”

C’è qualcosa di significativo nel modo in cui mette sullo stesso piano i titoli di studio e gli errori commessi sul campo: pochi imprenditori li citano insieme con la stessa naturalezza. Il giornalismo, in particolare, gli ha lasciato in eredità un’abitudine precisa. “Il giornalismo, l’insegnamento e l’imprenditoria mi hanno messo davanti a responsabilità diverse, insegnandomi quanto contino la preparazione e la capacità di ascoltare.” Chi ha passato anni a fare domande per mestiere, del resto, difficilmente smette di farle quando cambia lavoro: cambia solo l’oggetto della curiosità, non il riflesso.

Il salto nel mondo del vino

Il passaggio dal giornalismo alla distribuzione enologica non arriva come una svolta improvvisa raccontata a effetto, ma come qualcosa che si costruisce un pezzo alla volta. Con CBC, Cecere si occupa di selezione e distribuzione di vini, oltre che di consulenza e formazione per altri operatori del settore. È un lavoro tecnico, fatto di cataloghi, listini, rapporti con i produttori: eppure lui lo descrive richiamando esattamente le competenze maturate altrove. “Il mio percorso attraversa il giornalismo, la cultura e l’impresa. Esperienze che mi hanno insegnato ad ascoltare, approfondire e comunicare: capacità che oggi porto anche nel mio lavoro nel mondo del vino.”

Vale la pena soffermarsi su questo punto, perché smentisce un’idea piuttosto diffusa: quella secondo cui il mondo della cultura e quello dell’impresa viaggerebbero su binari separati. Nel caso di Cecere non è così. La capacità di studiare una materia, trovare le parole per raccontarla e restare aperto a ciò che l’interlocutore dice — anche quando non lo dice esplicitamente — è la stessa, che si tratti di scrivere la recensione di un film o di spiegare a un cliente perché quel particolare Sangiovese si abbina bene a un formaggio stagionato.

Con CBC, questa attitudine si traduce anche in un lavoro rivolto ad altri operatori del settore, attraverso attività di consulenza e formazione. Non è un ramo secondario del business, ma un modo per estendere lo stesso approccio oltre i confini della propria enoteca: aiutare altri professionisti a orientarsi tra etichette, fornitori e proposte di mercato, mettendo a disposizione competenze che altrimenti resterebbero confinate a Colleferro. È un aspetto del lavoro di Cecere meno visibile rispetto al bancone dell’enoteca, ma non meno rilevante nel definire il suo profilo professionale complessivo.

Il Punto: un’enoteca che è anche bistrot

A Colleferro, l’Enoteca Il Punto Wine and Food propone una formula che va oltre la vendita di bottiglie. È un bistrot vero e proprio, dove la cucina segue la stagionalità degli ingredienti e la carta dei vini è pensata per accompagnarla, non per esistere in parallelo. Durante l’aperitivo il locale propone taglieri con formaggi selezionati, salumi artigianali e marmellate fatte in casa, abbinati di volta in volta a etichette diverse su indicazione del sommelier. A cena, la proposta si fa più strutturata, con piatti gourmet realizzati con ingredienti freschi e materie prime di stagione.

Dietro questa offerta c’è la formazione tecnica di Cecere come sommelier, oltre a un’esperienza pluriennale nel settore Ho.Re.Ca. che gli permette di conoscere il mercato e, soprattutto, le esigenze reali dei clienti. Non è un dettaglio da poco: molte enoteche puntano sull’ampiezza della carta, accumulando etichette su etichette. Cecere ha scelto la strada opposta, privilegiando la qualità della selezione rispetto alla quantità, e i clienti sembrano essersene accorti. Tra le recensioni raccolte dal locale ricorre spesso lo stesso tema: la competenza nel presentare i prodotti, la capacità di consigliare in base al gusto di ciascuno, un servizio che riesce a essere al tempo stesso preparato e informale. Un cliente ha scritto che l’esperienza è stata “superiore alle aspettative” proprio per il modo in cui venivano illustrati i prodotti più innovativi; un altro ha sottolineato l’atmosfera curata e la disponibilità del personale a orientarsi sui gusti di ognuno.

Anche l’ambiente gioca la sua parte in questa proposta. Il locale si presenta come un punto di riferimento per chi cerca un aperitivo diverso dal solito, ma anche come una soluzione per chi organizza una cena tra amici o un piccolo evento privato: la formula dell’apericena, con più portate fredde e calde abbinate al vino giusto, è pensata proprio per accompagnare momenti di convivialità senza rinunciare alla qualità. È un modello che richiede coordinamento tra sala e cucina, e che probabilmente non funzionerebbe senza la presenza costante del titolare a orientare le scelte di ogni servizio, dalla lista dei vini in rotazione fino ai piccoli aggiustamenti sul menu in base alla stagione.

Costruire un’identità a Colleferro

Gestire un’enoteca con cucina fuori dai grandi circuiti turistici comporta sfide specifiche, e Cecere non fa sconti nel raccontarle. “Portare avanti un’enoteca con cucina a Colleferro significa costruire un’identità precisa, far conoscere la propria proposta e conquistare giorno dopo giorno la fiducia dei clienti.” Aggiunge poi un aspetto che spesso viene sottovalutato da chi guarda dall’esterno al mondo della ristorazione: l’equilibrio economico. “Significa anche trovare un equilibrio tra la ricerca dei prodotti, la qualità del servizio e la sostenibilità economica delle scelte.”

Qui il racconto si fa più concreto, quasi tecnico. “Ho imparato che la passione ha bisogno di metodo: conoscere i costi, scegliere con attenzione, dare indicazioni chiare a chi lavora con noi e saper correggere una decisione quando i risultati lo richiedono.” Sono parole che raccontano bene la differenza tra l’entusiasmo iniziale di chi apre un’attività e la gestione quotidiana che segue: la passione per il vino, da sola, non basta a tenere in piedi un locale. Serve organizzazione, serve saper leggere i numeri, e soprattutto serve la disponibilità a tornare sui propri passi quando qualcosa non funziona.

Colleferro, del resto, non è Roma né una delle grandi mete enoturistiche della Toscana o del Piemonte: è una città di provincia, con un pubblico che va conosciuto e coltivato nel tempo, più che intercettato di passaggio. Costruire una clientela fedele in un contesto simile significa lavorare su basi diverse rispetto a un locale che vive di turismo: significa diventare un punto di riferimento per chi in quella piazza ci abita, ci lavora, ci passa ogni settimana. È una sfida meno appariscente rispetto a quella di un’enoteca in centro a una grande città, ma non per questo più semplice.

Una leadership fatta di esempio

Quando si parla di leadership, Cecere non si dilunga in teoria. Riduce tutto a una frase semplice, quasi asciutta: “Per me la leadership comincia dall’esempio e dalla disponibilità ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte.” In un contesto come quello di una piccola impresa, dove chi dirige lavora spesso fianco a fianco con chi sta in sala o in cucina, questa definizione assume un peso particolare: non c’è distanza gerarchica dietro cui nascondersi quando qualcosa va storto.

Interessante è anche il consiglio che rivolge a chi vuole avviare un’attività propria, perché parte da una domanda tutt’altro che scontata: “Quale motivo sto dando alle persone per scegliere proprio me?” Non è una domanda retorica. Sposta l’attenzione dal prodotto — che sia il vino, il piatto, il servizio — al motivo per cui un cliente dovrebbe scegliere proprio quel locale rispetto a qualsiasi altro nella zona. “La risposta va costruita nei dettagli e mantenuta ogni giorno. Studiare, ascoltare i clienti e tutelare la propria credibilità sono impegni che considero fondamentali.”

Anche nei momenti complicati — una serata che va storta, un fornitore che delude, una scelta di menu che non incontra i gusti dei clienti — l’approccio resta lo stesso. “Anche nelle fasi difficili, cerco di mantenere questa direzione: imparare da ciò che accade e trasformarlo in una scelta più consapevole.” Non cerca un colpevole quando qualcosa va male, ma un insegnamento da portare a casa per la volta successiva.

Scrivere, ancora

C’è un ultimo tassello che aiuta a leggere l’intero percorso di Cecere, ed è quello più personale: la scrittura, che continua a coltivare parallelamente al lavoro nell’enoteca e in CBC, muovendosi tra narrativa, poesia e saggistica. Non la racconta come una parentesi separata dal resto della sua vita professionale, ma come parte della stessa spinta che lo ha portato dal giornalismo all’insegnamento fino al vino: “dare forma alle mie passioni e trasformarle in qualcosa da condividere.”

Guardando all’insieme — gli articoli scritti per Cinematographe.it, le lezioni di Lettere e Storia, i vini selezionati per CBC, i piatti proposti a Il Punto — si fatica a trovare un momento in cui Cecere abbia semplicemente eseguito un compito senza metterci del proprio. C’è sempre, in mezzo, il tentativo di raccontare qualcosa a qualcun altro nel modo più efficace possibile. “È da qui che nasce il mio modo di lavorare: studio, sensibilità e volontà di costruire”, dice lui stesso, riassumendo un percorso che moltissimi vorrebbero rendere più lineare di quanto in realtà sia stato.

Chi lo ha conosciuto negli anni della redazione di Cinematographe.it probabilmente non avrebbe scommesso su un futuro passato dietro il bancone di un’enoteca a Colleferro. Eppure, a guardare bene, il filo che lega le due fasi della sua vita professionale non si è mai davvero spezzato: cambia il prodotto raccontato, cambia il pubblico a cui ci si rivolge, ma resta identico il gesto di fondo, quello di prendere qualcosa di complesso — un film, un vino, un periodo storico — e renderlo accessibile a chi ha di fronte, senza per questo banalizzarlo.

Un indirizzo da segnare a Colleferro

Chi si trova a passare per Colleferro può fare una tappa in Piazza Caduti di Nassiriya, dove Il Punto Wine and Food propone il suo doppio registro di enoteca e bistrot: un aperitivo tra formaggi selezionati e vini scelti con cura, oppure una cena più articolata, con piatti che seguono la stagione e una carta pensata per accompagnarli portata dopo portata. Il locale è aperto dal martedì alla domenica, con orario continuato dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 16:30 alle 23:30; il lunedì resta chiuso.

Per chi vuole farsi un’idea più precisa della proposta — dalle etichette in carta agli eventi in programma — è disponibile il sito ilpuntoenoteca.it, dove è possibile trovare anche informazioni su prenotazioni ed eventi privati. È un buon punto di partenza prima di sedersi davvero al tavolo, ordinare un calice e lasciarsi guidare da chi, prima di raccontare il vino agli altri, ha passato una vita intera a raccontare storie.

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