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Tommaso e Sabrina: la coppia che ha portato la Locanda dell’Angelo sul fiume Bormida fino alla guida Michelin

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Tommaso Agnoli e del suo ristorante, Locanda dell’Angelo, specializzato in cucina del territorio con tartufo e materie prime stagionali, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.

La parte bella? Si trova vicino a te, a Millesimo in provincia di Savona, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.

A Millesimo, nell’entroterra ligure dove le valli cominciano a salire verso il Piemonte, affacciata sulle sponde del fiume Bormida, c’è la Locanda dell’Angelo. Un locale storico che ha ritrovato vita nel novembre del 2022, quando Tommaso Agnoli e la moglie Sabrina Vezzolla hanno deciso di riaprirlo con passione, occupandosi personalmente del servizio in sala con un’accoglienza cordiale e precisa. Non è stata una scelta da poco: rilevare un locale con una storia alle spalle significa farsi carico di un’eredità, di aspettative già consolidate nel territorio, e provare a costruirci sopra qualcosa di nuovo senza tradirne l’anima.

Da allora la Locanda ha costruito un percorso fatto di scelte precise e di lavoro quotidiano, un percorso che nel 2025 l’ha portata a entrare ufficialmente a far parte della prestigiosa guida Michelin, un traguardo che racconta la cura con cui la coppia ha saputo far crescere questo luogo in meno di tre anni. È un riconoscimento che arriva raramente per caso: richiede coerenza, attenzione ai dettagli, capacità di tenere insieme sala e cucina in un’unica visione condivisa. La proposta culinaria è affidata al giovane chef Davide Verdirosa, che si è inserito in questo progetto portando la propria idea di cucina, ma è la cornice costruita da Tommaso e Sabrina ad aver reso possibile tutto il resto.

Quella volta che gli offrirono una cucina

Partiamo dal punto che lo chef stesso ama raccontare, perché aiuta a capire come si è formata la squadra che oggi lavora alla Locanda. Verdirosa è alla guida della cucina fin dall’apertura del progetto targato Agnoli-Vezzolla. Non ci è arrivato da professionista navigato, sicuro dei propri mezzi. Ci è arrivato con le mani ancora un po’ acerbe e con la testa piena di dubbi.

“Mi sono state presentate delle opportunità e nonostante la poca esperienza ai tempi, mi sono messo in gioco e ho iniziato a studiare sodo da autodidatta, avendo solo delle buone basi da aiuto cuoco.”

C’è un’occasione che bussa. C’è la consapevolezza di non essere ancora pronto. E c’è la decisione di accettare lo stesso e poi rincorrere la preparazione che ancora mancava. Quante persone, davanti a una proposta del genere, si tirano indietro perché “non è il momento”? Verdirosa no. È stata proprio questa disponibilità a mettersi in gioco che ha convinto Tommaso e Sabrina ad affidargli la cucina del locale che stavano rilanciando.

Sedici anni e già in cucina

Verdirosa si è formato alla scuola Valbormida Formazione ed è entrato in cucina prestissimo, tra i sedici e i diciassette anni. Le prime esperienze sono quelle stagionali nei ristoranti della riviera ligure, dove il servizio incalza senza respiro. “Mi hanno permesso di capire da subito quanto questo mestiere richieda dedizione, ritmo e attenzione ai dettagli,” ricorda. Una volta maggiorenne, ha cambiato scenario salendo a lavorare nei rifugi di montagna, imparando ad adattarsi, a gestire con efficacia ogni fase del servizio e a dare valore a ogni ingrediente, in un contesto dove non ci si può permettere sprechi.

Monaco di Baviera, dove un piatto ha cominciato a emozionare

Il momento che lo chef indica come la svolta è un’esperienza in un prestigioso ristorante italiano a Monaco di Baviera. “È lì che ho incontrato per la prima volta una cucina elegante, curata, capace di trasmettere emozioni vere,” racconta. Fino a quel momento sapeva reggere un servizio, sapeva fare bene il suo lavoro; a Monaco ha scoperto che un piatto può muovere qualcosa dentro chi lo mangia. Tornato in Italia, ha portato con sé quella consapevolezza mettendola alla prova in diversi ristoranti liguri, prima di arrivare all’incontro che avrebbe cambiato il suo percorso: quello con i futuri titolari della Locanda dell’Angelo.

La scelta di mettere radici

Se per Verdirosa arrivare alla Locanda ha significato “mettere radici e costruire una cucina mia”, per Tommaso e Sabrina il 2022 ha rappresentato qualcosa di ancora più ampio: la scelta di rilevare un locale storico del territorio e di restituirgli identità e slancio. Una decisione che ha richiesto visione imprenditoriale, oltre che passione per l’ospitalità, e che ha significato mettere in piedi una squadra capace di portare avanti un progetto condiviso.

La cucina che ne è nata poggia su tre parole che ricorrono spesso: stagionalità, essenzialità, rispetto della materia prima. “Ogni piatto nasce da studio, osservazione e consapevolezza, con l’obiettivo di offrire un’esperienza autentica e coerente,” racconta lo chef. Ma è la visione della gestione a dare la cornice a questo lavoro: senza la stabilità e l’organizzazione garantite da Tommaso e Sabrina, difficilmente questa cucina avrebbe potuto trovare la continuità necessaria per crescere.

Il menù che si reinventa e i due piatti che non se ne vanno mai

Alla Locanda dell’Angelo la stagionalità non è una parola da brochure. Il menù ruota per intero ogni cinquanta-sessanta giorni, seguendo ciò che la terra e la stagione offrono in quel preciso momento. Vuol dire ripensare la carta più volte all’anno, non concedersi mai la comodità di un repertorio fisso da ripetere a memoria. Dentro questo movimento perpetuo, ci sono due punti fermi: il tartufo, che accompagna tutto l’anno nelle sue varianti stagionali, cambiando volto col passare dei mesi, e la guancia di Fassona, la pregiata carne piemontese che parla del territorio a due passi dal confine con il Piemonte. A completare il quadro, una carta dei vini curata con ricerca costante, selezionata anche grazie all’attenzione che Tommaso e Sabrina dedicano personalmente a ogni aspetto dell’esperienza in sala.

Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare il tartufo e la guancia di Fassona della Locanda dell’Angelo: www.locandadellangelomillesimo.com

Una cucina che non dimentica perché si sta a tavola

La Locanda dell’Angelo è, prima di tutto, un luogo pensato dai suoi titolari per far sentire le persone a casa. La struttura si affaccia sulle sponde del fiume Bormida, in una cornice che accompagna naturalmente l’idea di ospitalità che Tommaso e Sabrina hanno voluto imprimere al locale fin dalla riapertura: un ambiente intimo e raffinato, curato in ogni dettaglio, capace di accogliere con la stessa naturalezza chi cerca la cena delle grandi occasioni e chi vuole solo una bella serata in compagnia.

L’ingresso in guida Michelin dal 2025 è arrivato a confermare che questa idea di accoglienza, unita al lavoro in cucina, funziona: un riconoscimento che premia tanto la sala quanto i fornelli, e che i titolari vivono come il risultato di un percorso costruito insieme, passo dopo passo, dal giorno della riapertura.

La squadra prima del solista

Tra i fondamentali del mestiere lo chef indica senza esitazione “avere una buona squadra di lavoro, non credere di poter fare tutto da soli ma saper lavorare in team”. Una lezione che nella pratica quotidiana della Locanda trova conferma proprio nel modo in cui Tommaso e Sabrina hanno organizzato il locale: lei e lui in sala, a gestire l’accoglienza e il rapporto diretto con gli ospiti, lo chef in cucina a tradurre in piatti la filosofia condivisa. Nessuno dei due ambiti funzionerebbe da solo, ed è proprio questa divisione chiara e ben definita dei ruoli, unita a una visione comune, a reggere l’intera organizzazione quotidiana del locale.

Tommaso e Sabrina: i titolari che hanno rilanciato la Locanda

Se c’è una storia che merita di essere raccontata con la stessa attenzione riservata alla cucina, è quella di Tommaso Agnoli e Sabrina Vezzolla. Sono loro i titolari e i gestori della Locanda dell’Angelo, e sono stati loro, nel novembre del 2022, a scegliere di riaprire questo storico locale di Millesimo, in provincia di Savona, con un progetto fatto di passione e di cura artigianale per ogni dettaglio.

Da quel momento, la coppia si è occupata personalmente del servizio in sala, costruendo un’accoglienza che gli ospiti descrivono come cordiale e precisa: due qualità che raramente convivono con la stessa naturalezza, e che raccontano una gestione fatta di attenzione autentica più che di formule di cortesia. È Tommaso il primo volto che si incontra varcando la soglia della Locanda, è lui che accoglie e serve gli ospiti, che prende le decisioni della sala, affiancato costantemente da Sabrina in un lavoro di squadra che si percepisce in ogni fase della serata.

La loro scelta di rilevare e rilanciare un locale storico come questo, in un momento in cui molte attività di ristorazione fanno fatica a mantenersi, dice molto della loro determinazione. Non si sono limitati a riaprire le porte: hanno costruito, in meno di tre anni, un percorso che li ha portati fino all’ingresso nella guida Michelin nel 2025, un riconoscimento importante per un locale della loro storia e delle loro dimensioni. È il risultato di scelte precise: la cura della location sul fiume Bormida, la selezione della squadra di cucina, l’attenzione quotidiana ai dettagli di sala che solo chi vive il locale ogni giorno può garantire.

Gestire personalmente il servizio in sala, giorno dopo giorno, è una scelta che parla di un certo modo di intendere l’ospitalità: non delegare il primo contatto con gli ospiti, essere sempre presenti nel momento in cui un locale si gioca gran parte della propria reputazione. Tommaso segue la sala con l’attenzione di chi conosce ogni tavolo e ogni cliente abituale, riconoscendo i volti di chi torna stagione dopo stagione, mentre Sabrina affianca questo lavoro con la stessa cura, in un equilibrio che si costruisce solo con il tempo e con la volontà di esserci sempre, senza scorciatoie. È un modello di gestione familiare che, a Millesimo, si è tradotto in una identità riconoscibile: quella di un locale dove l’accoglienza non è delegata a un protocollo, ma nasce dalla presenza costante dei suoi titolari, giorno dopo giorno, dal primo servizio del 2022 fino ad oggi.

Il traguardo della guida Michelin, arrivato dopo appena tre anni dalla riapertura, è probabilmente il segnale più concreto di quanto questa gestione diretta abbia funzionato. Non è un riconoscimento che si ottiene per caso, né che premia soltanto la cucina: valuta l’esperienza nel suo complesso, dalla qualità dei piatti alla cura della sala, dall’accoglienza all’atmosfera generale del locale. Per Tommaso e Sabrina si tratta della conferma che la scommessa fatta nel 2022, quella di rimettere in vita un locale storico investendoci in prima persona, è stata quella giusta. Ed è una conferma che arriva non da un singolo piatto o da un singolo dettaglio, ma dalla somma coerente di tante piccole scelte fatte ogni giorno, in sala come in cucina.

Cosa insegna la storia di questo rilancio

A guardarla dall’alto, la vicenda della Locanda dell’Angelo offre più di una lezione. C’è il coraggio di Tommaso e Sabrina di rilevare un locale storico e di scommetterci sopra con un progetto proprio, occupandosi in prima persona di ogni aspetto della gestione. C’è la capacità di costruire, in tempi relativamente brevi, un riconoscimento come quello della guida Michelin, che richiede coerenza e cura su più fronti contemporaneamente. E c’è, accanto a questo, il contributo di una cucina giovane e in crescita, quella di Davide Verdirosa, che ha trovato in questo progetto lo spazio per esprimersi.

Sono, a ben vedere, le stesse qualità che si chiedono a chi guida un’attività in qualunque campo: visione, capacità di costruire una squadra, cura nei dettagli che fanno la differenza agli occhi di chi entra dalla porta. Tommaso e Sabrina le hanno messe in pratica un servizio alla volta, una stagione alla volta, dal 2022 a oggi.

C’è infine un elemento che accomuna il percorso dei titolari e quello dello chef, pur partendo da storie molto diverse: la scelta di mettersi in gioco senza avere tutte le certezze in partenza. Tommaso e Sabrina hanno rilevato un locale storico senza sapere in anticipo se il progetto avrebbe funzionato; hanno investito tempo, energie e presenza quotidiana in un momento in cui il settore della ristorazione, in generale, non attraversa una fase semplice. È una forma di coraggio imprenditoriale che raramente viene raccontata con la stessa attenzione riservata alla cucina, ma che è altrettanto centrale nella riuscita di un locale come la Locanda dell’Angelo. Senza quella scelta iniziale, senza quella presenza costante in sala, difficilmente il lavoro ai fornelli avrebbe trovato la stabilità necessaria per crescere fino al riconoscimento ottenuto nel 2025.

Vi aspetta a tavola

La Locanda dell’Angelo, a Millesimo, in provincia di Savona, è il luogo in cui tutto questo prende forma. Un locale storico rilanciato nel 2022 da Tommaso Agnoli e Sabrina Vezzolla, affacciato sulle sponde del fiume Bormida, entrato ufficialmente a far parte della guida Michelin dal 2025, con una cucina curata dal giovane chef Davide Verdirosa che segue stagionalità ed essenzialità. Un tartufo che attraversa l’intero anno, una guancia di Fassona che racconta il territorio, una carta dei vini in continua ricerca e un’accoglienza di sala pensata da chi il locale lo vive ogni giorno in prima persona.

La Locanda è aperta a pranzo e a cena, dal mercoledì al lunedì, dalle 12.30 alle 14.30 e dalle 19.30 alle 22.00, con chiusura il martedì. Per scoprire il menù del momento, restare aggiornati sulle novità e prenotare il vostro tavolo, vi invitiamo a visitare il sito www.locandadellangelomillesimo.com, oppure a seguirci su Instagram e su Facebook, dove condividiamo le novità della cucina e della sala giorno per giorno.

Lasciatevi conquistare da un’esperienza pensata, dai suoi titolari e dalla sua cucina, per lasciare davvero un segno: quello di un locale storico rinato grazie alla presenza costante di chi lo gestisce ogni giorno, tavolo dopo tavolo, stagione dopo stagione.

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