Come la famiglia Bianchi ha trasformato l’Alpe Comana
Ci vogliono quaranta minuti a piedi. Quaranta minuti di salita nel bosco, lungo il Sentiero delle Espressioni, per raggiungere l’Agriturismo La Pratolina. E probabilmente è proprio questa distanza, questa fatica necessaria, che rende tutto più prezioso. Perché quando arrivi lassù, a 1100 metri, in località Alpe Comana sopra Schignano, capisci subito che non è un posto come gli altri.
Il tintinnio dei campanacci ti accoglie prima ancora di vedere le vacche. Poi c’è Elisabetta, venticinque anni, sorriso aperto e mani sporche di caglio, che ti racconta come sua madre Marisa stia preparando i
il brasato e come suo padre Marco stia finendo
di pulire la stalla. Benvenuti nell’ultimo avamposto di una famiglia che ha fatto una scommessa pazzesca: lasciare tutto per la montagna.
Brienno, il lago e una decisione che cambia tutto
I Bianchi vengono da Brienno, paesino incastonato sulle rive del Lago di Como. Marco faceva il sindaco, lavorava in stamperia. Una vita normale, direi. Marisa cucinava, cresceva i figli. Matteo, il primogenito, aveva quella passione strana per la terra e gli animali che a tredici anni ti fa sembrare un alieno tra i coetanei. Ed Elisabetta era ancora una bambina.
“L’idea è partita da Matteo,” mi spiega Elisabetta mentre mi porta a vedere le tre arnie che cura personalmente. “Lui studiava all’Istituto Agrario di Codogno e papà ha pensato: se mio figlio è così appassionato, perché non provarci?”
Nel 2011 esce il bando di ERSAF, Regione Lombardia, per la concessione dell’Alpe Comana. Marco partecipa e vince. La struttura è antica, costruita nei primi anni del Novecento: un’abitazione, le stalle, il fienile, una bolla per abbeverare gli animali. Tutto da rimettere in sesto, tutto da immaginare. Ma soprattutto: undici ettari di pascolo in una conca naturale circondata da boschi di latifoglie. Un posto che non puoi raggiungere in macchina, se non hai un bel fuoristrada 4×4. Un posto dove il cellulare prende male e dove d’inverno la neve ti chiude dentro per giorni.
“Papà ha continuato a lavorare in stamperia i primi anni,” racconta Elisabetta. “Si svegliava all’alba per mungere, poi correva giù al lavoro. Ottanta chilometri al giorno, andata e ritorno. Rientrava alle sei di sera e ricominciava coi lavori della stalla.”
Non so voi, ma io a sentire queste cose mi viene da pensare che o sei matto o hai trovato qualcosa per cui vale davvero la pena spaccarsi la schiena.
Matteo, il perito agrario
Matteo oggi ha trentadue anni e Matteo oggi ha trentadue anni e due meravigliosi bambini, Andrea e Nora. Gestisce un’impresa boschiva in Valle Intelvi: abbattimenti controllati, esboschi, vendita di legna. Ma ci
aiuta con i lavori più pesanti e torna ogni weekend per dare una mano durante i pranzi. Perché alcune cose te le porti dentro, immagino.
“Dal 2011 al 2023 Matteo ha insegnato a papà tutto quello che aveva studiato,” dice Elisabetta con una punta d’orgoglio. “La cura degli animali, come si fa il formaggio, i lavori d’alpeggio. È stato strano vedere mio fratello che faceva da maestro a nostro padre, ma papà era lì ad ascoltare come uno studente del primo anno.”
Ecco, questa immagine mi è rimasta impressa. Un padre che accetta di farsi insegnare dal figlio, che mette da parte l’ego per imparare un mestiere nuovo a cinquant’anni passati. Non è da tutti.
I primi anni: quando aprivi per tre persone
“All’inizio è stata durissima,” ammette Elisabetta senza giri di parole. “Clienti? Praticamente zero. Nessuno ci conosceva. Eravamo solo noi, una struttura nel bosco che non sapeva nemmeno come farsi pubblicità.”
Ma i Bianchi hanno fatto una cosa semplice quanto coraggiosa: hanno aperto lo stesso. Tutti i giorni. Anche quando arrivavano due o tre persone. Anche quando il costo della corrente e del gas superava gli incassi della giornata.
“Era l’unico modo per farci conoscere,” spiega Elisabetta. “La gente parlava, tornava, portava gli amici. Piano piano abbiamo costruito la nostra reputazione.”
E poi c’è il problema del meteo. Quando sei raggiungibile solo a piedi e il cielo si fa grigio, i clienti non vengono. Fine della storia. Ma gli animali non guardano le previsioni del tempo: le vacche vanno munte, le capre vanno accudite, le galline hanno bisogno di mangiare. Tutti i giorni, senza eccezioni, senza ferie, senza “oggi proprio non ce la faccio”.
“Potremmo scriverci un libro sulle difficoltà,” dice Elisabetta ridendo, ma si vede che dietro quel sorriso ci sono notti insonni e mattine in cui avresti voluto mollare tutto.
Elisabetta torna a casa
Dopo il diploma in ristorazione nel 2018, Elisabetta fa quello che fanno tutti i ragazzi della sua età: va a lavorare negli alberghi della Riviera Romagnola. Aiuto cuoca, turni massacranti, stagioni che ti risucchiano tutte le energie. L’esperienza classica che o ti forma o ti distrugge.
“Poi è scaduto il contratto di concessione dell’alpeggio,” racconta. “Papà, mamma e Matteo dovevano decidere se partecipare al nuovo bando, altri sei anni più sei. E io ho pensato: è il momento di tornare.”
A ventidue anni, quando i tuoi amici pensano a Milano, a Londra, a Berlino, tu scegli di tornare in un alpeggio raggiungibile solo a piedi. Devi essere un po’ fuori di testa, no? O forse devi aver capito qualcosa che gli altri non vedono.
“Mi sono messa a studiare,” dice Elisabetta mentre controlliamo le forme di formaggio in stagionatura. “Corsi di caseificazione, corsi di apicoltura, ho imparato da mio fratello, ho letto, ho sbagliato, ho ricominciato.”
Oggi è lei la casara ufficiale dell’agriturismo. Gestisce tre arnie che producono il miele millefiori dell’Alpe Nava. Ha creato il sito web, lo shop online, i profili social. Organizza gli eventi, risponde ai clienti, fa la cameriera durante i pranzi. E no, non ha la bacchetta magica. Ha solo quella maledetta determinazione trasmessa dalla famiglia.
Marco e Marisa: la colonna portante
Marco oggi è il signore della stalla. Mungitura, cura degli animali, pulizia, legna per la caldaia (che funziona tutto l’anno per riscaldamento e acqua calda). E durante i pranzi? Lavapiatti ufficiale. “Guai a rubargli il lavoro,” scherza Elisabetta. “È il suo angolo e nessuno può toccarlo.”
Marisa invece è la cuoca. Quella che è sempre ai fornelli. Quella che conosce ogni segreto delle ricette tradizionali e le sa adattare alle stagioni. Le verdure vengono dal loro orto, la carne dalle loro bestie. Tutto a metro zero, come si dice oggi, ma loro lo facevano già quando non si chiamava così.
Il gelato che sa di mucca (nel senso buono)
Tra tutti i prodotti dell’agriturismo, c’è un piccolo orgoglio che Elisabetta nomina con particolare enfasi: il “Gelato Fior di Mucca”. Un’idea del papà fatto con il latte fresco delle vacche Brune Alpine che pascolano nei prati attorno alla struttura.
“Lo consigliamo sempre da solo,” mi spiega. “Così capisci davvero che sapore ha il latte fresco di montagna. Poi certo, se vuoi, in base alla stagione aggiungiamo mirtilli, ribes, fragoline di bosco che raccogliamo noi, oppure castagne caramellate o il nostro caramello salato.”
L’ho assaggiato. E devo dire che ha ragione: il sapore è completamente diverso da quello che trovi al supermercato. È più pieno, più vero. Ti rendi conto che quella cosa bianca nei tetrapak che compriamo tutti è solo un lontano parente di questo.
Gli animali: liberi, sempre
Le vacche Brune Alpine, le capre, gli asinelli, le galline. Sono tutti lì, liberi di muoversi nei prati. L’allevamento è estensivo, pensato per non dare stress agli animali.
“Loro stanno fuori finché il tempo regge,” spiega Elisabetta. “D’inverno o quando piove molto li mettiamo nelle stalle, ma appena possibile tornano fuori. È il loro modo naturale di vivere.”
Si vede che sono animali sereni. Non hanno quello sguardo spento che vedi negli allevamenti intensivi. Mangiano erba vera, camminano, vivono. E quando senti i campanacci mentre mangi un bel piatto di
Polenta Uncia, capisci che non è folklore per turisti: è semplicemente la vita che scorre come dovrebbe.
Gli eventi: riscoprire i saperi perduti
Durante l’anno, l’Agriturismo La Pratolina organizza eventi per coinvolgere le persone. Non sono le solite sagre di paese. Qui si tratta di recuperare saperi antichi che stanno scomparendo.
La lavorazione della lana secondo la tradizione. Le passeggiate con la naturalista per riconoscere le erbe spontanee e impararne le proprietà. L’ECO-Print, quella tecnica meravigliosa che ti permette di stampare su tessuto usando foglie e fiori.
“Vogliamo far capire alla gente che la montagna non è solo un bel panorama,” dice Elisabetta. “È un patrimonio di conoscenze che rischiamo di perdere per sempre.”
E infatti il pubblico risponde. Arrivano famiglie da Milano, da Como, dalla Brianza. Gente di città che vuole far toccare ai propri figli la lana delle pecore, far capire che il formaggio non nasce nel banco frigo dell’Esselunga.
La recensione che vale più di mille premi
Ad agosto è successo qualcosa che ha toccato profondamente la famiglia Bianchi. Una famiglia con due bambine è salita per festeggiare il compleanno della figlia più grande, otto anni, amante della natura.
Elisabetta si era offerta di preparare una torta. Niente di straordinario, in teoria. Ma la madre poi ha lasciato una recensione che Elisabetta mi legge a memoria, tanto l’ha riletta.
Parlava di come Elisabetta li avesse accolti, di come avesse raccontato la storia dell’agriturismo con entusiasmo. E poi questa frase: “Giovani che si mettono in gioco dopo gli studi per valorizzare un territorio meraviglioso, sapientemente accompagnati dalla rete familiare che funge da supporto… Che meraviglia in un’epoca dove i giovani scappano all’estero!”
“Non capita spesso che i clienti si aprano così,” dice Elisabetta, e per un attimo le si velano gli occhi. “Quando leggi queste cose capisci che tutto quello che facciamo ha un senso.”
La recensione finiva con: “Il pranzo è piacevolmente accompagnato dal tintinnio dei campanacci! Insomma, la nostra sosta qui è durata un bel po’… e con la pancia piena abbiamo ripreso il percorso per smaltire.”
L’inverno e lo shop online
Da dicembre ad aprile l’agriturismo resta aperto solo il fine settimana, se il tempo lo permette. Ma loro non si fermano: hanno attivato un servizio di consegna a domicilio in tutta la provincia di Como. E saranno presenti con la loro bancarella anche ai mercatini natalizi a Brienno, sotto i portici.
Formaggi freschi e stagionati, salumi, carne, miele e marmellate. Ordini dallo shop online e Elisabetta te li porta a casa entro uno o due giorni. Personalmente.
“Non possiamo restare fermi,” spiega. “Gli animali mangiano tutto l’anno, le spese ci sono sempre. E poi ci piace mantenere il contatto con i nostri clienti anche quando non possono salire.”
È un lavoro massacrante. Preparare gli ordini, caricare la macchina, fare i giri di consegna. Ma loro lo fanno sorridendo, perché sanno che dall’altra parte c’è qualcuno che aspetta quel formaggio fatto come si faceva una volta.
La formazione non finisce mai
Marco ed Elisabetta continuano a studiare. Corsi sull’allevamento delle vacche da latte, sulla caseificazione, sull’apicoltura. Ogni volta che esce qualcosa di nuovo, loro ci sono.
“Non puoi pensare di sapere già tutto,” dice Elisabetta. “Certo, la tradizione è importante, ma ci sono sempre cose nuove da imparare, modi per migliorare senza tradire quello che siamo.”
Questa mentalità aperta è probabilmente uno dei segreti del loro successo. Sanno quando aggrapparsi alla tradizione e quando invece accogliere l’innovazione. Il gelato al latte fresco è tradizione, lo shop online è innovazione. Ma il risultato finale è coerente: portare i sapori veri della montagna alle persone, in qualsiasi modo possibile.
La squadra allargata
Nei weekend di grande affluenza, quando l’agriturismo si riempie e il lavoro si moltiplica, arrivano i rinforzi: Claudio, compagno di Elisabetta, Giada, compagna di Matteo, Zia Elena e Salvatore.
“Non siamo supereroi,” ride Elisabetta. “Da soli non ce la faremmo mai. Abbiamo bisogno di tutti.”
È bella questa idea di famiglia allargata, dove ognuno dà una mano quando serve. Non ci sono orari. C’è solo un’azienda da mandare avanti insieme e l’affetto che tiene unite le persone.
I clienti di città e la curiosità per la vita in alpeggio
“Negli ultimi anni arrivano sempre più persone dalle grandi città,” racconta Elisabetta mentre torniamo verso l’agriturismo dal punto panoramico sul lago. “E ci fanno sempre la stessa domanda: ma come fate a vivere qua tutto l’anno?”
Per i Bianchi è normale. È la loro vita. Ma visto da fuori, da chi è abituato ai semafori e alla metropolitana, deve sembrare un altro pianeta.
“Ci piace raccontare la nostra storia,” continua Elisabetta. “Le difficoltà che abbiamo affrontato, i sacrifici, ma anche le soddisfazioni. Perché c’è tanta gente che sogna di lasciare tutto, ma poi non lo fa mai. E quando ci vedono, quando vedono che si può fare, qualcosa scatta dentro di loro.”
Non è propaganda da ritorno alla terra. È semplicemente la testimonianza che esiste un’alternativa, che si può scegliere una vita diversa. Più faticosa, certo. Ma forse anche più piena di senso.
Il consiglio per chi vuole provarci
“Cosa diresti a chi vuole fare quello che avete fatto voi?” le chiedo mentre ci sediamo a uno dei tavoli dell’agriturismo.
Elisabetta ci pensa un attimo. “Mettici testa, cuore e tanta determinazione. Fare questo lavoro significa vivere di passione. Non arrenderti mai, perché ogni piccolo passo ti porterà più soddisfazioni di quante tu possa immaginare.”
Sono parole semplici, ma pesano. Perché vengono da chi quei passi li ha fatti davvero, da chi ha scelto la fatica invece della comodità, da chi ogni mattina si sveglia e sa esattamente perché lo fa.
“Non è per tutti,” aggiunge. “Devi essere disposto a rinunciare a tante cose. Ma se è davvero la tua strada, lo senti. E allora vai avanti, anche quando sembra impossibile.”
Quello che resterà
Tra vent’anni, quando magari Elisabetta avrà dei figli e Marco e Marisa saranno in pensione, l’Alpe Comana sarà ancora lì. Le vacche pascoleranno negli stessi prati, i campanacci suoneranno la stessa melodia, il sentiero sarà sempre lo stesso.
Ma quello che davvero resterà è l’esempio di una famiglia che ha scelto di non arrendersi alla facilità. Che ha deciso di costruire qualcosa di vero, di autentico, di duraturo. In un’epoca dove tutto è veloce e usa e getta, i Bianchi hanno scelto la lentezza e la cura.
“Ogni volta che qualcuno sale qua e mi dice che si è sentito a casa, io penso che abbiamo vinto,” dice Elisabetta. “Perché è questo che vogliamo: far sentire le persone a casa, anche se sono a 1100 metri su un alpeggio che si raggiunge solo a piedi.”
Venite a trovarli
Se dopo aver letto questa storia vi è venuta voglia di salire all’Alpe Comana, sappiate che non ve ne pentirete. I quaranta minuti di cammino non sono un ostacolo, sono parte dell’esperienza. Vi serviranno per staccare dal mondo di sotto, per entrare nel ritmo della montagna.
L’Agriturismo La Pratolina si trova in Località Alpe Comana, a Schignano, in provincia di Como. Si parte dal parcheggio in località Posa e si segue il Sentiero delle Espressioni. Quaranta minuti attraverso il bosco, passando dall’Alpe Nava, e poi eccola lì: la struttura che i Bianchi hanno trasformato in un piccolo miracolo di ospitalità montana.
Sul tavolo troverete i piatti semplici e genuini della tradizione locale. I formaggi che Elisabetta produce con le sue mani. La carne delle loro bestie. Le verdure dell’orto. E quel gelato al latte fresco che vi farà capire che sapore ha davvero il latte quando le vacche mangiano erba e non mangimi industriali.
Ma soprattutto incontrerete loro: Marco col suo grembiule da lavapiatti, Marisa che esce dalla cucina per controllare che tutto sia perfetto, Elisabetta che vi accoglierà con quel sorriso che le viene naturale perché ama davvero quello che fa.
Per prenotare, per scoprire gli eventi in programma o per ordinare i loro prodotti durante l’inverno attraverso lo shop online, andate su agriturismolapratolina.wordpress.com oppure scriveteli a agriturismolapratolina@gmail.com. Contattateli anche su WhatsApp per avere tutte le informazioni.
E quando sarete lì, seduti a un tavolo con davanti un piatto di Brasato fumante e intorno il tintinnio dei campanacci, capirete perché i Bianchi hanno fatto quella scelta apparentemente folle. Perché a volte la vita vera, quella che ti riempie davvero, non sta nelle grandi città piene di opportunità. Sta lassù, a 1100 metri, dove il tempo scorre diverso e dove una famiglia ha dimostrato che si può vivere seguendo i propri sogni, anche quando tutti ti dicono che sei pazzo.
Andate. Non per turismo, ma per capire. E forse, chissà, anche voi troverete il coraggio di cambiare qualcosa nella vostra vita.

