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Dal Camice da Meccanico al Grembiule da Chef: La Straordinaria Metamorfosi di Matteo Mezzaro

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Quando i sogni prendono forma tra i portici di Padova: la storia di un ragazzo di campagna che ha lavorato per ristoranti stellati per poi tornare a casa e creare qualcosa di unico

Ci sono storie che ti colpiscono dritto al cuore. E quella di Matteo Mezzaro, oggi 34enne alla guida di Ai Porteghi Bistrot nel centro di Padova, è una di quelle che ti fanno credere ancora nei sogni che diventano realtà.

Lo incontro in una mattina di settembre, mentre sistemava i tavoli del suo locale in via Cesare Battisti. Jeans, camicia azzurra, sorriso genuino di chi sa di aver fatto la strada giusta anche se non è stata quella che tutti si aspettavano. “Sa, quando ero ragazzino e aiutavo mia madre nell’orto, non immaginavo certo che un giorno avrei cucinato per Giancarlo Perbellini o che mi sarei ritrovato a Hong Kong a dirigere una brigata,” mi racconta mentre mi fa accomodare al tavolo vicino alla vetrata che dà sui famosi portici padovani.

Un Perito Meccanico con le Mani nella Terra

La storia inizia in un piccolo paese della provincia padovana, dove Matteo è cresciuto “con le mani nella terra”, come dice lui. “Mia madre aveva questa passione per l’orto e la cucina che mi ha trasmesso senza che me ne accorgessi. Io intanto studiavo meccanica, mi diplomavo come perito, perché quello sembrava il percorso normale per un ragazzo di campagna come me.”

Ma la vita, si sa, ha spesso progetti diversi dai nostri. “Ho provato l’industria meccanica, ho lavorato anche lì per un po’. Ma continuavo a sentire questa voce dentro che mi chiamava verso altro. Erano i primi passi che avevo mosso nella gastronomia di famiglia che mi tornavano in mente.”

La svolta arriva quando decide di prendere la qualifica di cuoco. Una scelta che ai tempi fece storcere il naso a qualcuno. “Non era esattamente quello che ci si aspettava da un perito meccanico diplomato,” ride ora, mentre mi mostra le foto appese alle pareti del locale che raccontano il suo percorso.

Il Salto nel Grande Mondo della Cucina

Nel 2015 la decisione che cambierà tutto: il master della cucina italiana dei fratelli Alajmo a Vicenza. “Lì ho capito che questo non era solo un lavoro per me, ma la mia strada. E ho capito anche che se volevo farla sul serio, dovevo imparare dai migliori.”

E così inizia un viaggio che ha dell’incredibile. Prima La Peca di Lonigo, dove fa lo stagista, poi La Tana a Asiago dove viene assunto. Ma il bello deve ancora venire. “Quando mi hanno proposto di andare al The Fat Duck di Heston Blumenthal a Bray, in Inghilterra, per un attimo ho pensato fosse uno scherzo. Tre stelle Michelin, uno dei ristoranti più innovativi al mondo…”

Gli occhi di Matteo si illuminano quando mi racconta di quell’esperienza. “È stato come entrare in un altro universo. Lì ho imparato che la cucina può essere arte, scienza, emozione tutto insieme. Ogni piatto era un piccolo spettacolo.”

Ma la formazione continua. Casa Perbellini a Verona diventa la sua nuova casa. “Giancarlo Perbellini è stato un maestro vero. Mi ha insegnato che la tecnica è fondamentale, ma senza passione resta solo tecnica.”

Giro del Mondo in 80 Piatti

Qui la storia prende una piega quasi cinematografica. Perbellini, che ha notato le sue qualità, gli propone di gestire la cucina del suo ristorante già esistente a Hong Kong. “Mi ricordo ancora la telefonata. Ero in cucina, erano le sei di sera, stavamo preparando per il servizio serale. ‘Matteo, che ne dici di andare a Hong Kong?’ Per un attimo ho pensato stesse scherzando.”

Hong Kong è stata un’esperienza fondamentale per acquisire quella competenza internazionale necessaria per il progetto successivo. Poi Milano in via Moscova per un’altra apertura, quindi addirittura il Bahrain per lanciare Manana, sempre per Perbellini. “In quei mesi ho imparato più di quanto avessi mai immaginato. Non solo di cucina, ma di gestione, di leadership, di come si mette insieme un team in posti del mondo dove tutto è diverso.”

Il ritorno in Italia lo porta alle Calandre di Massimiliano Alajmo, tre stelle Michelin. “Un breve periodo, ma intensissimo. Le Calandre sono il tempio della cucina italiana moderna. Lì ho toccato con mano cosa significa l’eccellenza assoluta.”

Ma a quel punto Matteo sente che è ora di capire altro. “Mi sono spostato in ristoranti di città, volevo capire l’essenza del tessuto sociale. Non potevo restare sempre nella bolla dell’alta cucina. Se un giorno avessi aperto qualcosa di mio, dovevo conoscere anche il pubblico ‘normale’.”

Quando il Sogno Incontra la Realtà

“Dopo tutte queste esperienze, gavette di vario genere, ho deciso di intraprendere un’attività in proprio. Dove poter mettere in pratica insegnamenti, idee ed esperienze.” La decisione di aprire un suo locale matura lentamente. “Sono sempre stato ambizioso, ma allo stesso tempo cosciente dei miei limiti. Non ho mai voluto fare il passo più lungo della gamba.”

E qui arriva il colpo di scena che neanche il più fantasioso sceneggiatore avrebbe osato immaginare: la pandemia. “L’apertura era prevista per febbraio 2020. Poi è arrivato marzo, e il mondo si è fermato.”

Matteo si ferma un attimo, lo sguardo che va verso la finestra. “Abbiamo aperto a luglio 2020. Nel pieno delle restrizioni, con le mascherine, i distanziamenti, la gente che aveva paura anche solo di uscire di casa. Attrarre clientela in un periodo così delicato non era esattamente una passeggiata.”

La Sfida Impossibile che Diventa Possibile

“Trovare personale era un incubo. Avere abbastanza introiti per coprire le spese era una corsa contro il tempo quotidiana. È stata davvero una sfida al limite del possibile.” Ma qui emerge il carattere di Matteo. “Tutto questo non ha fermato, e non ferma tuttora, le mie energie e la voglia di creare un’attività solida e ben radicata nel territorio.”

La sua filosofia di lavoro ha radici profonde. “Cerco sempre di migliorare le mie competenze, seguo corsi, mi informo e rimango aggiornato. Sto facendo il terzo livello del corso AiS per diventare sommelier. Perché in questo settore non puoi mai dire di essere arrivato al 100%.”

È una consapevolezza che colpisce. “Ancora oggi so che ci sono tantissime cose che sbaglio e che devo imparare. E sinceramente vado avanti a testa bassa per poter migliorare come ristoratore e come persona.”

Il Team Come Famiglia

Ma forse l’aspetto più bello della storia di Matteo è il suo approccio con le persone. “Ho sempre puntato sulle mie capacità, ma ho sempre cercato di coinvolgere le persone che decidono di collaborare con me. L’obiettivo è crescere insieme, sviluppare nuove idee e nuovi obiettivi.”

E qui c’è qualcosa che va oltre il semplice business. “Cerco di dare agli altri ciò che non ho avuto come dipendente. Un ambiente di lavoro dignitoso, dove si valorizzano le caratteristiche che ognuno ha.” Non è retorica, si vede dal modo in cui il suo staff si muove nel locale, c’è un’armonia che non si può fingere.

“La determinazione è la chiave per raggiungere il successo. Porsi degli obiettivi e cercare di raggiungerli è una sfida quotidiana che ti sprona a non fermarti davanti agli ostacoli, ma ad affrontarli.”

Ai Porteghi: Dove la Storia Incontra l’Innovazione

Il locale stesso racconta una storia. Situato in un palazzo storico, conserva i suggestivi muri in mattoni a vista e ha una cantina a volta per piccoli gruppi. “Il nome non è casuale,” mi spiega Matteo. “I Porteghi sono questi antichi portici che hanno fatto la storia di Padova. Volevamo che il ristorante fosse legato al territorio, alle radici della città.”

L’arredamento è un equilibrio perfetto tra antico e moderno. Tovagliato bianco, poltroncine in pelle, un espositore di bottiglie che sembra un’opera d’arte. “Elegante ma non snob, raffinato ma accogliente. Volevamo che chiunque entrasse qui si sentisse a casa.”

La cucina riflette questa filosofia. “Offro una cucina ricercata, di carne e pesce, dal crudo al cotto, ma accessibile. Adatta a tutte le tipologie di età e tasche.” La strategia è chiara: “Differenzio il pranzo dalla cena. A pranzo cucina semplice e immediata, per chi lavora e ha fretta. La sera qualcosa di più elaborato, per chi vuole godersi l’esperienza.”

Il Riconoscimento che Premia la Passione

Il momento più emozionante arriva quando mi racconta del riconoscimento Michelin. “Il nostro ristorante è stato inserito nella guida Michelin dal 2023 e continua a esserlo tuttora. Quando gli ispettori Michelin sono venuti, non lo sapevamo. Li abbiamo trattati come tutti gli altri clienti. E forse è proprio questo che ha fatto la differenza.”

La Guida Michelin descrive così il locale: “Sotto i pittoreschi portici di via Cesare Battisti, il giovane cuoco propone una cucina che spesso parte da basi tradizionali e ricette conosciute, finendo poi però per rielaborarle con personalità, aggiungendovi qualcosa di suo e arrivando ad un risultato molto interessante.”

“È stato come vincere un Oscar dopo aver lavorato per anni in ristoranti stellati,” confessa Matteo. “Anni di gavetta, di sacrifici, di notti in bianco a studiare ricette e tecniche. E poi arriva questo riconoscimento che ti dice che stai andando nella direzione giusta.”

Una Cucina che Racconta Storie

Ma cosa si mangia davvero da Ai Porteghi? “Tutto viene rigorosamente realizzato in cucina, dal pane al dolce. Rispettiamo la stagionalità delle materie prime e i prodotti locali.” La filosofia è chiara: “Partiamo da basi tradizionali e le reinterpretiamo con personalità.”

Tra i piatti che hanno conquistato clienti e critica c’è lo scampo porcupine con gambero viola e olio di ceviche, “un piatto che racconta il mare ma con una tecnica che viene dall’Asia,” spiega Matteo. O la tartare di tonno all’erba cipollina, “dove il pesce parla da solo, noi aggiungiamo solo poesia.”

Per i carnivori c’è il petto d’anatra con il suo filetto in tartare, fondo bruno e millefoglie di mela e rapa rossa alla cannella. “Un piatto che gioca sui contrasti, dolce e salato, crudo e cotto.”

Ma Matteo non dimentica i vegetariani. “Il cavolfiore alla brace con salsa di patate al barolo e aglio nero fermentato è diventato un cult. Dimostra che anche le verdure possono essere protagoniste assolute.”

I Clienti come Famiglia Allargata

“Senza dubbio erano i piatti più buoni che abbiamo mai assaggiato. Vino da morire. Servizio sempre con un sorriso. Un’esperienza meravigliosa,” scrive una cliente su Restaurant Guru. “Posto intimo, con cucina e servizio giovani e attenti, il personale coccola i clienti e sono super disponibili,” commenta un’altra su TheFork.

“Per me ogni cliente che esce soddisfatto è una piccola vittoria,” dice Matteo. “Non è solo questione di business, è questione di orgoglio professionale. Se qualcuno esce di qui felice, vuol dire che abbiamo fatto bene il nostro lavoro.”

La proposta include anche percorsi degustazione. “Abbiamo la ‘Degustazione di terra’ che racconta il territorio in cinque portate. È un viaggio attraverso le stagioni e i sapori del Veneto, reinterpretati con la nostra filosofia.”

L’Equilibrio Perfetto tra Tradizione e Innovazione

“La vera rivoluzione sta nella semplicità,” riflette Matteo mentre assaggiamo il suo famoso risotto all’amarone. “In ristorazione, come nella vita, il ritorno alla natura e ai suoi ritmi è un traguardo sempre più agognato.”

Il menu cambia con le stagioni. “Non ha senso proporre pomodori a gennaio o tartufi ad agosto. I prodotti hanno i loro tempi, e noi li rispettiamo.” Questa filosofia si traduce in una cucina che non cerca l’effetto wow a tutti i costi, ma punta sulla sostanza.

“Vogliamo evitare la ridondanza di troppi gusti. Ogni piatto deve avere un equilibrio, un senso. Non mettiamo ingredienti solo perché fanno figo.”

La Strada Continua

Nonostante i successi, Matteo non si ferma. “C’è ancora tanto da fare, tanto da imparare. Il settore sta cambiando rapidamente, c’è carenza di personale, la mentalità dei giovani è diversa. Bisogna sapersi adattare.”

Ma la passione è sempre quella del primo giorno. “Avere un ristorante vuol dire essere sempre al lavoro, anche quando non sei al lavoro. Per alcuni potrebbe essere una maledizione, ma io l’ho vissuta come una salvezza. Il lavoro mi ha sempre fatto andare avanti, distogliendomi dai problemi e dalle difficoltà.”

È una confessione che rivela molto del carattere di questo chef-imprenditore. “Soprattutto nei momenti difficili che ho attraversato nella mia vita, il lavoro è stato il mio ancora di salvezza.”

Un Modello di Leadership Autentica

La storia di Matteo è emblematica di come si possa costruire un’impresa di successo senza perdere di vista i valori umani. “Non basta essere bravi tecnicamente. Devi saper gestire le persone, creare un ambiente positivo, far sentire tutti parte di un progetto.”

La sua leadership si basa sull’esempio più che sulle parole. “Non chiedo mai niente che non farei io stesso. Se c’è da pulire i bagni, li pulisco. Se c’è da restare fino a tardi per sistemare qualcosa, resto.”

E il futuro? “Voglio continuare a crescere, ma senza perdere l’anima di questo posto. Ai Porteghi deve rimanere un ristorante dove la gente si sente a casa, dove mangia bene e sta bene.”

Un Invito alla Bellezza

Mentre la nostra chiacchierata volge al termine, Matteo mi accompagna verso l’uscita passando per la cantina a volta. “Qui organizziamo cene per piccoli gruppi, è il mio angolo preferito del locale.” Le antiche pietre sembrano custodire secoli di storia, e ora custodiscono anche i sogni realizzati di un ragazzo di campagna diventato chef.

“Sa cosa mi rende più orgoglioso?” mi chiede prima di salutarmi. “Quando vedo un cliente che torna, magari con la famiglia o gli amici. Quello mi dice che abbiamo creato qualcosa di speciale.”

E in effetti, guardando Ai Porteghi Bistrot dall’esterno, con i suoi portici storici e l’insegna elegante, si ha proprio questa sensazione: di essere davanti a qualcosa di speciale, di autentico, di costruito con amore e competenza.

La storia di Matteo Mezzaro è la dimostrazione che i sogni, quando sono alimentati da passione, determinazione e rispetto per gli altri, possono davvero diventare realtà. E che questa realtà può essere ancora più bella di quanto si fosse immaginato.

Venite a toccare con mano questa eccellenza

Se questa storia vi ha colpito quanto ha colpito me, non potete perdervi l’esperienza di Ai Porteghi Bistrot. Il locale vi aspetta nel cuore di Padova, in via Cesare Battisti 105, sotto quegli stessi portici che hanno ispirato il nome del ristorante.

È aperto dal martedì al sabato, per pranzo dalle 12:30 alle 14:30 e per cena dalle 19:30 alle 23:00. Lunedì e domenica è chiuso, perché anche i sognatori hanno bisogno di riposare.

Per prenotazioni (e vi consiglio di prenotare, perché il posto è sempre pieno) potete visitare il sito aiporteghibistrot.it dove troverete anche il menu sempre aggiornato.

Non è solo una cena, è un viaggio attraverso la passione di un uomo che ha trasformato un sogno in realtà. E che continua a sognare, ogni giorno, dietro ai fornelli del suo piccolo regno sotto i portici di Padova.

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