Quando la tradizione incontra l’innovazione in una delle osterie più amate di Venezia
Cammino per le calli di Castello in una mattina di ottobre, mentre la città si sveglia piano e i turisti ancora dormono. L’aria sa di salmastro e di caffè, quel mix inconfondibile che solo Venezia sa regalare. Sto andando a incontrare Marco Proietto, l’uomo che dal 2019 guida la Trattoria Corte Sconta, uno di quei posti che i veneziani si tengono stretti e sussurrano sottovoce agli amici più cari.
Lo trovo che sistema le sedie sotto la vite centenaria, quella che dal 1883 fa ombra al cortile e regala uva di Pinot bianco. Mi accoglie con un sorriso genuino, quello di chi ha imparato l’ospitalità dai maestri. “Vuoi un caffè?” chiede, e già in questa semplice domanda c’è tutto: l’accoglienza veneziana, la naturalezza di chi non ha mai smesso di considerare ogni ospite come un amico.
La Corte che Cambiò Tutto
Per capire Marco bisogna prima conoscere la Corte Sconta. Nel 1980, quando Claudio Proietto e Giampiero Tegon decisero di mollare tutto – lui il lavoro da geometra in Urbanistica, l’altro quello da portiere al Savoia e Jolanda – per aprire un’osteria, nessuno immaginava che stavano per scrivere una pagina importante della storia gastronomica veneziana.
“Mio padre era uno di quelli che quando decide una cosa, la fa”, racconta Marco mentre mi mostra le foto d’epoca appese alle pareti. “Insieme a Giampiero avevano questa idea romantica dell’osteria, del posto dove la gente si ferma a mangiare bene senza troppe cerimonie.”
La scelta del posto non fu casuale. “Vedi questa vite?” mi dice indicando i rami che si intrecciano sopra le nostre teste. “È del 1883. Papà diceva sempre che un posto ha un’anima, e quest’anima qui si sentiva forte.”
Con l’aiuto dell’architetto Sergio Ballini, che lavorava anche per Afra e Tobia Scarpa, la Corte prese forma. Il bancone di ottone all’entrata, il legno bruciato al cannello, la carta bianca alle pareti – quella che usava Munari per le sue lampade. Ogni dettaglio pensato, niente lasciato al caso.
Quando Mick Jagger Veniva a Cena
Gli anni Ottanta e Novanta furono magici. La Corte Sconta divenne rapidamente il rifugio di attori, artisti, musicisti. “Sydney Lumet veniva spesso”, ricorda Marco. “Mel Brooks, Mick Jagger, Lou Reed. Ma la cosa bella era che qui non erano delle star, erano semplicemente persone che volevano mangiare bene.”
È in questo clima che Marco muove i primi passi. “Nel ’93 avevo dodici anni e già stavo dietro al bancone a lavare i bicchieri. Non è che mi abbiano costretto, eh. Era naturale, vedevo mio padre e mia madre che correvano da mattina a sera e volevo dare una mano.”
Inizia come lavapiatti, poi cameriere. “All’inizio ero un disastro”, ride. “Rompevo i piatti, confondevo gli ordini. Mia madre Rita mi diceva sempre: ‘Marco, se vuoi fare questo lavoro, devi imparare che ogni cliente è importante, dal primo all’ultimo che entra la sera’.”
L’Inquietudine dei Vent’anni
Ma Marco a un certo punto sente che non basta. Ha fame di mondo, di esperienze. “A vent’anni ti senti stretto, anche se ami quello che fai. Avevo bisogno di vedere cosa c’era fuori.”
Primo stop: Granada. “Un anno intero per imparare lo spagnolo. Lavoravo in un chiringuito sulla costa, servivo paella ai turisti tedeschi. Sembravo un pesce fuor d’acqua, ma ho imparato tantissimo.”
Poi l’America Latina. “Ho girato Colombia, Perù, Ecuador. Mangiavo ceviche sulla spiaggia, imparavo a riconoscere le spezie nei mercati di Quito. Ogni posto aveva qualcosa da insegnarmi.”
Al ritorno, altre esperienze. Verona per cinque anni, Torino per tre. “A Torino ho scoperto i vini naturali. C’era questa enoteca gestita da un tipo pazzo, Stefano, che mi ha fatto assaggiare robe che non avevo mai sentito. Orange wine, pet-nat, vini che facevano le bollicine da soli. Roba che a Venezia ancora non si vedeva.”
Il Ritorno a Casa
Nel 2019 arriva il momento della svolta. Rita e la zia Lena decidono di andare in pensione. “Mia madre mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Marco, se vuoi è il momento. Altrimenti vendiamo’. Così, senza girarci intorno.”
La decisione non è stata semplice. “Prendere in mano la Corte Sconta significava prendersi una responsabilità enorme. Qui non stai solo aprendo un ristorante, stai continuando una storia che hanno iniziato altri.”
Ma Marco aveva le idee chiare. “Volevo che la Corte rimanesse se stessa, ma con uno sguardo al futuro. Venezia è sempre stata un crocevia di culture, lo è nel DNA. Dovevamo tornare a essere questo.”
La Rivoluzione Gentile
La prima cosa che fa è rivoluzionare la carta dei vini. “Ho portato etichette dalla Germania, dall’Austria, dalla Grecia. Vini che raccontavano storie diverse, che si sposavano con la nostra cucina ma la portavano altrove.”
Poi l’attenzione alle materie prime. “Basta grande distribuzione. Ogni fornitore lo scelgo io, vado a vedere come lavora. Il pesce lo prendo dai pescatori di Chioggia che conosco da una vita. La verdura dall’orto di Sant’Erasmo. Le spezie da un importatore di Rialto che le prende direttamente dal produttore.”
La cucina rimane veneziana, ma con qualcosa in più. “Faccio il baccalà mantecato come lo faceva mia nonna, ma ci aggiungo una punta di harissa che ho imparato a fare in Marocco. Oppure i bigoli in salsa, ma con le acciughe del Cantabrico che un amico mi porta dalla Spagna.”
L’Anima del Posto
Quello che colpisce di Marco è la sua capacità di parlare di cucina senza mai dimenticare le persone. “Il ristorante è fatto di relazioni. Io conosco i miei clienti, so cosa gli piace, cosa non hanno mai provato. C’è il signor Giovanni che viene ogni martedì da quindici anni e ordina sempre sarde in saor. E c’è la coppia di americani che è venuta per la prima volta l’anno scorso e adesso mi scrive da New York per prenotare il tavolo quando tornano.”
La sua filosofia è semplice ma efficace: “Devi continuare a studiare, a viaggiare, a mangiare in giro. Non puoi fermarti. Io ancora adesso, quando chiudo qui, vado a mangiare negli altri posti. Non per spiare, ma per imparare.”
Il Segreto del Successo
Gli chiedo quale sia il segreto della Corte Sconta. Marco ci pensa un momento, poi risponde: “Noi non abbiamo mai inseguito le mode. Quando tutti facevano la cucina fusion, noi continuavamo a fare i nostri piatti. Quando è arrivata la nouvelle cuisine, noi servivamo ancora porzioni normali. Non perché fossimo conservatori, ma perché sapevamo chi eravamo.”
“La vera innovazione”, continua, “è stata non tradire mai i nostri clienti. Loro sanno che qui trovano la Venezia vera, quella dei sapori autentici. Poi, se insieme a questo gli propongo anche qualcosa di nuovo, sono curiosi di provare.”
Tra Arsenale e Futuro
La location non è casuale. “Siamo a due passi dall’Arsenale, dove si costruivano le navi che portavano le spezie da Costantinopoli. Quella roba lì ce l’abbiamo nel sangue, l’idea che il buono arrivi da lontano ma diventi nostro.”
Il futuro? “Voglio che la Corte Sconta diventi ancora di più un punto di riferimento. Non solo per i turisti, ma per i veneziani. Stiamo organizzando cene a tema, degustazioni, corsi di cucina. Voglio che questo posto continui a essere vivo, a raccontare storie.”
L’Eredità e la Promessa
Mentre ci salutiamo, Marco mi accompagna all’uscita attraverso la corte. “Sai qual è la cosa più bella di questo lavoro?” mi chiede. “È che ogni giorno puoi rendere felice qualcuno. Magari uno viene qui triste, preoccupato, e quando se ne va sta meglio. Non è magia, è semplicemente aver fatto bene il proprio lavoro.”
Guardo un’ultima volta la vite centenaria, il bancone di ottone, i tavoli apparecchiati per il pranzo. La Corte Sconta è molto più di un ristorante: è un pezzo di Venezia che continua a vivere, a evolversi, a sorprendere.
Marco Proietto non è solo un ristoratore. È un custode di tradizioni, un ponte tra passato e futuro, un veneziano che ha saputo portare il mondo nella sua corte senza mai perdere l’anima del posto. La sua storia ci insegna che la vera leadership non è imporre il cambiamento, ma guidarlo con rispetto e passione.
In un’epoca in cui tutto cambia velocemente, la Corte Sconta ci ricorda che alcune cose – la qualità, l’autenticità, la cura per gli altri – non passano mai di moda. E che a volte, per innovare davvero, basta semplicemente essere se stessi al meglio.
Se volete assaggiare la vera essenza di Venezia, prenotate un tavolo alla Trattoria Corte Sconta. Visitate il sito cortescontave.com e lasciatevi conquistare dalla cucina di Marco Proietto, dove tradizione e innovazione si incontrano in ogni piatto. Perché alcuni luoghi non si visitano, si vivono. E la Corte Sconta è uno di questi.

