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Francesco Messeri e la sua Trattoria NapoLeone: Quando il Coraggio di Ricominciare Diventa un’Arte

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Una chiacchierata con l’imprenditore che ha trasformato mille mestieri in una storia di successo nell’Oltrarno fiorentino

Un martedì qualunque in Piazza del Carmine

Arrivo alla Trattoria NapoLeone in una fresca mattina di martedì. Francesco Messeri mi accoglie con una stretta di mano decisa e un sorriso che tradisce una certa stanchezza – “Ieri sera abbiamo chiuso tardi, sai com’è, quando i clienti stanno bene non li mandi via” – ma anche l’energia di chi ama profondamente quello che fa.

Ci sediamo nella Sala del Giardino, quella costruita sul vecchio cortile interno. La luce del mattino filtra dolce tra le piante e per un attimo dimentico di essere nel cuore di Firenze. Francesco ordina due caffè e inizia a raccontarmi la sua storia con quella franchezza tipica di chi non ha paura di mostrare le proprie cicatrici.

“Sai qual è la cosa buffa? Ho iniziato a lavorare a 15 anni come elettricista e dopo poco ho capito che non faceva per me. Alcuni mi davano del matto – lasciare un lavoro sicuro a quell’età! Ma io sentivo che dovevo cercare altro.”

Dal banco da falegname ai campi: il valore della gavetta

Francesco non è uno di quelli che si vergogna del proprio passato. Anzi. Quando parla dei suoi dodici anni come falegname, gli si illuminano gli occhi. “Il legno mi ha insegnato la pazienza. Non puoi avere fretta con il legno, devi rispettare i suoi tempi. È una lezione che mi porto dietro ancora oggi con i miei dipendenti.”

Poi sono arrivati anni diversi. Distribuiva elenchi telefonici, lavorava nei campi. “Raccoglievo olive, potavo vigne. Era dura, ma sai cosa? Stare all’aria aperta, sporcarsi le mani… ti mette in contatto con qualcosa di vero. Oggi quando scelgo i fornitori, capisco il valore di chi lavora la terra.”

Ma il periodo che Francesco ricorda con un misto di orgoglio e incredulità è quando faceva il postino a Firenze. “Pensa un po’: mattina consegne, pomeriggio altro giro, sera cucinavo carne in un agriturismo. Per quattro anni, tutti i giorni. Mia moglie dice che sono matto, ma io avevo un obiettivo.”

Il forno: prima prova da imprenditore

Nel 2013 Francesco fa il grande salto. Con suo fratello apre un forno. “Che emozione quando abbiamo sfornato il primo pane! L’odore… ancora me lo ricordo. Lavoravamo come dei dannati, ma eravamo felici. Ogni cliente che entrava e diceva ‘buono questo pane’ era una vittoria.”

Quattro anni di successi, di alzatacce alle tre del mattino, di mani sempre sporche di farina. Poi, nel 2017, la decisione che avrebbe cambiato tutto. “Con mia moglie abbiamo visto che era in vendita la Trattoria Napoleone. Ci siamo guardati e abbiamo detto: proviamoci.”

NapoLeone: molto più di un ristorante

Quando Francesco parla del suo locale, la voce cambia tono. C’è rispetto, quasi reverenza. “Questo posto ha una storia pazzesca. Dicono che qui ci fosse un convento e che ci abbia soggiornato una sorella di Napoleone. Non so se è vero, ma quando entri lo senti che c’è qualcosa di speciale.”

E in effetti, girando per le sale, la sensazione è proprio quella. La Sala dell’Altare con quel suo altare sconsacrato che incombe maestoso. “I turisti impazziscono quando la vedono. Alcuni si fanno il segno della croce prima di sedersi!” ride Francesco.

La Sala della Caccia invece è il suo orgoglio personale. “Tutto in legno, con gli animali imbalsamati. Sembra di essere in montagna. D’inverno accendiamo il camino e i clienti non vogliono più andarsene.”

Ma è quando mi porta nella Sala delle Mappe che Francesco si lascia andare completamente. “Guarda queste mappe antiche. Sono originali. Quando ero ragazzino sognavo di viaggiare, di vedere il mondo. Invece sono rimasto qui, ma in un certo senso il mondo viene da me ogni sera.”

La cucina: tradizione senza compromessi

“Tartufo, carne e pesce. Questi sono i nostri re,” mi spiega Francesco mentre mi mostra la cucina. “Ma attenzione, non è una questione di moda. Io voglio che quando uno assaggia i nostri tagliolini al tartufo, chiuda gli occhi e pensi ‘mamma mia che bontà’. Punto.”

La filosofia è semplice: ingredienti top, preparazioni che rispettano la tradizione, porzioni generose. “Non sopporto i ristoranti dove esci con la fame. Da noi, se hai ancora fame, è colpa tua che non hai ordinato abbastanza!” scherza.

Ma Francesco è anche attento ai tempi che cambiano. “Abbiamo menu vegetariani, vegani, per celiaci. Una volta un cliente mi ha detto ‘non pensavo che in una trattoria tradizionale avrei trovato tanta attenzione per noi vegani’. È stata una delle soddisfazioni più grandi.”

25 dipendenti e una pandemia: la prova del fuoco

Quando tocchiamo il tema della gestione del personale, Francesco si fa serio. “Gestire 25 persone non è uno scherzo. E oggi i giovani sono diversi da come eravamo noi. Hanno ragione su molte cose, eh! Vogliono orari più umani, rispetto, possibilità di crescere. Il difficile è trovare l’equilibrio.”

Mi racconta di come cerca di essere un capo diverso. “Io ci sono sempre. Se c’è da lavare i piatti, lavo i piatti. Se c’è da servire, servo. I ragazzi questo lo apprezzano. Non sono uno di quelli che sta in ufficio a guardare i conti.”

Poi arriva il discorso Covid. Francesco si rabbuia. “Dieci mesi chiusi. Dieci. Sai cosa vuol dire per un ristorante? È come togliere l’ossigeno. Avevamo problemi di liquidità, non sapevamo se ce l’avremmo fatta.”

Ma poi il tono cambia. “Però guarda, è successa una cosa bellissima. I fornitori ci hanno aspettato. Il proprietario dei muri ci è venuto incontro. I dipendenti sono rimasti con noi. Quando abbiamo riaperto, alcuni clienti sono venuti apposta per sostenerci. Mi sono commosso, te lo giuro.”

Consigli a chi vuole fare questo mestiere

Gli chiedo cosa direbbe a un giovane che vuole aprire un ristorante. Francesco ci pensa un attimo. “Prima cosa: non basta saper cucinare. Anzi, quello è il meno. Devi saper fare i conti, parlare con la gente, gestire le crisi, sorridere anche quando vorresti mandare tutti a quel paese.”

“Seconda cosa: il senso del dovere. Questo lavoro ti prende la vita. Non esistono domeniche, non esistono feste. Se non sei pronto a questo, meglio che fai altro.”

“Terza cosa, la più importante: devi amare le persone. I clienti, i dipendenti, i fornitori. Se non ti piace stare con la gente, in questo mestiere muori.”

Guardando al futuro

Francesco guarda l’orologio. Tra poco arriveranno i primi fornitori, poi lo staff per preparare la cena. La giornata è appena iniziata e finirà ben dopo mezzanotte.

“Sai cosa mi dà più soddisfazione?” mi dice alzandosi. “Quando una coppia mi dice ‘abbiamo festeggiato qui il nostro anniversario 5 anni fa e siamo tornati’. O quando un turista mi scrive dall’America che ancora si ricorda la nostra bistecca. Questo vale più di tutti i sacrifici.”

Lo saluto mentre sta già controllando una consegna. L’ultima immagine che ho è di lui che scherza con un fornitore, ridono di qualcosa. È così che immagino debba essere un vero ristoratore: con le mani in pasta, il sorriso pronto, e quella capacità di far sentire tutti parte di qualcosa di speciale.

Perché andarci

Se vi trovate a Firenze e cercate non solo un buon pasto ma un’esperienza autentica, la Trattoria NapoLeone è una tappa obbligata. Non solo per il cibo – che è davvero eccezionale – ma per respirare l’atmosfera di un locale che ha un’anima. Francesco e il suo team vi accoglieranno come si accoglievano gli ospiti una volta: con calore genuino e la voglia di farvi stare bene.

Il locale è aperto a cena tutti i giorni dalle 18:00 alle 24:00 e la domenica anche a pranzo dalle 12:00 alle 15:00.

Per prenotazioni e informazioni, visitate il sito www.trattorianapoleone.it . E quando andate, dite a Francesco che avete letto la sua storia. Sono sicuro che si fermerà a fare due chiacchiere con voi – perché è fatto così, non sa resistere a una bella conversazione.

La Trattoria NapoLeone si trova in Piazza del Carmine 24, Firenze – proprio di fronte alla Cappella Brancacci, nel cuore dell’Oltrarno.

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