Come una giovane imprenditrice ha trasformato la tradizione culinaria lagunare senza tradirla
Ci sono storie che profumano di sale e di ambizione, di tradizione e di coraggio. La storia di Benedetta Fullin è una di quelle che ti fanno capire perché certe persone nascono per lasciare il segno. Veneziana doc, classe 1986, ha fatto quello che in pochi osano: è tornata a casa dopo aver girato il mondo e ha avuto l’audacia di reinventare la cucina della sua città. Non con la presunzione di chi vuole stravolgere tutto, ma con l’intelligenza di chi sa che per conservare qualcosa bisogna saperla far evolvere.
Oggi Benedetta è alla guida di due realtà che sembrano opposte ma che in realtà si completano: Local, ristorante stellato che ha fatto parlare di sé per aver dato una scossa alla scena gastronomica veneziana, e Trattoria del Local, inaugurata lo scorso febbraio, dove la tradizione si racconta senza fronzoli né prezzi da capogiro. Due facce della stessa medaglia, due modi diversi di dire la stessa cosa: che si può innovare restando fedeli alle proprie radici.
“Dietro a entrambi ci siamo io, il mio compagno Manuel e lo chef Salvatore Sodano: quindi l’imprinting è lo stesso”, mi racconta Benedetta mentre siamo seduti al bancone di Local, quello che ha fatto scuola e che oggi è diventato il simbolo del locale. “In entrambi portiamo orgogliosamente una cucina tradizionale veneta e campana, con una grandissima attenzione alle materie prime, al territorio e alla stagionalità, alle proposte dei piccoli produttori locali, nell’ottica di valorizzare e tutelare la ricchezza della Laguna.”
Non è retorica. Quando parla del territorio, Benedetta ha negli occhi quella luce che hanno solo le persone che sanno esattamente dove stanno andando e perché.
Le radici che non si dimenticano
La sua storia inizia tra le mura dell’Hotel Pensione Wildner, quello che la nonna aveva aperto negli anni Sessanta. “Sono cresciuta respirando l’atmosfera dell’accoglienza veneziana”, ricorda Benedetta. Una di quelle infanzie che ti segnano per sempre, dove impari che far sentire a casa un estraneo è un’arte che si tramanda di generazione in generazione.
Eppure, da giovane, quella non le sembrava la sua strada. Si trasferisce a Milano per studiare Scienze della Comunicazione, poi un master in management del turismo. Il sogno? Organizzare grandi eventi. “Durante il percorso accademico ho incontrato figure professionali in ambito hotellerie che mi hanno colpito per professionalità e passione, tanto da ricondurmi alle mie origini”, confessa. Il destino, a volte, ha modi strani di farti tornare a casa.
Ma prima di rientrare, Benedetta sente il richiamo di Londra. Sette anni nella capitale britannica che le cambiano la vita. Non solo per le competenze che acquisisce lavorando con strutture stellate, ma soprattutto perché è lì che incontra Manuel Trevisan, sommelier di talento che diventerà il suo compagno nella vita e negli affari.
“L’esperienza all’estero è stata fondamentale”, riflette, “non solo per le persone che ho conosciuto, ma per i diversi approcci alla ristorazione, alla comunicazione e al marketing che ho potuto vivere in prima persona. Per poi tornare nella mia Venezia.”
E quando dice “mia Venezia” capisci che non è una frase fatta. È un atto d’amore.
Il coraggio di osare
Nel 2015, Benedetta e suo fratello Luca decidono di aprire Local. Una scommessa che a molti sembrava azzardata: lanciare un nuovo concetto di ristorazione in una città dove la tradizione culinaria è spesso percepita come intoccabile. “Sin dal principio, la volontà è stata quella di portare innovazione a Venezia, distinguerci, segnare una nuova impronta nel modo di fare ristorazione”, spiega. “Ben saldo il tramando della memoria, all’interno di un racconto moderno e attuale.”
Il nome stesso del ristorante racconta questa filosofia: Local, che si può leggere sia all’inglese che con l’accento veneziano (Locàl), è un gioco di parole che sintetizza perfettamente l’identità del posto. Locale nel senso di territorio, ma anche locale come luogo di incontro.
All’inizio non è stato facile. “All’apertura i veneziani guardavano con scetticismo a un menu che proponeva piatti differenti rispetto a quelli dei ristoranti storici, ma hanno imparato ad apprezzarne l’aria di rinnovamento e a riconoscerne la visione.” Il bancone, che oggi è diventato iconico, era una provocazione gentile: un richiamo ai bacari della tradizione reinterpretato in chiave contemporanea. La cucina a vista, che permette di vedere lo chef all’opera, era un’altra scommessa: la trasparenza come valore.
L’incontro che cambia tutto
Nel 2022 arriva Salvatore Sodano, lo chef che completa il trio. Campano, giovane, con esperienze importanti all’estero, Salvatore aveva un piccolo problema: non aveva mai visto Venezia. “Sono stati Benedetta e Manuel a farmi innamorare della città”, racconta lo chef. “Ricordo una gita in barca con un pescatore, che ci ha mostrato i luoghi dove nascono i pesci e i diversi tipi di piante selvatiche. Ho visto le barene e i diversi habitat nella parte nord della laguna.”
Ecco l’unicita’ di questo progetto: uno chef del Sud che impara la Laguna dai veneziani e poi la racconta attraverso i suoi piatti con una sensibilità nuova. “Al Local Salvatore interpreta in chiave contemporanea la cucina veneziana, portando in tavola il territorio arricchito dalla propria esperienza”, spiega Benedetta. “Una cucina di sapore, intensità ed eleganza. Rispetto e valorizzazione della materia rimangono il pilastro della sua filosofia gastronomica, avvalorata da una suggestiva contaminazione, che parte dalle sue origini partenopee fino all’Oriente.”
Il risultato? Una stella Michelin che ha certificato quello che molti avevano già capito: a Venezia si può fare alta cucina senza tradire l’anima della città.
L’altra faccia della medaglia
Ma Benedetta non si accontenta. A febbraio 2025 inaugura la Trattoria del Local, un progetto che in molti non si aspettavano. “Il desiderio è stato quello di creare un luogo dove mangiare con semplicità, in un ambiente curato ma sobrio e a prezzi accessibili, la trattoria per tutti i giorni”, mi spiega.
È qui che la visione imprenditoriale di Benedetta si rivela in tutta la sua chiarezza. Due locali, due pubblici, due fasce di prezzo, ma una sola filosofia. “In Trattoria lo chef propone una cucina diretta, senza eccessi, fatta di piatti che sanno di casa ma preparati con cura e conoscenza, attraverso un menu snello e incentrato sulla condivisione.”
Non è una strategia commerciale, è una dichiarazione d’intenti. “Due declinazioni complici e complementari di intendere il cibo, all’interno dello stesso perimetro valoriale”, la definisce Benedetta. “Un altro aspetto che amiamo e che accomuna le insegne è l’idea di felicità: che si sia al Local o in Trattoria, il nostro cliente deve essere felice, recuperare gioia e spensieratezza. Via libera quindi ai dolci golosi, ai gelati, a tutti i piatti comfort che riscaldano il cuore.”
I segreti di un successo
Cosa rende speciale questo progetto? “Mi ritengo una persona che unisce la capacità di entrare in sintonia con gli altri – in questo caso soprattutto il cliente – e allo stesso tempo rigorosa e determinata”, confessa Benedetta. “Qualità che mi hanno permesso di aprire, con la mia squadra, due locali nel giro di pochi anni.”
La sua leadership non è fatta di proclami ma di fatti concreti. Come la scelta di lavorare esclusivamente con piccoli produttori locali, frequentando il mercato di Rialto ogni mattina, costruendo rapporti diretti con pescatori e agricoltori. Come l’attenzione maniacale ai dettagli: dalle murrine del pavimento (più di mille, che sono anche il logo del locale) alla cantina a filo d’acqua, tutto è pensato per raccontare una storia.
“Nel corso del tempo si sono susseguiti momenti di definizione e affinamento della proposta, un ripensamento a più livelli nell’ottica di trovare la miglior offerta possibile”, ammette Benedetta. È l’onestà di chi sa che il successo non è un punto d’arrivo ma un percorso continuo.
Una rivoluzione gentile
Quello che ha fatto Benedetta con il suo team è qualcosa di raro: una rivoluzione gentile. Non hanno distrutto nulla, hanno semplicemente aggiunto una voce nuova al coro della tradizione veneziana. Il loro fine dining non scimmiotta le mode internazionali ma racconta la Laguna con un linguaggio contemporaneo. La loro trattoria non è nostalgica ma autentica.
Manuel Trevisan, che dal bancone di Local orchestra un servizio di altissimo spessore e qualita’ , rappresenta l’altra metà di questa visione. Sommelier di grande esperienza (ha lavorato al Cera e al Dinner by Heston Blumenthal di Londra), ha portato al locale una competenza internazionale che si traduce in abbinamenti sorprendenti: vini rari, tè, infusioni, distillati Capovilla serviti dal carrello artigianale di Remo Pasquini.
Il futuro ha il sapore del passato
Oggi, quando chiedi ai veneziani dove portare un amico importante, molti ti dicono Local. Quando chiedi dove andare per una cena senza fronzoli ma fatta bene, ti consigliano la Trattoria. È il segno che Benedetta e i suoi hanno centrato l’obiettivo: creare luoghi che appartengono davvero alla città.
“Il focus è sempre rimasto quello di partire dalla storia per costruire un nuovo modo di trasmetterla, rimanere legati alla tradizione con uno sguardo al futuro”, riassume Benedetta. Una filosofia che si respira in ogni angolo dei suoi locali, dalla cucina a vista che racconta la trasparenza, al bancone che celebra la convivialità, fino ai piatti che sanno di mare e di memoria.
L’ambiente del Local, elegante ma mai ostentato, con le sue pareti verde mare e i mobili di metà secolo, racconta questa ricerca di equilibrio tra tradizione e modernità. La Trattoria, più informale ma altrettanto curata, conferma che l’autenticità non ha bisogno di orpelli per manifestarsi.
Una lezione di business
La storia di Benedetta è anche una lezione di business. In un momento in cui Venezia rischia di perdere la propria identità culinaria schiacciata dal turismo di massa, lei ha dimostrato che si può fare impresa di qualità puntando sull’autenticità. Ha creato un modello replicabile: alta cucina per chi cerca l’eccellenza, trattoria per chi vuole la genuinità, ma stesso DNA, stessi valori, stessa attenzione al territorio.
“Nel settore della ristorazione non si può mai dire di essere arrivati al 100%”, riflette, mostrando quell’umiltà che spesso accompagna i veri leader. “È un percorso continuo di miglioramento, sia come imprenditrice che come persona.”
L’invito che vale un viaggio
Se capitate a Venezia e volete capire dove sta andando la cucina della Serenissima, non potete perdervi questi due indirizzi. Local vi aspetta nel sestiere di Castello, tra San Marco e l’Arsenale, per farvi vivere un’esperienza di alta cucina che sa raccontare il territorio con linguaggio contemporaneo. La Trattoria del Local, in Salizzada dei Greci 3417, vi accoglierà con la semplicità dei sapori autentici e il calore dell’ospitalità veneziana.
Non è solo una questione di buona cucina. È l’opportunità di toccare con mano come si fa innovazione rispettando la tradizione, come si costruisce un’impresa che ha radici profonde ma sguardo largo. È la dimostrazione che i sogni, quando hanno fondamenta solide e visione chiara, possono davvero cambiare il mondo. O almeno il mondo di una cucina.
Per scoprire di più su questo straordinario progetto e prenotare la vostra esperienza, visitate www.ristorantelocal.com. Perché alcune storie vanno vissute, non solo raccontate.

