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Da Denis a Imprenditore: Come si Sopravvive al Covid e si Apre un Secondo Ristorante

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

La storia di chi ha trasformato una passione in un’impresa di successo, resistendo alla tempesta perfetta della pandemia

Ci sono storie che meritano di essere raccontate non perché straordinarie, ma proprio perché autentiche. Denis ha trentaquattro anni e gestisce due ristoranti tra Como e Lecco. Potrebbe sembrare una di quelle biografie che si leggono distrattamente, ma dietro questa apparente normalità si nasconde un percorso fatto di scelte coraggiose, cadute e soprattutto rialzate.

Lo incontro virtualmente attraverso le sue parole, semplici e dirette, senza quella patina di comunicazione studiata che spesso caratterizza gli imprenditori di oggi. E forse è proprio questa genuinità a colpire più di tutto.

“Da quando avevo 17 anni che sono in questo ambito lavorativo tra bar, discoteca e ristoranti,” mi racconta. Diciassette anni. Un’età in cui molti pensano ancora a cosa fare da grandi, lui già lo sapeva. O forse no, forse ha semplicemente iniziato a lavorare per necessità, per passione, per caso. Non glielo chiedo, ma immagino che come tanti giovani del settore abbia cominciato quasi per gioco e si sia ritrovato dentro fino al collo.

Gli anni passano. Bar, discoteche, ristoranti. Un apprendistato sul campo che vale più di qualsiasi master in management. Perché in questo mestiere o lo vivi dall’interno o non lo capisci mai davvero. E Denis l’ha vissuto eccome.

Quando il sogno diventa incubo (e poi di nuovo sogno)

Arriviamo al 2019. Fine anno. Denis decide di fare il grande salto: aprire il suo locale. A Cantù, provincia di Como. “Ero contento di aver aperto il mio locale,” mi dice, e in queste quattro parole c’è tutto. La soddisfazione di chi ce l’ha fatta, l’orgoglio di vedere il proprio nome su un’insegna, la paura camuffata da entusiasmo.

Immagino quella sera dell’inaugurazione. Gli amici, la famiglia, i primi clienti. I tavoli pieni, il rumore delle forchette sui piatti, le risate. Il profumo del pesce fresco che arriva dalla cucina. Denis che gira tra i tavoli, controlla che tutto funzioni, sorride anche se è stanco morto. È il suo posto. È il suo sogno che prende forma.

“Ma questo è durato poco perché dopo 2/3 mesi è arrivato il covid.”

Ecco. Bastano poche parole per descrivere la fine di un mondo. Due, tre mesi. Il tempo di prendere confidenza con i fornitori, di capire cosa funziona e cosa no nel menu, di iniziare a costruire una clientela affezionata. E poi tutto si ferma.

Non serve che vi racconti cosa è successo ai ristoranti durante il Covid. Lo sapete già, l’avete vissuto tutti. Serrande abbassate, incassi azzerati, affitti da pagare, incertezza totale. Per un ristoratore che aveva appena aperto, poi, era l’apocalisse.

“Da lì è sembrato che tutto sarebbe finito,” ammette Denis. E ci credo. Quanti hanno mollato in quel periodo? Quanti sogni si sono infranti contro un virus che non guardava in faccia nessuno?

Ma Denis no. Denis ha resistito.

La forza sta negli altri

“Con tanti sacrifici, con aiuti della famiglia e alcuni amici stretti e soprattutto della fiducia dei clienti che per noi contava tanto, ce l’abbiamo fatta a stare in piedi e tirarci su di nuovo.”

Mi fermo su questa frase. La leggo due volte. Perché è qui che si capisce tutto.

Non è una storia di successo individuale, di self-made man che ce la fa da solo. È una storia collettiva. Famiglia. Amici stretti. E clienti. Soprattutto clienti.

“La fiducia dei clienti che per noi contava tanto.” Questa frase dice molto su come Denis vede il suo lavoro. Non sono consumatori, non sono numeri su uno scontrino. Sono persone che hanno scelto di credere in lui quando sarebbe stato più facile ordinare la pizza da un’altra parte. Sono quelle persone che hanno continuato a ordinare l’asporto durante il lockdown, che si sono ricordati di chiamare appena hanno potuto uscire di nuovo, che hanno fatto il passaparola perché “bisogna aiutarli, sono bravi.”

E Denis lo sa. Lo riconosce. Non si prende meriti che non ha. Dice chiaramente che senza quella rete non ce l’avrebbe fatta. E questa umiltà vale più di mille proclami da guru motivazionali.

I sacrifici, naturalmente. Perché niente arriva gratis, tantomeno in un momento di crisi globale. Immagino le notti insonni, i conti che non tornavano, le telefonate alle banche, le rinegoziazioni con i fornitori. Tutto quel dietro le quinte che i clienti non vedono mai e che fa la differenza tra chi ce la fa e chi chiude.

Il colpo di teatro: il secondo ristorante

“Ed ora siamo qui a poco più di 2 settimane che ho aperto il secondo ristorante.”

Aspetta, cosa? Un secondo ristorante?

Sì, avete capito bene. Denis non solo è sopravvissuto al Covid, non solo ha tenuto aperto il primo locale, ma ha pure aperto il secondo. A Oggiono, provincia di Lecco, con il nome “Da Denis”. Due settimane prima della nostra chiacchierata.

Ci pensate? Mentre metà del settore sta ancora leccandosi le ferite della pandemia, lui apre un secondo ristorante. Non so voi, ma io trovo questa cosa pazzesca. Nel senso buono, naturalmente.

Significa che non solo è sopravvissuto, ma è cresciuto. Ha consolidato il primo locale al punto da potersi permettere di investire in un secondo. Ha una visione, un progetto. Non sta semplicemente galleggiando, sta navigando con una rotta precisa.

Gli chiedo cosa lo spinge, perché lo fa. La risposta è disarmante nella sua semplicità: “Prima cosa lo facciamo perché è la nostra passione.”

Passione. Una parola che si usa spesso, a volte a sproposito. Ma quando la dice Denis non suona retorica. Suona vera. Perché puoi aprire un secondo ristorante per tanti motivi: ambizione, voglia di guadagnare di più, espansione strategica. Ma se dietro non c’è la passione vera, quella che ti fa alzare alle cinque del mattino per andare al mercato ittico, quella che ti tiene in piedi quindici ore al giorno, quella che ti fa sorridere anche quando vorresti mandare tutto a quel paese, be’, non duri. Punto.

“Se lo facciamo bene o male poi sta al cliente a decidere.” Anche qui, colpisce l’onestà. Nessuna millanteria, nessuna pretesa di perfezione. Facciamo del nostro meglio, poi giudicate voi. È un approccio sano, maturo. È quello di chi ha capito che in questo lavoro non comandi tu, ma il mercato. E il mercato sono le persone che ogni sera decidono dove andare a cena.

Il mare in Brianza: una scelta coraggiosa

“Siamo un ristorante pizzeria dove puntiamo di più sui piatti a base di pesce. Ci teniamo ad offrire il meglio in base al mercato.”

Ecco il posizionamento. Pesce. A Cantù e Oggiono. Non proprio località di mare, per intenderci.

È una scelta coraggiosa. Il pesce costa, va gestito bene, richiede competenza. E soprattutto in una zona non costiera devi convincere i clienti che ne vale la pena, che la qualità c’è, che la freschezza è garantita.

Denis evidentemente se la sente. E ha costruito tutto il concept intorno a questo. Il nome stesso, “Al Pesce Vela”, evoca subito il mare. Non è un nome neutro tipo “Ristorante da Denis” o “Trattoria Centrale”. È una dichiarazione d’intenti. Vieni qui e trovi il mare.

Sul sito web questo tema è ancora più esplicito: “Quando entrate da Pesce Vela venite accolti da tutta la magia del mare!” Non è falsa modestia. È un’affermazione forte. Magia. Mare. Parole evocative.

E poi: “L’arte ha diverse forme… la nostra ha il sapore del mare.” Mi piace. C’è una poetica in questa frase, un’idea che cucinare non è solo preparare cibo ma creare un’esperienza, raccontare una storia.

La parola chiave che ritorna è “freschezza”. E ci mancherebbe, quando parli di pesce. Ma Denis ci tiene a sottolinearlo: “Ci teniamo ad offrire il meglio in base al mercato.” Non il meglio assoluto, utopistico. Il meglio possibile, realistico. Quello che il mercato ti permette di fare mantenendo un rapporto qualità-prezzo sensato.

Perché questo è un altro aspetto interessante. Denis non punta all’alta cucina stellata. Punta a un’offerta di qualità accessibile. Gente normale che vuole mangiare bene senza svuotare il portafoglio. Una nicchia enorme, spesso trascurata, schiacciata tra fast food e ristoranti gourmet inavvicinabili.

Ma nei suoi ristoranti non c’è solo pesce. C’è anche la carne, ci sono le pizze. “Su tutti e due i ristoranti offriamo vari tipi di piatti sia di carne sia di pesce. Abbiamo il forno della pizza a legna.”

Saggia scelta. Perché puoi essere specializzato sul pesce quanto vuoi, ma se poi viene una famiglia con il bambino che vuole solo la margherita, devi poterla fare. E farla bene, che è diverso dall’averla sul menu tanto per.

Il forno a legna, poi. Non è un dettaglio. La pizza a legna ha tutto un altro sapore, un’altra consistenza. È un investimento, richiede competenza, ma fa la differenza. E i clienti lo sanno.

Sul sito la definiscono “il cibo della felicità” e propongono “pizze speciali del mare e della terra.” Ecco che il concept torna: anche la pizza diventa un ponte tra la specializzazione sul pesce e l’offerta completa. Puoi avere la tua margherita ma anche una pizza gourmet con frutti di mare. Best of both worlds.

La filosofia del resistere

Gli chiedo quali siano state le difficoltà maggiori. La risposta è scontata ma importante: “La difficoltà peggiore che abbiamo avuto è stato il momento del Covid.”

Ma è quello che dice dopo che conta davvero: “Avevo fiducia in me stesso e di chi mi circondava. Quindi con la fiducia, la passione di questo mestiere e la buona volontà si può andare avanti e superare tutti gli ostacoli.”

Fiducia. Passione. Buona volontà. Tre ingredienti. Tre cose che non si comprano, non si imparano sui libri, non si possono delegare.

La fiducia in se stessi. Quella voce interiore che ti dice “ce la puoi fare” anche quando tutti i dati dicono il contrario. Che non è incoscienza o presunzione, ma consapevolezza del proprio valore, delle proprie capacità. Denis aveva diciassette anni di esperienza nel settore quando ha aperto. Non era uno sprovveduto. Sapeva cosa faceva. E questo gli ha dato la forza di resistere.

La fiducia in chi lo circondava. Famiglia, amici, dipendenti, clienti. Una rete di supporto che non è solo economica (anche quella, certo) ma soprattutto emotiva. Perché nei momenti bui, quando vorresti mollare tutto, sono le persone intorno a te che ti tengono in piedi.

La passione. Quella cosa che ti fa dire “ok, è dura, ma io questo lo voglio fare comunque.” Che ti fa trovare energie quando sei esausto, che ti fa sorridere ai clienti anche quando sei preoccupato per i conti. La passione è combustibile, è quello che trasforma un lavoro in una missione.

E la buona volontà. Che è forse la più sottovalutata delle tre. Perché puoi avere fiducia e passione quanto vuoi, ma se non ti rimbocchi le maniche, se non fai il lavoro sporco, se non accetti i sacrifici, non vai da nessuna parte. La buona volontà è quella che ti fa restare fino a tardi a pulire, che ti fa rispondere al telefono anche di domenica, che ti fa controllare personalmente che tutto sia perfetto.

“Si può andare avanti e superare tutti gli ostacoli,” conclude Denis. Non “forse”, non “probabilmente”. Si può. È una certezza acquisita sul campo, pagata a caro prezzo.

Un locale pensato per le persone

Quello che emerge guardando il sito e ascoltando Denis è che Al Pesce Vela non è pensato come un tempio della gastronomia dove si va in punta di piedi. È un posto per famiglie, per coppie, per gruppi di amici. Un posto dove stare bene.

L’ambiente è descritto come “familiare e giovanile”. Una combinazione interessante. Familiare nel senso di accogliente, caldo, informale. Giovanile nel senso di dinamico, fresco, al passo coi tempi.

C’è un’area per l’intrattenimento dei bambini. Dettaglio fondamentale. Quante volte avete rinunciato a un ristorante perché “con i bambini è impossibile”? Qui no. I genitori possono godersi il pasto mentre i piccoli giocano. Win-win.

Ci sono tavoli all’aperto. Per chi ama mangiare sotto il cielo, soprattutto nelle belle serate d’estate. C’è aria condizionata per quelle giornate umide della Brianza. C’è il Wi-Fi gratuito perché ormai è uno standard che i clienti si aspettano. C’è il parcheggio, che in certi paesi può essere un vero problema.

E poi c’è tutta l’offerta per eventi privati. Cene aziendali, battesimi, comunioni, compleanni. “Pesce Vela è il luogo perfetto,” dice il sito, con ampio spazio per gruppi, menù personalizzati, atmosfera festiva.

È intelligente. Perché i grandi numeri li fai anche così: non solo cene singole, ma eventi che riempiono il locale, che portano visibilità, che creano passaparola. Una comunione ben riuscita significa trenta persone che provano il tuo cibo e magari tornano. È marketing organico, il migliore che ci sia.

Delivery e take away, naturalmente. Ormai imprescindibili, soprattutto dopo il Covid che ne ha accelerato l’adozione. Denis l’ha capito e si è attrezzato.

Lezioni di imprenditorialità (vera)

La storia di Denis è un piccolo manuale di imprenditorialità applicata. Non quella dei libri o delle conferenze TED, ma quella vera, quella sul campo.

Prima lezione: inizia presto e impara dai migliori. Denis a diciassette anni era già dentro il settore. Non aspettava la grande idea, non cercava il momento perfetto. Lavorava, imparava, cresceva. L’esperienza si accumula con il tempo, non ci sono scorciatoie.

Seconda lezione: costruisci relazioni autentiche. Durante il Covid, Denis è sopravvissuto grazie alle persone. Famiglia, amici, clienti. Non perché dovevano aiutarlo, ma perché volevano farlo. Perché si era guadagnato la loro fiducia e il loro affetto. Le relazioni autentiche sono il capitale più prezioso che un imprenditore possa avere.

Terza lezione: trova la tua nicchia e presidiala. Denis ha scelto il pesce in una zona non costiera. È una scommessa, ma è anche un posizionamento chiaro. Non cerca di essere tutto per tutti. Sa chi è e cosa offre.

Quarta lezione: la qualità è non negoziabile. “Ci teniamo ad offrire il meglio in base al mercato.” Potrebbe abbassare gli standard per aumentare i margini, ma non lo fa. Perché sa che la qualità si nota, si ricorda, si racconta.

Quinta lezione: sii umile. “Se lo facciamo bene o male poi sta al cliente a decidere.” Denis non si monta la testa. Riconosce che il giudizio finale spetta sempre al mercato. E questa umiltà è una forma di saggezza imprenditoriale.

Sesta lezione: non mollare. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma Denis ha attraversato la crisi più dura che il settore della ristorazione ricordi in epoca moderna. E non solo è sopravvissuto, è cresciuto. Questo dice tutto sulla sua tenacia.

Settima lezione: reinvesti nel progetto. Aprire il secondo ristorante significa credere nel modello, significa voler crescere. Denis non si è accontentato di sopravvivere. Ha visto un’opportunità e l’ha colta.

Il presente e il futuro

Mentre scrivo, sono passate due settimane dall’apertura del secondo locale. Denis è in piena fase di rodaggio. Due ristoranti da gestire significano il doppio di tutto: fornitori, dipendenti, problemi, opportunità.

Non sarà facile. Gestire un locale richiede presenza costante. Gestirne due richiede organizzazione, delega, fiducia nelle persone. Denis dovrà diventare un po’ meno operativo e un po’ più strategico. Dovrà imparare a non essere ovunque contemporaneamente, a dare responsabilità ad altri, a controllare senza soffocare.

Ma se c’è uno che può farcela, è lui. Ha già dimostrato resilienza, visione, capacità di esecuzione. Ha superato ostacoli che sembravano insormontabili. Ha costruito un brand riconoscibile, un’offerta di qualità, una base di clienti fedeli.

Il territorio tra Como e Lecco è ricco, popoloso, con buon potere d’acquisto. C’è spazio per chi sa fare bene il proprio lavoro. E Denis sa farlo.

La nuova avventura di “Da Denis” a Oggiono rappresenta una sfida importante: far conoscere il progetto in una zona dove il nome è ancora tutto da costruire. Ma con la stessa passione e dedizione che hanno fatto il successo di Al Pesce Vela a Cantù, anche Oggiono saprà apprezzare la qualità e l’autenticità che Denis porta in tavola.

Perché dovreste andarci

Ora, io non vi sto dicendo di andare da Al Pesce Vela o da Denis solo perché è una bella storia. Ci andate se volete mangiare bene, punto. Ma il fatto che dietro ci sia questa storia aggiunge valore.

Quando mangiate il vostro piatto di pesce fresco, sappiate che state sostenendo un progetto imprenditoriale che ha resistito alla tempesta. State dando fiducia a una persona che ha messo tutto se stesso in questo progetto. State facendo parte di quella rete di supporto che ha permesso a Denis di rialzarsi e continuare.

È capitalismo, certo. Ma è anche comunità. È scegliere dove mettere i propri soldi, quali storie supportare, quali progetti far crescere.

E poi, seriamente, se siete da quelle parti e vi va del buon pesce, perché non provare? Hanno due location: Al Pesce Vela a Cantù per chi sta verso Como, Da Denis a Oggiono per chi sta verso Lecco. Cucina aperta pranzo e cena, chiusi il martedì. Prenotate, soprattutto nel weekend, perché da quello che ho capito c’è sempre parecchia gente.

Sul sito di Al Pesce Vela trovate il menu completo, le foto dei piatti, tutte le informazioni pratiche. Potete anche ordinare delivery se preferite stare a casa. Per il ristorante Da Denis di Oggiono, che è una nuova apertura, potete contattare direttamente il locale per informazioni e prenotazioni.

Una storia da ricordare

Chiudo questa chiacchierata con Denis pensando a quante storie simili esistono là fuori. Piccoli imprenditori che ogni giorno si alzano, aprono la serranda, e fanno del loro meglio per andare avanti. Che hanno resistito al Covid, alle crisi economiche, alle difficoltà quotidiane. Che continuano a credere nel proprio progetto anche quando sarebbe più facile mollare.

Queste storie raramente finiscono sui giornali. Non sono eclatanti, non sono da prima pagina. Ma sono il tessuto connettivo della nostra economia, della nostra società. Sono la normalità straordinaria di chi fa impresa in Italia, con tutti i problemi che questo comporta.

Denis non è un guru, non è un influencer, non vende corsi online su come diventare ricchi. È semplicemente uno che ama il suo lavoro e lo fa bene. Che ha avuto il coraggio di provarci, la forza di resistere, la visione di crescere.

E questo, in un paese che spesso sembra dimenticare il valore del fare impresa, merita di essere raccontato e celebrato.

Quindi sì, se capitate da quelle parti, fate un salto da Al Pesce Vela a Cantù o da Denis a Oggiono. Ordinate il pesce del giorno, prendete una pizza a legna, godetevi l’atmosfera. E mentre mangiate, pensate che state assaggiando non solo del buon cibo, ma anche una storia di passione, resilienza e successo.

Perché alla fine, questo è il bello della ristorazione italiana: ogni piatto racconta una storia, ogni locale ha la sua anima. E l’anima di questi due locali è quella di Denis: autentica, genuina, determinata.

Per prenotare il vostro tavolo o scoprire il menu completo, visitate il sito di Al Pesce Vela. Due location – Al Pesce Vela a Cantù e Da Denis a Oggiono – pronte ad accogliervi con quella passione che solo chi ama davvero il proprio lavoro sa trasmettere. Il mare vi aspetta.

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