Ugo Cosentino ha presieduto Pfizer Italia, guidato organizzazioni farmaceutiche in tutta Europa e poi, un giorno, ha ricevuto una telefonata da un vecchio amico. Da lì è cominciata la storia più inaspettata della sua carriera.
Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Ugo Cosentino e del suo bistrot con pescheria, Bistrot Pedol, specializzato in pesce fresco e crudi di mare con selezione di vini premiati, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.
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Una telefonata che cambia tutto

Ci sono momenti nella vita professionale di un manager che non si pianificano. Non nascono da una strategia, non vengono anticipati dai consulenti, non compaiono nelle slide di un piano quinquennale. Arrivano sotto forma di richiesta d’aiuto, di una voce familiare al telefono, di una storia che aspettava solo qualcuno disposto ad ascoltarla.
Per Ugo Cosentino, quella telefonata è arrivata qualche anno fa. Dall’altra parte c’era una persona che conosceva da molto tempo, con un problema concreto: la Pescheria Pedol, uno dei nomi più antichi e rispettati del commercio ittico milanese, fondata nel 1929, aveva bisogno di qualcuno che la prendesse in mano. Qualcuno che capisse di business, certo, ma soprattutto qualcuno che capisse cosa significhi custodire qualcosa di prezioso.
Cosentino avrebbe potuto declinare. A quel punto della sua carriera, aveva già tutto. Aveva guidato organizzazioni in mezza Europa, era arrivato alla presidenza di Pfizer Italia, aveva accumulato un’esperienza manageriale che pochi possono vantare. Eppure ha detto sì. E quella risposta ha cambiato tutto.
«Da quel momento ho capito che non stavo semplicemente salvando un’azienda storica», racconta. «Stavo custodendo un patrimonio di fiducia e di memoria collettiva che meritava di essere proiettato nel futuro.» Poche frasi rivelano un carattere quanto questa. Non l’istinto del predatore che fiuta un’opportunità, ma la sensibilità di chi sa riconoscere il peso specifico delle cose che durano.
Roma, Parigi, Londra: una formazione che non si studia a scuola
Per capire Ugo Cosentino imprenditore, bisogna partire da Ugo Cosentino bambino e ragazzo. Cresciuto tra Roma, Parigi e Londra, ha vissuto fin dall’inizio una vita fatta di confini permeabili, di lingue che si mescolano, di abitudini domestiche che cambiano a seconda della città e del contesto. Un’infanzia internazionale che, a sentirlo parlare, non descrive come un privilegio ma come un’educazione.
«Vivere all’estero mi ha dato apertura mentale», dice. Tre parole secche, quasi understatement. Ma dietro ci sta qualcosa di più sostanzioso: la capacità di non dare nulla per scontato, di non assumere che il proprio modo di vedere le cose sia l’unico possibile, di trovare valore in ciò che è diverso da sé. Competenze invisibili, difficili da misurare, che però fanno la differenza nei momenti in cui contano davvero.
Dopo la laurea in Economia e Commercio, Cosentino entra nel settore farmaceutico e comincia a costruire una carriera che lo porterà progressivamente verso l’alto. Ruoli di crescente responsabilità, organizzazioni sempre più complesse, geografie sempre più ampie. Fino alla presidenza di Pfizer Italia, vertice di un percorso che avrebbe potuto tranquillamente concludersi lì, con tutti gli onori.
Invece no. Perché Cosentino è il tipo di persona che si annoia quando smette di imparare. «Ancora oggi considero ogni nuovo progetto un’occasione per imparare», dice. «Imparo da tutto e da tutti, ogni giorno. Un giorno vissuto senza crescita e senza desiderio di migliorarsi è una grande opportunità mancata.» Non è retorica motivazionale. È la descrizione fedele di come funziona la sua testa.
Il salto: da manager a imprenditore
Lasciare una multinazionale per mettersi in proprio non è mai una decisione semplice. Lo è ancora meno quando si viene da vent’anni di strutture solide, di gerarchie chiare, di risorse che arrivano attraverso processi codificati. Il rischio imprenditoriale ha una texture completamente diversa dal rischio manageriale, e non tutti sono attrezzati per reggerlo.
Cosentino lo sa bene, e non lo nasconde. «La sfida più grande non è stata cambiare settore, ma cambiare prospettiva», spiega. «Passare da manager a imprenditore significa smettere di gestire un’organizzazione costruita da altri e iniziare a costruire qualcosa che rifletta realmente i propri valori.» Una distinzione che sembra ovvia, ma che nella pratica richiede una revisione profonda di tutto: i ritmi, le aspettative, i parametri con cui si misura il successo.
Prima della Pescheria Pedol c’è stata Harmonium Pharma, il primo passo nel mondo dell’imprenditoria. Un terreno familiare, quello farmaceutico, in cui però le regole erano ormai diverse: niente rete di sicurezza, niente struttura preesistente su cui appoggiarsi. Solo la propria visione, le proprie competenze e la voglia di dimostrare che si poteva fare.
«L’imprenditorialità mi ha insegnato il coraggio, la resilienza e la capacità di convivere con l’incertezza», ammette Cosentino. Tre qualità che nessun master insegna davvero. Si acquisiscono sbagliando, riprovando, accettando che le cose non vadano sempre come previsto e trovando comunque il modo di andare avanti.
Quasi cent’anni di storia, un futuro da inventare


La Pescheria Pedol compirà cent’anni nel 2029. Un traguardo straordinario, soprattutto in un settore come il commercio al dettaglio alimentare, dove le crisi si susseguono e i cambiamenti delle abitudini di consumo mettono continuamente alla prova anche i marchi più solidi.
Il banco storico di Piazza Wagner è rimasto esattamente dov’era quando la famiglia Pedol, alla fine degli anni Venti, cominciò a portare a Milano il pesce di mare. All’epoca era un’idea quasi rivoluzionaria: offrire ai milanesi un’alternativa a quello di lago e di fiume, costruire una filiera di qualità in una città che non aveva il mare ma poteva permettersi di sognarlo.
Quella vocazione originale è rimasta intatta. Quello che è cambiato, sotto la guida di Cosentino, è la capacità del marchio di parlare al presente senza rinnegare il proprio passato.
Nel 2021 nasce il Bistrot Pedol, che affianca alla storica pescheria un’offerta completamente nuova: piatti pronti per l’asporto, consegna a domicilio, somministrazione sul posto di crudi e cucinati al momento. La promessa è semplice e potente insieme: «Dal mare al piatto». Griglia, fritto, gastronomia, crudi, plateaux di mare, primi piatti. Prodotti scelti ogni giorno, preparati con la logica di chi mette la materia prima al centro di tutto il resto.
La crescita è stata rapida. Oggi il progetto conta diversi punti vendita tra Milano e Rapallo, con due format distinti pensati per contesti differenti: la pescheria con cucina per i mercati e le food court, il wine & oyster bar per le location ad alto passaggio. Il flagship di Portanuova, in Piazza Einaudi a Milano, è l’apertura più recente e forse la più eloquente rispetto alla traiettoria del progetto.
Casual care: l’arte di far sentire le persone a casa
Se dovessi sintetizzare la filosofia di Bistrot Pedol in due parole, Ugo Cosentino sceglie «Casual Care». Un’espressione che a prima lettura sembra quasi contraddittoria — il casual evoca leggerezza, la cura evoca attenzione — ma che nella pratica descrive qualcosa di preciso e difficile da replicare.
L’accoglienza informale ma curata. Quella capacità di mettere il cliente a proprio agio senza rinunciare alla qualità, di essere eleganti senza diventare rigidi, di essere familiari senza scivolare nel pressappochismo. Chiunque abbia lavorato nell’ospitalità sa che questo equilibrio non è naturale. Si costruisce, si allena, si mantiene ogni giorno con una disciplina che non si vede ma si sente.
Dietro il Casual Care c’è una convinzione più profonda, che Cosentino porta con sé da tutta la carriera e che chiama «Human Values in Business World». L’idea, non scontata quanto potrebbe sembrare, che il successo economico e i valori umani non siano in contraddizione. «Al contrario», dice, «sono convinto che le imprese più solide siano quelle costruite sulla fiducia, sul rispetto delle persone, sulla capacità di creare relazioni autentiche e sulla volontà di condividere il valore generato.»
Non è ideologia. È pragmatismo di lungo periodo. Un cliente che si sente davvero accolto torna. Un collaboratore che si sente rispettato lavora meglio. Una filiera costruita su relazioni autentiche regge meglio alle tempeste. I numeri, alla fine, seguono.
Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare il plateau di mare e i crudi di Ugo Cosentino: bistrotpedol.it
Il vino come scelta di campo

Uno degli elementi più distintivi di Bistrot Pedol è la partnership esclusiva con il Concours Mondial de Bruxelles, uno dei concorsi enologici più autorevoli e seguiti al mondo. Tutti i vini proposti nei punti vendita sono stati premiati dal CMB: una garanzia che si affianca alla qualità della materia prima ittica, creando quello che Cosentino stesso descrive come un «doppio bollino di qualità».
Non è un dettaglio decorativo. È una scelta di campo precisa, che dice qualcosa di importante sul modo in cui il progetto è costruito. In un settore in cui la carta dei vini è troppo spesso assemblata secondo criteri opachi — convenienza commerciale, accordi di fornitura, abitudini consolidate — scegliere di affidarsi esclusivamente a vini certificati da un’istituzione indipendente e internazionalmente riconosciuta è un atto di trasparenza verso il cliente.
Significa dire: qui non si improvvisa. La selezione ha una logica, e quella logica è verificabile. L’abbinamento tra eccellenza ittica e eccellenza enologica non è uno slogan ma un impegno documentato. Chi entra in un Bistrot Pedol sa già, prima ancora di sedersi, che quello che troverà in carta risponde a standard oggettivi.
Costruire un ecosistema, non solo un’azienda
Guardando avanti, Cosentino non pensa solo alla crescita del numero di punti vendita. La visione è più larga, e in un certo senso più ambiziosa, perché non riguarda solo Bistrot Pedol ma il modo in cui le imprese possono stare insieme.
«Il mio obiettivo non è semplicemente far crescere Bistrot Pedol», dice. «Vorrei contribuire a costruire un modello di impresa capace di mettere in relazione tradizione, innovazione, nutrizione, sostenibilità e collaborazione tra aziende.» Una rete di impresa, non una struttura verticale. Un sistema in cui diversi soggetti, ciascuno portando la propria competenza specifica, creano insieme qualcosa che nessuno di essi potrebbe costruire da solo.
«Credo che il futuro appartenga a chi saprà creare ecosistemi di competenze e non semplicemente aziende di successo.» È una tesi che riflette perfettamente la formazione di Cosentino: l’apertura culturale degli anni giovanili, la visione sistemica maturata nelle multinazionali, la flessibilità acquisita nell’imprenditoria. Tutto converge in una prospettiva che guarda oltre il singolo ristorante, oltre la singola stagione, verso qualcosa di più strutturato e duraturo.
Ci stanno già lavorando, attraverso la costruzione di una rete di impresa e di aziende partner. I dettagli, per ora, restano riservati. Ma l’intenzione è chiara: Bistrot Pedol non è il punto di arrivo, è la piattaforma da cui partire.
Dal banco di Wagner alle acque di Rapallo
Visitare uno dei punti vendita di Bistrot Pedol è il modo più diretto per capire di cosa stiamo parlando. Non serve molto tempo per rendersi conto che qui c’è una coerenza di fondo che non è casuale. Il banco del pesce, la selezione dei vini, il modo in cui il personale interagisce con i clienti: tutto racconta la stessa storia, parla la stessa lingua.
A Milano i punti vendita sono distribuiti in zone diverse della città, con una presenza consolidata nei principali mercati e il nuovo flagship di Portanuova che rappresenta l’evoluzione più compiuta del format wine & oyster bar. A Rapallo, il bistrot sul Porto Carlo Riva offre un’esperienza diversa, con il mare a portata di sguardo e un’atmosfera che amplifica il senso di freschezza che è il marchio di fabbrica del progetto.
In ognuno di questi luoghi, la promessa è la stessa: materia prima scelta ogni giorno, preparazioni che rispettano il prodotto senza sovraccaricarlo, un’accoglienza che sa essere insieme professionale e umana. Il pesce arriva al piatto nella forma più diretta possibile, con il minimo di mediazioni tra il mare e chi lo mangia.
Il senso di un percorso
Ripensando all’intera traiettoria di Ugo Cosentino — dall’infanzia tra tre capitali europee alla presidenza di una multinazionale farmaceutica, dalla prima avventura imprenditoriale alla custodia di un marchio milanese quasi centenario — colpisce una coerenza di fondo che non era scontata.
Non è la coerenza di chi ha sempre saputo dove stava andando. È qualcosa di più interessante: la coerenza di chi ha portato con sé, in ogni contesto e in ogni ruolo, lo stesso set di valori. La curiosità. Il rispetto per le persone. La convinzione che il successo economico e l’etica non siano in opposizione. La volontà di continuare a imparare anche quando si sarebbe guadagnato il diritto di stare fermi.
«Le competenze si imparano, la tecnologia evolve continuamente», dice Cosentino. «Ciò che fa davvero la differenza sono le persone e la qualità delle relazioni che siamo capaci di costruire.» Una frase che vale tanto in una multinazionale farmaceutica quanto dietro il banco di una pescheria storica. Forse proprio per questo riesce a stare bene in entrambi i posti.
Bistrot Pedol è, in fondo, la storia di un incontro riuscito tra due cose che sembravano lontane: l’esperienza manageriale internazionale di un uomo che ha guidato organizzazioni complesse, e la memoria semplice e profonda di un banco di pesce aperto quasi cent’anni fa in una piazza di Milano. Che quell’incontro abbia prodotto qualcosa di bello — e di buono — è sotto gli occhi di chiunque voglia andare a vedere di persona.
Bistrot Pedol è presente a Milano nei Mercati Centrale, Rombon, Wagner e nel flagship di Portanuova in Piazza Einaudi, oltre che a Rapallo sul Porto Carlo Riva. Per scoprire il progetto, la filosofia e la selezione di prodotti e vini premiati dal Concours Mondial de Bruxelles, visitate il sito bistrotpedol.it

