È una mattina di novembre e Bologna si sveglia sotto una pioggia fine. In via Maria Callas 4/A, dietro la vetrina appannata di “Sfoglia Stella”, Maria Stella Fazio sta già lavorando la prima sfoglia della giornata. Ha le mani infarinate e un sorriso che tradisce una soddisfazione profonda, quasi incredula.
A 39 anni, questa donna calabrese trapiantata in Emilia ha alle spalle una storia che sembra uscita da un romanzo. Una di quelle storie che ti fanno pensare che la vita, a volte, abbia davvero un senso dell’ironia particolare: per diventare chef, Maria Stella ha dovuto prima accettare di lavare i piatti ai Vigili del Fuoco.
“Lo so, sembra assurdo”, ride mentre stende la pasta con movimenti che ormai sono automatici. “Mio marito pensava fossi impazzita. Avevo due bambine piccole, un lavoro da estetista che comunque pagava le bollette, e io volevo mollare tutto per andare a fare la lavapiatti.”
Le radici e il primo salto
Maria Stella è nata in Calabria il 12 maggio 1986, ma la sua storia si snoda tra diverse città d’Italia. A 11 anni la famiglia si trasferisce a Lumezzane, in provincia di Brescia, per questioni lavorative. È lì che cresce, ma Bologna sarà la città che la cambierà definitivamente.
“Nel 2005 ho incontrato Raffaele”, racconta, e il suo viso si illumina parlando del marito. “Un anno dopo ci siamo sposati e mi sono trasferita qui. All’inizio ho continuato a fare l’estetista, un lavoro che conoscevo bene.”
Dopo tre anni arriva Elisabet, la prima figlia. “Diciannove mesi dopo è nata Chiara. A quel punto ho deciso di fermarmi e dedicarmi completamente alla famiglia.” Una pausa di quattro anni che, senza saperlo, cambierà tutto.
“È stato in quel periodo che ho capito di essere nata per stare in cucina”, dice Maria Stella, fermandosi un attimo dal lavoro. “Cucinavo per la famiglia, per gli amici. Mi rilassava, mi dava gioia. Era diventato il mio modo di esprimere affetto.”
Il momento della verità
Quando arriva il momento di tornare al lavoro, Maria Stella fa una scoperta spiazzante: non vuole più fare l’estetista. Vuole cucinare. Il problema è che nessuno assume una cuoca senza esperienza.
“Una mia amica mi ha detto che ai Vigili del Fuoco cercavano una lavapiatti”, racconta. “Raffaele mi guardava come se fossi matta, ma io avevo capito una cosa: dovevo entrare in una cucina, in qualsiasi modo.”
Il colloquio per il posto da lavapiatti si trasforma in qualcosa di inaspettato. Il giorno del suo primo turno, l’aiuto cuoco non si presenta. Panico generale in cucina.
“Ho alzato la mano e ho detto: se volete, ci sto io”, ricorda Maria Stella. “Mi hanno fatto una serie di domande tecniche. Sai usare l’affettatrice? Sì. Sai usare il forno? Sì. Conosci i tagli della carne? Sì.” Una serie di “sì” pronunciati con più coraggio che competenza reale.
“In realtà ne sapevo molto meno di quello che credevano, ma avevo una voglia matta di imparare.”
L’apprendistato forzato
Quel primo giorno ai fornelli è stato, per sua stessa ammissione, terrificante. “Avevo paura, ero terrorizzata, ma sapevo che non potevo più tornare indietro.” Dopo un mese le viene affidata la responsabilità di una cucina. “È stato uno dei giorni più belli della mia vita professionale”, dice, e negli occhi le si legge ancora quell’emozione.
Ma il mondo della ristorazione collettiva è complicato. Dopo circa un anno, l’azienda inizia ad avere problemi economici e Maria Stella cambia lavoro, passando a Cirfood. “Quattro anni intensi”, li definisce. “Anni di grande crescita professionale, ma anche di responsabilità e sfide continue.”
Nel frattempo, però, il sogno si fa sempre più concreto. Nel 2022 prende una decisione che la famiglia accoglie con un misto di orgoglio e preoccupazione: si iscrive all’Accademia Italiana Chef.
“Erano giornate infinite”, ammette. “Lavoravo di giorno, facevo lo stage la sera e nei week end, e studiavo nel giorno di riposo. Le bambine mi vedevano sempre con i libri in mano.” Si diploma come chef, poi aggiunge la specializzazione da sfoglina e quella nei primi piatti italiani.
“Quando ho finito gli studi ho lasciato Cirfood per dedicarmi completamente alla formazione. Ho fatto uno stage al ristorante ‘Il Vaporino’ e mi hanno assunta subito dopo il diploma.”
Il buio prima dell’alba
Tutto sembrava filare liscio. Maria Stella aveva finalmente il lavoro dei suoi sogni, una famiglia che la sosteneva, competenze certificate. Poi, nel febbraio 2024, qualcosa si rompe.
“Ho iniziato a sentirmi stanca”, racconta, e il tono si fa più serio. “Pensavo fosse stress, ma i dolori aumentavano e la debolezza diventava cronica. Ho dovuto lasciare il lavoro.”
Inizia un calvario medico che la porta sull’orlo dell’abisso. Visite, prelievi, ecografie. Un valore del sangue troppo alto rivela la presenza di un batterio raro, difficile da debellare.
“Sono arrivata a non riuscire più ad alzarmi dal letto”, dice con voce bassa. “È stato il periodo più brutto della mia vita. Cure sbagliate, dolori sempre più forti. C’è stato un momento in cui pensavo davvero di non farcela.”
La voce le si incrina leggermente. “Un infettivologo mi ha salvato la vita. Letteralmente. Mi ha detto che un mese più tardi avrei potuto non esserci più.”
Sfoglia Stella: il sogno che rinasce
È proprio dal fondo di quell’abisso che nasce Sfoglia Stella. “Avevo già questo sogno prima di ammalarmi”, spiega Maria Stella. “Ma è stata la malattia a darmi la spinta finale. Quando stai per perdere tutto, capisci cosa conta davvero.”
A maggio 2025 guarisce ed è ancora in cura. Nonostante ciò il 7 aprile 2025, apre Sfoglia Stella. “Non è una coincidenza”, sorride. “È il mio modo di celebrare la rinascita.”
Il locale è piccolo ma accogliente. Un laboratorio dove Maria Stella e le sue collaboratrici lavorano la pasta fresca secondo la tradizione emiliana. “Tortellini, tagliatelle, tortelloni, balanzoni, strozzapreti”, elenca con orgoglio. “Tutto fatto a mano, come una volta.”
Ma Sfoglia Stella non è solo un laboratorio di pasta. È anche gastronomia e bistrot. “Ogni giorno prepariamo piatti freschi con ingredienti di stagione. Pasta secca da portare a casa, specialità regionali, tutto rigorosamente artigianale.”
La filosofia del buon cibo
“Da noi il cibo è molto più di un pasto”, spiega Maria Stella mentre sistema i tortellini appena fatti in una teglia. “È memoria, è affetto, è casa.” Non sono parole da marketing, ma convinzioni radicate nell’esperienza.
“Selezioniamo solo ingredienti freschi e locali. Ogni ricetta è un omaggio alla cultura gastronomica emiliana.” Guardandola lavorare, si capisce che ogni gesto ha un significato preciso. La sfoglia tirata col mattarello, il ripieno dosato al grammo, la chiusura dei tortellini fatta con la precisione di un orefice.
“Siamo artigiani del gusto”, dice con semplicità. “E vogliamo che chi entra qui si senta a casa.”
L’attenzione alle persone si vede anche nei dettagli. “Abbiamo uno sconto del 15% per gli studenti”, racconta. “Bologna è una città universitaria, e so quanto possa essere dura economicamente. Se posso dare una mano, lo faccio volentieri.”
Un modello che funziona
A tre mesi e mezzo dall’apertura, Sfoglia Stella ha trovato la sua clientela. “Le persone vengono per la qualità, ma tornano per l’atmosfera”, osserva Maria Stella. “Qui non si compra solo pasta, si entra in una storia.”
Il locale è aperto dal martedì alla domenica, con la cucina attiva dal martedì al sabato dalle 12.00 alle 14.30. Per chi non può passare, c’è anche la consegna a domicilio tramite Deliveroo.
“Non voglio diventare una catena”, chiarisce. “Voglio rimanere quello che sono: un piccolo laboratorio artigianale dove ogni cliente è importante.”
Le recensioni online parlano di “prodotti di altissima qualità” e di una “titolare cordiale e sorridente”. Ma è quando parli con Maria Stella che capisci il segreto: dietro ogni piatto c’è una storia di riscatto, dietro ogni sorriso c’è la consapevolezza di aver attraversato il buio e di essere tornata alla luce.
Le lezioni di una guerriera
La storia di Maria Stella insegna diverse cose. Prima di tutto, che il coraggio di cambiare vita può arrivare a qualsiasi età. “Quando ho deciso di lasciare l’estetica per la cucina avevo già due figlie e una vita sistemata”, riflette. “Ma se non segui la tua passione, che vita è?”
Seconda lezione: l’umiltà è una virtù sottovalutata. “Accettare di fare la lavapiatti quando il mio obiettivo era diventare chef è stata dura per l’orgoglio”, ammette. “Ma è stato necessario. Devi essere disposta a partire dal basso.”
Terza lezione: ogni difficoltà può diventare un’opportunità. “I cambi di azienda, la formazione continua, anche la malattia. Tutto ha contribuito a farmi diventare quello che sono oggi.”
Ma forse la lezione più importante è la resilienza. “Quando sei sull’orlo dell’abisso, puoi scegliere: lasciarti andare o usare quel momento come trampolino di lancio”, dice Maria Stella. “Io ho scelto di rimbalzare più in alto di prima.”
Un presente solido, un futuro aperto
Oggi Maria Stella divide il suo tempo tra il laboratorio, le figlie che ora hanno 16 e 14 anni, e i progetti per il futuro. “Non ho fretta”, dice. “Voglio consolidare quello che ho costruito prima di pensare a espandermi.”
Il marito Raffaele, che all’inizio pensava fosse “matta”, ora la supporta in tutto. “Mi dice sempre: ‘Quando decidi qualcosa, non torni mai indietro’. È vero, è un mio difetto e un mio pregio.”
Le figlie hanno ereditato la passione per la cucina? “Conoscono molte persone”, sorride. “Ma nessuna delle due è portata per la cucina.”
Un invito alla speranza
La storia di Maria Stella Fazio è, alla fine, una storia di speranza. Dimostra che si può ricominciare da capo anche quando tutto sembra perduto, che la passione autentica può aprire porte che sembravano chiuse per sempre.
“Il mio consiglio a chi sta attraversando un momento difficile?”, riflette mentre chiude il laboratorio. “Non abbiate paura di ricominciare. Io l’ho fatto a 32 anni, poi di nuovo a 39. L’età è solo un numero, la passione non ha scadenza.”
Mentre esco da Sfoglia Stella con un pacchetto di tortellini ancora caldi, penso che alcune storie meritano di essere raccontate non solo per celebrare chi le ha vissute, ma per ricordare a tutti noi che i sogni, anche quelli che sembrano impossibili, a volte si avverano davvero.
Basta avere il coraggio di iniziare a lavarli, i piatti. Il resto, forse, viene da sé.
Sfoglia Stella si trova in via Maria Callas 4/A a Bologna. Per informazioni: www.sfogliastella.it

