Quando la passione per l’autentico diventa missione di vita: oltre trent’anni di dedizione alla vera tradizione messicana
Ci sono storie che iniziano per caso e finiscono per cambiare la vita di molte persone. Quella di Pasquale Compagnone è una di queste. Nel 1989, con lo zaino in spalla e pochi soldi in tasca, questo giovane italiano decide di attraversare il Messico da cima a fondo. Non sa ancora che quel viaggio segnerà per sempre il suo destino e quello di migliaia di romani che negli anni successivi scopriranno i veri sapori del Messico grazie a lui.
“È stato amore a primo assaggio!” racconta Pasquale, e quando lo dice i suoi occhi brillano ancora come quelli di quel ragazzo che trent’anni fa cucinava pasta per le famiglie messicane che lo ospitavano, ricevendo in cambio le prime lezioni di cucina precolombiana. Una storia che inizia con la generosità e continua con la passione – ingredienti che, guarda caso, sono gli stessi che rendono speciale ogni piatto di El Pueblo.
Uno dei primi ristoranti messicani di Roma nasce da un’intuizione coraggiosa
Tornato in Italia nel 1993, Pasquale prende una decisione che molti considerano folle: aprire il primo ristorante messicano di Roma. “I miei amici mi dicevano che ero matto,” ricorda sorridendo. “La gente non sapeva nemmeno cosa fosse un taco.” Ma lui aveva vissuto quella cucina dall’interno, aveva capito che c’era un mondo da far scoprire.
E così nasce El Pueblo, in un piccolo locale che ancora oggi mantiene quella atmosfera familiare e autentica che Pasquale aveva respirato nelle case messicane. Le pareti dipinte con colori vivaci, i dettagli che richiamano l’artigianato locale, l’atmosfera calda che ti fa sentire ospite piuttosto che cliente.
“Non volevo fare il solito ristorante etnico,” spiega Pasquale. “Volevo ricreare l’esperienza che avevo vissuto io: essere accolto come un amico e scoprire sapori che non dimentichi più.”
La rivoluzione dell’autenticità
La scelta di Pasquale è stata netta fin dall’inizio: zero compromessi sull’autenticità. “Tamal è tamal, huitlacoche è huitlacoche, birria è birria,” dice con convinzione. “Se vuoi conoscere davvero il Messico, devi assaggiare questi sapori così come sono, non come li immagina un italiano.”
Una posizione che inizialmente ha creato qualche resistenza. Il coriandolo fresco, per esempio, con il suo sapore intenso e particolare, ha fatto storcere il naso a più di un cliente. “Ma io non ho mai ceduto,” racconta Pasquale. “Questi sapori appartengono a una cultura millenaria, sono un tesoro da preservare, non da modificare.”
Col tempo, i romani hanno imparato ad apprezzare questa intransigenza. Oggi El Pueblo è considerato un punto di riferimento non solo per chi cerca cucina messicana, ma per chiunque voglia vivere un’esperienza gastronomica autentica. “I miei clienti più affezionati sono quelli che all’inizio erano più scettici,” sorride Pasquale. “Una volta che capisci la differenza tra l’autentico e l’imitazione, non torni più indietro.”
Ogni cinque anni, un nuovo viaggio di scoperta
Ma Pasquale non si è mai accontentato di quello che aveva imparato in quel primo viaggio. “Sono sempre curioso delle innovazioni,” confessa. “Ogni cinque anni torno in Messico per seguire corsi di cucina, per scoprire piatti nuovi, per continuare a imparare.”
Questi viaggi di aggiornamento hanno permesso a El Pueblo di rinnovare costantemente la sua proposta. Ogni 2-3 anni il menu cambia completamente, arricchendosi di piatti che raccontano storie diverse del Messico. “L’ultima volta ho scoperto ricette che risalgono alla civiltà Maya e azteca,” racconta entusiasta. “Immagina poter assaggiare piatti che erano sulla tavola di Montezuma!”
Questo approccio dinamico alla tradizione è forse il segreto del successo duraturo di El Pueblo. Non si tratta di replicare meccanicamente gli stessi piatti, ma di mantenere viva una tradizione attraverso la ricerca continua e la passione per la scoperta.
Gustamundo: quando il ristorante diventa strumento di integrazione
Ma la storia di Pasquale ha preso una piega ancora più interessante nel 2017, quando ha dato vita al progetto Gustamundo. “Ho iniziato a fare supporto e formazione a cuochi migranti e richiedenti asilo,” spiega. “Mi sono reso conto che molti di loro erano ristoratori eccezionali nei loro paesi. Perché non valorizzare queste competenze?”
Quello che è iniziato come un’iniziativa personale è diventato nel 2021 un’associazione vera e propria, con una squadra composta al 70% da persone provenienti da paesi diversi dall’Italia. “Gustamundo non è solo integrazione sociale,” precisa Pasquale. “È crescita reciproca. Io imparo da loro tanto quanto loro imparano da me.”
Il progetto ha già permesso a decine di cuochi migranti di trovare lavoro nel settore della ristorazione, valorizzando le loro competenze e creando ponti tra culture diverse. “Quando vedo un ragazzo del Bangladesh che insegna i segreti della sua cucina a un romano, so che stiamo facendo qualcosa di importante,” dice Pasquale con orgoglio.
Un impegno sociale che viene da lontano
L’attenzione di Pasquale per la giustizia sociale non è nata ieri. Già negli anni ’90, quando la sua passione per il Messico stava ancora prendendo forma, aveva finanziato la costruzione di scuole presso comunità zapatiste. “Il Messico mi ha dato tanto,” spiega. “Era giusto restituire qualcosa.”
Questo filo rosso che lega la passione culinaria all’impegno sociale attraversa tutta la storia di El Pueblo. Non si tratta di iniziative di facciata, ma di un approccio coerente che vede nel cibo un linguaggio universale capace di unire le persone.
“Quando condividi un pasto con qualcuno, le differenze si attenuano,” riflette Pasquale. “Il cibo ha questo potere magico: ti avvicina all’altro, ti fa scoprire che siamo più simili di quanto pensiamo.”
L’attenzione a tutti: una cucina davvero inclusiva
Un altro aspetto che distingue El Pueblo è l’attenzione alle esigenze alimentari speciali. Il 70% del menu è senza glutine, una caratteristica che rende il ristorante accessibile anche ai celiaci. “Non è stato facile mantenere l’autenticità dei sapori messicani creando alternative senza glutine,” ammette Pasquale. “Ma ci siamo riusciti.”
Questa scelta riflette la filosofia inclusiva che caratterizza tutto il progetto. El Pueblo non vuole essere un ristorante per pochi intenditori, ma un luogo dove tutti possano scoprire e apprezzare la ricchezza della cultura messicana.
“Il mais, i fagioli, i peperoncini, il guacamole fatto con avocado fresco: questi ingredienti base della cucina messicana sono naturalmente privi di glutine,” spiega Pasquale. “È stata una scoperta che ci ha permesso di ampliare il nostro pubblico senza tradire le nostre radici.”
Trent’anni dopo: un bilancio e una prospettiva
Guardando indietro a questi trent’anni, Pasquale ammette che non si aspettava di arrivare così lontano. “Quando ho aperto nel 1993, pensavo solo a condividere la mia passione per il Messico,” confessa. “Non immaginavo che sarebbe diventato tutto questo.”
Oggi El Pueblo non è solo il più antico ristorante messicano di Roma, ma un punto di riferimento culturale e sociale. Il locale, piccolo e accogliente, con le sue pitture messicane particolari, è diventato un simbolo di come si possa fare impresa mantenendo saldi i propri valori.
“La cosa che mi rende più orgoglioso,” dice Pasquale, “non sono i riconoscimenti o il successo commerciale. È quando un cliente mi dice che grazie a noi ha scoperto una cultura che non conosceva, o quando un ragazzo migrante trova lavoro attraverso Gustamundo. Quello è il vero successo.”
Lezioni di leadership dal mondo della ristorazione
La storia di Pasquale offre spunti preziosi per chiunque voglia costruire un progetto imprenditoriale duraturo. Prima di tutto, l’importanza di rimanere fedeli alla propria visione. “Ho sempre resistito alla tentazione di snaturare i piatti per renderli più commerciali,” racconta. “A lungo termine, l’autenticità paga sempre.”
Poi c’è la capacità di evolversi mantenendo salde le radici. I viaggi quinquennali in Messico, il continuo aggiornamento del menu, l’apertura a nuove collaborazioni: tutto questo dimostra che tradizione non significa immobilismo.
Infine, l’integrazione tra successo economico e responsabilità sociale. “Un’azienda che pensa solo al profitto è destinata a morire,” riflette Pasquale. “Noi abbiamo costruito una comunità intorno al nostro progetto, e questa comunità ci sostiene perché sa che condividiamo gli stessi valori.”
Un invito al viaggio nel cuore di Roma
Entrare da El Pueblo significa intraprendere un piccolo viaggio. Non solo geografico, verso i sapori del Messico precolombiano, ma anche temporale, alla scoperta di sapori che resistono da secoli, e umano, verso la comprensione di come culture diverse possano incontrarsi e arricchirsi reciprocamente.
“Ogni piatto che serviamo racconta una storia,” conclude Pasquale. “La storia di un popolo, di una tradizione, di ingredienti che sono stati coltivati per millenni nello stesso modo. Quando assaggi un huitlacoche, stai assaggiando quello che mangiavano gli Aztechi.”
È questo che rende speciale l’esperienza di El Pueblo: la consapevolezza che dietro ogni boccone c’è un mondo da scoprire, una cultura da rispettare, una storia da raccontare. E tutto questo nel cuore di Roma, grazie alla passione di un uomo che ha saputo trasformare un viaggio di gioventù in una missione di vita.
Se volete vivere questa esperienza unica e assaporare il vero Messico nel cuore della Capitale, El Pueblo vi aspetta per guidarvi in questo straordinario viaggio tra sapori autentici e storie di integrazione. Per scoprire il menu sempre in evoluzione, conoscere meglio il progetto Gustamundo o prenotare il vostro tavolo, visitate il sito www.elpueblo.it o scrivete direttamente a info@elpueblo.it.
Un’avventura gastronomica autentica, dove ogni piatto è una porta verso una cultura millenaria e ogni visita è un piccolo atto di solidarietà verso un progetto che fa della diversità la sua ricchezza più grande.

