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Da Guerriero Medievale a Ristoratore: La Storia di Stefano e della sua Locanda Vichinga a Grugliasco

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

Il Dovahkiin Hampub, dove studenti universitari e appassionati di storia si ritrovano per un tuffo nel Medioevo

Quando arrivi in Via Francesco Baracca 67 a Grugliasco, nel bel mezzo della zona universitaria, l’ultima cosa che ti aspetti di trovare è una locanda medievale. Eppure eccola lì, il Dovahkiin Hampub, con le sue asce appese alle pareti e i corni da birra che fanno bella mostra di sé dietro il bancone.

Stefano Canella, 40 anni, ti accoglie con un sorriso genuino e una stretta di mano ferma – quella di chi ha passato anni a combattere con spade e scudi nei tornei di combattimento medievale in giro per l’Europa. “Il tempo qui si è fermato”, dice guardandosi intorno con orgoglio. E ha ragione.

Il locale è piccolo ma accogliente, con tavoli in legno massiccio e un’atmosfera che ti fa dimenticare immediatamente di essere a due passi dall’università. Sul televisore scorrono immagini di combattimenti medievali mentre dalle casse esce musica folk metal. Non è kitsch, è autentico. E si sente.

Dalla palestra alla cucina: un percorso inaspettato

“Io vengo dal mondo del fitness”, racconta Stefano mentre prepara una birra artigianale alla spina. “Sono tuttora un personal trainer specializzato in nutrizione, ho fatto l’atleta professionista per anni.” Una carriera solida, ma evidentemente non bastava.

La vera passione di Stefano era un’altra: la storia medievale. Non quella dei libri, ma quella vissuta sulla propria pelle attraverso il Buhurt, il combattimento medievale a contatto pieno che lui chiama più commercialmente “Medieval Combat”. “Ho girato il mondo per anni, partecipando a rievocazioni storiche e tornei. Francia, Germania, Repubblica Ceca… ovunque ci fosse da combattere con armature autentiche del XIV secolo.”

È lì, tra una battaglia e l’altra, che è nata l’idea. “Mi sono reso conto che in Italia mancava qualcosa. Avevamo una storia medievale straordinaria, ma nessuno la celebrava davvero. Non con i costumi da carnevale, ma con serietà e rispetto.”

Il salto dalla palestra alla ristorazione non è stato immediato. “Abbiamo fatto i nostri errori”, ammette senza problemi. “Prima del Dovahkiin avevamo provato con un altro locale. Un disastro totale.” Ride, ma si capisce che quell’esperienza ha lasciato il segno. “Da neofiti abbiamo sbagliato tutto: gestione clienti, rapporti con i fornitori, organizzazione interna. Ma ogni errore è stato una lezione.”

Un mentore e tanto sudore

Oggi Stefano non è più solo. Ha un socio che si sta specializzando in cucina e, soprattutto, si è affidato a un mentore esperto del settore. “Ho capito che non potevo improvvisare. Questo settore è complesso, serve esperienza vera.”

L’umiltà è una delle caratteristiche che colpisce di più in Stefano. “Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. La gestione di un locale non si limita agli orari di apertura. È un impegno totale.” Una filosofia che trasmette anche ai suoi dipendenti: “Qui tutti devono crescere, migliorarsi. Non basta saper servire ai tavoli, bisogna essere parte del progetto.”

Il menu del Dovahkiin riflette questa ricerca dell’eccellenza. Carni fresche selezionate: manzo, angus, cinghiale, bufalo, maiale e pollo. “Tutto preparato con cura”, sottolinea Stefano. “Non facciamo fast food in salsa medievale. Ogni piatto ha la sua storia e il suo tempo di preparazione.”

Birre che cambiano con le stagioni

Ma il vero fiore all’occhiello è la selezione di birre. “Siamo una birreria artigianale”, spiega Stefano mentre fa scorrere la lista delle spine disponibili. “Le birre cambiano con le stagioni. Voglio che chi viene qui regolarmente trovi sempre qualcosa di nuovo da provare.”

E poi ci sono le chicche per i veri appassionati: ippocrasso, sidro e idromele. “Bevande della tradizione norrena”, precisa Stefano con un pizzico di orgoglio. “L’ippocrasso è vino speziato come si beveva nel Medioevo. L’idromele… beh, quella è la bevanda degli dei secondo la mitologia nordica.”

Non è solo folklore. Stefano ha studiato, si è documentato, ha assaggiato le ricette originali durante i suoi viaggi. “Quando propongo l’idromele, so di cosa parlo. L’ho bevuto in Polonia preparato secondo ricette del XIII secolo.”

Una location che racconta storie

L’ambiente del Dovahkiin non è frutto del caso. Ogni dettaglio è pensato. “Non siamo un parco tematico”, chiarisce Stefano. “Siamo una locanda dove il cuore della convivialità medievale si fa spazio nel presente.”

Gli studenti universitari, che rappresentano una buona fetta della clientela, sembrano apprezzare. “All’inizio ero preoccupato”, confessa Stefano. “Pensavo che fosse troppo di nicchia. Invece i ragazzi vengono qui proprio perché è diverso dal solito pub. Si siedono, bevono una birra, guardano i combattimenti medievali in TV e si rilassano. È diventato un punto di ritrovo.”

La musica folk metal fa da colonna sonora perfetta. “Non è rumore di sottofondo”, spiega Stefano. “È parte dell’esperienza. Bands come Amon Amarth o Korpiklaani raccontano storie di vichinghi e battaglie. Si sposa perfettamente con l’atmosfera che vogliamo creare.”

L’arte della convivialità antica

“Cosa ci rende unici?” si chiede Stefano retoricamente. “Il fatto che qui non vieni solo a mangiare. Vieni a vivere un’esperienza.” E l’esperienza inizia dal momento in cui entri. I tavoli in legno massiccio, le asce decorative, i corni da birra, tutto contribuisce a creare un’atmosfera speciale.

“La convivialità medievale era diversa da quella di oggi”, spiega Stefano mentre sistema alcuni boccali dietro il bancone. “Era più diretta, più genuina. La gente si sedeva insieme, condivideva il cibo, raccontava storie. Noi cerchiamo di ricreare quella sensazione.”

Il risultato è un locale dove è facile attaccare discorso con il tavolo accanto, dove i clienti si fermano volentieri a chiacchierare con Stefano delle sue avventure nei tornei medievali, dove l’atmosfera è rilassata ma mai banale.

Errori che insegnano, successi che motivano

Stefano non nasconde le difficoltà del percorso. “La prima esperienza è stata traumatica”, ammette. “Avevamo sottovalutato tutto: i costi, la gestione del personale, i rapporti con i fornitori. Abbiamo chiuso dopo sei mesi con un buco notevole.”

Ma invece di arrendersi, ha trasformato il fallimento in una lezione. “Ho capito che serviva preparazione vera. Non bastava la passione, servivano competenze specifiche.” Da qui la decisione di affidarsi a un mentore esperto. “Mi sta insegnando tutto: dalla gestione amministrativa al controllo dei costi, dal rapporto con i clienti alla pianificazione degli acquisti.”

Il socio, nel frattempo, si sta specializzando sempre più in cucina. “Ognuno fa quello che sa fare meglio”, spiega Stefano. “Io mi occupo della gestione generale e dell’accoglienza, lui si concentra sui piatti. È un equilibrio che funziona.”

Più di un business: una missione culturale

Quello che colpisce di più nel progetto di Stefano è la dimensione culturale. “Volevo riportare in luce la storia medievale italiana”, dice con convinzione. “Siamo stati protagonisti nel Medioevo, ma oggi sembra dimenticato. Tutti pensano ai vichinghi come a una cosa nordica, ma dimenticano che anche noi avevamo tradizioni di ospitalità e convivialità straordinarie.”

Il Dovahkiin non è quindi solo un ristorante a tema, ma un progetto di valorizzazione culturale. “Ogni tanto organizziamo serate a tema”, racconta Stefano. “Invito amici che fanno rievocazione storica, portiamo armature originali, spieghiamo come funzionava davvero la vita nel Medioevo. È educativo, ma divertente.”

L’approccio è serio ma mai pedante. “Non voglio fare il professore”, chiarisce Stefano. “Voglio che la gente si diverta e magari, senza accorgersene, impari qualcosa di nuovo sulla nostra storia.”

La ricetta del successo secondo Stefano

“Sono una persona attiva e propositiva”, si descrive Stefano. “Punto sempre a migliorare, a innovare, ma mantenendo lo stampo storico.” È una sintesi perfetta della sua filosofia imprenditoriale: innovazione nella tradizione.

“Nel nostro settore non puoi mai dire di essere arrivato”, continua. “C’è sempre qualcosa da imparare, da migliorare. Per questo continuo a formarmi, a confrontarmi con chi ha più esperienza di me.”

La crescita del team è altrettanto importante. “Qui non hai semplicemente un lavoro, fai parte di un progetto”, spiega Stefano ai suoi collaboratori. “Ognuno deve sentirsi coinvolto, deve capire cosa stiamo costruendo insieme.”

Un futuro da scrivere con l’ascia (metaforicamente)

I progetti per il futuro non mancano. “Vorrei espandere la parte eventi”, rivela Stefano. “Magari organizzare tornei di Medieval Combat qui davanti, durante l’estate. O serate tematiche con cene medievali vere, con piatti ricostruiti da ricette storiche.”

L’università vicina offre opportunità interessanti. “Sto pensando a collaborazioni con la facoltà di Storia”, spiega Stefano. “Potrebbero essere interessati a eventi divulgativi sulla vita quotidiana nel Medioevo.”

Ma l’obiettivo principale resta sempre lo stesso: “Voglio che chi entra qui viva un’esperienza autentica. Non una caricatura del Medioevo, ma un assaggio vero di come poteva essere la vita in una locanda di altri tempi.”

Il segreto sta nella passione

Alla fine della conversazione, mentre Stefano sistema gli ultimi dettagli prima dell’apertura serale, chiedo quale sia il vero segreto del suo progetto. La risposta arriva immediata: “La passione. Se non ami davvero quello che fai, si vede subito. Io amo la storia medievale, amo l’ospitalità, amo vedere la gente che si diverte. Questo fa la differenza.”

È una lezione di vita prima ancora che di business. “Puoi studiare tutte le tecniche di marketing del mondo”, continua Stefano, “ma se non hai passione genuina, non funziona. La gente lo sente.”

E guardando il locale che si riempie pian piano di studenti e curiosi, pronti a tuffarsi in un’atmosfera che sa di storia e leggenda, verrebbe da dire che ha ragione. Il Dovahkiin Hampub non è solo un ristorante diverso dal solito: è il sogno di un uomo che è riuscito a trasformare la sua passione in un lavoro, e il suo lavoro in una piccola missione culturale.

“Skål!”, brinda Stefano alzando un corno da birra. In fondo, alcune tradizioni non passano mai di moda.


Venite a scoprire il Dovahkiin Hampub. Per informazioni su menu, eventi e prenotazioni, visitate il sito https://dovahkiinhampub.it/ o contattate direttamente il locale. Stefano e il suo team vi aspettano per un viaggio nel tempo che sa di storia, passione e ottima birra artigianale. Preparatevi a un’esperienza che vi farà dimenticare di essere nel XXI secolo!

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